Oltre ai molti modi di ascoltare in compagnia, vi è un intero universo di ascolti personali, sia nel professionale che per lo svago, con dispostivi i cui prezzi variano da pochi centesimi alle decine di migliaia di euro.

Poche cose sono più gradevoli di ascoltare musica, ad un buon livello, in un ambiente adatto, con tutti i comfort. Spesso però la situazione impone un ascolto individuale: nel professionale perché ognuno dei soggetti coinvolti (tecnici, musicisti, cantanti) ascolti solo ciò che gli compete, fuori casa per non rinunciare alla musica, in casa per non disturbare e non essere disturbati.

Figura 1. Un’operatrice ingabbiata nella sua cuffia.
Come vedremo, ascoltare in cuffia è un’esperienza diversa rispetto all’uso di una coppia di diffusori: cambia la distribuzione spaziale, si perdono i bassi allo stomaco e tutti i segnali riflessi nel locale di ascolto. Inoltre, una buona cuffia non perdona una cattiva incisione: questa caratteristica è utile nel professionale, ma può essere un problema nell’ascolto di una discoteca di vinili d’annata.
Un altro aspetto spesso trascurato è la comodità: mettersi in testa, magari d’estate, un aggeggio che pesa più di mezzo chilo e stringe sulle orecchie è un’esperienza che può sostituire il cilicio nelle pratiche penitenziali. Ricordo un giovane bischero (il sottoscritto) che come prima cuffia scelse una Koss HV/1 LC con un pesante potenziometro del volume su ciascuno dei padiglioni; a posteriori, l’unica possibile utilità che vedo per una simile scelta è per chi ha una grossa, variabile, differenza di capacità uditive tra un orecchio e l’altro. La mia seconda cuffia fu una Sennheiser leggera come una piuma.
Nel seguito userò sistematicamente il termine “cuffia” ma molte considerazioni si applicano pari pari agli auricolari.
Un po’ di storia
Ai tempi dei primi operatori radio (marconisti, amatori, centralinisti), l’ascolto in cuffia era indispensabile sia per la bassa potenza degli apparati (quasi nulla nei ricevitori a galena) che per i rumori ambientali. Le cuffie per centralinisti telefonici erano oggetti ingombranti ma indispensabili per avere libere le mani che dovevano gestire i jack da 6,5 mm per stabilire i collegamenti.

Figura 2. La cuffia ad aria compressa di Baldwin.
Nel 1910 Nathaniel Baldwin, un inventore americano, introdusse una cuffia ad aria compressa che per le sue caratteristiche sonore fu subito adottata dalla marina americana per i suoi marconisti.
Nel 1937, la tedesca Beyerdynamic mise in commercio un modello di cuffia dinamica, la DT48; a partire dagli anni ’50, John Koss cominciò a vendere i primi modelli pensati per l’ascolto personale, sia consumer che professionale, e il suo primo modello elettrostatico ESP/6 è del 1968.

Figura 3. Tra i primi modelli Koss: (a) SP/3 (1958), (b) PRO/4 (1962), (c) ESP/6 (1968).
Un altro marchio storico è Sennheiser, classico produttore di microfoni, che nel 1960 introdusse una cuffia aperta, la leggerissima HD 414. Sennheiser compete anche per il trono di produttore delle cuffie più costose con le sue Orpheus.
Restando nel classico, non si può dimenticare STAX, con le sue fantastiche elettrostatiche, e AKG con le K-1000, una via di mezzo tra un paio di cuffie e una coppia di altoparlanti in campo vicino.

Figura 4. Alcuni modelli Sennheiser: (a) HD 414 (1968), (b) HD 600 (1997), (c) Orpheus I (1990).
Un percorso a parte è quello degli auricolari: piccoli trasduttori che si appoggiano nell’orecchio esterno o si inseriscono nel condotto uditivo. Venivano spesso forniti insieme alle radioline a transistor per permettere l’ascolto individuale, corredavano i dispositivi per deboli di udito e, con il filo avvolto a spirale, erano presenti nei film di azione per far riconoscere chiaramente a tutti un appartenente ai servizi segreti. Più recentemente, con un microfono sul filo, erano dati a corredo degli smartphone. Raccolti da un bustone che ne contiene centinaia, vengono regalati ai partecipanti di gite turistiche in trenino. I modelli moderni non hanno nulla da invidiare per qualità e prezzo alle cuffie più sofisticate.

Figura 5. (a) STAX SR-1 (1960), (b) STAX Lambda (1979), (c) AKG K-1000 (1989).
I trasduttori
Gli stessi tipi di trasduttore che sono utilizzati per i diffusori si possono trovare nelle cuffie e negli auricolari, fermi restando i problemi legati alle dimensioni e al peso (dubito che esistano cuffie al plasma).

Figura 6. Trasduttore dinamico per auricolare, da [1].
Dinamico
Il classico trasduttore usato negli altoparlanti dinamici può essere rimpicciolito o addirittura miniaturizzato per entrare in un auricolare o in una cuffia.
Elettrostatico
Nei trasduttori elettrostatici il suono è ottenuto sfruttando la forza che si sviluppa tra le armature di un condensatore per far vibrare un sottilissimo diaframma. Il vantaggio principale è che la superficie mobile è sollecitata ugualmente in ogni suo punto. D’altra parte, è necessario un amplificatore ad hoc che oltre al segnale fornisca anche l’alta tensione fra le armature. In genere le cuffie elettrostatiche sono più costose, ma da sempre formano l’olimpo delle cuffie.
Isodinamico o magnetoplanare
Il pilotaggio uniforme può essere ottenuto anche attraverso un campo magnetico. Le cuffie isodinamiche, dette anche magnetoplanari, possono lavorare a bassa impedenza, pilotate dagli stessi amplificatori di quelle dinamiche.
Gli aspetti fisici
La prima distinzione è quella tra dispositivi aperti e chiusi.
Le cuffie aperte: per esempio Sennheiser HD 414 e HD 600 (Figura 4) sono molto usate per l’ascolto amatoriale.
- Pro: non isolano dall’ambiente. Puoi restare vigile nei confronti degli autobus quando attraversi la strada e, in casa, sei sempre pronto ad accorrere alle chiamate della suocera.
- Contro: non isolano dall’ambiente. Immaginate di ascoltare il Clavicembalo ben temperato con sottofondo di aspirapolvere. Inoltre, se il volume è elevato tutti sentono il vostro programma musicale e possono esserne disturbati.
Cuffie chiuse: esempio Koss PRO/4 (Figura 3b), HiFiMAN HE-R9 (Figura 9).
- Pro: isolano dall’ambiente. Sono perfette in treno, in metropolitana o in uno studio di registrazione.
- Contro: isolano dall’ambiente. Possono creare grossi problemi nel traffico (screech, sbang, crash, R.I.P.) o in casa, se non si è soli: «Cretino!! È la quarta volta che ti chiamo, sei sordo??». Spesso sono più pesanti e scomode, specie d’estate.

Figura 7. (a) Principio di una cuffia elettrostatica (Audeze), (b) Struttura di una cuffia a membrana planare (HiFiMAN
Per quanto riguarda il suono, le cuffie chiuse sono in genere più ricche di bassi ma non si può generalizzare e vi sono eccellenti esemplari di entrambe la tecnologie.
Un’alternativa alle cuffie chiuse sono i modelli con cancellazione attiva del rumore ambientale, efficaci senza isolare completamente, ma difficilmente un purista accetterebbe un processore digitale inserito nei padiglioni.
La seconda distinzione la facciamo in base al tipo di accoppiamento con la testa dell’ascoltatore.
Sovraurali. Si appoggiano sull’orec chio, possono premere in modo fastidioso, ma possono anche essere leggere e facilmente ripiegabili. Esempi: Sennheiser HD 414 (Figura 4a), Yamaha HPH50 (Figura 10).

Figura 10. Cuffia sovraurale Yamaha HPH50.
Circumaurali. Sono più grandi, la tenuta acustica è migliore e di solito sono più comode. Esempi: Sennheiser HD 600 (Figura 4b), Meze Audio Poet (Figura 11).
Auricolari. Si passa dagli usa e getta che ti danno alle gite turistiche agli auricolari con microfono che fino a poco tempo fa, insieme al caricatore, erano in dotazione ai telefonini, fino ad arrivare a modelli di gran moda come gli AirPods che si inseriscono perfettamente nell’ecosistema Apple.

Figura 8. (a) AirPods, (b) FiiO F9d, (c) cuffia stetoscopica mono.
Intraurali. I modelli in ear entrano in parte nel canale auricolare (a volte realizzati su misura) e rappresentano uno strumento utilissimo per i musicisti sul palco per sentire solo ciò che devono sentire. Vi sono anche realizzazioni tecnologicamente avanzate con trasduttori a più vie. Per approfondire l’argomento suggerisco la lettura dell’esauriente articolo in [1], disponibile anche sul sito di AUDIOreview e sul relativo canale YouTube.

Figura 9. HiFiMAN HE-R9.
Stetoscopica. Per pura curiosità cito i modelli stetoscopici, rigorosamente mono, una volta usati per i dittafoni.
Fin qui abbiamo considerato soprattutto come sono fatte cuffie e auricolari e in quale modo si accoppiano all’orecchio. Ma per farli suonare occorre anche pilotarli correttamente e, soprattutto, capire che cosa accade quando sostituiamo con due trasduttori posti a pochi centimetri dai timpani un sistema di altoparlanti inserito in un ambiente. Di impedenza, sensibilità, amplificazione e delle peculiarità dell’ascolto in cuffia parleremo nella seconda parte.

Figura 11. Cuffia circumaurale Meze Audio Poet.Francesco Romani
Segue sul prossimo articolo.
Bibliografia
- M. Richard. In-Ear monitor: l’evoluzione della specie. AudioReview 451, marzo 2023.
https://www.audioreview.it/tecnica/guide-base/in-ear-monitor-levoluzione-di-una-specie.html https://www.youtube.com/watch?v=mppT19cV_EQ


