Astell & Kern AK70

Un DAP piccolo piccolo ma completo, con una esclusiva sezione wireless.

La coreana iRiver nasce ormai più di tre lustri fa scommettendo sin da subito nel settore dei riproduttori portatili per audio e video ed affrontando l’esplosione degli MP3, e poi dell’iPod, sempre con grande grinta e con prodotti all’altezza. Astell & Kern è il marchio con cui dal 2012 iRiver ha consolidato la presenza nel mercato Hi-Fi di fascia alta, per poi concentrare su esso tutta la sua energia.

L’AK70 occupa un posto al sole nel catalogo Astell & Kern. È posizionato tra l’AKJr, l’entry level del costruttore coreano, e la serie 300, che comprende tre prodotti di fascia alta ed altissima, dal costo che, nel caso del modello top AK380, raggiunge i 4.000 euro, a testimonianza di come anche i DAP possano ambire a livelli qualitativi hi-end.

Descrizione e dotazioni

L’AK70 è il più compatto tra i quattro DAP in prova su queste pagine. Si presenta con telaio metallico, dagli spigoli ed angoli molto accentuati e con un taglio obliquo sullo spigolo anteriore destro che ne addolcisce un po’ le linee. È rifinito con un color azzurrino (definito “Misty Mint” ma è disponibile anche in grigio scuro “Obsidian Black”) e sulla destra spicca una manopola adibita esclusivamente al controllo del volume. Si tratta di un encoder e non di un potenziometro, su cui si può agire con le dita da entrambi i lati, sebbene non esattamente comodissimo.

La faccia anteriore è completamente costituita da un vetro scuro che nasconde un display da 3,3 pollici appena più corto della copertura. Lo schermo ha funzionalità touch e ciò spiega la scarsa presenza di comandi fisici, ad eccezione dei tre tasti di movimentazione (play/pausa, avanti e indietro) posti sul lato sinistro, dove è presente anche una fessura che accoglie una scheda microSD, al massimo da 256 GByte, che affianca una memoria interna di ben 64 GByte, un quantitativo decisamente interessante in grado di ospitare molte ore di musica, a partire da una selezione di brani in HD già presenti in memoria al momento dell’acquisto, in buona parte tratti dal catalogo Chesky Records.

Un altro tasto è in realtà presente sulla parte alta del lettore. È il tasto di accensione e spegnimento che si occupa anche del “riesumare” il display che viene spento durante la riproduzione. È una delle funzioni, peraltro escludibile (o regolabile su 6 diversi intervalli da 10 secondi a 5 minuti), pensate per risparmiare l’energia della batteria interna, accreditata per una durata di circa 7 ore. Le altre funzioni sono lo spegnimento programmato e l’ibernazione.

Le connessioni per cuffia e uscite bilanciate sono sulla parte superiore del lettore, accanto al tasto di accensione. La grande manopola serve solo al controllo del volume.

Sono solo due le connessioni di uscita audio dell’AK70 e sono entrambe nella parte alta: una uscita cuffia su jack da 3,5 millimetri e una seconda uscita, analogica, stereo, ma bilanciata, veicolata da una connessione jack da 2,5 millimetri a 4 poli. Per tutto il resto c’è… l’USB, che si trova sul fondo. È grazie a questa connessione che l’AK70 può agire solo da lettore o solo da DAC. Nel primo caso occorre un cavo OTG (OnThe Go), ben noto nel mondo Android, che permette di veicolare il flusso dati digitali direttamente verso un DAC esterno che accetta ingressi USB. Nel secondo caso, è l’AK70 a funzionare come DAC, magari connesso ad un PC (i driver sono disponibili on-line) o un Mac (non necessita di driver specifici), offrendo sulle sue uscite il risultato della propria sezione di conversione. Una sezione altamente specializzata, visto che impiega un convertitore della Cirrus Logic, un CS4398, per la precisione.

L’AK70 è in grado di riprodurre file in HD dei più diffusi formati. In PCM riesce a riprodurre file fino a 356 kHz/32 bit mentre il convertitore interno riesce a decodificare file DSD fino a 2x (64/128). Nel caso di connessione verso un DAC esterno, occorre considerare i limiti della connessione USB OTG che comporta un flusso dati costante massimo a 96/24, formato verso cui vengono convertiti tutti i brani, compresi i DSD che vengono gestiti tramite la funzionalità standard DoP (DSD over PCM).

Se fin qui l’AK70 sembra essere un DAP evoluto, ma sempre un riproduttore stand-alone, il discorso cambia se consideriamo le sue capacità di connessione in rete. Bluetooth, certo, per poter trasmettere i propri file a qualsiasi dispositivo in grado di amplificarli e diffonderli anche con flusso dati in formato aptX, ma anche e soprattutto wi-fi, che apre le porte ad incredibili ed innumerevoli aspetti.

Andare in rete vuol dire entrare a far parte del mondo DLNA (di cui viene formalmente riconosciuta la compatibilità) e quindi poter sfruttare l’AK70 come server, player o DAC. Che vuol dire poter riprodurre dall’AK70 brani presenti su altri dispositivi condivisi in rete oppure far suonare a dispositivi in rete brani in alta definizione memorizzati nell’AK70. Un aspetto straordinario, soprattutto se si pensa che se la rete è connessa ad internet (e la rete più banale che si può creare è col proprio cellulare, con cui condividere anche la connessione), l’AK70 è in grado di navigare, di scaricare brani e memorizzarli in locale, ma anche di gestire app come quella di Tidal fornita in dotazione, ad esempio, cosa che apre a scenari nuovi e incredibilmente complessi ed intriganti.

Uno slot per SD card è presente sul fondo del lettore. Sul lato sinistro, il trio di pulsanti dedicato alla riproduzione dei brani.

Uso e ascolto

Piccolo e “spigoloso”, al punto che tenerlo in tasca può essere “pungente” per i suoi angoli vivi. Però l’AK70 si fa perdonare subito le sue forme estreme semplicemente accendendolo, mostrando in alto la cover del disco in riproduzione e in basso i dettagli del brano, compresa la frequenza di campionamento e la lunghezza della parola. Nessun accenno al formato file, però, da reperire nella schermata dedicata alle info che però si sovrappone alla cover e spesso è difficile leggere, anche per i caratteri usati, davvero piccolissimi.

Un menù a tendina dall’alto permette di verificare ed eventualmente variare le impostazioni correnti, impostare le connessioni wi-fi e BT, impostare l’equalizzatore (10 bande, da personalizzare, con un numero imprecisato di curve “custom” da aggiungere), la funzionalità gapless, configurare l’uscita linea, il tema grafico, la luminosità del display, la lingua (l’italiano non c’è…) e così via. È possibile attivare la funzionalità “ripping” insieme ad un dispositivo esterno e configurare, infine, l’USB per decidere come veicolare il DSD, se DoP o convertirlo in PCM. Oppure configurare l’USB per usare l’AK70 come player o come DAP.

A livello di prestazioni audio l’AK70 ha dimostrato di essere davvero completo. Collegato a cuffie o sfruttando l’uscita analogica bilanciata attraverso lo speciale jack recuperato da un altro dispositivo (in dotazione c’è solo il cavetto USB per la ricarica e alcuni fogli protettivi per il display), dichiara immediatamente di che pasta è fatto.

A partire da un programma a base di voci maschili e femminili, l’AK70 mostra una capacità di dettaglio invidiabile, in grado di convincere al primo ascolto. Soprattutto nelle voci femminili, mai forzate e comunque ricche di un corpo a volte insospettabile, uno “spessore” tipico di ben altri sistemi. Le ottime performance continuano anche con brani più impegnativi in cui viene esaltato il suono degli strumenti. Una nota caratteristica è la buona pulizia in bassa frequenza, in cui si rivela una maggior stabilità delle singole sorgenti e delle singole note. In alcuni passaggi, come nella Ouverture della “Carmen”, un file DSD128 della Opus, gli strumenti sono chiari e dettagliati anche nei passaggi più intensi. Ottima anche la capacità di disegnare un palcoscenico sonoro stabile e credibile, con gli strumenti ottimamente identificabili delle giuste dimensioni. Insomma, una gran bella performance.

Conclusioni

Il “piccolo” AK70 ha dimostrato di essere particolarmente interessante sotto tutti i punti di vista. Ottimo il comportamento della sezione DAC e della sezione ampli per cuffie, buona la navigabilità tra brani e cartelle e l’usabilità del touch (peccato per le scritte talvolta microscopiche), riesce a garantire un’ottima autonomia, anche se inferiore a quella dei concorrenti, tuttavia sufficiente per diverse ore di buona musica. Le connessioni wireless, e la wi-fi in particolare, lo distinguono dagli altri DAP e gli aprono un mondo estremamente vasto che, sia nelle reti domestiche, sia in abbinamento con un cellulare in tethering, gli permettono di accedere alla musica in streaming. Anche grazie all’app di Tidal…

Rocco Patriarca


Le misure

Livello di uscita:    PCM 192 kHz:    sinistro 2,25 V, destro 2,26 V
(1 kHz/0 dB)    DSD64:    sinistro 2,03 V, destro 2,04 V

Massimo livello di uscita:     a vuoto 2,1 V    su 33 ohm 0,88 V

Impedenza di uscita: 6 ohm

Risoluzione effettiva:
 PCM 192 kHz:    sinistro >18,2 bit, destro >18,2 bit
 DSD64:    sinistro >18,0 bit, destro >18,0 bit

Gamma dinamica:
    PCM 192 kHz:    sinistro 116,0 dB, destro 116,0 dB
 DSD64:    sinistro 115,0 dB, destro 115,0 dB

Risposta in frequenza con segnali PCM (Fs da 48 a 353,8 kHz)

Risposta in frequenza con segnali DSD (DSD64 e DSD128)

Distorsione armonica (PCM) (tono da 1 kHz a -70,31 dB, Fs 192 kHz)

Jitter test (PCM)  (toni a 24 kHz, -6 e -70 dB, Fs 96 kHz)

 

Le prestazioni di questo portatile esprimono bene il livello tecnologico raggiungibile con macchine di questa compattezza. Basta citare due soli dati: una risoluzione integrale superiore a 18 bit effettivi, sia con segnali PCM che DSD, ed una gamma dinamica da 115-116 dB, che equivale ad una risoluzione dell’ordine di 19 bit per segnali di piccola ampiezza.

Gli altri parametri non sono comunque da meno, a partire da una risposta in frequenza che raggiunge i 90 kHz con segnali PCM da almeno 192 kHz, anche se in DSD è un poco più “stretta”
(-3 dB a 23 e 44 kHz, rispettivamente per DSD64 e DSD128); bene anche il comportamento ai bassissimi livelli, e bene anche il jitter, contenuto su tutte le componenti. I parametri di interfacciamento sono pure corretti, il guadagno interno è calibrato in modo da far praticamente coincidere la saturazione con lo zero decibel digitale.

Solo il massimo livello sull’uscita cuffia non è particolarmente elevato, ma è comunque sufficiente per ascoltare ad alto volume.
F. Montanucci


Astell & Kern AK70
Digital Audio Player

  • Costruttore: iRiver, Corea
  • Distributore per l’Italia: Audiogamma, Via Pietro Calvi 16, 20129 Milano. Tel. 02 55181610 – Fax 02 55181961 www.audiogamma.it
  • Prezzo: euro 699,00

CARATTERISTICHE DICHIARATE DAL COSTRUTTORE

  • Risposta in frequenza: ±0,075 dB per 20 Hz-20 kHz, bilanciato e sbilanciato; ±0,56 dB per 10 Hz-70 kHz sbilanciato, ±0,55 dB per 10 Hz-70 kHz bilanciato.
  • Rapporto segnale/rumore: 116 dB @ 1 kHz, sbilanciato e bilanciato.
  • Crosstalk: 130 dB @ 1 kHz, sbilanciato e bilanciato.
  • THD+N: 0,0008% @ 1 kHz, sbilanciato, 0,0007% @ 1 kHz, bilanciato.
  • IMD SMPTE: 0,0007% 800 Hz-10 kHz (4:1) sbilanciato, 0,0006% 800 Hz-10 kHz (4:1) bilanciato.
  • Wi-Fi: 802.11 b/g/n (2,4 GHz). Bluetooth: V4.0 (A2DP, AVRCP, aptX™ HD).
  • Display: 3,3 pollici WVGA (480×800) TFT LCD.
  • Livello d’uscita: 2,3 Vrms sbilanciato; 2,3 Vrms bilanciato (condizione no load).
  • File riproducibili fino a 24 bit/192 kHz: ALAC, APE (Normal, High, Fast), AAC, FLAC, OGG, AIFF, DFF, DSF, WAV, WMA, MP3, DSD64/128 a 2,8 MHz per la conversione in PCM 24 bit/192 kHz.
  • Memoria interna: 64 GB.
  • Autonomia: 8 ore.
  • Dimensioni: 60,3x 96,8×13 mm.
  • Peso: 132 g

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