Sony XR-65A90J

Dietro al pannello

Attualmente tutti pannelli dei TV basati sulla tecnologia OLED sono prodotti da un unico costruttore, LG, e molti marchi, tra cui Sony, impiegano una piattaforma software comune, Android TV.
Dettagli estetici a parte, ci potremmo aspettare che i televisori siano in fondo tutti uguali.
Invece non è affatto così: a fare la differenza c’è quello che si nasconde dietro al pannello
e l’apparecchio in prova ne è una lampante conferma.

Estetica, interfaccia utente e qualità della resa: il 65” della serie A90 spicca per la sua individualità su tutti e tre i fronti. Il design della nuova serie A90 mi ha fatto tornare in mente quello della serie A1 del 2017, con la base del display poggiata direttamente sul mobile; ma a differenza dell’A1, che era inclinato all’indietro ed era sorretto da una ampia “zampa” posteriore (di profilo l’apparecchio formava una “A” parecchio profonda), l’A90J è dotato di piedini classici, posti in posizione esterna al TV, che quindi richiede una base di appoggio addirittura più larga dell’apparecchio stesso, ma con un ingombro in profondità standard, simmetrico avanti/dietro rispetto al pannello.

Ma gli stessi piedini possono essere montati in posizione più interna (basta scambiare il destro col sinistro); in questa configurazione il televisore viene sollevato di 6,8 centimetri, per consentire il posizionamento di una soundbar; non moltissimo ma comunque abbastanza per inserire un prodotto di fascia alta come la nuova HT-A5000 5.1.2. Il colpo d’occhio è davvero accattivante, grazie anche allo spessore della cornice molto ridotto. Tecnicamente il tutto è reso possibile dalla tecnologia Acoustic Surface, di cui parliamo nel seguito; altoparlanti tradizionali avrebbero potuto essere collocati solo posteriormente, penalizzando la resa in gamma medio-alta, mentre gli attuatori impiegati da Sony emettono frontalmente pur restando invisibili.

L’interfaccia utente è curata come l’estetica dell’apparecchio. Al sistema operativo Android si sovrappone l’interfaccia offerta da Google TV, rendendo l’interazione con l’unità un po’ meno uguale al solito. Tra le app preinstallate troviamo l’esclusiva “Bravia Core” che permette l’accesso all’omonimo servizio di streaming ad alta qualità della Sony. Molte funzionalità sono direttamente accessibili senza passare dalla schermata home ma tramite le barre personalizzabili (che non fanno parte di Android) che vengono visualizzate alla base dello schermo, in particolare la selezione dell’ingresso e l’accesso alla radice di diversi menù di configurazione. I menù sono poi navigabili su di una colonna visualizzata sulla destra dello schermo, che si apre a soffietto per mostrare le opzioni della voce selezionata assieme ad una spiegazione del funzionamento.

Per quanto riguarda la gestione della resa video, i controlli sono molto numerosi e permettono una messa a punto molto fine; è possibile anche scegliere diverse curve di risposta in HDR, ma i nomi assegnati e la documentazione online non aiutano a comprendere la differenza; le diverse modalità offrono curve di risposta aderenti al riferimento (grafico pubblicato nelle misure, modalità “Gradazione preferita”), un po’ al di sopra (modalità “Luminosità preferita”) e di pochissimo al di sotto (mod. “No”). Sempre in tema di HDR, il televisore è compatibile con il Dolby Vision e l’HLG, ma non con l’HDR10+. Anche la gestione del sensore di luminosità ambientale è decisamente più sofisticata del solito, gestendo anche la temperatura del colore ed adattamenti variabili in funzione del livello.

Una caratteristica nuova che Sony mette in grande evidenza riguarda l’upscale ed altre funzioni gestite dal nuovo processore XR Cognitive Processor, che vengono definite come “basate su intelligenza cognitiva”. Che l’intelligenza artificiale sia entrata a far parte, in maniera più o meno evidente, delle nostre vite è un dato di fatto. Uno degli aspetti riguarda anche l’elaborazione video nei televisori, i cui algoritmi non sono più affinati a tavolino da abili ingegneri ma vengono “addestrati” con la pratica, ovvero apprendono e migliorano le proprie abilità con un processo iterativo basato su principi di intelligenza artificiale. Come abbiamo avuto modo in passato di spiegare, questo processo non avviene nel televisore ma nei laboratori di ricerca e sviluppo dei costruttori.

Anche la parte posteriore dell’apparecchio è ben rifinita; tutti i vani di connessione possono essere chiusi con pannelli che occultano il cablaggio.

A questo riguardo, da una fonte (un direttore tecnico di un brand tra i più popolari) che fino ad ora si è sempre rivelata attendibile al 100%, ho appreso che praticamente tutti i fabbricanti di televisori si appoggiano ad un unico costruttore di chip per quanto riguarda le funzioni di upscale. Ogni marchio però vanta l’unicità della propria soluzione. Quello che personalmente ho potuto rilevare è che le prestazioni dei vari TV provati non sono affatto equivalenti (con mio immenso sollievo, altrimenti ora sarei a spasso…) e volendo comunque dare per vero quanto dichiarato dalla fonte le differenze riscontrabili sono evidentemente dovute proprio a personalizzazioni negli algoritmi introdotte da ciascun brand. Anno dopo anno il numero degli aspetti che i processori video sono in grado di analizzare aumenta, come anche la finezza del dettaglio di questa analisi grazie alla crescente potenza di calcolo a disposizione, e generazione dopo generazione i miglioramenti sono continui. Come la prova di uso ha confermato, l’intelligenza dietro al pannello di questo TV è davvero molto ben sviluppata ed addestrata. Il pannello stesso, come l’elevata luminosità di cui è capace lascia presumere, è uno di ultima generazione.

La sezione audio, oltre che per le capacità di elaborazione del processore cognitivo (che grazie al microfono presente sul telecomando permette di fare anche una calibrazione acustica automatica), si caratterizza anche per l’originalità della soluzione adottata, detta Acoustic Surface; sebbene non sia una novità (è stata introdotta per la prima volta già qualche anno fa), credo che al momento Sony sia l’unico costruttore ad utilizzare una tecnologia simile.

Essa consiste nell’utilizzo dello stesso pannello come “membrana” degli altoparlanti, messo in movimento da due cosiddetti “exciters”; la sezione audio è poi coadiuvata da due trasduttori convenzionali che lavorano a bassa frequenza. Il gruppo medio-alti può anche essere connesso, tramite ingressi audio sia ad alto che a basso livello, all’uscita canale centrale di un amplificatore/processore esterno ed integrarsi con le soundbar della casa. Sul fronte della connettività video, sul 65A90J troviamo quattro ingressi HDMI, due dei quali 2.1. Assieme a questi c’è anche un ingresso A/V videocomposito. Oltre al 65” in prova, la serie comprende un classico 55” ed un imponente 83”.

Oltre ai 4 ingressi HDMI (due dei quali 2.1), l’apparecchio offre anche un ingresso video analogico videocomposito. Due ingressi audio, uno ad alto ed uno a basso livello, permettono di connettere la sezione audio frontale Acoustic Surface ad una uscita per canale centrale.

La visione

Due piacevoli caratteristiche contraddistinguono il telecomando in dotazione al 65A90J: la delicata retroilluminazione che si attiva automaticamente grazie ad un sensore di movimento (a sua volta asservito ad un sensore di luminosità che abilita la retroilluminazione solo quando serve) e la finitura metallica satinata. La funzione di alcuni dei tasti più piccoli deve essere memorizzata prima di poterne fare uso al buio. Al tasto TV può essere assegnato il richiamo diretto di uno degli ingressi.

Già a partire dalla visione dei canali TV il processore alle spalle del pannello si dimostra perfettamente all’altezza. I canali in definizione standard vengono restituiti con ottima omogeneità; le immagini sono compatte, non iperdettagliate e taglienti ma certamente accuratamente rifinite, prive di scalettature anche nei contorni più minuti e senza artefatti legati al movimento. Stanti queste premesse il passaggio all’alta definizione non poteva in alcun modo deludere.

Aggiungo che nel corso del test, per motivi logistici legati alla presenza in sala di altri apparecchi inamovibili a causa della loro stazza, il punto di visione era a poco meno di due metri e mezzo, più vicino del solito e probabilmente più vicino di quello che avverrà nell’utilizzo comune e sappiano bene come la “lontananza è come il vento”, che in questo caso non ci aiuta a dimenticare ma a nascondere i difetti. Anche la visione di contenuti preregistrati in SD è stata fonte di grande soddisfazione, soprattutto per il rilievo e la tridimensionalità con cui vengono restituiti i dettagli; sebbene la casa si sia ormai allontanata dalla tipica morbidezza, dalla “cinematograficità” che caratterizzava anni addietro la resa dei propri TV, le immagini del 65A90J accontenteranno, grazie al buon equilibrio tra incisività e compattezza, sia chi ama la resa molto incisa sia chi predilige quella più pastosa.

Naturalmente le impressioni che riportiamo sono relative ai settaggi di default (in questo caso alla modalità “cinema”) ma non dimentichiamo che i controlli a disposizione permettono di modificare la resa di base senza snaturarla. Personalmente più che sui dettagli ho preferito intervenire sulla saturazione, stemperandola leggermente ed attenuando di un pizzico la luminosità di partenza, ottenendo con facilità la resa che più mi rilassa. Eccellente (e come sarebbe potuto essere altrimenti) il funzionamento con contenuti in alta definizione, sia SDR (2K) che HDR (4K).

Grazie alla elevata dinamica luminosa del pannello, la vivacità delle immagini in HDR non è per nulla lontana da quella del mio LCD da 1.100 nit. Anche in questo caso le numerose possibilità di intervento sul segnale in ingresso permettono di conformare a piacimento il risultato in base alle proprie preferenze; anzi, in HDR il numero dei parametri da gestire è ancor più elevato. Da un lato è un’ottima cosa, per quanti sanno esattamente cosa vogliono e come ottenerlo e sono in grado di gestire la molteplicità di opzioni disponibili che contribuiscono assieme al risultato finale.

Dall’altro potrebbe non mettere perfettamente a proprio agio chi non ha particolare dimestichezza con tante funzionalità, il cui nome fra l’altro non sempre aiuta molto (mi riferisco alle tre opzioni per la curva EOTF dell’HDR); ci vorrebbe una modalità equivalente al Filmmaker Mode, che prendesse in mano la situazione inibendo la maggior parte dei controlli e lasciando magari la scelta se attivare o meno il sensore di luce ambiente (anche questo, come dicevamo, con diverse opzioni di configurazione). In questo senso Netflix offre la modalità calibrata, che giustamente disattiva molte regolazioni e semplifica la vita all’utente meno pratico; però a mio avviso risulta un po’ scuretta. Sono comunque certo che chi si orienta su un prodotto di questa classe sa come muoversi e vi troverà un compagno di giochi perfetto.

Chi lo compra solo perché se lo può permettere probabilmente non sarà nemmeno in grado di apprezzare alcune finezze nella resa che solo apparecchi di questa levatura possono offrire. L’audio è abbastanza convincente, pulito e con una discreta corposità all’estremo inferiore; come già ho avuto modo di osservare provando altri TV di fascia alta, l’audio di serie non è mai abbastanza per la qualità video offerta ed anche in questo caso vedrei molto bene l’abbinamento con una soundbar di fascia alta o un bel sistema HT. Il succo del discorso è che a cercare difetti si fa una fatica inutile. Le misure hanno invero evidenziato una uniformità imperfetta, che con i pattern di misura si vede abbastanza chiaramente, ma della quale con i normali contenuti diviene praticamente impossibile rendersi conto. L’occhio è più facile da ingannare rispetto all’orecchio, per il quale anche 1 dB fa una certa differenza…

L’interfaccia di base del sistema operativo Android TV è personalizzata con l’aggiunta di barre di comando adattabili a piacere poste alla base dello schermo.
La navigazione dei menù si effettua su di una colonna visualizzata sulla destra dello schermo, che si apre a soffietto per mostrare le opzioni della voce selezionata assieme ad una spiegazione del funzionamento.

Le misure

Conclusioni

La serie A90J si colloca nella zona più alta del catalogo della Sony e di vertice è anche il suo livello prestazioni. L’apparecchio si distingue per l’estetica originale ed accattivante, per l’interfaccia utente curata e funzionale e, quel che più conta, per la sua resa video accurata, precisa, appagante quale che sia la fonte utilizzata. C’è anche il pelo nell’uovo, una taratura di fabbrica (almeno nell’esemplare in prova) non precisissima, ma correggibile con estrema facilità stante la linearità intrinseca della risposta. Il prezzo è giustamente correlato alla classe del prodotto.

Mario Mollo


Ci è piaciuto

  • La resa video è appagante in ogni situazione.
  • Il telecomando è bello e pratico grazie alla retroilluminazione automatica.
  • L’interfaccia utente è curata, originale e piacevole da utilizzare.

Non ci è piaciuto

  • La taratura di fabbrica è leggermente imprecisa, ma la linearità di funzionamento permette una facile correzione. Un po’ insolita è poi la non perfetta uniformità luminosa del pannello.

Sony XR-65A90J
Televisore OLED 4K HDR

  • Distributore per l’Italia: Sony Europe Limited – Sede Secondaria Italiana, Via A. Rizzoli 4, 20132 Milano. Tel. 02 618381 www.sony.it
  • Prezzo (IVA inclusa): euro 3.499,00
CARATTERISTICHE DICHIARATE DAL COSTRUTTORE
  • Schermo: OLED 4K Ultra HD (3.840×2.160 pixel).
  • Diagonale: 65” (163,8 cm).
  • Audio: 2 attuatori Acoustic Surface Audio+ (2×10 watt), 2 subwoofer (2×20 watt).
  • Sistema operativo: Android TV/Google TV.
  • Connessioni: 4 ingressi HDMI, 2 di tipo 2.1 (di cui 1 e-ARC) e 2 2.0, 1 ingresso videocomposito, 1 uscita audio digitale Toslink, ingresso audio alto/basso livello per canale centrale, slot Common Interface, 3 porte USB 2.0 tipo A, porta Ethernet, Wi-Fi 802.11a/b/g/n/ac, Bluetooth 4.2.
  • Dimensioni (LxAxP): 1.444x 833×41 mm (senza piedistallo), 1.502x834x 317 mm (piedistallo in posizione standard), 1.444x902x317 mm (piedistallo in posizione soundbar).
  • Peso: 22,5 kg

Author: Mario Mollo

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