Benq V7000i

Accoppiata vincente

I videoproiettori a tiro ultracorto stanno cambiando il modo di pensare la videoproiezione, rendendo l’impiego di questi apparecchi sempre più simile a quello di un comune televisore. Ma lo schermo gioca un ruolo determinante e BenQ, come ha già fatto in passato, propone anche per il nuovo V7000i un conveniente bundle con uno schermo ALR da 100”, una accoppiata eccellente.

Il V7000i è un videoproiettore (a tiro ultracorto) DLP con lampada laser/fosfori. Chi sa già di cosa si tratta troverà ripetitivo il breve ripasso che segue, utile invece (spero) per chi non ha familiarità con questi termini e mi auguro che non siano in pochi, a significare che il gruppo di appassionati o almeno di interessati alla videoproiezione si arricchisce di nuove leve.

Tante volte, parlando di tecnologie alla base della videoproiezione, ho esternato la grande meraviglia che mi ha sempre suscitato quella impiegata anche nel V7000i, la “DLP”, ovvero “Digital Light Processing”. Ogni videoproiettore, indipendentemente dalla tecnologia utilizzata per la generazione delle immagini, funziona in maniera assimilabile a quella degli ormai storici proiettori a pellicola: una lampada genera la luce che, attraversando i singoli fotogrammi in celluloide, raggiunge lo schermo proiettandovi l’immagine in essi contenuta.

Quello che cambia tra proiezione a pellicola e videoproiezione digitale è solo il fatto che in questi ultimi non c’è più la pellicola, rimpiazzata da una sua versione “elettronica”. Nel caso dei proiettori a cristalli liquidi c’è un “pannello” LCD attraversato dalla luce della lampada che, come fosse un televisore ma grande meno di un pollice, diviene una sorta di diapositiva che genera l’immagine da proiettare.

Nella pratica nei proiettori LCD di pannelli LCD, dei quali esiste anche una variante a riflessione detta LCoS (Liqid Crystal on Silicon), ce ne sono 3, uno per ciascun colore primario; le tre immagini generate dai pannelli si sovrappongono sullo schermo, ove ciascun pixel può assumere qualunque colore, a differenza dei TV dove invece ciascun pixel è composto da 3 “sub-pixel”, uno rosso, uno verde e uno blu tra loro distinti, semplicemente affiancati. Nei proiettori DLP, come il V7000i, il pannello è invece composto da microspecchi (ed infatti il pannello viene denominato DMD, Digital Micromirror Device, dispositivo digitale a microspecchi), uno per ciascun pixel (e ce ne sono milioni!).

Il vano dell’ottica è protetto dall’accumulo di polvere da uno sportello scorrevole motorizzato, il cui funzionamento è piacevolmente scenografico.

Ogni specchio è in grado di oscillare, assumendo due diverse posizioni: la luce della lampada viene riflessa verso lo schermo (proiettando un pixel bianco) oppure verso una zona interna del proiettore in cui viene assorbita (quella zona dello schermo non illuminata equivarrà ad un pixel nero). Se ci fermassimo qui, la tecnologia DLP potrebbe generare solo immagini in bianco e nero (letteralmente, nemmeno in scala di grigi).

I livelli di grigio vengono ottenuti facendo oscillare ciascuno specchio tra le posizioni on e off. Se nell’intervallo di tempo che determina la durata del singolo fotogramma un microspecchio rimane sempre in riflessione avremo come detto un pixel bianco alla massima luminosità; riducendo progressivamente la durata della riflessione si ottengono i livelli di grigio, fino ad arrivare al nero mantenendo il microspecchio sempre in off. Per ottenere immagini a colori si possono usare 3 pannelli, ma questa soluzione è riservata ai proiettori più sofisticati e/o luminosi.

Come si ottengono allora i colori con un solo pannello? Generandoli in sequenza… La luce della lampada, prima di essere inviata al DMD, viene colorata facendola passare attraverso un disco rotante (ruota colore) fatto da spicchi costituiti da filtri colorati rossi, blu e verdi. In altre parole un videoproiettore DLP a singolo chip non proietta immagini a colori, ma velocissime sequenze delle tre singole componenti RGB, che vengono “sommate” dal nostro occhio per il fenomeno della persistenza delle immagini sulla retina.

Al momento non esistono proiettori DLP in risoluzione 4K nativa, ma gli apparecchi in commercio usano pannelli in risoluzione inferiore (Full HD o 2.716×1.528) applicando la tecnica della “vobulazione”, che consiste nel proiettare due immagini sfalsate di mezzo pixel, che pur non essendo realmente in risoluzione 4K offrono comunque un dettaglio molto maggiore di quello offerto dalla risoluzione nativa del pannello.

Un buon numero di funzionalità smart è garantito dal dongle HDMI in dotazione basato su Android. Al momento non c’è Netflix, ma si rimedia inviando i contenuti dallo smartphone.

Come accennavo, ogni qualvolta mi capita di parlare di questa tecnologia non posso far a meno di manifestare la mia meraviglia, che deriva dalla genialità dell’idea di utilizzare milioni di specchi microscopici per generare immagini che si formeranno nell’occhio… A tal proposito sono incappato in rete in un filmato che mostra un DMD in azione, un video realizzato con un microscopio ed una lampada stroboscopica. Per trovarlo basta cercare “DMD slow motion”.

Vale la pena di dargli un’occhiata. Se dalla commercializzazione dei proiettori DLP consumer, avvenuta alla fine degli anni ’90, i chip DMD hanno subito evoluzioni ma sono rimasti concettualmente uguali a se stessi, lo stesso non si può dire per le lampade, che hanno avuto una storia più movimentata. Per parecchio tempo la sorgente luminosa utilizzata è stata la lampada ai vapori di mercurio ad alta pressione, che ha lo svantaggio di avere prestazioni che si degradano progressivamente nell’arco di qualche migliaio di ore.

Per raggiungere la luminosità a regime, occorrono parecchi secondi di riscaldamento; inoltre, per non accorciarne la già breve vita serve un corretto raffreddamento quando viene spenta. Per fortuna il loro prezzo, inizialmente dell’ordine delle centinaia di euro, si è notevolmente ridotto ed ora la sostituzione della lampada può costare anche meno di 100 euro, facendo sì che il consumo della lampada non costituisca più una preoccupazione. Una alternativa successiva, utilizzata nei proiettori DLP, è stata quello dell’impiego di LED, uno per colore.

Questa soluzione ha l’enorme vantaggio della lunghissima durata (30.000 e più ore), al quale si aggiunge anche quello di rendere superflua la ruota colore: i tre LED vengono accesi e spenti in sequenza e l’assenza della ruota colore consente anche di ridurre di molto l’ingombro dell’engine ottico. Purtroppo, a meno di non far lievitare di molto il costo, la potenza luminosa offerta ne ha limitato l’uso ai modelli più piccini, portatili e “tascabili”.

Per facilitare l’allineamento del proiettore con lo schermo, ci sono due regoli estraibili posti alle estremità dell’apparecchio che permettono di ottenere senza fatica il prefetto parallelismo con lo schermo.

La terza via è quella legata all’uso di diodi laser. Se ne possono impiegare tre, uno per colore, soluzione più costosa, oppure due o anche uno solo (blu). Quando i laser non sono tre diviene necessario ricreare in qualche modo le altre due componenti primarie, al fine di ottenere la necessaria sorgente di luce bianca. Allo scopo si usa qualcosa di simile alla ruota colore, dove i filtri sono sostituiti da fosfori che, eccitati dalla luce del laser, producono le componenti mancanti. I

l proiettore in prova ha un laser blu ed una ruota a fosfori gialli, che permette di ottenere le componenti rossa e verde. A valle della ruota fosfori c’è poi una ruota colore “tradizionale”. Anche questo tipo di lampada offre durate molto elevate, dell’ordine delle 20.000 ore. Oltre alla durata e alla rapidità di accensione, le nuove tecnologie di illuminazione che hanno soppiantato le lampade tradizionali garantiscono anche un gamut più ampio. Lo spettro emesso infatti è più “selettivo”, ovvero i tre colori primari sono più stretti e precisi, consentendo di ottenere una maggiore profondità.

Caratteristiche e funzionalità

Chiarito, spero, il principio di funzionamento dell’engine ottico del V7000i, vediamo quali sono le altre caratteristiche di questo apparecchio. Il chip DMD impiegato è da 0,47”, in risoluzione nativa Full HD. Come già anticipato, l’apparecchio visualizza i segnali a risoluzione 4K grazie alla vobulazione.

La casa dichiara una luminosità massima di 2.500 ANSI lumen con un rapporto di contrasto nativo pari a 1.100:1 (quello dinamico sale a 3.000.000:1). La ruota colore è a 6 segmenti, RGBRGB, diversamente dal modello precedente, il V6000, nel quale la ruota colore aveva anche un segmento giallo. Il gruppo ottico, con lenti in vetro e trattamento antiriflesso, è inserito in un involucro metallico.

La dotazione di ingressi consiste in due porte HDMI ed una USB, affiancate da una uscita digitale ottica.

Il rapporto di tiro, ovvero il rapporto tra distanza di proiezione e base dello schermo, che in questa tipologia di apparecchio è molto basso (per questo sono detti UST, Ultra Short Throw, tiro ultracorto), vale 0,25. La focale è fissa, come di regola per i proiettori UST, e la dimensione delle immagini si regola variando la distanza di proiezione.

Per riempire uno schermo da 100”, che di base misura circa 220 cm, l’ottica deve trovarsi a circa 55 centimetri dallo schermo. Considerando il fatto che l’obiettivo è posto in prossimità della zona frontale dell’apparecchio, la distanza effettiva di quest’ultimo dallo schermo sarà dell’ordine di una ventina di centimetri. Per facilitare l’allineamento del proiettore, questo dispone di due “righelli” estraibili posti alle estremità del pannello posteriore.

La messa a fuoco è automatica come pure la correzione del trapezio (il cui uso va assolutamente evitato per scongiurare inutili e dannose riscalature dell’immagine, provvedendo ad un corretto livellamento del proiettore sulla sua superficie di appoggio); uno sportello motorizzato, che si apre all’accensione e si richiude allo spegnimento, protegge il vano che ospita l’ottica dall’accumulo di polvere. La sezione audio, ospitata nel lato del cabinet rivolto verso gli spettatori, è curata da treVolo e consiste un sistema stereo a due vie con una potenza di 2×5 watt.

Per quanto riguarda il menu di gestione, se ne apprezzano la logica e la dotazione funzionale. Tra le modalità video non troviamo settaggi inutilizzabili; la modalità Filmmaker garantisce, come vedremo, una resa molto equilibrata senza necessità di intervento alcuno. Le possibilità di regolazione offrono un ottimo margine di intervento anche se il proiettore non è indirizzato agli “smanettoni della calibrazione”. Dal punto di vista funzionale il V7000i è più vicino ad un classico videoproiettore che ad una “projection TV” o “laser TV” o come vogliamo chiamare la categoria di apparecchi a tiro ultracorto che rappresentano un ponte tra videoproiettore e televisore.

Di base il proiettore offre due ingressi HDMI ed un lettore multimediale su porta USB, più una uscita audio digitale ottica. Le funzionalità aggiuntive sono fornite da un dongle HDMI incluso nella dotazione, che si inserisce in una delle due porte HDMI e che si connette alla rete solo in wi-fi. Basato su Android, questo accessorio di fatto è un Chromecast e rende l’apparecchio quasi del tutto assimilabile ad una smart TV.

Il telecomando non è retroilluminato ma la posizione dei tasti, ben disposti e distanziati, si impara velocemente. A noi ha dato qualche problema di funzionamento con il dongle HDMI inserito.

Diciamo quasi perché, oltre all’assenza del sintonizzatore, all’appello dei servizi di streaming manca Netflix. Non è una carenza legata a limitazioni tecniche ma solo ad un problema di accordi commerciali con il fornitore dei contenuti. Anche se in futuro non dovesse essere raggiunto un accordo, la possibilità di trasmettere i contenuti dallo smartphone al proiettore di fatto aggira l’ostacolo e risolve il problema, anche se al prezzo di una minore immediatezza d’uso. Del proiettore esiste anche una versione con finitura nera, denominata V7050i.

La visione

Il proiettore è arrivato in redazione accompagnato dallo schermo ALR (Ambient Light Rejection) BenQ 5J.JM32.001 da 100”. L’utilizzo di uno schermo di questo tipo è fortemente raccomandabile, per due ordini di motivi. Il primo è legato alla necessità di avere comunque una superficie di proiezione perfettamente piana, cosa che solo uno schermo perfettamente tensionato può garantire.

Sebbene nulla vieti di proiettare direttamente su di una parete, la seppur minima irregolarità della superficie originerà delle ombre molto visibili, dal momento che i raggi di luce del proiettore, man mano che ci si avvicina ai bordi dello schermo, incidono sullo schermo con un angolo sempre minore e sappiamo come la luce radente origini ombre molto lunghe.

Per lo stesso motivo ogni deviazione dalla perfetta planarità darà luogo a macroscopiche deformazioni delle immagini, anche se queste sono più evidenti coi menu e meno con le immagini normali. Il secondo motivo è legato alla modalità di impiego, non sempre in ambiente oscurato. Gli schermi ALR sono concepiti per abbattere la riflessione della luce ambiente proveniente da tutte le direzioni esclusa quella dal basso, da dove arriva quella del proiettore.

In questo modo i contenuti non prettamente cinematografici, che per essere apprezzati al massimo delle potenzialità del proiettore necessitano comunque di un ambiente buio, possono essere visualizzati in maniera accettabile anche con le luci accese: telegiornali e quiz, talkshow e serie TV, potranno essere fruiti come su di un normale TV, anche se non con la stessa energia luminosa, ma su di uno schermo molto molto più grande. Acquistando lo schermo assieme al proiettore, la casa offre uno sconto consistente.

Quantunque non certo regalato, uno schermo ALR forma col proiettore una accoppiata vincente, alla quale davvero sconsiglio di rinunciare. Naturalmente la maggior parte del test del V7000i è stata condotta nella classica modalità home theater, al buio come al cinema.

Come da prassi abbiamo aperto il test con materiale in definizione standard, con il quale lo scaler del proiettore non si è trovato molto a suo agio: sebbene il dettaglio non sia scarso, in presenza di movimento i particolari perdono stabilità. Un difetto al quale si può ovviare facilmente lasciando alla sorgente il compito di innalzare la risoluzione. Già a 1.080p i difetti spariscono, ma consideriamo anche il fatto che come sorgente abbiamo usato un lettore Oppo; macchine meno sofisticate potrebbero non garantire lo stesso livello qualitativo.

Col software HD e UHD la musica cambia radicalmente e la resa del V7000i non offre più motivi di distrazione, ci si abbandona alla visione con un coinvolgimento notevole, al quale contribuiscono sia la cinematograficità che la luminosità più che adeguata. Le immagini sono dettagliate pur restando pastose e questo è uno dei più bei complimenti che si possa fare ad un display. Il livello del nero, quello tipico dei DLP, non infastidisce, perché tutto il resto è di buonissimo livello.

Già in default, in modalità Filmmaker, la resa appare cromaticamente corretta, equilibrata e piacevole. L’effetto HDR è apprezzabile e le immagini godono di buon realismo. Abbiamo anche provato a salire di diagonale (lo schermo ALR è di “soli” 100”) e la resa non ne ha sofferto: in ambiente oscurato la macchina mantiene la sua buona verve.

L’unico inconveniente riscontrato nel corso dei test, probabilmente da imputare al fatto che il proiettore inviatoci è uno dei primissimi, riguarda un problema col telecomando: quando si inserisce il dongle Android non si riesce più ad entrare nel menu del proiettore e a cambiare l’ingresso. Abbiamo risolto (parzialmente) utilizzando una app che emula i telecomandi di diversi proiettori.

Anche l’aggancio del segnale è un po’ lento: cambiando ingresso o operando nel menu della sorgente, quando il segnale viene prima sganciato e poi ripreso, c’è da attendere un po’ più del solito. Comunque queste inezie non influiscono sulla visione, che, ci tengo a ribadirlo, è molto piacevole e coinvolgente.

Dalla sezione audio, considerando che lo spazio disponibile per il sistema non è particolarmente sacrificato, ci saremmo aspettati una resa un po’ più corposa, anche se le prestazioni offerte sono ben superiori a quelle di un comune televisore a schermo piatto.

Conclusioni

Il V7000i offre una resa gradevole, caratterizzata da buon dettaglio e vivacità, sebbene il nero non sia profondissimo; funzionalmente l’apparecchio è più vicino ad un classico proiettore che ad una “laser TV”, ma il dongle Android in dotazione offre un discreto set di funzionalità smart.

La possibilità di acquistare lo schermo da 100” ALR in bundle è una occasione che non bisogna lasciarsi scappare, perché oltre al risparmio non trascurabile le già buone prestazioni della macchina vengono esaltate dalle particolari caratteristiche dello schermo.

Mario Mollo


Ci è piaciuto

  • Le immagini sono rese con ottimo dettaglio e buona vivacità.
  • Già out of the box la resa cromatica è piacevole e non richiede particolari correzioni.
  • Lo schermo offerto in bundle esalta le potenzialità del proiettore.

Non ci è piaciuto

  • Il livello del nero, tipico degli apparecchi DLP simili.
  • Manca il tuner e le funzionalità smart soffrono di qualche limitazione.
  • La sezione audio non è tra le più esplosive.

Benq V7000i
Videoproiettore UST DLP 4K HDR
Distributore per l’Italia: BenQ Italy srl, Viale Ercole Marelli 165, 20099 Sesto San Giovanni (MI). Tel. 02 89879790
Prezzo (IVA inclusa): V7000i euro 3.799,00; schermo 100” 5J.JM32.001 euro 1.500,00 (acquisto singolo), euro 1.000,00 in bundle con proiettore

CARATTERISTICHE DICHIARATE DAL COSTRUTTORE

  • Risoluzione: 4K UHD.
  • Luminosità: 2.500 ANSI lumen.
  • Rapporto di tiro: 0,25.
  • Dimensione dello schermo: 70 -120 pollici.
  • Rapporto full on/full off: 1.100:1 (nativo), 3.000.000:1 (dinamico).
  • Audio: 2×5 watt.
  • Input lag: 58-74 ms

Author: Redazione

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