Resoconto di una giornata nella sede della SIM2, un marchio italiano apprezzato in tutto il mondo, che ancora è capace di vivere di tecnologia
Era da parecchio che la domanda mi frullava per la testa. Per vedere dove si fanno i migliori televisori sono stato più e più volte fino in Corea ed in Giappone. Possibile che, pur avendo ad un tiro di schioppo la sede di un marchio importante come SIM2, sinonimo di videoproiezione di alto livello, ancora non c’era mai stata la possibilità di far loro una visita? Ebbene, in occasione della tappa romana del road show che la Casa friulana ha organizzato per la presentazione del nuovo M.150, il videoproiettore a LED, ho deciso di autoinvitarmi. Invero non ho dovuto faticare molto, la mia proposta di una visita è stata subito accettata ed a poco più di un mese di distanza ho potuto trascorrere una giornata a vedere dove e come si fanno i videoproiettori (e non solo) conosciuti in tutto il mondo. A differenza delle visite negli stabilimenti in oriente, dove nulla si può fotografare e tutto è avvolto nel segreto, in SIM2 non hanno nascosto davvero nulla e nulla è stato celato all’obiettivo della mia fotocamera.
Credo che il motivo sia legato a quello che nei due casi è il fattore dominante: da loro è la macchina, da noi è l’uomo. Laggiù non si può fotografare perché si teme che vedendo la macchina all’opera se ne possa carpire il segreto, mentre in SIM2 è il fattore umano ad essere determinante.
Potete aprire un apparecchio, smontarlo, sezionarlo, radiografarlo, vedere come lo fanno: sicuramente imparerete qualcosa, potrete perfino copiarlo, ma le persone che ci sono dietro saranno sempre dieci passi avanti a voi e alla fine dei vostri sforzi vi avranno già battuto con una nuova idea.
Le idee non si possono fotografare e il prodotto più importante dello stabilimento di Pordenone sono proprio le idee; per questo non mi hanno posto limiti alla libertà di curiosare. Grazie a questa ricchezza, la Casa friulana è una di quelle realtà industriali che è capace di vivere di tecnologia, un fenomeno che nel nostro Bel Paese sta divenendo sempre più rara. Onore al merito. Nel giro “turistico” all’interno delle aree di progettazione e produzione sono stato accompagnato per tutta la mattinata da Giorgio Barazza, progettista dei sistemi ottici della Casa, al quale si deve, fra i tanti, il famoso brevetto dell’Alpha Path.
Giorgio è uno dei fattori umani, generatori di idee, di cui sopra; approfitto per ringraziarlo per la pazienza e la disponibilità. Il pomeriggio è stato invece dedicato ad una prolungata sessione di visione, che ha visto protagonisti tre apparecchi, dall’entry level Crystal al top di gamma Lumis passando per il nuovo M.150, che avremo presto in prova. Grazie anche all’ing. Boccato che ha organizzato per me la piacevolissima giornata di cui le foto a corredo dell’articolo spero riescano a ritrasmettervi almeno in parte le piacevolissime impressioni che ho ricevuto.

Qualche scorcio dei reparti progettazione, che non sono molto diversi da come me li sarei immaginati: non si tratta di un luogo asettico, ma giustamente “sporco”, dove teoria e pratica non sono mai separate.

Alcune fasi dell’assemblaggio avvengono all’interno di una camera bianca (sopra), in assenza di polvere che se, finisse sui pannelli o all’interno dell’engine ottico, risulterebbe poi visibile sullo schermo. In quest’area si effettua l’allineamento dei chip DMD: la precisione richiesta è dell’ordine della dimensione del singolo pixel (sotto).

Nell’area di produzione quello che si effettua è un lavoro di assemblaggio e collaudo di parti che, pur provenendo da produttori di tutto il mondo, sono progettate in Casa, realizzate ad hoc. Tutti i componenti ottici, realizzati in Giappone, sono frutto della creatività di Giorgio Barazza. I chip DMD ovviamente vengono da Texas Instruments. In Italia vengono realizzati i circuiti stampati, le plastiche dei cabinet, come anche i cablaggi e le parti per l’imballaggio. In quest’area dello stabilimento lavorano una quindicina di persone, con un ritmo produttivo che può arrivare alle 40 unità giornaliere (foto in alto a sinistra).

SIM2 è proprietaria dello storico marchio Brionvega, col quale commercializza una serie di prodotti dal gusto rétro ma dal contenuto tecnologico attualissimo.
La sessione di visione
La sessione di visione si è svolta in una sala conferenze non troppo diversa da un cinema (1).
Anche con la macchina entry level, il Crystal (2), si riesce ad ottenere un vero effetto cinema con colori saturi e luminosità consistente anche su schermi di diagonale molto ampia. Vedere il Lumis in azione, poi, è stata poi una esperienza mistica: il miglior 3-D che abbia mai visto, in assoluto. Ho visionato alcune clip di Avatar con una naturalezza che fino ad ora non avevo mai sperimentato. Inutile dire che l’assenza di cross talk è pressoché totale.
Il tutto naturalmente su uno schermo che definire di dimensioni faraoniche è comunque eufemistico. La visione dell’M.150 (3) si è svolta su uno schermo più piccolo, ma parliamo sempre di oltre 2 metri di base. La macchina ha confermato le ottime impressioni già avute nel road show, con immagini luminose ed un ottimo 3-D.
L’Etendue: perché i led non sono la scleta ottimale per la videoproiezione
Non fraintendetemi, i LED sono un vero toccasana per la videoproiezione, perché ci fanno dimenticare la lampada e tutte le problematiche ad essa connesse. Ma dal punto di vista progettuale, per le ragioni che Giorgio Barazza ha tentato di spiegarmi, non sono la sorgente otticamente ottimale. Il motivo è da ricercarsi nell’étendue, una grandezza puramente geometrica che caratterizza una emissione luminosa, una grandezza che ha a che fare con la forma e non con l’intensità. Questa grandezza è definita dal prodotto dell’area di emissione per l’angolo solido sotto il quale l’emissione avviene. In un sistema ottico questa grandezza resta costante.
I LED hanno un’area di emissione più ampia di quella di una lampada. Poiché la superfice del chip DMD è quella che è, la sorgente con un’étendue elevata obbliga ad utilizzare ottiche di grande apertura. In queste lenti viene impiegata gran parte della superficie, anche quella prossima al bordo, dove la resa è inferiore, con maggiori aberrazioni, a meno che la lente non sia di altissima qualità. Se prendete un catalogo di un fabbricante di obiettivi, vi accorgete subito che le ottiche più luminose sono le più costose. Per questo motivo non si possono utilizzare cluster di LED per aumentare la luminosità: non si può portare il valore dell’étendue oltre certi limiti. E questo spiega perché, dal punto di vista ottico, non sono la scelta preferibile. Ma i vantaggi superano abbondantemente le controindicazioni. L’M.150 utilizza un sistema di raffreddamento dei LED a liquido (foto a destra), perché lo sviluppo di calore avviene in zone molto piccole, a differenza della lampada che ha un bulbo di grosse dimensioni, sebbene la sorgente sia, come detto, geometricamente molto piccola.
HDR
Non solo proiettori, ma anche display professionali. Si chiamano HDR, ovvero High Dynamic Range, pannelli in grado di riprodurre livelli molto elevati di luminosità (si parla di 4.000 nit, circa 10 volte quella dei normali televisori) ed al contempo restituire alla perfezione le sfumature più sottili di nero. Il cuore del sistema è la sofisticata matrice di retroilluminazione a LED (1): 2.206 nel 47” (da 1,44 watt ciascuno), individualmente controllati per il local dimming più accurato mai realizzato. Per evitare diffusioni di luce spurie la Casa ha realizzato una sorta di maschera, denominata “flower” (2).
I clienti tipo di questi display sono le case automobilistiche, che li utilizzano nei primi stadi della progettazione, che preludono alla realizzazione dei primi prototipi in scala 1:1. Grazie ai display HDR possono ottenere le stesse sensazioni visive che l’automobile offrirebbe dal vero, sotto il sole, potendo così valutare, prima ancora di mettere mano agli attrezzi, che effetto fa una modanatura, la curva del parafango, ma anche cogliere le trame della pelle dei sedili o le plastiche della plancia, e perfino osservare le scritte sugli pneumatici che sono dettagli nero su nero legati solo a riflessioni della luce (3-4).
di Mario Mollo
da Digital Video n. 150 gennaio 2013
Pordenone 12 dicembre 2012















