BenQ CinePrime W2700

Luminoso, risoluto e cromaticamente accurato. Calibrazione individuale e copertura quasi totale dello spazio colore DCI-P3 sono le caratteristiche di spicco di questa macchina dalla resa molto piacevole.

Sono passati 50 anni da quando il genere umano ha compiuto quel grande balzo grazie al piccolo passo di Neil Armstrong, dopo un viaggio, miracolo di ingegneria, che ancora oggi desta meraviglia. Un altro balzo storico fu quello compiuto dal primo aereo a motore e personalmente trovo ancor più sorprendente il fatto che dal primo, incerto volo dei fratelli Wright allo sbarco sulla Luna siano intercorsi solo 66 anni, un lasso di tempo paragonabile a quello che ha separato l’invenzione del motore a vapore ai 12 secondi in aria del Flyer ai comandi di Orville Wright.

Sì, state leggendo la prova di un videoproiettore, questa è Digital Video e pertanto arrivo al dunque. Quando penso alle invenzioni più sorprendenti, ai “miracoli” della scienza e della tecnologia che invero miracoli non sono, in quanto frutto di terreno ingegno, creatività, studio, applicazione e chi più ne ha più ne metta, non posso fare a meno di includere nel novero delle tecnologie più affascinanti e geniali il DLP, il Digital Light Processing, alla base dei DMD, ovvero i Digital Micromirror Device che trovate nei proiettori come questo CinePrime W2700. Il primo videoproiettore DLP fu commercializzato 22 anni fa, più o meno dieci anni dopo il primo LCD. Mentre la tecnologia a cristalli liquidi, anche se con interessanti varianti come i pannelli riflessivi (nel senso che riflettono la luce, non che sono tranquilli, posati e meditabondi), in fondo è solo una sorta di replica elettronico/digitale della proiezione analogica basata sulla pellicola, di cui i pannelli LCD fanno le veci, nei proiettori DLP a singolo chip in realtà l’immagine che noi percepiamo non c’è sullo schermo, ma si genera nella nostra mente… I proiettori LCD hanno tre pannelli, ciascuno dei quali è deputato a generare una delle tre componenti RGB dell’immagine. La luce generata dalla lampada viene indirizzata separatamente verso ciascun pannello, in cui ogni pixel provvede a modulare la giusta intensità della luce che lo attraversa, dopodiché le tre componenti RGB vengono ricomposte in un unico fascio luminoso che raggiunge lo schermo, sul quale a tutti gli effetti viene proiettata una immagine a colori. La tecnologia che c’è dietro non è certo banale, ma il concetto alla base di questo tipo di proiezione è tanto elementare quanto poco originale.

Il funzionamento dei proiettori DLP invece è completamente diverso, elegantemente geniale. Il pannello in questo caso è un dispositivo MEMS, che sta per Micro Electro-Mechanical Systems: che dovesse essere “electro” è ovvio, ma che fosse anche “mechanical” è tutt’altro che scontato… Ogni pixel del pannello DMD è infatti un microscopico specchio, che può oscillare assumendo due posizioni: una in cui la luce della lampada viene riflessa verso lo schermo dando origine ad un pixel bianco ed un’altra in cui viene indirizzata verso una zona che la assorbe (pixel nero). Per quanto possa sembrare assurdo, occorre credere che siamo stati capaci (noi inteso come genere umano) di realizzare un cosetto grande come un francobollo fatto da milioni di specchi microscopici che possono essere mossi individualmente…

Ma per quanto sorprendente, quello appena descritto sarebbe un proiettore capace solo di generare immagini in bianco e nero (pixel accesi o spenti), nemmeno in sfumature di grigio. Ma… ogni frame o quadro, l’equivalente del fotogramma della pellicola, dura 1/24 di secondo e non è detto che il pixel/specchio debba stare sempre in una posizione fissa per tutto il tempo. Controllando la durata dell’intervallo di tempo in cui lo specchio rimane in una delle due posizioni, si riesce a modulare l’intensità luminosa del singolo pixel: sempre in riflessione uguale bianco al 100%, sempre in assorbimento uguale nero, un po’ in riflessione e un po’ in assorbimento per i livelli intermedi.

Siamo passati così dal bianco e nero ai livelli di grigio: manca solo il colore. La scorciatoia costosa è quella di usare tre pannelli come nei proiettori LCD, ma questa soluzione è riservata alle macchine più sofisticate e luminose. L’altra trovata a mio avviso meravigliosa è stata quella di dividere in tre o più fasi il tempo di quadro e far riprodurre al pannello DMD le tre componenti RGB in sequenza, colorando la luce della lampada con un dispositivo ancora una volta semplice e geniale: la ruota colore, un disco semitrasparente composto da spicchi colorati rossi, verdi e blu, posto lungo il percorso ottico del proiettore, la cui rotazione è perfettamente sincronizzata con la sequenza di generazione delle immagini. Sullo schermo non è mai presente un’immagine con tutti i colori, ma solo un susseguirsi di immagini rosse, verdi e blu che però ci appaiono a colori per il fenomeno della persistenza delle immagini sulla retina.

Ripeto, semplicemente geniale.

La lampada dispone di tre modalità di lavoro, che ne permettono una durata che va dalle 400 ore della Normal alle 15.000 della SmartEco.

Caratteristiche e funzionalità

Dopo aver declamato l’eleganza del principio di funzionamento dei DLP in generale, vediamo cosa ci offre questa macchina in particolare. Il W2700 è a tutti gli effetti un proiettore 4K, sebbene la matrice da 0,47” utilizzata non sia in risoluzione nativa 4K ma Full HD; grazie però ad un’altra tecnologia intelligente, la Quad Vobulation, che consiste nel generare 4 immagini micrometricamente sfalsate lungo i due assi, riesce a garantire un dettaglio superiore a quello intrinseco del chip. Non è un vero 4K, ma è più del Full HD e ad un costo ben lontano da quello delle macchine 4K native.

Le caratteristiche di spicco di questo apparecchio sono la calibrazione individuale eseguita in fabbrica e la ruota colore a 6 segmenti (R-G-B-R-G-B) che permette di coprire al 95% lo spazio DCI-P3 per quanto riguarda i contenuti UHD HDR ed il 100% del Rec.709 per il Full HD. L’ottica è composta da 10 elementi, tutti in vetro, raccolti in 8 gruppi e ottimizzata per risoluzione 4K; la regolazione dello shift verticale permette poi una maggior semplicità in fase di installazione.

Le regolazioni dell’ottica (fuoco e shift verticale) sono protette da uno sportellino; i comandi sono classicamente collocati sul dorso dell’apparecchio.

Altra caratteristica interessante è la presenza di un iris automatico (disinseribile), che permette un più accurato controllo del flusso al variare del contenuto luminoso delle immagini. Dal punto di vista dei controlli l’apparecchio offre molte possibilità di intervento, spesso mirate a tante utili regolazioni ausiliarie più che ad un totale controllo sulla colorimetria, ove la macchina offre quanto basta per un eventuale aggiustamento che nella pratica non è risultato necessario. Ho apprezzato anche il fatto che alcune regolazioni vengano effettuate con lo schermo diviso a metà, in modo che si possa facilmente apprezzarne l’effetto confrontando il risultato con le impostazioni precedenti.

Il telecomando è di dimensioni regolari ed è ottimamente retroilluminato; a molte regolazioni è dedicato un tasto per il richiamo diretto, senza dover passare dal menu.

Oltre a disporre di due ingressi HDMI, il W2700 offre anche un media-player su porta USB 3 ed uscite audio analogica e digitale ottica, che ne consentono un rapido collegamento ad un sistema audio esterno (non estremamente indispensabile in occasioni estemporanee visto che quello di bordo non se la cava troppo male); l’insieme di queste caratteristiche, unitamente a dimensioni compatte e ad un peso contenuto, rende l’apparecchio facilmente trasportabile ed utilizzabile in tante situazioni, non solo quella in pianta stabile.

Oltre ad avere due ingressi HDMI, il W2700 incorpora un player multimediale su porta USB 3. Uscite audio digitale e analogica e controllo remoto completano il quadro della connettività.

La visione

Il primo proiettore che ho posseduto, pagato allora un ammontare ragguardevole di milioni di unità del vecchio conio, aveva una risoluzione pari – mi sembra di ricordare – a 1.068×480 e mi sembrava fantastico, il meglio che avessi mai visto. Guardando da vicino le immagini generate dal W2700 riaffiora il ricordo di quella meraviglia: anche a poche decine di centimetri dallo schermo la compattezza, l’assenza di grana, la definizione che questa macchina offre è sbalorditiva. Non parliamo ovviamente dello stato dell’arte, ma per avere di meglio occorre compiere un bel balzo verso un più alto segmento di mercato e comunque le prestazioni offerte dal piccolo BenQ sono tranquillamente in grado di soddisfare anche un utilizzatore esigente ed attento ai dettagli. Il limite più evidente del W2700 rispetto ai prodotti più costosi è il livello del nero, che nelle scene scure soffoca qualche dettaglio; anche lo scaler non è all’altezza di quello della sorgente utilizzata ma anche in questo caso il difetto si nota di più solo in alcune particolari situazioni (fini trame diagonali) e ovviamente solo col software in definizione standard. Per il resto, in HD e UHD la resa è plastica e rifinita, le immagini sono solide e compatte, con i dettagli ben delineati. Pur senza doversi allontanare dallo schermo si può salire molto con la diagonale, dal momento che l’apparecchio ha una luminosità più che sufficiente anche in modalità eco, che personalmente mi è piaciuta di più dal punto di vista della colorimetria, risultando piacevolmente satura e naturale al contempo.

Qualche leggera instabilità nella luminosità si percepisce a tratti indipendentemente dall’attivazione dell’iris automatico, ma non ne avevo avuto riscontro nei precedenti incontri (demo) con l’apparecchio. I contenuti HDR vengono riprodotti con vivacità ed anche in questo caso con ottima saturazione, anche se sulle alte luci qualche appiattimento è inevitabile.

L’audio incorporato, che usualmente non prendo neanche in considerazione, permette di fare fronte dignitosamente a situazioni estemporanee; anche le dimensioni compatte permettono di portarsi appresso l’apparecchio senza difficoltà.

Nel complesso il W2700 ha offerto una performance gradevolissima: luminosa, satura, omogenea, definita; personalmente direi che mi ha entusiasmato ma quando mi trovo di fronte ad apparecchi in grado di regalare un tale coinvolgimento ad un simile prezzo divento molto accondiscendente…

Conclusioni

Un proiettore dalla resa molto piacevole, sia per le immagini ricche di dettaglio che per la restituzione dei colori, saturi ed equilibrati. Alcune caratteristiche lo distinguono dalla concorrenza, come la calibrazione individuale, mentre il prezzo di acquisto resta allineato con quello dei migliori apparecchi di questo segmento. Compatto, versatile, lo si può utilizzare anche dove e quando altri proiettori resterebbero da soli a casa.

di Mario Mollo

 


Ci è piaciuto

  • La plasticità delle immagini in HD e UHD è ottima, la resa cromatica anche.
  • L’apparecchio è leggero e compatto; il buon audio integrato e la presenza di un media-player su USB ne estendono le possibilità di impiego.

Non ci è piaciuto

  • La finezza della resa con il software in SD è lontana da quella che la macchina offre in HD.

 


  • Distributore per l’Italia: BenQ Italy srl, Via La Spezia 1, 20142 Milano. Tel. 02 8987 9790
  • Prezzo (IVA inclusa): euro 1.599,00

Caratteristiche dichiarate dal costruttore

  • Dimensione matrice: 0,47”
  • Luminosità: 2.000 lumen
  • Rapporto di contrasto: 30.000:1
  • Fattore di zoom: 1,3
  • Rapporto di proiezione: 1,13-1,47 (100” @ 2,5 m)
  • Offset: 105%
  • Lens shift: 100-110% (verticale)
  • Dimensione dello schermo: 40”-200”
  • Durata della lampada: 4.000 ore (Normal), 10.000 ore (Economic), 15.000 ore (SmartEco)
  • Audio: 2×5 W
  • Livello rumore: 28/30 dBA (Silence Mode)
  • Dimensioni (LxAxP): 380x127x263 mm (senza piedini)
  • Peso: 4,2 kg

Author: Redazione

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