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Potenzialità massimamente espresse

Grazie all’impiego della retroilluminazione FALD, la nuova serie Q9 sprigiona il 100% del potenziale dei fantastici pannelli QLED del costruttore coreano, continuando ad offrire tutto il corredo estetico/funzionale che caratterizza i prodotti del marchio numero uno del mercato mondiale.

Passata un po’ di moda, vuoi per la maggior complessità ed il costo più elevato, vuoi per le evidenti maggiori attrattive estetiche della soluzione “concorrente” detta edge, la retroilluminazione FALD (Full Array Local Dimming) è stata riportata alla ribalta dall’arrivo dell’HDR. Stiamo parlando del “motore” dei TV a cristalli liquidi. A differenza dei display OLED, i cui pixel emettono luce propria, nei televisori LCD il pannello è come una grande diapositiva: i pixel formano l’immagine ma c’è bisogno di una “lampada” collocata posteriormente (retroilluminazione) per renderla visibile. Per parecchi anni, i costruttori hanno impiegato come sorgente luminosa una schiera di sottili tubi fluorescenti. Negli schermi dei computer portatili, per ridurne lo spessore, in alcuni casi viene utilizzato un solo tubo posto alla base del pannello, con un opportuno sistema di diffusione della luce per renderne uniforme la distribuzione. Questa soluzione è detta “edge”, perché la lampada è collocata sul bordo e non dietro al pannello.

Ma lasciamo i computer e torniamo ai TV. Per ovviare al principale limite dei pannelli a cristalli liquidi, ovvero l’elevato livello del nero causato dall’impossibilità di bloccare efficacemente tutta la luce prodotta dal sistema di retroilluminazione, i progettisti hanno pensato di modulare l’intensità luminosa delle lampade, adattandone il livello in funzione del contenuto delle immagini. Ma a causa della struttura stessa della matrice di retroilluminazione, a bande orizzontali, l’intensità della luce emessa può essere variata solo in modo uniforme su tutta la superficie del pannello. I tubi fluorescenti non consentono cioè di adattare “localmente” la luminosità; se tutta l’immagine è chiara o scura le cose vanno bene, ma nelle situazioni in cui sono presenti simultaneamente aree molto luminose e altre tendenti al nero si può privilegiare solo una parte a discapito dell’altra. Per completezza di informazione, ricordiamo anche la tecnica di modulazione delle lampade detta “scanning backlight”, in cui, accendendo e spegnendo le lampade in sequenza, si simula il funzionamento del cannone elettronico dei CRT. Questa tecnologia serve a migliorare la nitidezza delle immagini, non il contrasto.

Con l’avvento dei LED, che pian piano hanno preso il posto dei tubi fluorescenti, le cose sono profondamente cambiate: l’intensità della lampada, ora formata da una matrice di punti e non più da linee, può essere adattata localmente alla luminosità delle immagini, mantenendo l’intensità elevata nelle aree chiare e potendo perfino spegnere la retroilluminazione nelle zone nere. Stiamo parlando del “local dimming”, tanto più performante quanto maggiore è il numero delle “zone” della lampada individualmente controllabili. Il costo dei LED e della logica di controllo hanno però limitato l’impiego del local dimming ai soli modelli di fascia alta. Inoltre, lo spessore di tutto il sistema di retroilluminazione rende questi display non particolarmente attraenti dal punto di vista estetico. Poiché la potenza luminosa dei diodi luminosi permette di utilizzare una sola striscia di LED anche in pannelli di grande diagonale, consentendo di realizzare apparecchi di spessore contenutissimo, esteticamente affascinanti come quelli di cui Samsung è divenuta simbolo, la soluzione edge non ha faticato a diffondersi, stante comunque la non trascurabile difficoltà di realizzare il sistema di diffusione necessario al funzionamento del sistema.

Diciamo anche, sempre per completezza, che pure i TV edge permettono di effettuare un rudimentale local dimming, utilizzando due file di LED (una collocata alla base del pannello ed una sul lato superiore), soluzione poco efficace a causa del ridotto numero di zone, che tra l’altro si estendono dal bordo del display fino al centro, quindi inevitabilmente troppo ampie per adattarsi bene al contenuto. Nonostante questo, grazie anche al miglioramento del contrasto nativo dei pannelli LCD, la soluzione edge ha praticamente preso il sopravvento sulla FALD, acronimo ora comunemente usato per indicare la retroilluminazione posteriore diretta con local dimming. Ma, come dicevamo in apertura, l’HDR ha riacceso l’interesse per il local dimming, soluzione ideale per soddisfare le antitetiche necessità di elevata luminosità (almeno 1.000 nit nelle specifiche Premium) ed il basso livello del nero, massimo 0,05 sempre secondo le stesse specifiche, l’aderenza alle quali non è ovviamente obbligatoria ma il cui rispetto garantisce un elevatissimo livello qualitativo.

Anche Samsung, che nel corso degli ultimi anni ha prodotto i TV edge esteticamente più accattivanti, ha deciso di adottare per la serie top Q9 la retroilluminazione FALD. E sembra che anche la serie Q8 (pure dotata di retroilluminazione FALD), per la quale la distribuzione in Europa non era inizialmente prevista, arriverà nel Vecchio Continente. I pannelli QLED, capaci di colori saturi e brillanti, sono ora in grado di esprimere il loro potenziale al 100%. Le serie precedenti infatti, pur garantendo immagini luminosissime e davvero molto “intense”, soffrivano dei limiti della tecnologia edge. Nella serie Q9 quei limiti sono un lontano ricordo.

Accanto alla retroilluminazione, la serie Q9 incorpora anche un nuovo filtro antiriflesso denominato Ultra Black Elite, che migliora ulteriormente il contrasto. Tutto questo ovviamente senza nulla perdere delle funzionalità smart tipiche dei TV Samsung e senza nemmeno sacrificare in misura sensibile l’estetica, che rimane ancora un punto di forza. Anche questa nuova serie, infatti, vede il display separato dall’elettronica, alloggiata in un box esterno al quale fanno capo tutte le connessioni, compresa quella, ora unica, dell’alimentazione.

Sul retro dello One Connect Box sono ospitati i quattro ingressi HDMI, le connessioni d’antenna per il tuner sat ed il doppio tuner DVBT e la porta ethernet. Lateralmente invece ci sono tre porte USB 2.0.

 

Novità del 2018, il cavo di interconnessione tra box dell’elettronica e display provvede anche all’alimentazione di quest’ultimo, eliminando la necessità di collegare anche un cordone di alimentazione.

A differenza dei modelli dello scorso anno, che richiedevano l’allacciamento dell’energia sia per il box One Connect che per il display, nei Q9 l’alimentazione del pannello viaggia all’interno del sottilissimo cordone ombelicale che lega le due componenti del prodotto, di colore chiaro e di ridotto impatto visivo. Questa soluzione semplifica l’installazione a parete, non essendoci più la necessità di trovare una soluzione per occultare il cavo di alimentazione. La staffa per il montaggio a filo della parete (“no gap”) è opzionale.

Dal momento che tutti i collegamenti si effettuano sul box esterno, il retro del televisore è estremamente “pulito”;
l’unica connessione è proprio quella con il One Connect Box.
Gli accessori per il montaggio a parete sono opzionali.

Altra novità che la serie Q9 porta con sé è la modalità denominata Ambient, che permette di “contestualizzare” l’apparecchio all’interno dell’ambiente: come un camaleonte, il display si mimetizza nella parete e si integra con essa. Si può scegliere tra una serie di sfondi predefiniti oppure, meglio, si può scattare una foto della parete da inviare al TV tramite smartphone. Il risultato è visivamente molto accattivante, soprattutto se lo sfondo è di tipo geometrico/ripetitivo. Sull’immagine in background il TV propone diverse tipologie di contenuto (meteo, news, foto, musica) a scelta dell’utente. Il consumo in questa modalità è circa la metà di quello normale.

In questa immagine fornita dalla casa ci si può rendere conto delle potenzialità della modalità Ambient. Con una foto della parete l’apparecchio è in grado di “mimetizzarsi” nell’ambiente; in questa modalità il consumo di corrente è circa la metà di quello normale.

Altra funzionalità dell’ultima versione del SO Tizen che equipaggia l’apparecchio è l’integrazione nell’ecosistema Smart-Thing, che trasforma il TV in una sorta di centro di controllo dei dispositivi connessi: frigorifero e aspirapolvere, luci e climatizzazione, sorveglianza e quant’altro… Il mondo prospettato dai film di fantascienza sta pian piano diventando reale.

Il controllo vocale, che all’inizio pure sembrava provenire dal futuro, è divenuto ormai praticamente scontato. Nel caso del Q9 il suo utilizzo è quasi obbligatorio, perché il telecomando, molto bello e realizzato in maniera sopraffina, è comunque davvero minimalista in quanto a dotazione di tasti e l’utilizzo della tastiera virtuale a schermo può risultare farraginoso.

Il telecomando è realizzato splendidamente dal punto di vista costruttivo. La sua natura “minimalista” spinge a cambiare quelle che immagino siano le nostre (di utilizzatori con qualche annetto alle spalle) abitudini d’utilizzo, ad esempio facendo spesso ricorso ai comandi vocali.

Per quanto riguarda le funzionalità più vicine a noi, quelle strettamente legate all’uso HT, iniziamo segnalando la compatibilità con gli standard HDR10+ e HLG. Molto interessante la modalità HDR+, un HDR virtuale che dà una marcia più ai contenuti SDR. Le possibilità di regolazione sono molto buone, anche se la calibrazione con il telecomando in dotazione può essere un po’ snervante… L’interfaccia grafica del SO proprietario è molto affascinante graficamente ma potrebbe confondere gli utenti meno “evoluti”. Il contenuto della schermata principale varia in funzione delle azioni dell’utente, facilitando le operazioni di uso più frequente, con il rischio però di disorientare chi vorrebbe trovare le stesse cose sempre nello stesso posto. La “Guida Universale” purtroppo non è una funzione che risolve tutti i dubbi esistenziali, ma una app che funge da raccoglitore di contenuti da tutte le fonti, per aiutare l’utente nella scelta dei programmi preferiti. Insomma, un apparecchio davvero molto molto smart.

La visione

Questo 65” ha davvero una personalità cromatica e luminosa prorompente, un carattere esuberante che affascina fin dai primi istanti. Se dovesse risultare eccessivamente invadente non è comunque difficile riportarlo ad un maggior contegno. Questo vale praticamente in ogni situazione: l’apparecchio è in grado di soddisfare chi ama una resa estrema, dai colori saturi e dal contrasto “espanso”, ma può diventare estremamente naturale e rispettoso del contenuto selezionando la modalità Film e affinando la risposta per assecondare le proprie preferenze. Dalla resa più intensa fino a quella molto composta, passando attraverso tutte le sfumature intermedie, il 65” Q9 è in grado di rispondere in maniera soddisfacente. Il salto in avanti fatto dalla serie Q9 è davvero notevole e la prima cosa che salta all’occhio è che il pannello non risente più della luminosità ambientale ed il livello del nero percepito non si innalza più quando si abbassano le luci.

La resa della sezione digitale terrestre garantisce un discreto senso del dettaglio coi canali HD, mentre è più morbido coi segnali in definizione standard. Ogni tanto le trame più sottili perdono coerenza in presenza di movimento. L’apparecchio ha mostrato una certa tendenza ad “inchiodare” le immagini, esaltandone la nitidezza e il rilievo, quando il movimento della scena cessa. Questo comportamento, che si è manifestato in maniera palese assistendo alle dirette delle partite del mondiale recentemente concluso, tende ad attenuarsi disattivando le elaborazioni attive di default. L’azione dello scaler diviene più incisiva quando si visionano contenuti in SD preregistrati: il senso di dettaglio percepito è maggiore, anche se non spariscono del tutto le indecisioni sui particolari in movimento.

Nessuna incertezza invece passando all’HD. Ma dove l’apparecchio non ha praticamente rivali è l’HDR. La luminosità e la saturazione cromatica di cui è capace sono incontenibili. Della capacità dei pannelli Samsung di produrre colori saturi anche a livelli di luminosità molto alta eravamo già ben consapevoli. Ma il livello del nero, specialmente in ambienti oscurati, è stato sempre il tallone di Achille dei TV della casa. La serie Q9 ha però nella retroilluminazione FALD un alleato che la rende quasi invincibile. Il livello del nero di cui l’apparecchio è capace è davvero notevole. Ancora non siamo alla perfezione dell’OLED, ma i difetti percepibili sono a mio avviso marginali, e lo dico avendo come riferimento un altro TV LCD che ora, come al momento della sua uscita, era ed è considerato un prodotto eccellente. Qualche alone attorno alle piccole aree fortemente illuminate è ancora inevitabile. A volte la retroilluminazione sembra sconfinare nelle bande nere, e questa è una ingenuità alla quale suppongo si possa porre rimedio con un ritocco all’algoritmo. Ma nel complesso mi sento di poter dire che siamo di fronte ad un risultato ai massimi livelli qualitativi. E con qualche piccolo tocco sui controlli si riesce a rifinire ulteriormente il già ottimo comportamento in default. Una modesta riduzione del contrasto, ad esempio, consente di limitare qualche “bruciatura” sulle altissime luci. Interessante anche la modalità HDR+, che “vivacizza” i contenuti in SDR; anche se per il mio personale gusto ho preferito attenuare i valori di default di retroilluminazione e luminosità, l’effetto è comunque gradevole e non “eccessivo”.

Conclusioni

Parlando di questo 65”, ma quanto segue vale in generale per tutta linea Q9, possiamo dire di trovarci di fronte ad un prodotto di riferimento. Riferimento in quanto a qualità delle immagini, specialmente in HDR. Un riferimento in termini di funzionalità, alcune delle quali davvero particolari come la modalità Ambient. Un riferimento anche per l’aspetto del design, con connessioni praticamente invisibili. Il prezzo è, diciamo, “sostanzioso”. Mi viene spontaneo fare di nuovo il confronto col prezzo dell’apparecchio che considero un riferimento, un TV UHD HDR con local dimming che alla sua uscita, nel gennaio del 2016, costava la stessa cifra nel taglio 58” e 1.000 euro in più nella versione 65”. Vederlo e volerlo è stato un tutt’uno. Le prestazioni del Samsung in quanto a luminosità sono superiori, come più complessa è la costruzione in due blocchi e la ricchezza delle funzioni offerte. Alla luce di queste considerazioni il prezzo del 65” Q9, per quanto sostanzioso, non sembra più così elevato…

di Mario Mollo

 


LE MISURE


Ci è piaciuto:

  • La resa video è ottima, specialmente in HDR: luminosità elevata, nero contenuto, colori saturi… Immagini davvero vive e naturali, davvero dinamiche
  • La modalità Ambient è intrigante
  • La connessione con il cavo unico, che porta al display anche l’alimentazione, consente installazioni a parete esteticamente accattivanti senza richiedere sforzi particolari

Non ci è piaciuto:

  • Non sempre lo scaler rende pienamente giustizia alle potenzialità del display: coi segnali in SD (TV e preregistrati) c’è qualche incertezza nella resa dei dettagli in movimento

Distributore per l’Italia: Samsung Electronics Italia S.p.A., Via Mike Bongiorno 9, 20124 Milano. www.samsung.com/it

Prezzo: Euro 3.999,00

 

Caratteristiche dichiarate dal costruttore

  • Dimensioni (LxAxP): 1450x900x353,4 mm (con base); 1450×830,4×38,9 mm (senza base)
  • Peso: 30,9 kg (con base); 26,7 kg (senza base)

Author: redazione

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