SVS SB12NSD + PB12NSD

Chiuso o reflex?

Due subwoofer, lo stesso costruttore, lo stesso amplificatore di potenza e lo stesso trasduttore utilizzato. Il primo sub ha una cubatura decisamente contenuta per un dodici pollici, totalmente chiuso e nemmeno tanto pesante. Il secondo ha dimensioni quasi doppie, un grosso condotto reflex e… basta. In questo test doppio andiamo allora a vedere quali sono le differenze sonore dello stesso altoparlante caricato in bass reflex in sospensione pneumatica. Sembrerebbe tutto scontato, specialmente per quelli che si sono letti due note di teoria pura. Invece…

Il modello SB12NSD è di dimensioni minori ed utilizza con lo stesso trasduttore la configurazione a sospensione pneumatica.

Il modello SB12NSD è di dimensioni minori ed utilizza con lo stesso trasduttore la configurazione a sospensione pneumatica.

I due subwoofer SVS fanno il loro ingresso in sala d’ascolto appena rimossi dai loro generosi imballi. Piccolo, quasi cubico e totalmente chiuso attorno ad un woofer dall’aspetto minaccioso il primo, mentre il secondo è di dimensioni e peso maggiori, utilizza lo stesso woofer, ma ben piantato sul pannello frontale possiede anche un generoso condotto reflex, svasato, di grosso diametro e molto lungo all’interno del mobile, che comunque pesa molto più dell’altro. Si tratta di una doppia proposta del costruttore, molto meno semplice di quella che può sembrare all’apparenza. Il trasduttore utilizzato in entrambi i modelli è realizzato per emettere le basse frequenze fino ad un livello notevole di pressione. L’anello di sospensione esterna è infatti di dimensioni notevoli ma a differenza di tanti altoparlanti simili ha una cedevolezza notevole, giusto per non dover avere a tutti i costi una massa mobile esageratamente pesante. Sappiamo tutti che un altoparlante nato per avere una bassa frequenza di risonanza deve possedere un saggio bilanciamento tra massa della membrana in movimento e cedevolezza della sospensione.

È la radice quadrata del prodotto di queste due grandezze che ci permette di poter ottenere una frequenza di risonanza bassa. A parità di tutte le altre condizioni una massa molto elevata consente una rigidità molto elevata o se volete una cedevolezza molto ridotta delle sospensioni. Il vantaggio di questa scelta si può valutare nelle dimensioni ridotte del volume del box, mentre lo svantaggio è costituito dalla notevole inerzia della membrana che impiega un certo tempo per mettersi in moto o per fermarsi. Dall’altro lato possiamo avere una bassa frequenza di risonanza con una massa molto leggera della membrana ed una cedevolezza molto elevata. In questo caso il vantaggio è dato da una maggiore prontezza dell’equipaggio mobile a mettersi in moto e a fermarsi, mentre gli svantaggi riguardano la tenuta in potenza ed i volumi di lavoro molto onerosi in termini di dimensioni.

Il modello PB12NSD è realizzato con una configurazione bass reflex. È possibile infatti notare le maggiori dimensioni e soprattutto il grosso condotto di accordo sul pannello frontale.

Il modello PB12NSD è realizzato con una configurazione bass reflex. È possibile infatti notare le maggiori dimensioni e soprattutto il grosso condotto di accordo sul pannello frontale.

Negli ultimi anni abbiamo assistito ad una decisa virata verso la prima soluzione, con mobili molto contenuti ma con basse frequenze non sempre convincenti. Oggi per fortuna c’è una sorta di inversione di tendenza, visto che si può contare, sia per la risposta che per la tenuta in potenza, in escursioni molto più lineari. Ma non è tutto. Un buon subwoofer deve possedere una dote difficile da quantificare con la sola teoria. Se lo smorzamento si può prevedere teoricamente con una buona precisione non è detto che poi all’ascolto si possa prevedere una condanna oppure una assoluzione con buona certezza. A parte l’ambiente che deve essere “pronto e fermo” per ospitare un subwoofer che scende molto in frequenza, oggi c’è una sorta di rivisitazione di tante teorie che in passato hanno letteralmente alzato un muro molto alto tra i fautori delle diverse configurazioni. L’utilizzo massiccio del DSP consente infatti una modellizzazione della risposta molto più elastica e, come nel caso di SVS, molto più intelligente.

Parliamo un po’ della casa costruttrice. La SVS è nata alla fine degli anni ’90 ad opera, così narra la storia, di un gruppo di appassionati poco soddisfatti dalle prestazioni e dal prezzo dei subwoofer prodotti all’epoca. Lo so, è la stessa storia che sentiamo spesso, raccontata in genere da molti costruttori americani, tanto che si potrebbe dedurre che in quel periodo in America doveva circolare un bel po’ di robaccia. Nel caso della SVS ci deve essere evidentemente qualcosa di vero, visto che il marchio in pochissimo tempo ha scalato le classifiche dei subwoofer performanti e poco costosi, fino ad essere oggi un marchio molto apprezzato negli States, anche se poco conosciuto in Italia.

La costruzione

La realizzazione di entrambi i subwoofer è praticamente simile: medium density di buono spessore e densità, incollaggio a regola d’arte e studio e soluzione di tutto quanto può inficiare una buona prestazione a causa di deformazioni meccaniche sempre in agguato quando si parla di basse frequenze. Il trasduttore una volta rimosso è stato analizzato con attenzione sia per quanto riguarda la costruzione che i parametri scelti in fase di progetto. Il cestello in pressofusione ricorda troppo da vicino quello dei Peerless di ultima generazione, ma alcuni particolari costruttivi mi richiamano alla mente i nuovi trasduttori della Scan-Speak. La membrana è realizzata in alluminio, mentre l’anello esterno della sospensione è in gomma, ed appare al tatto abbastanza cedevole. La misura dei parametri caratteristici evidenzia una risonanza molto bassa a circa 17 Hz, con una massa della membrana di 180 grammi, lontana quindi dalle masse da quasi mezzo chilo misurate solo qualche anno fa e la cedevolezza vale 0,47 mm/N, un valore medio, che concilia il rapporto spostamento/forza tre le due possibilità viste prima. Il complesso magnetico è costituito da due anelli di ferrite sovrapposti chiusi posteriormente da un fondello adeguatamente dimensionato per le escursioni notevoli della bobina mobile.

L’elettronica di potenza utilizza un DSP per il trattamento dinamico del segnale ed un amplificatore da 400 watt rms in classe D. Notare le dimensioni ridotte e l’assenza di qualsiasi aletta di raffreddamento.

L’elettronica di potenza utilizza un DSP per il trattamento dinamico del segnale ed un amplificatore da 400 watt rms in classe D. Notare le dimensioni ridotte e l’assenza di qualsiasi aletta di raffreddamento.

Il fattore di forza vale 13 tesla per metro ed assicura un “buon motore” per spostare velocemente la bobina mobile. Il fattore di merito totale vale 0,32 e sembrerebbe più adatto ad un bass reflex che alla sospensione pneumatica. I due cabinet all’interno sono ben rinforzati grazie ad un setto di irrigidimento. Nel sub più grande, quello in bass reflex, la terminazione interna del lungo condotto di accordo è fissata proprio al rinforzo che ne stabilizza la rigidità e la tendenza a vibrare, caratteristica dei tubi molto lunghi fissati rigidamente da un lato solo. Non si tratta di un particolare da poco, almeno nella riproduzione dei segnali impulsivi che riempiono le tracce sonore dei film.

L’assorbente usato per ricoprire le pareti interne è l’acrilico, accortamente incollato e pressato vicino alle pareti. L’amplificatore di potenza è in classe D, quindi piccolissimo e senza alcuna aletta di raffreddamento. Dai dati dichiarati dal costruttore notiamo che si tratta di una elettronica capace di 400 watt rms e… molti di più nel solo picco. L’utilizzo di un DSP nel trattamento del segnale di bassa frequenza consente una accorta modellizzazione della risposta grazie ad una serie di filtri di equalizzazione che non solo manipolano l’andamento della pressione emessa ma che curano anche la compressione dinamica quando l’escursione si avvicina ai limiti concessi dall’altoparlante. Il potenziometro che regola il libello non è costituito da un semplice potenziometro ma opera nel dominio digitale del segnale, evitando così sul nascere alterazioni dovute all’usura meccanica, alterazioni che spesso si concretizzano in rumori udibili e potenzialmente pericolosi per il woofer.

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Il bel trasduttore utilizzato su entrambi i modelli. Notate il cestello in pressofusione ben aerato ed il notevole complesso magnetico. La membrana è realizzata in alluminio per coniugare una grande rigidità ad una relativa leggerezza.

Il bel trasduttore utilizzato su entrambi i modelli. Notate il cestello in pressofusione ben aerato ed il notevole complesso magnetico. La membrana è realizzata in alluminio per coniugare una grande rigidità ad una relativa leggerezza.

 Le misure

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L’ascolto

Ho sempre sostenuto che per effettuare una valida sessione di ascolto critico con un subwoofer occorra partire da un buon sistema satellite, da ottimizzare con molta attenzione. Soltanto alla fine di questo lavoro certosino di messa a punto è possibile connettere il subwoofer sotto test. Potrà sembrare strano ma le impressioni di ascolto non possono ridursi alla sola gamma profondissima, che senza il supporto della mediobassa e media non ci suggerisce quasi niente. Cocciuto come al solito sono partito da un buon sistema a due vie, nemmeno piccolissimo, posizionato come si deve ed attentamente filtrato in ambiente partendo da 100 Hz, frequenza al di sotto della quale l’emissione si attenua in maniera abbastanza regolare. Ho sistemato sulla destra della scena per primo il subwoofer “piccolo”, ovvero quello a sospensione pneumatica, ed ho tentato un incrocio alla frequenza di 100 Hz agendo sulla manopola del crossover elettronico.

Manco a parlarne, ovviamente. Un ascolto di qualche brano mi ha confermato quello che raccontavano già da un po’ gli strumenti, ovvero un discreto rigonfiamento proprio alla frequenza di incrocio. Intendiamoci, non grandissimo, da inversione di fase, tanto per capirci, ma comunque fastidioso, lungo e slabbrato proprio alle frequenze più sgradevoli delle basse riprodotte in ambiente. Ovviamente ho dovuto ritoccare la frequenza di incrocio fino ad avere, probabilmente, i 100 Hz a -6 dB visto che questa condizione si raggiunge vicino al minimo della manopola, ed il rigonfiamento per miracolo è scomparso, con le basse frequenze del rumore rosa che sono diventate minacciose ed estese quanto basta ma non più fastidiose. Dopo aver attenuato un po’ il livello del sub ho notato come immediatamente il sistema satellite sia diventato dominante, come deve essere. I primi brani che ho scelto sono di musica rock, ed in verità la buona fusione di sub e satelliti produce l’effetto sperato, ovvero quello di alzare la manopola del volume. Il sub fa il suo lavoro con grinta e si fa notare per due caratteristiche notevoli: l’estensione e la tenuta in potenza. Insomma, una prestazione rotonda, precisa e che dà l’impressione di poter salire di livello senza particolari problemi.

FDT_0523Come dire un basso rassicurante, abbastanza smorzato e tondo, senza particolari limitazioni apparenti. Il passaggio alla musica classica, lungi dal mettere in difficoltà il sub piccolo di casa SVS, ne esalta ancor di più le caratteristiche positive, con una prestazione molto convincente. Probabilmente la buona fusione con i satelliti assieme alla prestazione in ambiente ben lineare alla frequenza di incrocio basta a mettere ordine nella riproduzione musicale ed a predisporti ad una seduta di ascolto rilassante. Con l’audio del video e con le tracce ad effetto che ho riportato su CD il sub sembra andare particolarmente d’accordo, esibendo una prestazione minacciosa e possente ed aggiungendo grinta e partecipazione alla colonna sonora. Lo smorzamento è buono, non ti fa gridare al miracolo ma va bene, ben lontano, per fortuna, da quella prestazione tanto smorzata da essere praticamente assente. Convinto di trovarmi di fronte ad un buon subwoofer aumento decisamente il volume, tanto per dar fastidio alla redazione prima di scollegare il piccolo e mettere al suo posto quello in bass reflex di dimensioni e peso maggiori. Certo che posizionare il sub in bass reflex al posto del piccolo non è impresa da poco, ma comunque ci riesco. Viste le misure e le caratteristiche decido di utilizzare le stesse regolazioni dell’altro, dalla frequenza di incrocio al livello del segnale. E non sbaglio, visto che vado vicinissimo ad una condizione quasi perfetta in un attimo. L’estensione è maggiore, lo si sente alla prima percussione decisa, ma la sensazione è ancora più ad effetto perché il peggioramento dello smorzamento paventato dalla configurazione reflex rispetto alla sospensione pneumatica semplicemente non c’è.

Ripeto tutta la sequenza di brani ascoltati e continuo ad annotare che le tracce della musica rock sono decise, possenti e ben riprodotte. L’amplificatore di potenza è praticamente lo stesso del modello in cassa chiusa ma in questa configurazione sembra ancora più deciso e potente, tanto che il livello sulle basse sembra salire ancora di più senza particolari esitazioni o sbandamenti. Il grosso condotto di accordo sposta un buon volume d’aria ma il soffio caratteristico dei reflex sotto sforzo non si sente se non in occasioni molto particolari come la classica nota tenuta dell’organo che possiede comunque potenza sufficiente per eccitare tutto l’ambiente, comprese le penne sul tavolo all’ingresso. Non si tratta certo di una prestazione richiesta ad un subwoofer ma ho voluto provare, tanto per raccontarvela. Vorrei tornarle sullo smorzamento, che impropriamente viene chiamato velocità della gamma bassa. La gamma bassa per sua costituzione non possiede velocità ma soltanto una più o meno rapida tendenza a fermare la sua emissione al cessare del segnale musicale. Questa qualità del subwoofer dipende soltanto in parte dal tipo di configurazione adottata.

di Gian Piero Matarazzo


L’approfondimento

Ma per i subwoofer è meglio un bass reflex oppure una sospensione pneumatica?

E, come prevedibile, eccoci con l’eterno dilemma: ”È meglio un subwoofer in cassa chiusa o è preferibile un bass reflex?”. Devo dire che su questa semplice domanda si sono sprecate pagine e pagine, con fazioni agguerrite tra fautori della sospensione pneumatica e simpatizzanti per il carico reflex che vantano la propria superiorità genetica ed esistenziale. Ognuno, ovviamente, dice la sua ed esprime un parere granitico e definitivo in base alla propria esperienza ed alle proprie conoscenze. La risposta, facendo la summa delle mie conoscenze e delle mie brevi esperienze, è piuttosto scarna e recita più o meno così: “La domanda è impropria”. Potrebbe apparire una risposta semplicistica e caratteristica di chi non vuole applicarsi più di tanto a spiegare. Invece è l’unica possibile che può essere data a chi pretende risposte semplici a questioni complesse, roba da tagliare con l’accetta per semplificare. Questo test con due subwoofer realizzati con lo stesso trasduttore e la stessa elettronica di potenza ci offre lo spunto per parlarne, in maniera piana e tranquilla, visto che personalmente non appartengo a nessuna delle due schiere esasperate di sostenitori o detrattori dell’una o dell’altra configurazione. Una prima risposta interessante e foriera di altre spiegazioni potrebbe essere questa: “Non importa quale sia la configurazione adottata in un dato ambiente. Importa di più che quella configurazione in quell’ambiente ed in quella posizione suoni bene”. Prima di addentrarci in discussioni senza un vero senso compiuto cerchiamo di analizzare passo per passo le caratteristiche delle due configurazioni e cerchiamo di mettere in relazione la teoria del funzionamento con le sensazioni di ascolto.

La sospensione pneumatica

La cassa chiusa o sospensione pneumatica è facilmente riconoscibile dalla presenza del solo woofer in un box, senza alcun dispositivo intorno capace di alimentarsi dal volume di aria spostata. In buona sostanza abbiamo un volume di carico sigillato che supponiamo non avere perdite e spifferi d’aria ed un woofer che emette pressione verso l’esterno. Facile anche per un profano prevedere che il volume chiuso, magari con le pareti ricoperte di materiale assorbente, in qualche modo interagisca con le grandezze che caratterizzano quel woofer. In effetti possiamo immaginare un woofer schematizzabile come un circuito RLC, ovvero come una induttanza in serie ad un condensatore ed ancora in serie ad una resistenza. Se conosciamo o riusciamo a quantificare questi valori possiamo prevedere come questo altoparlante si comporterà acusticamente, come e soprattutto quanto si muoverà la sua membrana e che carico offrirà all’amplificatore che lo pilota. Anche il volume totalmente chiuso che ospita il woofer è schematizzabile con un particolare circuito che viene ancora a trovarsi in serie a quelli visti prima.

Si tratta, nella sua accezione più semplice, di una resistenza in serie ad un condensatore. In Figura 1 possiamo vedere quella che abbiamo appena enunciato. A sinistra nella fotografia vediamo il woofer montato in un volume di carico totalmente chiuso ed a destra il suo circuito equivalente matematico. In questo circuito le parti colorate in verde rappresentano l’amplificatore, quelle in blu l’altoparlante impiegato e quelle in rosso il volume di carico. È sempre abbastanza difficile avere a che fare con questi circuiti elettrici e spesso la spiegazione delle sue relazioni tende a diventare barbosa ed apparentemente priva di relazioni con quello che ascoltiamo. In questa sede occorre soltanto capire che la quantificazione precisa e puntuale di queste grandezze consente di poter elaborare un semplice modello che ci consente di prevedere con una ottima approssimazione il comportamento del subwoofer, le sue caratteristiche sonore ed i suoi limiti.

Figura 1

Figura 1

Salta all’occhio però che in questo circuito ci sono due condensatori in serie. Dalle scuole superiori sappiamo (o dovremmo ricordarci) che due condensatori in serie danno vita ad un condensatore unico il cui valore è inferiore al valore di entrambi. Ciò accade anche nella realtà perché la cedevolezza del mobile, riconducibile a Cab, e quella del woofer, riconducibile a Cas, si sommano in un valore molto più basso. Questo valore ridotto, che chiameremo Cat, innalza la frequenza di risonanza dell’altoparlante. Il risultato di questo cambiamento fa assumere alla risposta un andamento molto preciso, ovvero una risposta identica ad un filtro passa-alto del secondo ordine. Di che si tratta? Si tratta di un andamento che sale man mano che la frequenza aumenta fino a regolarizzarsi e diventare idealmente rettilinea. Il ritmo con cui a bassa frequenza la pressione emessa aumenta è di 12 decibel per ogni raddoppio della frequenza, ovvero, come si dice in gergo, 12 decibel/ottava. Si tratta di una pendenza molto blanda che ha la caratteristica peculiare di riprodurre una gamma bassa secca, senza code particolari anche se difficilmente estesa alle frequenze ideali per un subwoofer.

 

Il bass reflex

Per quanto simile alla sospensione pneumatica, il bass reflex prevede un ulteriore dispositivo, come possiamo vedere in Figura 2. Si tratta di un condotto di accordo, che nella sua accezione più semplice può essere assimilato, come nel disegno sulla sinistra della figura, ad un tubo vuoto di opportuno diametro e lunghezza, due parametri dipendenti dalle caratteristiche del volume e del woofer utilizzato. A che serve? Serve a far fuoriuscire dal volume di lavoro una certa quantità di pressione che si somma all’emissione del woofer. Questa porzione aggiunta però è molto piccola non come ampiezza di intervento ma come intervallo di frequenze emesse attraverso il condotto di accordo. Perché ciò accade? Per rispondere a questa domanda diamo uno sguardo al modello equivalente posto a destra nella figura. Il condotto di accordo è rappresentato da una induttanza colorata in viola, che è collegata in parallelo al mobile che come nella figura precedente è rappresentato da una resistenza ed un condensatore colorati in rosso. Una induttanza in parallelo ad un condensatore possiede la proprietà di entrare in risonanza con questo ad una frequenza particolare che chiameremo in questo caso frequenza di accordo.

Figura 2

Figura 2

Nella teoria è così e nella pratica, ovviamente, è esattamente lo stesso, ovvero il condotto di accordo, la nostra induttanza, entra in risonanza col volume interno del diffusore, ovvero il condensatore. Ciò significa che per una piccola oscillazione “istigata” dal woofer otterremo una discreta pressione emessa all’uscita del condotto, a meno delle immancabili perdite immesse sia dalla costruzione del woofer che del volume di accordo e del condotto di accordo. Si tratta in genere di attriti, che possono essere assimilati ad una resistenza, perché come questa in qualche modo resistono alla circolazione di corrente. Sì, perché la corrente che circola negli elementi che emettono pressione è assimilata alla risposta del sistema. Facile pensare allora che maggiori sono gli attriti e minore è la corrente che circola, a parità di tensione dell’amplificatore. Ciò è vero sia per la sospensione pneumatica che per il bass reflex. La risposta del bass reflex è ancora assimilabile a quella di un filtro passa-alto ma la differenza sta nella pendenza della parte più bassa, dove la pressione sale al ritmo di 24 decibel per ogni raddoppio della frequenza, ovvero a 24 decibel/ottava. In linea teorica lo smorzamento è inferiore al bass reflex ed è possibile che il condotto, comportandosi come elemento terminale di un risonatore, impieghi un attimo in più a fermarsi quando il suono si interrompe di colpo.

 

Sì, ma qual è meglio?

Prima di rispondere a questa impegnativa domanda è utile proporre una immagine, che da sola vale più di tante descrizioni. In Figura 3 possiamo vedere le risposte di una Sospensione Pneumatica (curva rossa) e di un Bass Reflex (curva blu) ottenute con lo stesso woofer e con lo stesso volume di lavoro. È facile individuare la maggiore estensione alle basse frequenze della curva blu e la minore pendenza e minore estensione della curva rossa, quella della cassa chiusa, che però a bassissima frequenza guadagna qualcosa. Vi invito a notare un altro particolare. Entrambe le curve si assestano alle frequenze mediobasse sulla pressione di 90 decibel, ma entrambe a bassa frequenza salgono oltre tale livello di pressione. Ciò rappresenta una certa mancanza di smorzamento, una sorta di compromesso tra estensione, dimensioni del diffusore e, appunto, smorzamento.

Quanto più si va oltre la linea di riferimento, in questo caso 90 decibel, tanto minore è lo smorzamento, sia per la sospensione pneumatica che per il bass reflex. Oltre a ciò occorre ricordare che il diffusore in ambiente viene da questo condizionato, tanto che la risposta ne può risultare completamente stravolta. Purtroppo è questa risposta, quella del diffusore più quella dell’ambiente, che ascoltiamo e sulla quale dovremmo fare considerazioni costruttive, non sulla semplice teoria o sulle risposte in condizioni anecoiche, come quelle di Figura 3 che servono soltanto per descrivere il diffusore. Occorre aggiungere un altro particolare troppo spesso trascurato. Quando un diffusore a sospensione pneumatica è disegnato per diventare un subwoofer amplificato, quindi con una elettronica di potenza entrocontenuta, si usa “aiutare” appena l’estensione verso le basse frequenze con un filtro che, in un modo o in un altro, estende la risposta e la regolarizza.

Figura 3

Figura 3

Spesso si fa ricorso ad un filtro elettronico, un passa-alto che presenta un picco alla frequenza che si vuole esaltare. In questo modo non solo si regolarizza la risposta ma si protegge anche il subwoofer da escursioni pericolose a bassissima frequenza. L’effetto secondario è rappresentato dalla somma delle pendenze del filtro elettronico con la risposta del subwoofer. Si ottiene infatti una pendenza che da blanda, come quella caratteristica di una sospensione pneumatica, diventa assimilabile a quella di un bass reflex. D’accordo che l’estensione così è migliore, d’accordo che si limita l’escursione alle bassissime frequenze, ma in questo modo una grossa percentuale dei vantaggi della sospensione pneumatica potrebbe essere sparita. Ho usato il condizionale perché oggi, con i DSP ed i processori che precedono l’amplificatore di potenza, è possibile coniugare una pendenza mediamente elevata al di sotto dei 20 Hz con uno smorzamento notevole nella banda udibile, salvando così, come si suole dire, capra e cavoli.

Nella configurazione bass reflex si presenta spesso lo stesso problema, con lo svantaggio dell’equalizzazione che aumenta ancora di più la pendenza, che può superare i 36 decibel per ottava. Anche in questo caso una equalizzazione intelligente consente di spostare questa pendenza elevata al di sotto dei 20 Hz rendendola meno udibile e dannosa. Attenti allora quando a proposito di subwoofer si fanno delle vere e proprie guerre di religione su differenze teoriche che poi nella pratica difficilmente sono rispettate. Ecco un altro motivo, oltre alla somma delle alterazioni dell’ambiente, per cui la domanda iniziale era impropria. Qual è il subwoofer che suona meglio, allora? Quello che ha un woofer molto lineare e dalla generosa escursione, che è filtrato in maniera intelligente e che nel nostro ambiente è stato ottimizzato per i risultati migliori. Senza dare nulla per scontato. Per questo risulta molto utile leggere attentamente i test di Digital Video!


Ci è piaciuto

  • Notevole estensione in gamma profonda, con un discreto smorzamento
  • Buona la potenza

Non ci è piaciuto

  • Ad essere proprio cattivi, manca una regolazione fine della fase

Carta d’identità

  • Marca: SVS
  • Modello: SB12NSD
  • Tipo: subwoofer in cassa chiusa
  • Dimensioni (LxAxP): 360x370x360 mm
  • Peso: 15,8 kg
  • Potenza massima amplificatore: 400 watt rms in classe D.
  • Risposta in frequenza: 23-270 Hz ±3 dB.
  • Numero delle vie: una.
  • Frequenza di incrocio: variabile 30-150 Hz.
  • Uscite: passa-alto ad 80 Hz.
  • Woofer: 320 mm – membrana in alluminio.
  • Griglia: metallica non risonante

 

  • Modello: PB12NSD
  • Tipo: subwoofer in bass reflex
  • Dimensioni (LxAxP): 439x530x588 mm
  • Peso: 30 kg
  • Potenza massima amplificatore: 400 watt rms in classe D.
  • Risposta in frequenza: 17-270 Hz ±3 dB.
  • Numero delle vie: una.
  • Frequenza di incrocio: variabile 30-150 Hz.
  • Uscite: passa-alto ad 80 Hz.
  • Woofer: 320 mm – membrana in alluminio.
  • Griglia: metallica non risonante

Autore: redazione

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