Canon EOS 750D

La EOS 750D fa parte del gruppo di fotocamere reflex definito da Canon come “EOS per tutti”, fornita già con uno zoom che la rende immediatamente pronta all’uso, con un pratico monitor orientabile. Degna di nota la possibilità di realizzare filmati in Full HD e la possibilità di utilizzare le funzioni Wi-Fi e NFC per condividere foto e video sul web.

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La 750D utilizza un sensore CMOS con risoluzione di 24 megapixel, ossia alquanto elevata. Trattandosi di un sensore con rapporto dimensionale 3:2, ciò significa che è possibile scattare foto con risoluzione fino a 6.000×4.000 pixel, questo permette di stampare immagini fino alla dimensione di 50×33 cm e, cosa non meno utile, consente un ingrandimento al computer senza perdita di qualità anche là dove non può arrivare il teleobiettivo. I benefici di una risoluzione così elevata si possono certamente sfruttare meglio in condizioni ottimali di illuminazione e stabilità, ricavando il miglior dettaglio possibile. L’utilità di tale risoluzione si manifesta soprattutto nei casi in cui interessi effettuare ingrandimenti piuttosto spinti di parte della foto o dell’intera immagine.

Gli obiettivi utilizzabili sono quelli con innesto a baionetta della serie EF-S, con una scelta di ottiche veramente ampia sia a marchio Canon sia per chi preferisce rivolgersi ad altri marchi. Non sono invece compatibili gli obiettivi della serie EF-M. In dotazione viene fornito l’EF-S18-55 mm (equivalente ad un 29-88 mm di una fotocamera 35 mm), con capacità di zoom 3x e luminosità f/3,5-5,6. La distanza minima di messa a fuoco dell’obiettivo in dotazione è 25 cm e le dimensioni dell’area inquadrabile (campo visivo) a tale distanza variano, a seconda della posizione dello zoom, da un minimo di 42×63 mm a un massimo di 129×199 mm.
La messa a fuoco automatica avviene su un totale di 19 zone e, durante la regolazione, attivabile come di consueto premendo solo in parte il pulsante di scatto, vengono evidenziati i punti che risulteranno a fuoco. Se non si tratta di quelli desiderati, si può scegliere una modalità di messa a fuoco semiautomatica, nella quale selezionare zone o singoli punti che si desidera utilizzare per la messa a fuoco automatica, oppure passare al fuoco manuale. In quest’ultimo caso ci si può basare su ciò che si vede nel mirino ottico o nel monitor LCD di cui è dotata la fotocamera.

Durante l’uso con il mirino ottico il monitor da 3 pollici può essere chiuso rivolto verso la telecamera. Conseguentemente non risulta visibile e rimane protetto da graffi e urti. Il tastino sul fianco destro del mirino comanda il sollevamento dello specchio e deve quindi essere premuto per consentire all’immagine di raggiungere il sensore e di essere visualizzata sul monitor.

Durante l’uso con il mirino ottico il monitor da 3 pollici può essere chiuso rivolto verso la telecamera. Conseguentemente non risulta visibile e rimane protetto da graffi e urti. Il tastino sul fianco destro del mirino comanda il sollevamento dello specchio e deve quindi essere premuto per consentire all’immagine di raggiungere il sensore e di essere visualizzata sul monitor.

Il mirino ottico, del tipo pentaprisma a specchio, consente una visione di buona qualità e si conferma indispensabile in alcune condizioni di luce. Il monitor, utilizzabile solo dopo aver premuto il pulsante che comanda il sollevamento dello specchio (in modo che l’immagine possa raggiungere il sensore), consente di migliorare la precisione della messa a fuoco manuale ingrandendo di un fattore 5x o 10x la porzione d’immagine che interessa. Sempre relativamente al monitor si può aggiungere che ha una risoluzione pari a circa un megapixel e può rimanere aderente al dorso della fotocamera sia rivolto verso il dorso stesso (utile per proteggerlo negli spostamenti), sia rivolto verso l’esterno. Inoltre può ruotare in modo da mettersi su un lato della fotocamera e, in tal caso, può anche essere ruotato verso l’alto o verso il basso.

Se il monitor a cristalli liquidi viene ruotato verso l’esterno diventano visibili le principali impostazioni attive sulla fotocamera. Per poter vedere anche l’immagine inquadrata attraverso l’obiettivo occorre premere il tasto che comanda il sollevamento dello specchio.

Se il monitor a cristalli liquidi viene ruotato verso l’esterno diventano visibili le principali impostazioni attive sulla fotocamera. Per poter vedere anche l’immagine inquadrata attraverso l’obiettivo occorre premere il tasto che comanda il sollevamento dello specchio.

Per quanto riguarda l’esposizione, ma anche altre impostazioni quali ad esempio il tipo di messa a fuoco automatica, le tonalità cromatiche e l’eventuale scatto continuo, oltre alla modalità completamente automatica, sono disponibili una serie di impostazioni adatte a specifiche situazioni di ripresa (bambini, cibo, lume di candela, controluce, ritratto notturno, scatto notturno manuale), oppure si possono utilizzare le modalità semiautomatiche (priorità di tempi e di diaframma) e quella completamente manuale.

Pur trattandosi di una fotocamera digitale, nell’esposizione è possibile regolare il valore ISO, un parametro che nelle fotocamere a pellicola individuava la sensibilità di quest’ultima e veniva impostato nell’esposimetro come valore fisso per tutte le foto fino al termine del rullino. Dato che nelle fotocamere digitali il sensore sostituisce la pellicola, il valore ISO dovrebbe indicare la sensibilità del sensore e, poiché quest’ultimo non può essere sostituito come la pellicola, ci si aspetterebbe che rimanga sempre la stessa. In effetti ciò è vero se parliamo del valore ISO nativo di un sensore, ma applicando un guadagno variabile al segnale elettrico generato dal sensore possono essere impostati sulle fotocamere digitali vari valori ISO (nel caso della EOS 750D si va da un minimo di 100 a un massimo di 25.600 ISO). Tuttavia quando si va verso i valori ISO più elevati, dato che insieme al segnale utile viene inevitabilmente amplificato anche il rumore video, quest’ultimo può deteriorare sensibilmente la qualità dell’immagine perdendo il dettaglio (un po’ quello che succedeva con le pellicole).

Dietro uno sportellino si trovano la presa per un microfono esterno e quella per il comando a distanza RS-60E3, che è dotato di un cavo da 60 cm e svolge interamente le funzioni del pulsante di scatto (compresa la possibilità di non scattare la foto fermandosi a metà della corsa).

Dietro uno sportellino si trovano la presa per un microfono esterno e quella per il comando a distanza RS-60E3, che è dotato di un cavo da 60 cm e svolge interamente le funzioni del pulsante di scatto (compresa la possibilità di non scattare la foto fermandosi a metà della corsa).

Altre preimpostazioni utilizzabili sono quelle denominate “stili foto” e che riguardano solo alcuni parametri non relativi all’esposizione: nitidezza, contrasto, saturazione e tonalità colore. Gli stili foto possono essere modificati e personalizzati a piacere, avendo comunque la possibilità di tornare agevolmente alle impostazioni iniziali.

Sull’obiettivo sono collocati il selettore della modalità di messa a fuoco (automatica o manuale) e l’interruttore per l’attivazione dello stabilizzatore d’immagine.

Sull’obiettivo sono collocati il selettore della modalità di messa a fuoco (automatica o manuale) e l’interruttore per l’attivazione dello stabilizzatore d’immagine.

Sono anche disponibili alcuni effetti di scatto, tra cui uno attivabile quando si desidera ottenere uno sfondo sfocato (in pratica un modo facilitato di ridurre la profondità di campo, senza intervenire manualmente nel forzare una esposizione con diaframma molto aperto). Insomma, si ha sempre la possibilità, se non si ha destrezza nell’uso di ISO, tempi e diaframmi, di utilizzare le “scorciatoie” che Canon mette a disposizione. Nella modalità a scatto continuo possono essere acquisite fino a 5 immagini per secondo alla piena risoluzione, grazie soprattutto al potente processore Digic 6 di cui la fotocamera è dotata.

Sul fianco destro della fotocamera vi è lo sportellino che copre la fessura nella quale va inserita la scheda di memoria.

Sul fianco destro della fotocamera vi è lo sportellino che copre la fessura nella quale va inserita la scheda di memoria.

Per utilizzare la fotocamera a mano libera anche con tempi di esposizione lunghi ci si può avvalere dello stabilizzatore d’immagine ottico integrato nell’obiettivo.
Come supporti di memoria possono essere impiegate schede di tipo SD, SDHC e SDXC. Le foto possono essere memorizzate nel formato compresso JPEG o in quello non compresso RAW a 14 bit definito da Canon. Quando si opera alla massima risoluzione (6.000×4.000 pixel) la fotocamera può registrare simultaneamente in formato JPEG e RAW. Se invece si eseguono filmati, che possono raggiungere la risoluzione Full HD, il formato di registrazione è mpeg-4.
La fotocamera ha la capacità di eseguire connessioni Wi-Fi e NFC (Near Field Communication). Le connessioni NFC sono utilizzate per scambiare automaticamente le informazioni riguardanti la connessione LAN wireless da utilizzare per collegare la fotocamera ad uno smartphone compatibile NFC o ad una Canon Connect Station (per l’archiviazione dei file contenuti nella scheda di memoria della fotocamera).

Per la visualizzazione su un televisore ci si può avvalere dell’uscita hdmi visibile in basso nella foto. Al di sopra di questa è visibile un’altra uscita utilizzabile per il collegamento analogico in videocomposito ad un vecchio televisore a definizione standard.

Per la visualizzazione su un televisore ci si può avvalere dell’uscita hdmi visibile in basso nella foto. Al di sopra di questa è visibile un’altra uscita utilizzabile per il collegamento analogico in videocomposito ad un vecchio televisore a definizione standard.

Una volta stabilita, eventualmente in modo automatico tramite NFC, una connessione LAN wireless, diviene possibile scattare da remoto con uno smartphone o inviargli immagini scattate dalla fotocamera, trasferire immagini tra fotocamere, stampare immagini su una stampante Wi-Fi, salvare immagini sulla Canon Connect Station, visualizzare immagini con un lettore multimediale su PC e, infine, inviare immagini al servizio web Canon Image Gateway. Quest’ultimo mette a disposizione degli utenti di alcune fotocamere digitali Canon uno spazio di 10 GB nel quale archiviare foto che possono essere anche condivise con parenti e amici.

In dotazione con la fotocamera Canon fornisce il software per archiviare le foto e per eseguire post elaborazioni su di esse. Da segnalare che su una parte delle fotocamere EOS 750D e EOS760D inizialmente prodotte è stato riscontrato un lieve difetto del sensore che il costruttore si è impegnato ad eliminare anche su esemplari non più coperti da garanzia. Nella nota ufficiale pubblicata sul sito vengono fornite indicazioni per verificare se l’esemplare acquistato è tra quelli che presentano il lieve difetto. Gli interessati possono trovare informazioni online al link http://bit.ly/1GhiKxV

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Nel normale funzionamento lo specchio è abbassato e, fino al momento dello scatto, i raggi luminosi che attraversano l’obiettivo vengono deviati verso l’alto in modo da poter verificare l’inquadratura e la messa a fuoco mediante il mirino ottico. Il sollevamento dello specchio avviene automaticamente al momento dello scatto, oppure manualmente se si preme un pulsante apposito. Una volta che lo specchio si è alzato diventa visibile, attraverso il foro della flangia di montaggio dell’obiettivo, il sensore CMOS della fotocamera. In tal modo i raggi luminosi che attraversano l’obiettivo possono raggiungere il sensore e l’immagine può essere memorizzata al momento dello scatto oppure monitorata attraverso il display a cristalli liquidi (il mirino ottico in tali condizioni non è ovviamente utilizzabile).

Nel normale funzionamento lo specchio è abbassato e, fino al momento dello scatto, i raggi luminosi che attraversano l’obiettivo vengono deviati verso l’alto in modo da poter verificare l’inquadratura e la messa a fuoco mediante il mirino ottico. Il sollevamento dello specchio avviene automaticamente al momento dello scatto, oppure manualmente se si preme un pulsante apposito. Una volta che lo specchio si è alzato diventa visibile, attraverso il foro della flangia di montaggio dell’obiettivo, il sensore CMOS della fotocamera. In tal modo i raggi luminosi che attraversano l’obiettivo possono raggiungere il sensore e l’immagine può essere memorizzata al momento dello scatto oppure monitorata attraverso il display a cristalli liquidi (il mirino ottico in tali condizioni non è ovviamente utilizzabile).

Impressioni d’uso

La EOS 750D si è dimostrata piuttosto semplice da utilizzare, ma per sfruttare a fondo le sue funzionalità più complesse è richiesta una preliminare attenta lettura delle istruzioni. In altri termini, si può cominciare subito ad utilizzarla senza sfruttare appieno le sue capacità e beneficiare della elevata qualità delle immagini che riesce ad acquisire.

Al diminuire dell’illuminazione, la EOS 750D dimostra in modo evidente la sua superiorità, arrivando a poter scattare foto di accettabile qualità in condizioni di luce e di utilizzo proibitive per tante altre fotocamere (senza l’utilizzo del flash, naturalmente…). Questo grazie anche all’ottimo funzionamento dello stabilizzatore d’immagine, che consente di riprendere a mano libera anche con tempi di esposizione piuttosto lunghi. Comunque, senza arrivare a questi impieghi in condizioni piuttosto estreme, già le foto effettuate in interni normalmente illuminati dalla luce solare o artificiale consentono di apprezzare il livello molto contenuto di rumore video e l’ottimo mantenimento del dettaglio, contrasto e saturazione colore elevati.

Dopo aver completato la familiarizzazione con la fotocamera ed aver imparato ad utilizzarne anche le funzioni più avanzate e complesse, si potranno poi avere le ulteriori soddisfazioni che derivano da un suo utilizzo meno ordinario o, se vogliamo, più creativo.

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Quando si utilizza l’autofocus si può scegliere un unico punto sul quale interessa che l’immagine sia a fuoco, oppure una particolare zona (ad esempio quella centrale) oppure l’intera area, costituita da 19 punti, sulla quale l’automatismo è in grado di operare.

Quando si utilizza l’autofocus si può scegliere un unico punto sul quale interessa che l’immagine sia a fuoco, oppure una particolare zona (ad esempio quella centrale) oppure l’intera area, costituita da 19 punti, sulla quale l’automatismo è in grado di operare.

Conclusioni

Ad un prezzo non proibitivo la EOS 750D permette di beneficiare della qualità di una reflex digitale ben realizzata. Naturalmente le prestazioni delle fotocamere al top della gamma con sensore full frame, ottiche più pregiate ed elettronica più sofisticata sono ancora superiori, ma come succede in tanti altri campi al di sopra di un livello qualitativo già elevato gli ulteriori miglioramenti si ottengono a fronte di sacrifici economici alquanto rilevanti.

di Franco Guida


L’approfondimento

Il controllo della profondità di campo

Con le reflex a pellicola, nel caso in cui la foto veniva scattata con il diaframma dell’obiettivo completamente aperto, l’immagine nel mirino consentiva di verificare agevolmente la profondità di campo che si sarebbe avuta nella foto (ossia verificare se le altre porzioni dell’immagine diverse da quella su cui era stata effettuata la messa a fuoco sarebbero risultate o meno a fuoco).

Ciò in quanto, per facilitare la messa a fuoco, nelle reflex l’immagine che viene inviata al mirino è normalmente quella con l’obiettivo alla massima apertura e solo al momento dello scatto il diaframma si chiude fino a raggiungere il valore richiesto dall’esposizione. Quando invece quest’ultima richiede un diaframma più chiuso, l’unico modo nelle reflex per verificare la profondità di campo attraverso il mirino ottico prima di scattare la foto è quello di avvalersi di un comando sull’obiettivo che fa chiudere il diaframma fino al valore richiesto anche prima che venga premuto il pulsante di scatto.
A meno però che si tratti di un valore di diaframma prossimo alla piena apertura, l’immagine nel mirino ottico tende ad essere troppo scura e non consente quindi una accurata verifica della profondità di campo.

Nelle reflex digitali come la EOS 750D la sostituzione della pellicola con il sensore consente di ovviare a tale problema se si utilizza, invece del mirino ottico, il display a cristalli liquidi che può visualizzare l’immagine effettivamente acquisita dal sensore con tutti i valori dei parametri corrispondenti alla corretta esposizione (per fare ciò occorre premere prima il pulsante che fa sollevare lo specchio, altrimenti l’immagine è visibile solo nel mirino ottico). In sintesi, delle due foto scattate con il diaframma completamente aperto e completamente chiuso solo la prima ha potuto essere monitorata, relativamente alla messa a fuoco, attraverso il mirino ottico. Per la seconda è stato necessario utilizzare il display LCD poiché, azionando sulla EOS 750D il pulsante che forza la chiusura del diaframma prima dello scatto, l’immagine nel mirino diventava troppo scura.

Foto con diaframma completamente aperto da far risultare sfocato lo sfondo.

Foto con diaframma completamente aperto da far risultare sfocato lo sfondo.

Foto con diaframma chiuso per massimizzare la profondità di campo.

Foto con diaframma chiuso per massimizzare la profondità di campo.


Ci è piaciuto

  • Qualità delle immagini
  • Flessibilità operativa
  • Dotazione funzionale

Non ci è piaciuto

  • Nessuna nota particolare

Carta d’identità

  • Marca: Canon
  • Modello: EOS 750D
  • Tipo: fotocamera digitale reflex
  • Dimensioni: 132x101x78 mm (LxAxP) corpo macchina; 69×75 mm (diametro x P) obiettivo
  • Peso: 510 g corpo macchina, 205 g obiettivo

Caratteristiche principali dichiarate

  • Sensore: CMOS da 22,3×14,9 mm.
  • Risoluzione: 24 megapixel.
  • Obiettivo: zoom 3x 18-55 mm, f/3,5-5,6.
  • Otturatore: a controllo elettronico con tempi da 1/4.000 a 30 s.
  • Misurazione esposizione: TTL a 63 zone alla massima apertura con sensore di misurazione RGB+IR da 7.560 pixel.
  • Monitor: a cristalli liquidi TFT da 3 pollici con risoluzione 1 megapixel.
  • Mirino: ottico di tipo pentaprisma a specchio.
  • Schede di memoria accettate: SD, SDHC, SDXC compatibilità con schede UHS-I

Distribuito da: Canon Italia S.p.A., Strada Padana Superiore 2/B, 20063 Cernusco Sul Naviglio (MI). Tel. 0282 481 – Fax 0282 484 600

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