Riva Turbo X

Un marchio come ce ne sono tanti, un nome di prodotto roboante e “chiassoso”, la promessa di essere diverso dal solito: sembra che ci siano tutti gli elementi per classificare il Riva Turbo X come uno dei tanti belli ma inutili. Sembra…

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Il Turbo X è disponibile in bianco o in nero. La costruzione sembra accurata, il telaio solido e poco propenso a rumori vari anche quando si attiva l’ascolto a 100 dB, gli inserti di gomma sul pannello inferiore offrono protezione ai graffi ed elevata stabilità.

La parola turbo è un trucchetto della comunicazione che sembra funzionare da sempre, da quando abbiamo iniziato ad associarlo a prestazioni super: era (giustamente) turbo la mitica Renault 5 degli anni ’80, ma sono stati “turbizzati” anche dentifrici, detersivi e smacchiatori dei giorni nostri. Arriva un altro turbo, questa volta sulla mia scrivania, e all’inizio la cosa non mi suscita nessuna sensazione.

Anzi in realtà all’inizio ho provato quasi un senso di noia e fastidio: prestazioni elevate ostentate da un piccolo diffusore wireless come ce ne sono tanti in circolazione e per di più a prezzo anche più basso di questo.

Dovere professionale e scatta la piccola indagine: scopro che Riva Audio è sì un nome nuovo ma nasconde un team di esperti del settore audio, e di musica in senso più ampio della parola, che fa parte del gruppo Audio Design Expert che in USA lavora a 360 gradi nell’audio consumer e professionale, home e car.

Il boss Thomas ‘Rikki’ Farr è uno che nella sua vita ha fatto da partner tecnico a quasi 5.000 concerti a gente del calibro di Pink Floyd, Led Zeppelin, Rod Stewart, Miles Davis, Bob Marley, The Who, Jimi Hendrix, The Doors, Prince… In una età in cui tanti suoi coetanei si godono il buen retiro, soprattutto nella sua California, Rikki si lancia nella nuova avventura di Riva Audio con un obiettivo ben chiaro e diretto: riuscire a comprimere nei pochi centimetri di ingombro del suo Turbo X una dose elevata di decibel e buon suono.

La musica di peso

Il primo impatto fisico con il Turbo X lascia subito il segno: l’oggetto è estremamente “denso”, con una elevata massa in considerazione dell’ingombro sostanzialmente contenuto. Altri prodotti simili vantano valori alla bilancia ben più contenuti, segno di una ingegnerizzazione spinta che riduce componenti e relativo peso.

Uno schema della disposizione degli altoparlanti:  i tre attivi sono collocati sui pannelli laterali e su quello frontale, i quattro radiatori passivi sul frontale e sul pannello posteriore. Sono simili nella struttura ma diversi per gamma riprodotta.

Uno schema della disposizione degli altoparlanti: i tre attivi sono collocati sui pannelli laterali e su quello frontale, i quattro radiatori passivi sul frontale e sul pannello posteriore. Sono simili nella struttura ma diversi per gamma riprodotta.

Anche la fattura del prodotto regala alle mani una buona sensazione: il guscio di plastica con cui è realizzato appare solido, ben assemblato e non sembra cedere alla torsione e nemmeno si produce in quel concerto di scricchiolii che accompagnano tanti oggetti di uso comune. La presenza sul pannello inferiore di inserti in gomma è un plus piccolo che apprezzo molto, o meglio apprezzo l’attenzione del progettista che ha pensato a fare in modo che sia il diffusore che il piano su cui verrà appoggiato non potessero accusare danni e segni da contatto maldestro.

Appena lo tocchi il Turbo X è subito una sfilza di lucine che si accendono: è la pulsantiera collocata sul pannello superiore di tipo touch appunto. Qui sopra abbiamo, partendo da sinistra: l’accensione, inserimento circuito Trillium Sound, attivazione Bluetooth, mute, volume – e volume +, tasto Turbo. Tutto chiaro a parte il Trillium e il Turbo, proprio quello che dà il nome al prodotto.

Il primo è un circuito di pseudo-surround, inserito il quale dovremmo avere un suono più “coinvolgente”, addirittura con un fronte sonoro di 300 gradi almeno a quanto dice il produttore. Il circuito utilizza tre altoparlanti (dei fullrange da 60 mm) disposti sui lati e sul frontale dell’apparecchio. A questi si aggiungono altri quattro trasduttori (sono dei radiatori passivi secondo le scarne informazioni tecniche sull’argomento) che si occupano della gamma bassa: due sul pannello anteriore e due posteriormente.

A questi altoparlanti corrisponde una sezione di potenza dichiarata di 45 watt. Adesso comincia ad essere motivato il peso consistente del piccolo Turbo X… A proposito di Turbo: sfioro il tasto con la grande T per verificare l’effetto della tanto decantata caratteristica del diffusore. La scheda tecnica parla di un livello sonoro che può arrivare addirittura a 100 dB con il Turbo attivato.

I sette tasti a sfioramento con i quali possiamo gestire tutte le funzioni della macchina. L’attivazione del collegamento Bluetooth è veloce e precisa sia per il pairing iniziale che per i collegamenti successivi.

I sette tasti a sfioramento con i quali possiamo gestire tutte le funzioni della macchina. L’attivazione del collegamento Bluetooth è veloce e precisa sia per il pairing iniziale che per i collegamenti successivi.

Onestamente non sono in grado di confermare questo dato (che dipende ovviamente dalle condizioni di misura). In questi casi mi fido più delle mie personali percezioni che mi fanno stabilire non i decibel, non gli hertz, non la distorsione ma solo il mio piacere di ascoltare o meno un determinato prodotto.

Devo ammettere che il Turbo X in funzione T tira fuori una voce bella potente: alza il livello in maniera netta, decisa, forse addirittura esagerata per un uso a scrivania. Ecco, immagino un doppio utilizzo del diffusore: ascolto normale in campo ravvicinato, ascolto turbizzato quando vogliamo condividere la propria musica con altre persone in tutta la stanza o addirittura all’aperto. I progettisti hanno inserito in questo diffusore una batteria di elevata capacità che è accreditata di una autonomia di oltre 26 ore lontano dalla presa di corrente in modalità normale e oltre 6 ore in versione Turbo 100 dB.

Connettività versatile

Da prodotto moderno e dedicato ad un pubblico diversificato, il Turbo X presenta due sole connessioni che però lasciano la possibilità di collegare un gran numero di sorgenti. La più versatile e “comoda” indubbiamente è la possibilità di fare streaming via Bluetooth con il supporto prezioso del codec aptX, quello che ha come obiettivo di portare allo stesso livello qualitativo il collegamento senza fili con quello tipicamente cablato.

A questo si affianca l’input in formato minijack da 3,5 mm che in pratica copre tutti i collegamenti con sorgenti audio analogiche. A questo stesso ingresso possiamo collegare direttamente anche un giradischi con testina MM: il DSP di bordo provvederà a effettuare l’equalizzazione del segnale in ingresso così da evitare un pre-phono dedicato.

Il pannello posteriore con le connessioni cablate del Turbo X. Le due USB, sia la mini che la tipo A, non gestiscono flusso audio ma servono rispettivamente per aggiornamenti software e per la ricarica di iPod e iPhone.

Il pannello posteriore con le connessioni cablate del Turbo X. Le due USB, sia la mini che la tipo A, non gestiscono flusso audio ma servono rispettivamente per aggiornamenti software e per la ricarica di iPod e iPhone.

Un piccolo gadget che può tornare comodo. Sullo stesso pannello posteriore abbiamo anche una porta miniUSB e una USB tipo A ma entrambe non sono abilitate alla funzione audio: la prima potrà essere utilizzata per caricare nel diffusore eventuali prossimi aggiornamenti software, la seconda per ricaricare iPhone o iPod. Ancora sul pannello posteriore una spia a forma di batteria indica visivamente il livello della carica.

L’app dedicata al Turbo X nelle due versioni con fondo bianco o nero, a replicare la colorazione dello speaker. L’app non si integra con il player che abbiamo su smartphone e tablet ma ci permette di utilizzare le funzioni di controllo dello speaker.

L’app dedicata al Turbo X nelle due versioni con fondo bianco o nero, a replicare la colorazione dello speaker. L’app non si integra con il player che abbiamo su smartphone e tablet ma ci permette di utilizzare le funzioni di controllo dello speaker.

Ascolto

I due circuiti proprietari del Turbo X hanno dato risultato diversi tra di loro. Quello più positivo e tangibile è il Turbo: l’innalzamento del livello sonoro è consistente e reale nella sostanza ma meno sguaiato di quanto possa far pensare il nome per quanto riguarda l’aspetto timbrico. Non possiamo di certo aspettarci la qualità di un circuito audio ad alta fedeltà propriamente detto ma il piacere all’ascolto di questo Turbo X è elevato.

Il DSP integrato nell’elettronica di bordo ha una funzione specifica per il collegamento diretto di un giradischi con testina MM. Non sarà certo un pre-phono a tutti gli effetti ma per un secondo impianto e/o per un ascolto veloce è una feature che fa la differenza.

Il DSP integrato nell’elettronica di bordo ha una funzione specifica per il collegamento diretto di un giradischi con testina MM. Non sarà certo un pre-phono a tutti gli effetti ma per un secondo impianto e/o per un ascolto veloce è una feature che fa la differenza.

Lo è (almeno per i miei gusti personali) in maniera ancora più netta in modalità normale: a livello basso o medio-basso mi sono gustato, ad esempio, la tromba di Winton Marsalis che sembrava uscire fuori da un sistema tipicamente hi-fi da 1.000 euro con un piccolo amplificatore da 30 watt e una coppia di diffusori a due vie com midwoofer da 130 mm.

Un suono raffinato, preciso, dettagliato e arioso anche se arriva da un diffusore sostanzialmente mono. Qui potrebbe essere d’aiuto il circuito Trillium che, a mio avviso, non è così evidente e netto e va verificato caso per caso, o meglio posizione per posizione. Se giochiamo un po’ con le pareti ai lati del Turbo X, sfruttando le riflessioni, la sensazione di un suono avvolgente ci può stare; molto meno avvertibile quando le pareti sono lontane.

Quindi: voce grossa quando serve ma anche raffinata e precisa in tutti gli altri casi; facile trasportabilità e lunga autonomia; buona connettività; elevata cura nella costruzione; design essenziale ma per questo facilmente adattabile ad ogni ambiente e situazione. Anche se poco noto e con qualche lacuna (USB audio e funzionalità di rete ad essere pignoli), il Turbo X si è dimostrato un prodotto valido, “intelligente” e da prendere in considerazione per un sistema on-the-go dalle buone prestazioni.

Vincenzo Maragoni


Riva Turbo X
Diffusore attivo portatile con Bluetooth
Costruttore: Riva Audio, USA. www.rivaaudio.com
Distributore per l’Italia: HiFight, Rubano (PD). Tel. 049 7450108 – www.hifight.it
Prezzo: euro 349,00

Caratteristiche dichiarate dal costruttore

  • Altoparlanti: 3×60 mm fullrange; 4×60 mm radiatori passivi.
  • Potenza: 45 watt.
  • Connessioni: minijack 3,5 mm, Bluetooth aptX.
  • Alimentatore esterno: App per iOS e Android.
  • Autonomia batteria: oltre 26 ore.
  • Dimensioni: 230x89x105 mm.
  • Peso: 1,4 kg

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