LG OLED88Z9PLA e TCL 65X10

Più che di vere e proprie prove standard, si tratta di due “assaggi”, due primi contatti avvenuti al di fuori delle pareti del nostro laboratorio, con due apparecchi che delineano le attuali tendenze del mercato dei televisori.

Si tratta del primo ed al momento unico televisore OLED 8K in commercio e non poteva non recare il marchio di LG, praticamente monopolista nella produzione dei pannelli autoemissivi per televisori, e del nuovo 65” TCL, con pannello LCD con retroilluminazione a Mini LED. Per la prova, o come dicevamo per un assaggio delle loro potenzialità, ci siamo recati a Milano nel caso di LG e addirittura a Varsavia per TCL.

I due eventi hanno avuto luogo a pochi giorni di distanza l’uno dall’altro e ci è sembrata una buona idea affiancarne i due resoconti, approfittando dell’occasione per fare il punto della situazione sul mercato dei televisori e sugli sviluppi tecnologici che ci attendono nel prossimo futuro, in attesa delle indicazioni che a breve ci arriveranno dal CES di Las Vegas i primi di gennaio. Indipendentemente dalla tecnologia utilizzata, il trend della crescita della dimensione dei display è stato continuo a partire dalla prima apparizione degli schermi piatti.

Attualmente la fetta del mercato rappresentata dai tagli dal 55” in su sta divenendo sempre più significativa e le diagonali oltre i 70”, che prima sembravano pura fantascienza, sono destinate ad essere sempre meno insolite e sempre più abbordabili a causa della produzione massiccia di pannelli LCD, con molti attori in forte concorrenza. Per il prossimo anno, per la prima volta dal 2011, è addirittura previsto un seppur modesto calo nella produzione mondiale di pannelli LCD, anche a fronte della crescita della richiesta di pannelli di grande dimensione (la previsione per il taglio 65” è di 37 milioni di unità nel 2020 contro le 30,6 del 2019, fonte IHS Markit, che prevede anche lo stop a nuovi investimenti nelle fabbriche LCD nel 2022).

La stessa LG ha annunciato una riduzione del 44% nella produzione di pannelli LCD nel prossimo anno, per dedicarsi di più alla tecnologia OLED nella quale ha creduto da sempre, anche quando agli inizi non era remunerativa. E la guerra dei prezzi che si è abbattuta sul mercato dei pannelli LCD sta spingendo un po’ tutti i costruttori verso tecnologie innovative che permettano di inserirsi e distinguersi nei segmenti più alti del mercato.

Un aspetto significativo che caratterizzerà la crescita numerica degli schermi di grande diagonale è la risoluzione 8K, sulla cui reale utilità diversi utenti, almeno dal tono delle domande e delle lettere che riceviamo, nutrono qualche perplessità, anche per la attuale assenza di contenuti. La nostra posizione in merito è sempre stata chiara: l’8K si vede molto meglio del 4K con i contenuti nativi al momento solo dimostrativi, ma fornisce un miglioramento anche in 4K ferma restando la necessità di non allontanarsi eccessivamente dallo schermo, cosa che risulterà sempre più facile al crescere delle diagonali.

Il retro del grosso 88” è abbastanza pulito; un pannello copre le connessioni laterali in modo che i cavi siano il più possibile occultati, ed anche in caso di installazione non a ridosso di una parete l’eleganza del prodotto non sarà sminuita.

Più che sulla utilità della risoluzione 8K, forse vale la pena spendere qualche parola sulla “bontà” della nuova risoluzione. Ai lettori più attenti non sarà infatti sfuggita la diatriba in atto tra LG e Samsung sul tema, esplosa alla scorsa edizione dell’IFA dove allo stand LG veniva dichiarata la superiorità dei propri pannelli rispetto a quelli della concorrenza (domestica…) in termini di un parametro detto “contrast modulation”, sacrificato a detta di LG da Samsung per ottenere un angolo di visione più ampio. LG ha anche annunciato che i propri display LCD (tecnologia NanoCell) sono i primi al mondo ad eccedere le specifiche fissate dalla CTA (Consumer Technology Association), specifiche che fanno riferimento alla direttiva 1.03c sezione 7.8 dell’International Display Measurement Standard emanata dall’International Commitee for Display Metrology.

Dal prossimo anno i display che rispettano la specifica (modulazione di contrasto pari almeno al 50%) potranno fregiarsi del logo CTA 8K Ultra HD e tra questi ci saranno sicuramente i TV LG. Siamo curiosi di assistere alla contromossa di Samsung… Ma tutti i costruttori stanno lavorando non solo per accrescere la risoluzione dei propri pannelli ma anche per ridurne il gap di prestazioni in termini di rapporto di contrasto nei confronti della tecnologia OLED, che sotto questo aspetto è attualmente imbattibile.

Alle connessioni presenti posteriormente si aggiunge un box esterno, non disponibile al momento della prova, che consentirà il collegamento delle periferiche di memorizzazione con contenuti 8K e le future sorgenti.

Lasciando per un momento da parte le tecnologie del tutto nuove in fase di sviluppo per la creazione di pannelli autoemissivi (ovvero che non necessitano di una fonte di luce alle spalle del pannello stesso, stiamo parlando ad esempio di Quantum Dot autoemissivi), sono tre le strade già intraprese per pareggiare i conti con l’OLED, ripetiamo, in termini di contrasto (abbattimento del livello del nero), mentre per quanto riguarda la luminosità massima, anche se l’OLED ha fatto grandi progressi, l’LCD risulta vincente. La prima tecnologia ha già raggiunto il nero perfetto e garantisce luminosità da capogiro assieme ad una gamma cromatica amplissima: parliamo dei Micro LED di Samsung, il cui problema è “solo” il costo al momento elevatissimo, aspetto sul quale il costruttore numero 1 al mondo sta ovviamente lavorando. La seconda è rappresentata dall’utilizzo di due pannelli LCD in cascata (tecnologia dual modulation), dove quello di mezzo, tra lampada e pannello esterno, serve come gestore della retroilluminazione, con un local dimming che può teoricamente essere effettuato anche pixel per pixel (se la risoluzione del pannello modulante è la stessa di quello che genera le immagini).

Questa soluzione, oltre che costosa ed ingombrante, è energeticamente decisamente inefficiente: già il pannello “principale” si mangia gran parte della luce della retroilluminazione, due pannelli in cascata moltiplicano i loro bassi rendimenti richiedendo una retroilluminazione ultrapotente e creando grandi problemi di dissipazione del calore. Per questo la dual modulation è una soluzione che troverà sempre maggior impiego nei monitor professionali, dove costi, ingombri, consumi e calore non sono considerati problemi. La terza strada, la più facilmente percorribile e che sarà sempre più battuta, è quella intrapresa da TCL, attualmente il costruttore di TV n. 2 al mondo.

Parliamo dell’utilizzo della retroilluminazione con Mini LED che consente di effettuare il local dimming con numero di zone indipendenti molto elevato (768 nel modello X10 che abbiamo esaminato), ma che aumenteranno già dal prossimo anno. Il costruttore cinese prevede di arrivare a 3.840 zone nel 2021, con 15.360 LED che formano una matrice 48×80 di 4 LED, mentre nel 2023 le zone potranno diventare 7680, con lo stesso numero di LED disposti in una matrice 96×80 da 2 LED. In generale il futuro si preannuncia interessante. Intanto godiamoci quello che ci riserva il presente.

LG OLED88Z9PLA

Un televisore doppiamente unico. Ovviamente perché è il primo e solo display 8K in commercio. Ma anche perché, pur essendo equivalente in termini di dimensioni e risoluzione a 4 pannelli 4K da 44 pollici, è l’unico display con questa densità di pixel, dal momento che pannelli OLED da 44” non esistono. E bellissimo. Potrei dire che il costruttore coreano ci ha quasi abituato a televisori dall’aspetto sorprendente, come il sottilissimo Wallpaper oppure l’OLED arrotolabile. Questo 88 pollici colpisce sia per le dimensioni sia per l’eleganza che lo contraddistingue.

Il telecomando è all’altezza del prodotto, semplice, elegante e perfettamente realizzato.

Indipendentemente dal prezzo, che lo innalza in un “elysium”, in una acropoli, in un mondo difficilmente accessibile per non dire precluso ai televisori delle persone comuni, questo apparecchio è pensato per essere installato (servizio incluso nell’acquisto) in un contesto appositamente concepito, dove non debbono vedersi cavi di connessione attraverso la base cava, dove non c’è posto per altre elettroniche che dovranno trovare una opportuna collocazione che non rechi disturbo visivo a sua maestà che deve regnare indisturbato sotto gli occhi del fortunato proprietario.

La prova, come anticipato, si è svolta in condizioni non standard, anche perché il trasporto di questo bestione da 100 chili sarebbe stato tutt’altro che agevole. Se la montagna non va a Maometto, ci siamo spostati a Milano, ospiti in un hotel centralissimo che affaccia direttamente nella galleria che ci ha ben predisposto, anche se, come vedremo, saremmo stati altrettanto entusiasti anche se le condizioni al contorno fossero state meno propizie… La mattinata a mia disposizione è volata in compagnia del TV, con a disposizione anche una connessione internet e una di antenna, oltre ai miei contenuti preferiti. Purtroppo però non era disponibile il box ausiliario per la riproduzione di contenuti nativi 8K memorizzati su supporti di archiviazione esterni.

Gli unici video 8K che ho potuto visionare erano quelli presenti nella memoria del TV. Avere a disposizione un ambiente confortevole per diverse ore, pur non essendo la stessa cosa che lavorare nel nostro laboratorio, è stata una esperienza probante. La visione del materiale demo 8K è impressionante, non solo per il dettaglio che il pannello offre (è possibile piazzarsi a poche decine di centimetri dal display e comunque non percepire il reticolo dei pixel), ma anche per il senso di tridimensionalità che la risoluzione riesce a generare. Mi viene in mente lo stesso senso di meraviglia provato di fronte alle prime immagini in 3D, solo che in questo caso non c’è nessuna fatica, nessuna forzatura ma solo una estrema naturalezza.

Ma ancora la disponibilità di contenuti 8K è quasi inesistente, per cui mi sono dedicato alle fonti attualmente disponibili. Con i segnali TV, coi quali si suppone l’apparecchio verrà lungamente utilizzato, si avvertono differenze marcate tra canale e canale e tra programma e programma nello stesso canale in relazione alla qualità del contenuto. Si va da immagini gradevoli, non certo scolpite nei dettagli ma comunque non sgranate, a scene piuttosto piatte, dai contorni smussati, anche ad una distanza congrua alle usuali condizioni abitative.

La gestione del movimento è buona ma non perfetta, con piccole incertezze nella riproduzione dei particolari che a tratti mostrano piccole perdite di coerenza. Certo, non è possibile sedere vicino al TV come si può fare visionando i contenuti alla massima risoluzione, ma nel complesso posso dire che il risultato è decisamente soddisfacente e le pecche rilevate sono quelle che caratterizzano anche i TV 4K. Non delude l’upscale dal Full HD: si può godere della generosa ampiezza di questo pannello anche ad una distanza dell’ordine del metro e mezzo, 2 metri. Anche in questo caso si può notare qualche perdita di fuoco dei movimenti di camera, ma le immagini sono compatte, dai contorni ben definiti e con i dettagli restituiti con rilievo e tridimensionalità.

La visione di materiale UHD HDR è eccellente sia per la restituzione dei dettagli sia per la dinamica luminosa del grande pannello OLED, che è capace di ottimi spunti di luminosità. Ho avuto modo di fare anche qualche misura e la luminosità massima rilevata ha praticamente raggiunto i 700 nit con area illuminata al 10%. Ben bilanciata la modalità “effetto hdr”, che vivacizza la resa dei contenuti SDR; con soggetti reali non viene persa la naturalezza anche se la colorimetria è “intensa”. Ho trovato anche molto efficaci i controlli per la riduzione del rumore e del banding; da fruitore accanito di servizi in streaming capita talvolta di incappare in contenuti “difettosi”, ai cui problemi l’apparecchio ha saputo porre brillantemente rimedio.

Quello che mi attendevo potesse complicare la vita ad un pannello così grande è la percezione amplificata del judder, cosa che nella pratica non ha avuto gli effetti attesi e che comunque il motion compensation può attenuare senza introdurre eccessivi artefatti (pratica che personalmente aborro ma che ormai so essere accettabile per gli utenti “generalisti”). Per valutare la resa del sistema audio integrato ho sfruttato la connessione Bluetooth, disattivando le elaborazioni.

L’apparecchio offre un suono esteso, con basse frequenze presenti e fisiche, mentre la gamma media e la voce sono parse un tantino velate. In sintesi, tutto quello che c’è di buono della tecnologia OLED, dal contrasto alla naturalezza cromatica, viene offerto da questo televisore con due marce in più: la dimensione dello schermo che regala una esperienza immersiva e coinvolgente e che permette di fruire della risoluzione anche a distanza non micrometrica e la risoluzione stessa, impressionante, i cui massimi benefici sono al momento fruibili solo con lo scarso materiale preconfezionato ma che diventerà determinante in un futuro non lontano. Già si parla di trasmissioni via satellite 8K anche in RAI per le prossime olimpiadi del 2020…

TCL 65X10

A Żyrardów, a circa 40 minuti di macchina dal centro di Varsavia, si trova lo stabilimento dove vengono assemblati i televisori TCL (ma anche per altri brand), per l’Europa e non solo: qui infatti vengono assemblati apparecchi destinati anche al mercato statunitense.

Durante il montaggio del display TCL viene verificata la stabilità delle connessioni con uno strumento del tutto inatteso, il martello di gomma…

Si lavora h24 su tre turni per una capacità produttiva che supera i 3 milioni e mezzo di televisori all’anno. I televisori qui vengono semplicemente assemblati, dal momento che le tre componenti costitutive, pannello, chassis ed elettronica, arrivano già pronti dalla Cina assieme agli accessori (manuali, cavi, telecomando) direttamente dentro le scatole che poi conterranno il prodotto finito. Il motivo è semplice: in Europa entrano “componenti” e non televisori, pertanto non soggetti ai dazi che graverebbero sul prodotto finale.

Ma il vero motivo per cui siamo arrivati fino a Varsavia non era tanto quello di visitare lo stabilimento, che pure ha fatto un certo effetto, quanto quello di poter trascorrere un po’ di tempo in compagnia del nuovo televisore da 65 pollici X10 che rappresenta, come detto, il primo di una serie di significativi passi in avanti che il costruttore intraprenderà nell’immediato futuro. Anche questo apparecchio quindi ha delle unicità per le quali può essere considerato speciale: per le sue caratteristiche e per le prospettive di sviluppo che ci lascia intravedere. Abbiamo detto che la matrice di Mini LED che costituisce la “lampada” per il pannello LCD è costituita da 15.360 LED che consentono di effettuare il local dimming su 768 zone indipendenti (la migliore concorrenza coreana è attorno alle 480 zone con apparecchi dal costo sensibilmente superiore).

Una camera climatizzata permette di valutare la resistenza a condizioni di temperatura e umidità estreme, che dalla foto non si percepiscono.

Tanto maggiore è il numero delle zone, tanto minore sarà la loro dimensione. Quindi saranno in grado di adattarsi meglio ai particolari dell’immagine. Ovviamente siamo ben lontani dal teoricamente ideale “pixel to pixel”, caratteristica invece insita nella tecnologia OLED dove ciascun pixel può essere controllato e quindi del tutto spento quando serve. Ma è anche vero che i dettagli dell’immagine non sono rappresentati da singoli pixel ma da gruppi più numerosi. Quindi al crescere del numero delle zone in cui è possibile frammentare e controllare la retroilluminazione, in modo che la retroilluminazione si adatti in modo sempre più aderente al contenuto, diminuirà il gap qualitativo in termini di contrasto che ancora separa l’OLED dall’LCD. Che però ha anche delle frecce al suo arco. Prima fra tutte la luminosità.

Il 3,5% della produzione viene sottoposto ad un controllo di qualità; nel caso vengano riscontrati problemi la percentuale dei controlli viene temporaneamente aumentata.

Per quanto l’OLED abbia fatto progressi e potrà progredire, non potrà raggiungere la “potenza” luminosa dell’LCD. Apro una parentesi: in un confronto diretto la maggior luminosità dell’LCD è evidente, ma guardando un display OLED senza l’LCD vicino, la sua dinamica luminosa consente di godere comunque di un ottimo effetto HDR. Altro punto a favore dell’LCD è la gamma cromatica, superiore all’OLED. I pannelli OLED prodotti da LG emettono luce bianca ed il colore viene prodotto tramite un filtro colore come nell’LCD. Solo che negli ultimi anni la tecnologia LCD ha fatto un salto di qualità grazie ai cosiddetti Quantum Dot, ovvero a delle microparticelle utilizzate nella retroilluminazione che permettono di generare uno spettro con rosso, blu e verde molto puri, che si sposano meglio col filtro colore rispetto alla luce del pannello OLED, generando uno spettro più ampio.

La sequenza di montaggio non prevede una taratura completa dell’apparecchio, che richiederebbe troppo tempo, ma solo una regolazione del gamma che dura pochi secondi.

Fra l’altro TCL è stata tra le prime case ad utilizzare questa tecnologia, che è in continua evoluzione e che, come accennato, arriverà tra diversi anni ad essere autoemissiva. Infine l’LCD non soffre (o almeno soffre in misura drammaticamente minore) dei problemi di “stampaggio” che invece affliggono l’OLED. Ma torniamo al tema del numero delle zone della retroilluminazione. Uno dei motivi per cui al momento è difficile andare oltre le 1.000 zone risiede nelle limitate capacità degli attuali chip che permettono di controllare le singole zone. Sembra che i produttori di questi integrati siano solo un paio e, sebbene nulla vieti ai produttori di sviluppare in proprio i chip, il costo da sostenere renderebbe non competitivo il televisore.

Il macchinario che effettua i test di caduta per valutare la resistenza degli imballi.

Ma le case hanno in cantiere la soluzione anche per questo problema: verrà modificato il sistema di controllo e pilotaggio dei LED, passando alla cosiddetta matrice attiva, come se la schiera dei LED fosse essa stessa un pannello LCD. Ed è proprio grazie a questa innovazione che TCL potrà superare, come annunciato, l’attuale barriera arrivando a gestire fino a 5.000 zone indipendenti. E veniamo finalmente al nostro 65X10, capace di una luminosità dichiarata di 1.500 nit, dato conservativo che a detta del costruttore può arrivare a 1.800, con una copertura del 100” dello spazio colore DCI-P3. Per il test ho avuto per qualche ora a disposizione il prodotto da solo e a confronto con la concorrenza OLED e LCD.

I benefìci dell’incremento del numero di zone sono evidenti e sotto questo punto di vista il 65X10 è uno dei migliori prodotti in circolazione e probabilmente è quello caratterizzato dal miglior rapporto qualità/prezzo, avendo uno street price inferiore ai 2.500 euro. Ma ancora siamo lontani dalla performance dell’OLED. Che a sua volta, seppur non sfigurando, non ha la potenza luminosa del TCL, ma questo già lo avevamo detto. L’X10 oltre a fornire una resa video estremamente convincente, è funzionalmente completo e supporta tutti gli standard HDR compreso l’HDR10+.

Le numerose file del magazzino dei prodotti finiti pronti per la spedizione.

Conclusioni

Due televisori “notevoli”, diversi per prezzo, tecnologia, dimensioni, peso… Eppure entrambi estremamente interessanti, per tutti i motivi che abbiamo descritto. Anche avendoli avuti a disposizione per poco tempo non è stato difficile poterne apprezzare la qualità. L’occasione di averli potuti avvicinare è stata propizia per fare il punto sulla situazione, in attesa di tornare sull’argomento dopo il CES, che al momento in cui leggerete queste righe si sarà da poco concluso o sarà sul punto di chiudere i battenti. A presto!

Mario Mollo

Author: Redazione

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