Leica Cine Play 1

LEICA CINE PLAY 1

Il cinema facile

Cine Play 1, un nome azzeccatissimo, perché la resa di questo proiettore
è davvero molto cinematografica: luminosità, naturalezza cromatica, corposità dei dettagli,
tutti aspetti in cui il cubo Leica eccelle.

Rendere bello un oggetto cubico non è semplicissimo; in casa Leica ci sono riusciti alla grande, grazie alla cura dei particolari (linee arrotondate dove serve) e alla qualità costruttiva, con largo impiego di metallo e finiture di prim’ordine. Sono sempre stato il primo a sostenere che l’aspetto di un proiettore non è un parametro di giudizio primario, perché quello che conta principalmente è la qualità delle immagini. Come avrete modo di vedere nel seguito, “di quel cubo i fulmini (le immagini) tenean dietro al manto (l’aspetto)”.

Manzoni si starà rigirando nella tomba… pazienza. Ma perché in questo caso ci preme sottolineare anche le qualità estetiche del proiettore in prova? Semplicemente perché è particolarmente elegante, bello da vedere e da toccare. Me lo immagino, quando non utilizzato, posto in un angolo del soggiorno, sul suo piedistallo (imperdibile, visto che al momento viene offerto gratuitamente in bundle), pronto per essere messo davanti al divano e godersi alla grande un film, una puntata di una serie o una partita. Non un oggetto da tenere chiuso in uno scaffale, da tirar fuori solo quando serve, ma da tenere in bella vista, oserei dire da ostentare.

Caratteristiche e funzionalità

Il Cine Play 1 dispone di tutte le funzionalità automatizzate tipiche degli apparecchi per uso estemporaneo: messa a fuoco, regolazione del trapezio, allineamento allo schermo, esclusione degli ostacoli, ma la qualità video è quella di una macchina “fissa”. Non servono cavi se non quello dell’alimentatore, non serve una sorgente esterna (nemmeno una “chiavetta”) perché il sistema operativo che lo equipaggia, il Vidaa della Hisense, lo rende a tutti gli effetti pari ad uno smart TV.

pannello posteriore
Gran parte del pannello posteriore è occupato dalla griglia di estrazione dell’aria di raffreddamento aspirata lateralmente); sulla parte superiore ci sono le connessioni cablate: 2 ingressi HDMI 2.1 (1 eARC), 2 USB 3, uscite audio (mini-jack e ottica) e porta Ethernet.

È così che Leica lo ha concepito, un proiettore per chi non cerca (o a cui è preclusa) una installazione fissa (che comunque non è da escludere), tant’è che ha realizzato anche un supporto dedicato, proprio per averlo sempre a portata di mano senza doversi preoccupare di nulla se non di inserire la spina dell’alimentatore in una presa. Le somiglianze con i numerosi proiettori a cubo della Hisense non si fermano al sistema operativo. L’engine ottico del Cine Play 1 è infatti derivato da quello del C2 Ultra, al quale Leica ha aggiunto, oltre all’aspetto curato, anche un obiettivo di prim’ordine, compito che per il costruttore non deve essere stato particolarmente difficile stante il know-how nel settore fotografico, dove Leica è uno dei leader indiscussi per la qualità dei suoi prodotti. Lo zoom è motorizzato e permette di variare il rapporto di tiro (distanza proiezione/base schermo) tra 0,9 e 1,5; per il classico schermo da 100” (diagonale che in verità ad un proiettore come questo va un po’ stretta) la distanza di proiezione varia quindi tra circa 2 e 3 metri e 30.

dettaglio della base orientabile
La base di appoggio del supporto orientabile si può rimuovere per permettere l’uso del supporto pzionale; grazie ai contatti elettrici presenti su entrambi i componenti, il supporto opzionale consente di collegare l’alimentatore a terra, evitando il cavo “pendulo”.

L’offset non è dichiarato ma la base dello schermo si colloca praticamente in asse con l’ottica. Tornando al cuore della macchina, il chip DMD da 0,47” è dotato della tecnologia XPR (eXpanded Pixel Resolution), quella che volgarmente viene chiamata “vobulazione” e che consiste nell’incrementare la risoluzione percepita generando più immagini in risoluzione nativa (2K) sfalsate in diagonale (su uno o entrambi gli assi) di mezzo pixel, generando immagini “4K like”.

Il chip è “illuminato” dalla classica sorgente laser “Trichroma” che Hisense ha magistralmente sviluppato nel corso degli anni e che garantisce una luminosità massima dichiarata di 3.000 lumen ed una durata superiore a 25.000 ore, con una copertura totale dello spazio colore BT.2020. Oltre all’ottica, la casa ha implementato sul Cine Play 1 anche la sua proprietaria tecnologia di elaborazione delle immagini denominata Leica Image Optimization.

Essa si appoggia come accennato al sistema operativo Hisense Vidaa; oltre ad offrire una completa piattaforma smart (ci sono tutte le app, Netflix compresa), il sistema mette a disposizione dell’utente un insieme di funzionalità di controllo molto completo. Il supporto agli standard HDR comprende Dolby Vision, HDR10+ e HLG. La dotazione di ingressi video prevede la presenza di due HDMI 2.1 (uno dei quali eARC), e due porte USB 3. Sul fronte audio troviamo le classiche uscite mini-jack e digitale ottica. Alla connessione di rete Ethernet si affiancano il Wi-Fi, con supporto AirPlay ed il Bluetooth.

Il telecomando in dotazione è molto ben realizzato, con utilizzo di metallo al posto della plastica; purtroppo non è retroilluminato. La sezione audio di bordo (2×10 watt) supporta anche la codifica DTS Virtual X.

La prova d’uso

Sullo schermo da 130” usato per la prova, il cubo Leica si è trovato perfettamente a suo agio, restituendo immagini luminose, compatte, cromaticamente accurate o, volendo racchiudere tutto in una sola parola che ha molto senso per noi appassionati di videoproiezione, “cinematografiche”. Il tutto senza quasi dover mettere mano ai controlli; l’apparecchio tiene perfettamente fede al suo nome: Cine Play. Le immagini risultano molto ricche di dettaglio, ma senza essere “affilate” o taglienti, risultano anzi molto omogenee, senza che i particolari seppur molto ben rifiniti appaiano staccati dal resto: sembrano quasi pennellate sullo schermo da Klimt, naturalmente dettagliate senza essere forzatamente iperrealistiche. Questo scenario non viene alterato dal movimento: nemmeno i particolari più minuti perdono fuoco e rilievo quando l’inquadratura non è fissa e questo dona alla resa un ottimo senso di naturalezza. Onore quindi al merito della tecnologia Leica Image Optimization.

il frontale
Sul frontale nero specchiato spicca l’ottica Leica Summicron con zoom motorizzato; sono inoltre presenti i sensori che gestiscono le regolazioni automatiche (fuoco, trapezio, allineamento allo schermo, esclusione ostacoli), tutte comunque escludibili e gestibili manualmente.

A rendere molto credibili le immagini del Cine Play 1 contribuisce anche il buon effetto HDR, che si giova della notevole luminosità dell’apparecchio. Per ottenere la resa migliore ho attivato la voce del menu relativa al tone mapping dinamico (i parametri di gestione su cui lavora il processore video si adattano frame by frame al contenuto dell’immagine, anche in presenza di soli metadati statici). Personalmente ho sofferto un po’ più del solito dell’effetto “rainbow”, al quale la sensibilità è estremamente soggettiva. Unico neo oggettivamente degno di nota è il livello del nero, lontano da quello di alcuni proiettori anche non molto più costosi (diciamo nella fascia dei 4/5 mila euro), proiettori che non usano la tecnologia DLP. Come ho già avuto modo di osservare, nel caso di una macchina come questa, il problema non sussiste. In che senso? È presto detto. Un proiettore è come un sistema di altoparlanti, la cui qualità della resa non è determinata solo dalla bontà dell’oggetto in sé (come accade invece nel caso di una cuffia, fatta in ogni caso salva la qualità della catena a monte) ma è legata all’interazione con l’ambiente di ascolto (nel caso dei diffusori) o di visione (per i proiettori). Anche il miglior sistema di altoparlanti suonerà male se collocato in un ambiente inadatto, riverberante e/o risonante.

particolare del menu di accensione
Sul dorso dell’apparecchio, affiancato dalle spie di funzionamento, c’è solo il tasto di accensione, che permette di aprire (sullo schermo) una sorta di menu con alcune funzioni di base come la scelta dell’ingresso o la regolazione del volume.

Analogamente, per sfruttare al massimo un proiettore dall’elevatissimo contrasto ed un eccellente livello del nero, è necessario che l’ambiente di visione ne “rispetti” la resa. Noi vediamo le immagini proiettate perché lo schermo riflette verso di noi la luce emessa dal proiettore, luce che viene inevitabilmente riflessa sullo schermo da un ambiente non trattato, ammazzando il livello del nero che la macchina di per sé potrebbe garantire. Un proiettore come il Cine Play verrà presumibilmente utilizzato in un normale ambiente domestico; anche se avesse il miglior nero del mondo, questo si perderebbe a causa della inadeguatezza della sala.

A questo punto si comprende perché non deve destare preoccupazione se il Cine Play non garantisce un livello del nero basso: nell’uso per cui è perfettamente a suo agio non sarebbe una caratteristica che verrebbe sfruttata… Un altro punto di forza del Cine Play 1 è l’ottica sviluppata in casa da uno specialista come Leica. Non ci sono zone fortunate ed altre invece figlie di un dio minore, come inevitabilmente accade in apparecchi giustamente meno costosi. Forse per l’uso estemporaneo questo obiettivo Summicron è anche troppo, perché con immagini in movimento è facile perdonare qualche imperfezione, specialmente sui bordi dell’immagine, ma la fascia di prezzo in cui si colloca il Cine Play impone comunque un livello qualitativo superiore alla media. Per quanto riguarda le funzionalità di “autoadattamento” delle immagini, che rendono questo apparecchio davvero facile da usare e di utilizzo, valgono le stesse considerazioni fatte in passato. In linea di principio “aborro” (immaginate che pronunci questa parola con la voce di Mughini) queste funzionalità e sinceramente in una installazione fissa andrebbero sempre evitate studiando al meglio il posizionamento del proiettore. Ma nell’uso “mobile” funzionano molto bene.

piedistallo dedicato
Acquistabile come optional (prezzo 400 euro), il piedistallo dedicato, alto circa 65 centimetri, fornisce un supporto molto stabile e permette di tenere il proiettore sempre pronto all’uso ed alla giusta altezza, anche se non si dispone di un tavolino idoneo. Non è un elemento puramente meccanico, ma anche elettrico: permette infatti, grazie ai contatti presenti sia sul piedistallo stesso che sul proiettore, di connettere l’alimentatore sulla base del piedistallo. Se 400 euro possono sembrare tanti, tenete presente che al momento è offerto in bundle gratuito col proiettore.

Mi è capitato di vedere una demo del Cine Play 1 (in occasione della scorsa edizione dell’Audio Video Show di Varsavia) con l’apparecchio posizionato in maniera assurda, quasi a 45 gradi rispetto allo schermo, proprio per dimostrare la validità delle soluzioni offerte. Nel corso del test ho provato a replicare condizioni difficili, magari non proprio così spinte, ma comunque poco naturali e devo dire che il degrado della resa è davvero poco preoccupante. Tutto questo per dire che se avete una parete libera ed una presa per collegare l’alimentatore, anche in situazioni che potrebbero sembrare impossibili, il modo di godervi delle immagini molto gradevoli su grande schermo comunque lo riuscirete a trovare. Ultime note positive riguardano la silenziosità di funzionamento e la presenza (non nel senso di “esserci” ma come attributo della resa) dell’audio di bordo. Anche con il proiettore posto proprio di fronte allo spettatore, quest’ultimo non è in nessun modo infastidito dal flusso dell’aria di raffreddamento scaricata posteriormente, mentre il sistema audio se la cava abbastanza bene quando si gioca in trasferta (in casa ovviamente non si può in nessun modo prescindere da un impianto HT in grado di garantire una resa all’altezza del video!).

Conclusioni

Esteticamente molto accattivante grazie all’estrema cura realizzativa, questo piccolo cubo proiettante garantisce una resa di ottimo livello, alla portata anche dell’utente meno esperto. Non ci riferiamo solo alla facilità d’uso offerta dagli automatismi per la regolazione della proiezione (messa a fuoco, trapezio ecc.) ma soprattutto alla qualità delle immagini ottenibile, come si suol dire, “out of the box”, in default: colori naturali, immagini compatte, prive di artefatti, cromaticamente naturali e con una resa HDR abbastanza convincente. Anche se l’apparecchio è strutturato per essere utilizzato in modo estemporaneo, la qualità della resa, molto accattivante e con limiti accettabili, non ne esclude affatto l’utilizzo in sede fissa. Da non trascurare il fatto che il piedistallo opzionale è attualmente fornito in bundle senza sovrapprezzo.
Mario Mollo


Ci è piaciuto

  • La resa è cinematografica, luminosa, omogenea ma accurata nei dettagli
  • La piattaforma VIDAA offre una dotazione di app completa e molti controlli per la regolazione delle immagini

Non ci è piaciuto

  • Il livello del nero è alto
  • L’effetto rainbow (parametro piuttosto soggettivo) è presente in misura superiore alla media

Leica Cine Play 1

Videoproiettore DLP laser 4k HDR Vidaa
Distributore per l’Italia: Leica Camera Italia S.r.l., Via Mengoni 4, 20121 Milano
Prezzo di listino: euro 3.600,00 (IVA inclusa)

CARATTERISTICHE DICHIARATE DAL COSTRUTTORE
  • Dimensione matrice: 0,47”.
  • Luminosità: fino a 3.000 lumen (Ultra Mode).
  • Rapporto di proiezione: 0,9-1,5.
  • Rapporto di contrasto: 1.500:1.
  • Dimensione dello schermo: 65-300”.
  • Durata della lampada: >25.000 ore.
  • Modalità gaming: latenza <12 ms (1.080p, 120 Hz).
  • Audio: 2×10 W, supporto DTS Virtual X.
  • Rumorosità: < 29 dB (A) @ 1 m.
  • Firmware: Vidaa U7.6.
  • Connessioni: 1 ingresso HDMI 2.1, 1 ingresso HDMI 2.1/eARC, 1 uscita audio mini-jack 3,5 mm, 1 uscita audio digitale Toslink, 2 porte USB 3.0 tipo A, porta Ethernet, Wi-Fi 802.11 a/b/g/n/ac/ax, Bluetooth 5.3, AirPlay.
  • App principali: Netflix, YouTube, Prime Video, Disney+.
  • Dimensioni: 242x261x229 mm.
  • Peso: 6,7 kg

Author: Redazione

Share This Post On

Submit a Comment