L’imballo quadrato qualche perplessità la suscita: che razza di televisore è quello che offre una prospettiva quadrata? Ma non si erano messi tutti d’accordo per il formato 16:9.? Mah!
L’interrogativo inizia a sciogliersi grazie ad una illustrazione sul fianco del cartone, utile particolare dal quale si intuisce la presenza di un supporto sui generis. E allora, apriamolo ‘sto scatolone!
In effetti, eliminati gli ammortizzatori in polistirolo, ci troviamo davanti un pannello di vetro alto, così ad occhio, un metro e venti, ed all’incirca largo altrettanto, ma la tentazione di estrarlo dal resto dell’imballo, così da poterne valutare appieno l’impatto visivo e le peculiarità, viene immediatamente frustrata dal peso del tutto, piuttosto consistente.
Bene, ora siamo in due, quindi si può fare, ma una volta eliminati cartone, ulteriore polistirolo e coperture/protezioni assortite nasce un altro ineludibile interrogativo: e mò come lo mettiamo?
Eh già, perché questo sofisticato prodotto dell’umana fantasia è stato pensato per essere poggiato a terra, previa installazione di una barra di sostegno da fissare a parete, non ci sono supporti da pavimento: della serie, una volta che l’avete piazzato sarà impegnativo cambiargli di posto.
Design per TV o TV di design?
Dopo un consistente numero di anni, in cui il televisore a pannello è stato, appunto, poco più di un pannello rettangolare dotato di piedistallo, le variazioni stilistiche sul tema essendo principalmente rappresentate dalla varietà della finitura piano-black/opaca, con qualche stravaganza tecnologica quale il supporto motorizzato di un modello della tedesca Loewe, oppure l’appendice “scatolottica” contente l’elettronica del primo mastodontico LCD di Sharp, da qualche anno l’attenzione dei costruttori ha visto allargare i propri orizzonti a comprendere anche l’aspetto estetico dei prodotti: sicuramente per catturare l’attenzione e sensibilizzare gli utenti sull’impatto visivo, anche in ragione del fatto che la superficie occupata da TV piatti molto spesso è piuttosto rilevante, ma altrettanto sicuramente per introdurre elementi di differenziazione dalla concorrenza.
Ed alcuni dei prodotti degli ultimi anni, da questo punto di vista, sono risultati particolarmente azzeccati, per non dire intriganti.
Il design, insomma, non ha risparmiato neanche quello che tra gli elettrodomestici sembrava, per la propria natura, essere il più tetragono a slanci e fantasie; e, come se non bastassero le invenzioni di parecchi dei prodotti presentati da almeno un paio d’anni a questa parte, le recentissime presentazioni del CES hanno formalizzato la nascita del concetto TV di Design, di televisore cioè che viene progettato come un tutt’uno adattando “ab ovo” la convivenza delle parti elettroniche con quelle estetiche, in un’evoluzione del Design per TV che fino ad ora si limitava ad “applicare” la veste ad un prodotto del laboratorio elettronico. Ed è così che si arriva all’OLED curvo proposto da LG, oppure a questo pannello di cristallo nato in Olanda.
Affari estetici e tecnici
Il televisore viene offerto nei due tagli da 55, che è poi quello in prova, 46 pollici, entrambi con identica struttura in cui la lastra di vetro presenta una colorazione puntinata sfumata dal basso verso l’alto, cosicché da distanza il pannello sembra essere sospeso: un bell’effetto, senza dubbio.
La presenza del vetro fa sì che il 55 pollici pesi qualcosa come 42 kg, un valore decisamente in controtendenza rispetto all’andamento attuale che vede TV sempre più leggeri… ma anche senza vetro!
Per come è stato disegnato, il televisore può essere installato in posizione obliqua rispetto alla parete posteriore, perfettamente in verticale, ma sempre poggiato sul pavimento ed agganciato al supporto fornito in dotazione; oppure può essere direttamente appeso, alla solita barra.
Il display è però un LCD e perciò le modalità di installazione mi fanno sorgere un dubbio, in particolare per il posizionamento in obliquo: diciamo che abbiamo posizionato il televisore davanti al divano e che, per nostra fortuna, il che non è detto, gli occhi si trovino all’altezza del display. Bene, l’inclinazione rispetto alla linea di vista fa anche in questo caso quello che normalmente fa quando ci si sposta in orizzontale/verticale rispetto al pannello? Ebbene sì, lo fa; in altre parole, la disposizione inclinata è indicata quando il punto da cui si osserva è più alto del display così da poter compensare l’inclinazione dello sguardo rispetto alla perpendicolare alla superficie. Poco male, basta montarlo in verticale ed il problema è risolto.
Ma a questo punto di dubbio me ne viene un secondo (e allora dillo che sei un rompino!): se anziché il 55” acquisto il 46 che è una quindicina di centimetri più basso che faccio, devo ricomprare anche il divano? Sinceramente la risposta non ce l’ho perché ho provato il 55 e quindi mi tengo il dubbio.
Una conseguenza della particolare struttura del PDL8908 è quella che obbliga ad eseguire i collegamenti prima dell’installazione, perché una volta bloccato nella famosa barra di sospensione non è più possibile scostarlo dalla parete: magari con un po’ di pazienza si riesce pure ad inserire un nuovo cavo HDMI, ma per la posizione delle relative prese (ce ne sono quattro in tutto, che in due casi supportano l’ARC per il collegamento audio ad un eventuale sistema multicanale e l’MHL per il collegamento degli smartphone) l’operazione non è delle più agevoli. Meglio prevedere tutto il prevedibile fin dall’inizio.
Oltre alle HDMI, a supporto delle capacità di riproduzione multimediali, il TV offre anche un gruppo di tre porte USB, una delle quali utilizzabile per il collegamento di un Hard Disk deputato alla memorizzazione dei programmi registrati; a completare il tutto le immancabili prese SCART, audio, videocomposito, nonché i bocchettoni per le antenne. AI plurale, vista la presenza di due sintonizzatori DVB-S2/T2.
Ovviamente c’è anche la presa Ethernet, ma se l’installazione domestica prevede un Acces Point veloce (e magari in banda 5 GHz) della connessione cablata se ne può fare tranquillamente a meno.
Funzioni, anche un po’ speciali
E con l’aggettivo speciali mi riferisco soprattutto alla tecnologia Ambilight di cui il Nostro non poteva, per motivi di classe, essere sprovvisto: i lati interessati dal sistema di illuminazione di Philips sono tre, quello basso essendo a contatto del pavimento, o comunque molto distante dal bordo del pannello, non gioca; le modalità di accensione dei LED sono varie, ma quella che ragionevolmente dovrebbe essere la preferita è la Dinamica, tale cioè da adattare il colore emesso dai singoli LED a quello della corrispondente aerea del display, così da creare una sorta di continuazione dell’immagine oltre il bordo del TV.
Ma forse, per le dimensioni del sistema, questa realizzazione dell’Ambilight non è che colpisca più di tanto, il senso di spazialità che pure con altri modelli c’è e ben netto, qui assume una valenza minore, di più ridotto impatto.

IL 55PDL8908 è uno Smart TV e direi anche decisamente Friendly TV, perché il sistema di gestione è organizzato in modo da essere di immediata comprensione, come del resto in tutti i televisori di pari categoria.
Prendiamo le impostazioni rituali, qui quelle relative alla rete Wi-Fi; se l’Access Point è dotato di pulsante WPS il tutto è questione di pochi minuti e già a questo punto, oltre alla app già installata ed a quelle a disposizione nel market, la fruizione dei contenuti multimediali memorizzati in altri apparecchi presenti sulla rete di casa non richiede che pochi, ulteriori passaggi.
Il software di bordo comprende tutte le estensioni più comuni, dall’app da installare sullo smartphone che così si trasforma in telecomando e display secondario, alla riproducibilità di un nutrito gruppo di formati audio e video prelevabili da qualsiasi dispositivo di rete compatibile con il DLNA (e dunque praticamente tutti, dai computer ai NAS).
La ricerca e la riproduzione del materiale sulla rete sono decisamente veloci, cosa che contrasta con la lunghezza del tempo di risposta mostrato in alcune operazioni: un particolare noioso che fa il paio con la “distrazione” del progettista dell’interfaccia per il quale la sequenza di icone si scorre soltanto dall’inizio alla fine, o viceversa, dimenticando che dall’ultima di esse è possibile saltare alla prima semplicemente convertendo una linea in un cerchio.
Lo strumento previsto e fornito per il controllo dell’apparecchio è un telecomando di dimensioni standard, ovvero piuttosto ingombrante; non ci sono, insomma, dispositivi più compatti e di concezione “moderna”: i due punti a suo favore sono rappresentati dalla tastiera che occupa il retro e può essere utile ad esempio nella navigazione sul Web o in chat ed il pulsante centrale del joystick che abilita una funzione di puntamento tipo mouse quando vi si mantiene poggiato il pollice. In questa modalità, che però è disponibile soltanto in alcune schermate, torna utile la comunicazione su canale radio tra TV e telecomando, cosicché non si è obbligati a puntare i display ma si possono usare posture più comode.
Giancarlo Corsi
(Digital Video 155 dicembre 2013)
Un po’ più di impegno, Mister Philips!
Certo che è parecchio inusuale trovarsi di fronte ad una lastra che nella penombra dell’ambiente oscurato, generata dai LED dell’Ambilight, sembra essere sospesa, priva di appoggio, il che dal punto di vista del designer è certamente un successo.
Parte l’usuale procedura di configurazione e di ricerca automatica dei canali ed al termine, selezionato uno degli ingressi esterni, ci ritroviamo con un pannello grigio e con chiazze di luminosità evidenti, una cosa che vista la classe dell’apparecchio tutto sommato è abbastanza inattesa.
Proviamo a mettere mano alle regolazioni, in maniera non troppo precisa, così da simulare quanto potrebbe essere fatto da un utente tipico, e qualcosa in termini di luminosità del display riusciamo a guadagnarla, ma le disuniformità restano. Bon, vedremo quanto giocano nella visione “vera”.
Certo però che quello che di primo acchito vediamo riporta a galla l’antico dubbio sul “centro dell’attenzione” scelto in fase di elaborazione del progetto dei prodotti cosiddetti stylish, perché molto spesso, come anche in questo caso, la qualità complessiva rimane un passo indietro alla caratterizzazione estetica. Ed è un peccato.
Perché le potenzialità tecnologiche per fare di meglio, in questa fascia di prezzo, ci sono tutte ed una più equilibrata combinazione dell’estetica con le doverose qualità video non può che far bene all’acquirente in prima battuta, ma anche al relativo settore di mercato, soprattutto in periodi come l’attuale nei quali l’attenzione al famoso rapporto qualità/prezzo diviene elemento vincolante.
Quando lo si mette alla prova con un qualsiasi segnale video, trasmesso o pre-registrato, il difettuccio viene ridimensionato dal fatto che mediamente le scene a bassa illuminazione su tutta la superficie non sono così frequenti e dunque, la “media” percepita non è poi così male: ne consegue che un certo senso di profondità c’è, anche se non da primo della classe, anche in forza di un’equilibrata gestione della colorimetria.
Al proposito rileviamo una nutrita serie di regolazioni facilmente accessibili tramite un menù testuale di comprensione ed uso immediati.
Con un po’ di smanettamenti (più diretti e proficui se supportati da un colorimetro, ma fattibili anche sulla base della empirica procedura “correggi e prova”) delle molte regolazioni la qualità video può essere portata ad un discreto livello; giusto per illustrare il criterio di valutazione, diciamo che il discreto qui si riferisce ad una scala in cui il valore massimo è assegnato a televisori di pari quotazione che al momento esprimono il meglio della qualità video. Insomma, va bene il design, ma il televisore deve fare soprattutto il televisore.
La visione 3-D si allinea a quella bidimensionale relativamente alla gestione delle basse luci ma, forse in virtù della tecnologia attiva scelta dai progettisti, gli effetti di cross-talk sono ridotti al minimo, ovvero praticamente inesistenti.
Un aspetto che sicuramente colpisce in maniera decisamente molto positiva è rappresentato dalla sezione audio, che esprime un suono di buona qualità, come dovrebbe essere in un qualsiasi televisore, visto che le immagini devono un buon cinquanta per cento dell’impatto all’audio che le accompagna, ed in particolare in quelli di fascia alta: in poche parole, il sistema progettato per la risposta in bassa frequenza, i “bassi”, funziona ragionevolmente bene, dove con l’avverbio intendiamo che stanti i vincoli geometrici, dai woofer di un TV sicuramente non ci si può aspettare la risposta di un sistema di diffusori tradizionali e qualche venatura da scatola di cartone ogni tanto esce fuori. Il che mi porta a pensare che, magari, su questo particolare televisore sarebbe potuto starci bene un sistema audio un po’ più sofisticato, qualcosa come una soundbar, ovviamente integrata nel vetro.
In conclusione, se nella scelta del televisore l’aspetto estetico (e per certi versi esotico) è quello preponderante, allora il 55PDL8908 è il prodotto giusto, ma se oltre al design cercate la miglior qualità video oggi disponibile, allora sarà meglio volgere lo sguardo in altre direzioni.




