Trasportabile extralusso
Il trend è ormai ben consolidato: dimensioni e qualità non sono più aspetti mutuamente esclusivi per un videoproiettore e, nel caso del nuovo top di gamma Hisense, c’è anche il plus dell’eleganza degli accessori per il trasporto.

In principio era il tritubo: così mastodontico che per spostarlo ci voleva un transpallet, così permaloso che, se vi si posava sopra una farfalla, le sudate regolazioni andavano in fumo, così costoso che per quasi tutti rimaneva soltanto un sogno: quello del cinema in casa, naturalmente, che proprio dai tritubo ha avuto origine.
Con l’avvento degli LCD e dei DLP, l’oggetto del desiderio è diventato finalmente accessibile e, con il progredire della tecnologia – dal 4K agli engine ottici dal contrasto sempre migliore, passando dai chip video sempre più evoluti – la qualità della riproduzione ha raggiunto livelli davvero spettacolari. Per parecchi anni, tuttavia, chi cercava un videoproiettore ad alte prestazioni si portava a casa un apparecchio certo molto più piccolo di un tritubo, ma pur sempre dalle dimensioni non trascurabili e il fatto di spostarlo dalla sua dimora era probabilmente un evento legato a necessità di manutenzione.

Sulla parte superiore del pannello posteriore sono raccolte le connessioni: 3 HDMI (un 2.0 e 2 2.1), due porte USB 3.0, le uscite audio (ottica e mini-jack) e la presa di rete. Sul fronte wireless l’apparecchio offre Wi-Fi con compatibilità AirPlay e Miracast, e Bluetooth 5.4.
I piccoli cubi DLP hanno portato una ventata di freschezza, consentendo a tantissimi utenti di avvicinarsi alla videoproiezione con estrema semplicità, senza particolari vincoli di installazione e con costi decisamente contenuti, ma soprattutto con una qualità più che dignitosa. Senza contare la possibilità di portarli ovunque, nella casa delle vacanze ma anche per una sola serata a casa di amici. Da un paio d’anni, infine, hanno visto la luce non pochi apparecchi capaci di abbinare prestazioni di alto livello a dimensioni compatte, rendendo facilmente trasportabile anche il proiettore “buono”: qualcosa che prima sarebbe stata semplicemente impensabile.
L’XR10 porta questo concetto a un livello superiore: non soltanto un’ottima resa racchiusa in dimensioni contenute, ma anche una dotazione di accessori da viaggio di gran classe, grazie ai quali persino ogni spostamento acquista un sapore speciale.
Caratteristiche e funzionalità
Inizierei proprio dalla valigia per il trasporto in dotazione. Le mie competenze in tema di pelletteria sono pari a quelle di un concorrente di Temptation Island in fatto di dinamica dei sistemi non lineari. Per descriverne la piacevolezza citerei la fantozziana pelle umana; però da ingegnere noto dettagli di una certa importanza, indizi di cura progettuale anche in questo elemento non determinante ai fini della resa. Alcuni dettagli, come le cinghie con le fibbie, che ricordano i bauli da viaggio di un tempo, il blocco magnetico della linguetta che chiude lo scomparto del robusto manico telescopico, il sistema con asole che permette di appiattire la maniglia sul corpo della valigia, sono elementi estetici realizzati con stile; ma i lunghi supporti di plastica sono un particolare inserito con un preciso scopo funzionale, quello di proteggere la faccia inferiore quando si posa il trasportino per estrarre il contenuto. Insomma, una valigia molto ben fatta che coniuga estetica e funzionalità.
Ma veniamo al pregiato contenuto. Estratto dal suo elegante involucro, l’XR10 si presenta come un oggetto altrettanto ricercato, nel quale l’ispirazione rétro si combina con elementi decisamente moderni. Il corpo, realizzato prevalentemente in metallo, misura appena 293x273x213 mm: valori notevoli per un apparecchio capace, almeno sulla carta, di prestazioni da proiettore Home Cinema di rango. Meno trascurabile è il peso, pari a 10,6 kg, che rende la valigia qualcosa di più di un semplice vezzo estetico, ma, rubando il termine ad una storica rubrica di AUDIOreview, un “necessorio”.
Il design, a detta del costruttore, è ispirato a quello delle apparecchiature fotografiche di un tempo, con finiture metalliche color bronzo e un coperchietto in plexiglas scuro che lascia intravedere dei led. Il grande obiettivo domina la metà destra del frontale, affiancato dai sensori impiegati per le procedure automatiche d’installazione. Di sicuro un look sui generis ed originale; il fatto che non passi inosservato può essere sia un pregio che un difetto.

Il telecomando in dotazione, dal
piacevole feeling metallico, è l’unica via di accesso alle regolazioni, poiché l’apparecchio è privo di tasti fisici
L’impressione che personalmente ne ho ricavato è di un oggetto di scena di “Star Wars”. Dietro questa veste ricercata si cela un sistema di proiezione DLP con la classica sorgente luminosa TriChroma per la quale Hisense è famosa. I tre colori primari sono generati direttamente da emettitori laser distinti, mentre nelle soluzioni meno raffinate sono prodotti da un laser blu e una ruota colore con fosfori. L’architettura Hisense consente di ottenere una gamma cromatica più estesa, oltre a evitare l’impiego della ruota colore. La casa dichiara una copertura pari al 118% dello spazio BT.2020 e un errore cromatico E prossimo a 0,6.
La risoluzione 4K è ottenuta attraverso la tecnica del pixel shift, la traslazione rapidissima del pannello DMD. Non siamo quindi in presenza di una matrice con risoluzione nativa 4K, soluzione del resto pressoché assente nel mondo DLP domestico, ma di un escamotage ormai ampiamente collaudato, capace, se ben implementato e assistito da un’ottica adeguata, di restituire sullo schermo tutti i dettagli contenuti in un segnale Ultra HD. Il chip a microspecchi è di ultima generazione, di tipo SST (Single Springtip Torsional Pixel), dove il sistema che consente ai microspecchi di basculare è stato modificato rispetto alla generazione precedente. La nuova soluzione garantisce una maggiore efficienza luminosa e capacità di sopportare densità luminose elevate oltre ad un contrasto nativo superiore, perché la luce dello stato OFF viene separata più efficacemente da quella diretta all’obiettivo.
Il gruppo ottico è un altro punto di forza. L’obiettivo è formato da 17 elementi interamente in vetro, scelta che dovrebbe assicurare una migliore stabilità delle caratteristiche al variare della temperatura e con il trascorrere del tempo.
Lo zoom è ottico, motorizzato e dotato di un’escursione di ben 2,38×, alla quale corrisponde un rapporto di tiro compreso tra 0,84:1 e 2,0:1. Si tratta di un intervallo molto ampio per un apparecchio di queste dimensioni, che permette, ad esempio, di ottenere un’immagine da 100 pollici ponendo l’apparecchio a circa 1,86 metri dallo schermo, ma anche di collocare il proiettore molto più lontano senza dover ricorrere a ridimensionamenti digitali.

Sul dorso dell’apparecchio c’è il sensore di luminosità ambiente ed un controllo rotativo per l’accensione/spegnimento e la regolazione del volume. Tenendolo premuto si accede ad un mini-menu per la selezione dell’ingresso. Tra dorso e fianco c’è una copertura in plexiglas che cela i LED di stato e che fa molto “Star Wars”.
A rendere ancora più flessibile l’installazione provvede il lens shift, anch’esso motorizzato, con un’escursione dichiarata di ±130% sul piano verticale e ±46% su quello orizzontale. Numeri normalmente associati a proiettori Home Cinema assai più ingombranti e particolarmente significativi perché lo spostamento avviene per via ottica, senza alterare la geometria dell’immagine né ridurne la risoluzione. Zoom e lens shift così estesi permettono quindi all’XR10 di adattarsi a numerose collocazioni conservando l’intera matrice utile, mentre le correzioni geometriche digitali possono essere lasciate alle situazioni nelle quali un corretto allineamento fisico sia davvero impossibile.
Gli automatismi dell’XR10 vanno sotto il nome di Auto Magic AI Adjusting 3.0; il sistema utilizza quattro fotocamere da 8 megapixel e un sensore tridimensionale ToF per analizzare la posizione del proiettore e la superficie sulla quale viene formata l’immagine. Messa a fuoco, allineamento, adattamento allo schermo e correzione trapezoidale possono quindi essere effettuati automaticamente. Come più volte abbiamo avuto modo di osservare, le correzioni geometriche digitali riducono la risoluzione effettiva delle immagini; lasciamole quindi a casi estremi o estemporanei, dove si rivelano molto comode, anche se il degrado è in effetti molto minore di quello che ci si potrebbe attendere. La luminosità dichiarata è di 6.000 ANSI lumen, quasi il doppio rispetto a molti proiettori lifestyle di fascia alta e sufficiente a ottenere immagini HDR di notevole impatto anche su schermi di grandi dimensioni.
Molto elevato è anche il rapporto di contrasto nativo dichiarato di 6.000:1. L’XR10 impiega inoltre un diaframma dinamico a sei lamelle, regolabile su sette livelli, con il quale il contrasto dinamico può raggiungere 60.000:1. Il sistema interviene sulla quantità di luce che attraversa l’obiettivo in funzione delle caratteristiche della scena, riducendola nelle sequenze più scure per migliorare la profondità del nero e aumentandola quando è richiesta la massima luminosità. La notevole quantità di luce prodotta comporta inevitabilmente una considerevole generazione di calore. Per controllarla Hisense ha adottato un sistema di raffreddamento a liquido, incaricato di gestire separatamente le due principali sorgenti termiche dell’apparecchio (laser e DMD). Oltre a garantire stabilità nelle sessioni di visione prolungate, questa soluzione dovrebbe contenere la rumorosità: il costruttore dichiara un livello non superiore a 34 dB con una temperatura ambiente di 25 °C.
Il supporto ai segnali HDR comprende HDR10+, Dolby Vision e HLG. È presente inoltre la certificazione IMAX Enhanced, abbinata alla compatibilità per l’audio DTS:X per i contenuti che ne prevedono l’impiego. Sopravvive anche il 3D, caratteristica ormai quasi scomparsa dai televisori ma ancora apprezzata dagli appassionati di videoproiezione, per i quali una diagonale molto ampia può restituire a questo formato buona parte della spettacolarità sperimentata in sala.

Il design, piuttosto originale, è caratterizzato dalla ampia sezione del frontale occupata dall’obiettivo con 17 lenti in vetro, e messa fuoco, zoom e lens shift motorizzati.
Non manca una particolare attenzione al gioco. L’XR10 accetta segnali con frequenza fino a 240 Hz, naturalmente a risoluzione inferiore al 4K, e dispone dell’ALLM per l’attivazione automatica della modalità a bassa latenza. Hisense dichiara in modalità Game un input lag non superiore a 20 ms, valore adeguato nella maggior parte degli impieghi.
Il menu di controllo potrebbe essere benissimo quello di un buon televisore con le regolazioni classiche, a cui si aggiungono le funzioni tipiche dei VP (messa a fuoco, trapezio ecc.).
Grazie alla piattaforma smart VIDAA U9, già nota per l’impiego sui televisori Hisense, l’XR10 è del tutto “autonomo”. Sono infatti disponibili le principali applicazioni di streaming, tra le quali Netflix, Prime Video, Disney+ e YouTube, insieme alle funzioni di condivisione dei contenuti e al supporto AirPlay 2. È quindi possibile utilizzarlo senza collegare alcuna sorgente esterna, una caratteristica particolarmente coerente con la sua vocazione trasportabile.
Il proiettore naturalmente è autonomo anche per il comparto sonoro, sviluppato in collaborazione con Devialet e contraddistinto dal marchio Opéra de Paris. Il sistema audio 2.1 ha una potenza complessiva di 31 watt (2×8 + 15 W); può inoltre funzionare come diffusore Wi-Fi indipendente, spegnendo la sezione video.
La dotazione di connessioni comprende tre ingressi HDMI (un 2.0 e due HDMI 2.1 con ALLM, uno dei quali provvisto di eARC). A questi si aggiungono due porte USB 3.0, l’uscita audio digitale ottica, una presa per cuffie e la porta Ethernet, oltre naturalmente alle connessioni Wi-Fi e Bluetooth.
La prova d’uso
Nelle prove di utilizzo ci sono alcune regole precise da seguire, sia che si tratti di componenti video o di apparecchi audio, affinché dal test emergano risultati concludenti e, per quanto possibile essendoci comunque di mezzo un umano, oggettivi. Quella base è: utilizzare software perfettamente conosciuto. Beh, nella prova dell’XR10 ho trasgredito a questo primo comandamento. Non me ne è importato nulla delle tracce test di Spears & Munsil, della scena dell’interrogatorio al buio di “Oblivion” e di tutte le decine di tracce utili a verificare il comportamento della macchina in condizioni limite. L’XR10 è un portento, non ha senso indagare nella sua vita privata per cercare qualche rinsecchito scheletro nell’armadio. È successo semplicemente che dopo aver fatto le regolazioni geometriche (nessuna fatica, gli automatismi hanno centrato subito l’immagine sullo schermo da 120” usato per il test), nella schermata Home della piattaforma è apparso un suggerimento ad una nuova stagione di una serie che mi piace molto (“Reacher”, per la cronaca).
Ho iniziato a guardare e mi sono sparato 5 episodi. Non c’entra nulla con il test ma vi chiederete perché non sapessi nulla della nuova quarta stagione. È presto detto: per motivi di lavoro (sì, faccio anche altro oltre a collaborare con la rivista) torno a casa tardi e o non guardo nulla o mi riguardo serie già viste (“Ted Lasso” – al quarto ripasso – prima, “Resident Alien” ora) e non aprivo Prime Video da tempo. Quindi non sapevo nulla della nuova stagione di “Reacher”. Quando ho a che fare con un display “out of the box”, anche nel caso di prodotti di qualità indiscussa come l’OLED LG che ho a casa, all’inizio c’è sempre una fase di aggiustamenti compulsivi. Beh, nel caso dell’XR10 sono andato a spippolare il menu una sola volta per vedere se c’era qualche impostazione per ridurre l’effetto rainbow, al quale purtroppo sono sensibile e che in questo caso mi ha dato più fastidio del solito. E per vedere e provare le diverse impostazioni dell’iris.
Per il resto l’esperienza di visione è stata proprio un’esperienza. L’apparecchio è luminoso come promette ed il livello del nero sembra molto contenuto. L’effetto HDR è ben riprodotto, grazie alla luminosità consistente e al buon livello del nero, e l’iris funziona molto fluidamente. Come dicevo non ho guardato quelle stesse scene che tempo fa ad esempio avevano evidenziato problemi con un altro cubo di alto livello. Ma quanto ho visto mi ha esaltato: luminosità, piacevolezza nella riproduzione degli incarnati, leggibilità dei dettagli sulle basse luci, compattezza delle immagini, saturazione… Forse non le immagini più definite che abbia mai visto, ma, ripeto, non ho sentito nessun bisogno di andare a toccare i controlli e questo per un proiettore è un evento davvero poco frequente.

La dotazione comprende una valigia per il trasporto, molto curata esteticamente ed altrettanto ben realizzata. L’interno è ben imbottito e suddiviso in scomparti.
Lo schermo da 120” sta davvero stretto a questo apparecchio. Anche l’audio di bordo fa la sua bella figura e nelle “trasferte” non deluderà. Certo, a casa l’XR10 merita un sistema audio di grande impatto. Volendo allungare il brodo concludo ma non credo che dopo le lodi sperticate che ho tessuto fin qui un piccolo appunto possa cambiare qualcosa: sull’XR10 non ci sono tasti di controllo ma si fa tutto col telecomando. Un po’ azzardato a mio avviso, ma in caso di necessità l’app Vidaa per Android e iOS supplisce perfettamente. Invero sulla parte superiore c’è un controllo rotativo di volume che permette la selezione dell’ingresso, ma è un po’ poco
Conclusioni
L’XR10 si incanala nel trend dei proiettori compatti ma capaci di prestazioni elevate che al momento sta andando forte, soddisfacendo, nella fascia medio-alta, tutte le esigenze che attualmente il mercato sembra richiedere: elevata qualità video, trasportabilità, completa dotazione funzionale. Versatilissimo per l’impiego mobile, validissimo per una sala cinema tradizionale, è un apparecchio dall’estetica originale e corredato da una bellissima valigia per il trasporto. Dal punto di vista tecnologico incorpora soluzioni sofisticate, come la sorgente laser TriChroma e il chip DMD SST, l’audio Devialet ed il S.O. Vidaa. Premio EISA, non poteva essere altrimenti.
Mario Mollo
Ci è piaciuto
• La qualità della resa è di ottimo livello
• La piattaforma VIDAA offre una completa dotazione di app e molte funzioni di controllo
• La valigia di trasporto è molto curata
Non ci è piaciuto
• L’effetto rainbow personalmente mi ha dato più fastidio del solito
• Criticabile la scelta di affidarsi al 100% al telecomando
Hisense XR10
Videoproiettore DLP laser 4k HDR Vidaa
Distributore per l’Italia: Hisense Italia. Tel. 800321999 – www.hisense.it
Prezzo di listino: euro 4.999,00 (IVA inclusa)
CARATTERISTICHE DICHIARATE DAL COSTRUTTORE
- Dimensione matrice: 0,47” SST.
- Luminosità: fino a 6.000 ANSI lumen.
- Rapporto di proiezione: 0,84-2,0:1.
- Zoom: ottico motorizzato 2,38x. Lens shift: ±130% verticale, ±46% orizzontale.
- Rapporto di contrasto: 6.000:1, fino a 60.000:1 dinamico.
- Diaframma: a 6 lamelle, regolabile su 7 livelli.
- Durata della sorgente luminosa: 25.000 ore.
- Modalità gaming: fino a 240 Hz a 1080p, latenza ≤20 ms.
- Audio: sistema 2.1 da 31 W (2×8 W + 15 W) Devialet e Opéra de Paris; supporto Dolby Digital e DTS Virtual:X.
- Rumorosità: ≤34 dB. Firmware: VIDAA U9.
- Connessioni: 1 ingresso HDMI 2.0, 2 ingressi HDMI 2.1 con ALLM, uno dei quali con eARC, 1 uscita audio mini-jack da 3,5 mm, 1 uscita audio digitale Toslink, 2 porte USB 3.0 tipo A, porta Gigabit Ethernet, Wi-Fi 7 IEEE 802.11 a/b/g/n/ac/ax/be, Bluetooth 5.4, AirPlay 2 e Miracast.
- App principali: Netflix, YouTube, Prime Video, Disney+.
- Dimensioni: 293x273x213 mm.
- Peso: 10,6 kg.


