HDR Cinema Like
Dopo averci regalato fortissime emozioni con i suoi videoproiettori, Panasonic torna a far sognare gli appassionati di cinema in casa con una linea di televisori UHD HDR capaci di andare ben oltre le attuali potenzialità del cinema in sala.
Ci siamo. Una nuova era si è ufficialmente aperta. Dopo la presentazione, al CES di Las Vegas, del logo UHD Premium, ecco arrivare i primi prodotti aderenti alle specifiche introdotte dalla UHD Alliance ad inizio anno. Il 58” in prova è uno dei primissimi esemplari giunti in Italia della nuova serie DX900, che rappresenta l’attuale top del catalogo Panasonic.
Ma facciamo un passo indietro. Cosa è successo a gennaio di così importante da indurmi a parlare di una nuova era? In fondo di display UHD in commercio ce ne sono tanti, e di costo paragonabile ai migliori modelli Full HD di non molto tempo fa. Come già più volte ho avuto modo di ribadire dalle pagine della rivista, l’Ultra High Definition non significa solo 4 volte più pixel rispetto al Full HD (3.840×2.160 contro 1.920×1.080), ma anche HDR.
Per chi si fosse perso qualche puntata e non sapesse bene di che si tratta, ho preparato un riassunto che trovate nel riquadro. L’associazione a cui aderiscono molti costruttori, che va sotto il nome di UHD Alliance, ha introdotto un set di specifiche per i televisori UHD che, se rispettate, consentono al costruttore di apporre sull’apparecchio il logo “Premium”. Questo bollino garantisce all’acquirente del prodotto che lo stesso è in grado di riprodurre correttamente i contenuti UHD HDR di prossima distribuzione, sia sotto forma solida (dischi) che liquida (streaming).
Ai tempi dei soli TV Full HD, gli apparecchi non erano tutti uguali, in termini di luminosità massima, contrasto ecc. Nell’era dell’UHD la situazione non cambia e le differenze tra gli apparecchi non saranno certo annullate. Ma la presenza del logo Premium garantisce comunque la compatibilità software ed un livello adeguato di performance hardware. In pratica l’utente che acquista un TV Premium è garantito, nei limiti del possibile, dal pericolo di obsolescenza che caratterizza la gran parte dei prodotti di elettronica di consumo.
Attenzione al fatto che qualcuno dei grandi costruttori, pur aderendo al consorzio UHD Alliance, potrebbe decidere di non apporre il logo su apparecchi che comunque rispettano le specifiche. Potrebbe anche verificarsi il caso di costruttori non appartenenti al consorzio che hanno in catalogo prodotti “complianti”. In ogni caso sarà loro cura rendere riconoscibili ai potenziali acquirenti i loro prodotti. Credo quindi che possiamo essere tutti d’accordo nel ritenere definitivamente chiusa la fase di transizione tra Full HD e UHD e che da questo momento in poi si possa passare al nuovo standard senza rischi.
Non spariranno dal mercato prodotti con caratteristiche meno spinte, dal costo ovviamente più basso, sempre in risoluzione 3.840×2.160 ma che non saranno in grado di riprodurre tutti i colori e tutta la dinamica luminosa prevista dallo standard HDR. L’importante è esserne consci e aver ben chiaro che la risoluzione UHD è solo uno degli aspetti da considerare. Il logo Premium aiuta a riconoscere un prodotto “completo” nella resa: risoluzione, colore, luminosità, contrasto. Ma non è l’unica possibilità. Detto questo vi annuncio che sul nostro 58” il logo Premium invero non è fisicamente presente, nonostante il costruttore figuri tra gli appartenenti alla UHD Alliance. Ma sia l’apparecchio in prova che il 65” che completa in alto la serie DX900 sono certificati Premium, come anche indicato sul sito web della casa. Si tratta di televisori con retroilluminazione LED direct e local dimming.
I progettisti hanno realizzato anche un particolare “convogliatore” a nido d’ape che limita la dispersione di luce tra zone adiacenti del local dimming. La matrice della retroilluminazione in laboratorio ha dimostrato di essere molto potente, superando i 1.000 nit, e la casa garantisce che la luminosità di picco si mantiene molto elevata anche in presenza di ampie porzioni di schermo illuminate. Il sistema operativo dei nuovi TV Panasonic è Firefox OS. La grafica è semplice e moderna, dai colori vivaci. Di default la schermata Home offre tre punti di accesso: ai canali TV, alle applicazioni e ai dispositivi collegati (ingressi digitali e analogici, schede SD e chiavette USB, rete ecc.). Questa schermata può essere personalizzata aggiungendo l’accesso diretto alle fonti preferite.

Lo speciale pannello a nido d’ape presente sugli apparecchi della serie DX900 che riduce l’indesiderata dispersione di luce tra zone adiacenti del local dimming.
La struttura dei menu invece è meno colorata, graficamente impostata come negli anni passati, molto semplice e lineare, ma dall’apparenza non proprio al passo coi tempi. Se l’aspetto non è il massimo, lo stesso non si può dire delle funzionalità offerte; si può avere controllo praticamente su ogni aspetto del funzionamento dell’apparecchio e le possibilità di regolazione della resa non presentano alcuna limitazione. Le voci principali del menu, immagine, audio ecc., sono internamente connesse, nel senso che scorrendo fino in fondo una voce si passa alla successiva senza dovere salire di un livello.
Tra le funzionalità meno comuni vi segnalo quella denominata TV-Anywhere (non una novità assoluta ma non per questo meno interessante), che consente di programmare le registrazioni, vederle (o vedere i canali sintonizzati) lontano da casa attraverso una app disponibile sia per Android che iOS. I telecomandi in dotazione sono due. Quello principale, molto tradizionale e solidamente metallico, presenta in posizione privilegiata il tasto per l’accesso diretto a Netflix, la cui centralità è legata alla possibilità di ottenere in streaming contenuti UHD. Il secondo telecomando, più piccino e maneggevole e sempre realizzato in maniera eccellente, reca al centro un touchpad e può essere utilizzato, grazie ad un piccolo microfono, per impartire al TV comandi vocali.
Nel complesso l’usabilità è molto buona. Il prezzo dell’apparecchio lo colloca nella fascia più alta del mercato, ma anche le prestazioni sono al top. Mi ha un po’ stupito l’assenza nella dotazione di serie di almeno un paio di occhialini attivi per il 3D, mancanza giustificabile solo in modelli di fascia bassa. Anche un doppio tuner DVB-TV non avrebbe sfigurato, anche se l’apparecchio dispone di un doppio sintonizzatore SAT DiSEqC.
Immagini prossime alla realtà
Ho visto in azione questo apparecchio (o meglio il 65”, ma la sostanza non cambia) in occasione di una sessione riservata alla stampa in gennaio al CES. Ne sono rimasto folgorato. Forse il merito è stato anche delle clip utilizzate per dimostrarne le potenzialità. Non nascondo che all’apparire dei primi apparecchi UHD capaci di riprodurre colori oltre lo spazio Rec. 709 ad elevata luminosità, nutrivo qualche perplessità relativamente all’effettiva utilità pratica di tali performance. Anche in questo caso a causa delle clip utilizzate, di grande effetto ma di credibilità praticamente nulla.
Invece l’HDR, utilizzato sapientemente, riesce a donare alla visione una verosimiglianza sconosciuta ai normali TV SDR. Il miracolo è legato a piccoli dettagli, il faro di un’automobile, un lampione acceso, un’insegna, che fino ad ora i normali display ci presentavano identiche all’originale nella forma, ma smorzate nella sostanza cromatica, mentre con l’HDR divengono delle copie conformi, pari espressività luminosa. Una parte del merito della credibilità della resa dei TV Panasonic va probabilmente riconosciuta al colorista Mike Sowa che da tempo collabora nella messa a punto della resa cromatica dei display della casa.

Tutte le connessioni sono occultabili dietro un pannello rimovibile, che permette di collocare l’apparecchio anche al centro della sala mantenendo un’apparenza dignitosa. Due gli slot CI a disposizione.
La potenza luminosa dell’apparecchio non inficia per nulla la naturalezza delle immagini, che mantengono l’impostazione “Cinema Like” dalla quale l’appassionato di cinema in casa non può prescindere. Solo che ora la stragrande maggioranza delle sale cinematografiche non riescono ad eguagliare la qualità dei TV HDR. Se la resa HDR non mi ha sorpreso perché ne avevo già avuto dimostrazione a Las Vegas, grande meraviglia ha suscitato questo 58” alle prese coi normali programmi televisivi, non solo in HD ma anche in definizione standard. Quando il segnale è di buona qualità, le incertezze nella riproduzione sono davvero minime, con linee e trame precise, prive di scalettature e stabilissime anche in presenza di movimento.
Quando la qualità del segnale non è al top la risposta del TV è impietosa e ne evidenzia drammaticamente i limiti. Ma dopo diversi giorni di visione devo dire che nella stragrande maggioranza del tempo la resa è sempre stata di ottimo livello. Non è facile quantificare l’incremento di dettaglio percepito grazie alla risoluzione UHD rispetto a quanto ottenibile in Full HD senza una comparazione diretta. Di sicuro posso dire che le immagini sono molto compatte ed ottimamente definite, grazie anche alla elevata stabilità a cui accennavo in precedenza.

La cura realizzativa del telecomando, che trasmette un solido feeling metallico, è davvero molto elevata. La larghezza ridotta ne facilita l’impugnabilità, anche se la lunghezza non trascurabile richiede qualche manovra in più. Solo i tasti di uso più frequente sono retroilluminati; sarebbe stato utile avere la luce anche sui tasti di controllo di avanzamento della sorgente, che si usano di rado e quasi sempre al buio.

Il telecomando secondario, realizzato con la stessa cura di quello principale, è caratterizzato da un pratico touchpad nella zona centrale e dalla presenza del microfono per il controllo vocale, che funziona in maniera egregia anche con persone come me che non hanno una dizione perfetta.
Va da sé che, stante la qualità dimostrata coi segnali televisivi, la resa con i Blu-ray non poteva riservare sorprese. Anche il motion compensation, attivato non certo per necessità ma per dovere di cronaca, si è rivelato di ottima qualità, con artefatti davvero molto poco visibili. Ho avuto però l’impressione che, anche con tutte le funzioni disattivate, l’apparecchio tendesse un po’ a nascondere il judder naturalmente presente in alcune tracce. Il local dimming coadiuvato dal particolare pannello a nido d’ape funziona molto bene nella quasi totalità delle situazioni.
Ma occorre rilevare che l’alone nei contorni delle piccole aree fortemente illuminate su sfondo nero tende ad essere facilmente visibile. In realtà il problema si palesa in misura evidente con elementi grafici in sovraimpressione, mentre col materiale filmico le situazioni in cui il problema diviene palese sono rare ed occorre selezionare scene ben note per mettere alla corda l’apparecchio, che altrimenti lavora sereno nella stragrande maggioranza delle situazioni, garantendo un contrasto davvero elevato. Come già accennato riguardo alla resa coi segnali TV, non è impresa facile quantificare l’incremento di risoluzione offerto dall’UHD senza un termine di paragone diretto o senza avere almeno lo stesso software in versione UHD e Full HD. In tutte le demo dei diversi costruttori a cui ho assistito il beneficio c’è. Lo dico per quanti magari si stanno domandando se, HDR a parte, valga la pena di passare all’UHD ora che il software ancora è pochissimo.
Una menzione particolare merita la resa audio, decisamente superiore alla media delle TV sottili. Sebbene lo sviluppo in profondità non sia particolarmente pronunciato (non dimentichiamoci che di tratta di un TV con retroilluminazione direct), ci troviamo di fronte ad un apparecchio dallo spessore di oltre 6 centimetri, una enormità rispetto alle misure millimetriche dei prodotti dal design più ricercato. Ma almeno i progettisti sono riusciti a sfruttare il volume disponibile per offrire una resa molto ben caratterizzata alle frequenze più basse.
Non ho dubbi che questo TV sarà il mio termine di riferimento per molto tempo. Gli manca solo una cosa, annunciata invece da un costruttore concorrente: il filtro Moth Eye, utilizzato un paio di anni fa da TV top di gamma Philips e poi abbandonato per motivi di costo. La presenza del filtro rende la superficie del pannello inerte nei confronti della luce ambiente, garantendo il massimo livello del nero dal buio totale alla luce diurna. Pur non essendo fortemente riflettente, lo schermo del Panasonic predilige la penombra per esprimersi al massimo. Per il resto l’apparecchio si è dimostrato eccellente in ogni situazione, facendosi perdonare le piccole imperfezioni della retroilluminazione grazie al mix tra potenza dell’HDR e resa cinematografica.
Le prestazioni rilevate nel nostro laboratorio
Misure eseguite in modalità personale (temperatura colore Caldo 2)
Luminosità di picco: 1.090 nit
Rapporto full on/full off: 3.200
Il pannello, che presenta buon contrasto nativo, mantiene abbondantemente quello che promette in termini di luminosità.
Peso convenzionale unitario. Voto 9
Equilibrio cromatico e temperatura di colore in funzione del livello di illuminazione (bianco conintensità tra il 10% ed il 100%)
La misura evidenzia un’ottima linearità in funzione del livello.
Peso convenzionale pari a 3. Voto 9
Linearità in funzione del livello di illuminazione (bianco con intensità tra il 5% ed il 100%)
Il gamma normalizzato è stabilmente inchiodato sul riferimento. Peso convenzionale pari a 3. Voto 10
Tavola CIE 1931 coordinate cromatiche del bianco e dei colori primari

Rec 2020
La misura evidenzia l’estensione cromatica di cui l’apparecchio è capace. Il nostro software non è ancora stato aggiornato per evidenziare l’area di riferimento.
peso convenzionale pari a 2. Voto 9
Commento alla misure: Per questo apparecchio trovate un set di misure un tantino diverso dal solito. Manca l’uniformità, misura non effettuata per una serie di concause logistiche mentre per il gamut i grafici sono due. Oltre alla misura standard, abbiamo anche verificato l’estensione dei colori impostando l’apparecchio in modalità Rec 2020, tanto per avere un’idea della profondità dei colori ottenibili. Non trovate nemmeno la solita differenziazione della luminosità e del contrasto nelle modalità che chiamiamo ottimale e aggressiva. Anche in questo caso per le motivazioni di cui sopra. Abbiamo comunque riportato la massima luminosità che l’apparecchio è in grado di esprimere (oltre 1.000 nit!), mentre il rapporto full on/full off si riferisce alle condizioni in cui sono state effettuare le altre misure (modalità personale, temp. Colore Caldo 2).
Voto finale 9,3
di Mario Mollo
Ci è piaciuto
- La resa UHD HDR è realistica
- Ottima la qualità video coi segnali televisivi anche in definizione standard
Non ci è piaciuto
- La retroilluminazione evidenzia qualche limite in alcune situazioni, per altro non frequenti
- La dotazione avrebbe dovuto includere almeno un paio di occhialini attivi per il 3D
L’HDR in pillole
HDR sta per High Dynamic Range. In fotografia è arrivato già da un bel po’, tanto che perfino con alcuni smartphone è possibile catturare immagini ad alta dinamica. Dal momento che il sensore del telefono (o della fotocamera) non è intrinsecamente capace di catturare tutta la dinamica luminosa delle scene ad elevato contrasto, come ad esempio accade nei controluce, si ricorre ad un artificio concettualmente semplice.
La fotocamera esegue diversi scatti in rapidissima sequenza, di solito tre, ma con esposizioni diverse. Uno scatto serve per riprendere correttamente le zone più luminose, dove inevitabilmente le ombre risulteranno fortemente sottoesposte. Un altro scatto viene impiegato per catturare i dettagli sulle basse luci, ma questa volta saranno le aree chiare bruciate. Il terzo scatto serve infine per riprendere in maniera ottimale tutto il resto. Sarà poi il software del telefono o della fotocamera (ma ci sono anche programmi di fotoritocco che eseguono “esternamente” questo compito se gli vengono dati in pasto i tre scatti) a mettere insieme le tre aree correttamente esposte in un unico fotogramma. Naturalmente il soggetto non deve muoversi tra uno scatto e l’altro; per questa ragione i paesaggi sono i protagonisti principali dell’HDR fotografico. Nel cinema l’artificio dei tre scatti non è utilizzabile, ma i mezzi tecnici a disposizione hanno ben altre potenzialità (e costi) rispetto agli smartphone ed alle migliori fotocamere; parliamo delle cineprese digitali ad alta dinamica. E poi c’è sempre la postproduzione (e la computer grafica)…
Una volta catturata, in un modo o nell’altro, l’immagine HDR, resta il problema della sua visualizzazione. Nella quasi totalità dei display l’immagine viene generata a partire dalle tre componenti RGB. Il massimo livello luminoso ottenibile con un display RGB è quello del bianco, ottenuto dalla somma delle tre componenti rossa, verde e blu accese al massimo livello. Si comprende quindi che le singole componenti (e tutte le loro combinazioni) non potranno mai avere la stessa intensità del bianco. Nella vita reale non serve andare in montagna a fotografare un tramonto per mettere in crisi un normale display.
Pensate ad una scena frequente nei film come quella di un pedone che attraversa un incrocio in città. Da qualche parte nell’inquadratura ci sarà qualcosa di bianco (o simile), tipo un cartellone pubblicitario o la maglietta di un bambino, ma anche le luci dei semafori o gli stop delle auto. Mettiamoci ora nei panni di chi sta lavorando alla creazione del master per il Blu-ray del film e deve aggiustare la colorimetria di questa scena. Supponiamo anche che le riprese siano state fatte con un sistema ad alta dinamica. Il colorista sa che la scena sarà riprodotta sui nostri normali televisori, che hanno un livello del bianco che raramente eccede i 500 nit.
Il meschino ha due possibilità. Se vuole mantenere sufficientemente vivaci i piccoli spot colorati, dovrà collocare il bianco di riferimento su un valore più basso del massimo, ma il bianco decade verso il grigio. La seconda possibilità è quella di salvare il bianco e allora per forza di cose deve “smorzare” i rossi e i verdi delle luci dei semafori. Nel primo caso poi, con i soli 8 bit del sistema di codifica dei colori, appena bastevoli per riprodurre immagini senza solarizzazioni, il numero di livelli a disposizione per riprodurre le gradazioni dal nero al bianco di riferimento (praticamente il 99% dell’immagine) si ridurrebbe in misura eccessiva. Arrivati a questo punto dovremmo esserci resi conto di cosa serve per riprodurre in maniera soddisfacente le immagini HDR.
Occorre innanzitutto un display molto luminoso, non tanto (o non solo) per accecarci con il solo bianco, ma per garantire anche ai colori intermedi una intensità più alta del bianco di riferimento, che non sarà più il massimo riproducibile dal display bensì un valore più basso, ma comunque comparabile con quello degli attuali display. Inoltre servono più gradazioni cromatiche per evitare il banding, ed a questo servono i 10 bit.
A fronte della loro maggiore luminosità massima, i display HDR devono comunque garantire un livello di contrasto comparabile a quello attuale, quindi non basta farli più luminosi ma devono mantenere basso il livello del nero. È questa la ragione del ritorno in grande della retroilluminazione direct con il local dimming. Ed è per questo che ai display OLED, il cui picco del bianco è inferiore a quello degli LCD, è richiesto un livello del nero più basso. Dal momento che l’HDR dà ai colori la possibilità di raggiungere livelli prima preclusi, era logico dar loro l’occasione di esprimersi al meglio, con maggior profondità. Lo standard dell’HDR introduce quindi lo spazio colore Rec. 2020, più ampio del Rec. 709 dei Blu-ray Full HD.
M. Mollo






18 Ottobre 2016
Ottimo il servizio.
Il modello 40DX700E sembra avere il dual tuner DVB-T2.
saluti
DB