Evento Sony 2026

Sony Ultimate Home Entertainment Showcase 2026 Event – (Weybridge UK, 12-05-2026)

L’edizione 2026 del consueto appuntamento annuale presso il quartier generale operativo di Weybridge, a poca distanza da Londra — occasione in cui la casa è solita annunciare le novità destinate a vedere la luce nel corso dell’anno — è stata particolarmente pregnante. Considerando la rilevanza dei contenuti tecnologici dei nuovi prodotti presentati, fa un certo effetto pensare che l’annuncio arrivi proprio nell’anno dell’ottantesimo compleanno di un marchio che, a buon diritto, merita di essere definito storico. E questo sia per evidenti ragioni anagrafiche, sia perché non poche pietre miliari della storia dell’audio/video recano inciso il logo Sony.

Novità video: arriva la retroilluminazione True RGB

Sul fronte video la casa ha annunciato due nuove linee di TV con retroilluminazione RGB, una innovazione tecnologica che va ben oltre l’affinamento, il miglioramento dei modelli esistenti. Invero questa non è una tecnologia nuova in assoluto, anzi. La stessa Sony può essere considerata “pioniera” assoluta della retroilluminazione RGB, avendo annunciato nel lontano 2004 (in termini tecnologi un ventennio equivale più o meno ad un eone…) il TV Qualia 005, immesso poi sul mercato l’anno successivo; fu il primo televisore con retroilluminazione a LED ed impiegava la tecnologia allora denominata LED Triluminos, con la matrice della retroilluminazione basata su diodi luminosi separati per le tre componenti RGB. Era un 46 pollici Full HD. Per l’epoca le specifiche di questo TV erano qualcosa di impensabile. Considerando il costo di produzione (e di vendita) elevatissimo e la fascia dei potenziali acquirenti molto ristretta, questo tentativo, come altri simili (penso ad esempio allo Sharp Quattron, caratterizzato dal pannello LCD a 4 colori, con in più il giallo), o alla serie XBR8 del 2008 (sempre di Sony, ancora con LED RGB) non ebbero un seguito concreto. Oltre al costo elevato c’erano altri problemi: elevato calore, complessità eccessiva per l’epoca, invecchiamento differente dei LED R/G/B. E l’arrivo dei LED bianchi economici e della tecnologia quantum dot fecero sì che la tecnologia RGB fosse abbandonata. Ma ora i tempi sono tecnologicamente più maturi e stiamo assistendo alla introduzione da parte di non pochi costruttori – e stavolta su larga scala – di più linee di TV con retroilluminazione RGB ben articolate.

Per comprendere pregi e limiti di questa tecnologia è utile ripercorrere brevemente l’evoluzione della retroilluminazione dei TV LCD, ovvero il sistema che genera la luce dietro al pannello a cristalli liquidi e che ne rende visibile il contenuto. In origine venivano utilizzati tubi fluorescenti a intensità costante. Il problema è che il pannello LCD, oltre a essere poco efficiente nel lasciar passare la luce, non riesce neppure a bloccarla completamente: il risultato è un nero che tende inevitabilmente al grigio.

Per migliorare il contrasto si introdusse quindi la retroilluminazione “modulabile”: nelle scene scure la luminosità veniva ridotta, così da abbassare il livello del nero. Nacque così il cosiddetto local dimming, inizialmente però molto rudimentale, perché agiva sull’intero pannello e non su aree separate. Funzionava discretamente con immagini uniformemente chiare o scure, ma non poteva adattarsi a contenuti più complessi.

top di gamma Bravia 9II
Il top di gamma Bravia 9 II, affiancato dal nuovo sistema audio premium Bravia Theater Trio

Il passaggio dai neon ai LED ha portato con sé un enorme salto di qualità, perché una “matrice” di LED posta dietro al pannello LCD consente funzionalità non ottenibili con i neon, ovvero creare “zone” con luminosità gestita localmente (da qui il nome “local dimming”, attenuazione locale). Potendo attenuare o addirittura spegnare la retroilluminazione nelle aree scure dell’immagine e aumentarla nelle zone luminose, si è ottenuto un enorme miglioramento del contrasto e della profondità del nero. Quanto più elevato è il numero delle zone, tanto più preciso è l’adattamento della retroilluminazione al contenuto luminoso delle immagini; il limite teorico sarebbe avere un LED per ogni pixel, arrivando a prestazioni simili a quelle degli OLED.

Per completezza ricordiamo anche l’introduzione dei TV “edge LED”; le sorgenti luminose della retroilluminazione erano posizionate lungo i bordi dello schermo e abbinate a diffusori ottici per illuminare tutto lo schermo. Questa soluzione consentì di realizzare televisori molto più sottili, e per questo dall’estetica molto accattivante, ma permetteva un local dimming molto elementare (poche bande verticali). Per questo nei TV LCD di fascia medio-alta la tecnologia preferita è proprio la retroilluminazione diretta, solitamente chiamata Full Array Local Dimming (FALD).

Parallelamente si è evoluta anche la qualità cromatica della retroilluminazione. I moderni TV Quantum Dot utilizzano, al posto di semplici LED bianchi, dei LED blu associati a materiali fluorescenti; la luce blu eccita le microparticelle Quantum dot, che emettono luce rossa e verde con grande precisione spettrale. Questo è importante perché il pannello LCD non crea direttamente i colori: ogni pixel è composto da tre subpixel in cui il colore rosso, verde e blu viene ottenuto sovrapponendo al pannello il cosiddetto filtro colore. Se la retroilluminazione produce una luce bianca “tradizionale”, gran parte dell’energia viene sprecata perché i filtri lasciano passare solo una piccola porzione dello spettro. La tecnologia Quantum Dot, invece, genera picchi spettrali molto più mirati e perfettamente accordati ai filtri RGB, migliorando efficienza, luminosità e ampiezza del gamut cromatico.

Abbiamo quindi tutti gli elementi per comprendere i vantaggi della retroilluminazione RGB; qui la luce non viene più generata da LED blu abbinati a conversione Quantum Dot, ma direttamente da tre differenti LED: rosso, verde e blu. Il risultato è comunque uno spettro caratterizzato da picchi molto stretti e ben definiti, quindi altamente efficiente e perfettamente compatibile con i filtri colore del pannello LCD.

dettaglio dei diffusori frontali
Un dettaglio dei diffusori frontali del sistema premium Bravia Theater Trio (a destra nella foto), accanto ad uno speaker surround opzionale, collegabile via wireless. Si vedono in trasparenza dietro le griglie in entrambi i sistemi entrambi gli altoparlanti upfiring Atmos enabled. Da notare la particolare forma dei frontali del Trio, col corpo cilindrico abbinato ad una parte piatta per facilitarne il montaggio a parete.

La qualità cromatica di un televisore LCD dipende infatti da due fattori: quanto “puri” sono i colori dei filtri RGB del pannello e quanto preciso è lo spettro della retroilluminazione. Più i picchi spettrali sono stretti e centrati sulle frequenze corrette, minori saranno le dispersioni energetiche e più ampio potrà essere il gamut riproducibile.

Nei sistemi Quantum Dot, però, sebbene la luce della retroilluminazione non abbia uno spettro continuo ma tre picchi, nel rosso, nel verde e nel blu, l’emissione delle tre componenti è sempre costante. Questo significa che, quando l’immagine richiede prevalentemente un singolo colore primario, una parte della luce prodotta risulta inevitabilmente inutilizzata o filtrata. Con una retroilluminazione RGB diretta, invece, viene attivata soprattutto la componente realmente necessaria, oppure una combinazione calibrata dei tre colori per ottenere tonalità intermedie. In teoria ciò consente di ridurre gli sprechi e migliorare ulteriormente l’efficienza luminosa.

partecipanti alla demo della retroilluminazione
Nel corso della demo della retroilluminazione RGB sono stati forniti degli occhialini protettivi, per evitare abbagliamenti dovuti alla notevole potenza luminosa dei LED.

Un ulteriore vantaggio riguarda la riduzione dell’effetto “halo” o “blooming”, il tipico alone luminoso che compare attorno agli oggetti chiari su sfondo scuro nei sistemi local dimming. Potendo modulare separatamente anche la componente cromatica della retroilluminazione, il controllo della luce diventa più preciso e meno invasivo rispetto a una sorgente bianca tradizionale. Resta inteso che nei contorni delle parti bianche dell’immagine la soluzione RGB è equivalente alla Quantum dot.

Secondo i produttori, la retroilluminazione RGB contribuirebbe inoltre a migliorare l’angolo di visione, anche se su questo punto le spiegazioni tecniche fornite finora sono ancora piuttosto limitate.

In sintesi, una retroilluminazione RGB ben implementata promette maggiore efficienza energetica, un gamut cromatico ancora più esteso e un controllo della luce più raffinato, avvicinando ulteriormente le prestazioni degli LCD di fascia alta a quelle delle tecnologie emissive come gli OLED.

Ma c’è anche un limite, legato non tanto alla tecnologia RGB in sé, quanto alle risorse hardware (potenza di calcolo del processore video) necessarie al suo funzionamento. Il “fabbisogno” computazionale di un TV RGB di fatto è triplo rispetto a quello di un Quantum dot Mini LED, perché per ogni zona occorre gestire individualmente le 3 distinte componenti cromatiche. Se ponessimo ipoteticamente a confronto due televisori allo stato dell’arte, uno RGB ed uno Quantum dot Mini LED, quest’ultimo avrebbe un numero di zone indipendenti triplo rispetto all’omologo RGB, per raggiunti limiti della potenza di calcolo disponibile (a meno di non triplicare il numero fisico delle GPU). Stiamo parlando in linea di principio; alla fine quello che conta è la resa complessiva del display. L’esperienza ci ha insegnato che a parità di pannello (mi riferisco ora alla tecnologia OLED, dove LG è stata a lungo l’unico fornitore di pannelli per tutti i marchi), i televisori non si vedevano affatto allo stesso modo; il risultato finale dipende da tanti fattori e non solo dai numeri. Un maggior numero di zone non significa necessariamente una resa migliore, così come RGB non implica automaticamente un risultato superiore.

momento della demo
Come d’abitudine nel corso delle sue demo, la casa pone a confronto la resa dei nuovi apparecchi con quelli precedenti, utilizzando come riferimento uno dei suoi monitor professionali utilizzati nella produzione cinematografica. Incredibile come i nuovi TV RBG reggano benissimo il confronto con il riferimento.

I nuovi modelli presentati da Sony

Come dicevamo, due le serie annunciate: al top del lineup la Bravia 9 II con tagli da 65, 75, 85 e 115 pollici, e la Bravia 7 II, che parte da 50” per arrivare a 98 passando per 55, 65, 75 e 85 pollici. Due linee quindi molto articolate. La differenza più appariscente tra le due linee è la presenza del trattamento antiriflesso “Immersive Black Screen Pro” e di 2 “Beam tweeters” sulla 9 II; le altre differenze sono legate al diverso grado di sofisticatezza delle tecnologie impiegate: RBG Backlight Master Drive e Luminance Booster sono implementate in versione Pro sulla serie di punta.  Per il resto anche nel 2026 troviamo in catalogo i TV OLED (Bravia 8 II e Bravia 8) e le linee LCD tradizionali (Bravia 5, Bravia 3 II e Bravia 2 II).

Novità audio

La presentazione dei nuovi prodotti HT è stata davvero sui generis e decisamente intrigante. A condurre il gioco è stato Andrew De Cristofaro, supervisore nella post-produzione audio in casa Sony Picture. Ci ha mostrato diverse clip estratte da film famosi, facendoci ascoltare prima l’audio in presa diretta, poi con lo stesso audio ripulito e quindi mostrandola nuovamente più volte aggiungendo i diversi “layer” audio realizzati in studio.

Tutti abbiamo un’idea di quanto lavoro ci sia dietro la ripresa di una scena di un film; io ho avuto la fortuna di ospitare in casa mia per 3 giorni la regia di una produzione per una nota piattaforma di streaming, che come location utilizzava un appartamento sul mio stesso pianerottolo.  E in tre giorni hanno realizzato pochi minuti del prodotto finito. Ma sinceramente non immaginavo quanto lavoro ci fosse anche dietro la realizzazione dell’audio e non mi riferisco solo alle musiche ma alla miriade di piccoli suoni, aggiunte ed effetti studiati anche per solo pochi secondi di un film e che rendono la scena credibile e coinvolgente. Ho perso il conto di quante volte abbia ripetuto che un buon audio possa elevare al quadrato la resa del TV o del proiettore, e Andrew De Cristofaro ha ulteriormente rafforzato questa convinzione, con una sfumatura diversa: per il video il “rispetto” delle intenzioni di chi ha creato i contenuti è il primo comandamento, ma al secondo posto metterei anche il rispetto del contenuto audio, che ha alle spalle tanto lavoro quanto quello necessario per la parte visiva.

confronto tra tre televisori
Da questa foto si comprende molto bene il vantaggio in termini di adattamento all’immagine (invero scelta ad hoc) della retroilluminazione RGB (a dx) rispetto al tradizionale Quantum dot (a sx).

In quest’ottica si inquadra il sistema presentato da Sony, il Bravia Theater Trio. Tre elementi lo compongono, due diffusori frontali Atmos enabled e un diffusore centrale, il tutto espandibile in modalità wireless con sub (anche doppio) e surround posteriori. Calibrazione tramite microfono e sofisticato DSP sono le peculiarità del sistema, sul quale durante la presentazione non sono stati rivelati ulteriori dettagli.

Mario Mollo

Author: Redazione

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