Se fosse un vino, il CES dell’annata 2015 avrebbe spiccatissime note di 4K con retrogusto HDR, con il cristallo liquido che inonda il palato con la fragranza della retroilluminazione direct Quantum Dot, mentre il sentore dell’OLED si percepisce a malapena… I primi assaggi lasciano intravedere un 2015 non parco di elementi di stimolo per gli appassionati!
La pacchia è finita, la trasferta a Las Vegas si è conclusa e siamo di nuovo a casetta alle prese con le sudate carte. Ma scrivere di questo CES non sarà un lavoro noioso, perché, come dice il titolo, quella del 2015 si è rivelata a mio avviso una annata particolarmente interessante. La pressione sul 4K naturalmente è stata fortissima, ma dai padiglioni del Consumer Electronics Show è emerso chiaramente che 4K non significherà solo più pixel. I contenuti 4K, che negli USA sono già disponibili attraverso diversi servizi di streaming (e che quasi certamente prima della fine dell’anno avranno un loro supporto fisico il cui standard sarà definito entro il primo semestre), si avvantaggeranno anche di uno spazio colore molto ampio e dell’HDR (High Dynamic Range), ovvero di una più estesa gamma dinamica rispetto a quella attualmente offerta dai BD. Mi mantengo volutamente sul vago perché sul dettaglio delle specifiche vogliamo tornarci con calma con articoli verticali.
Ma è ovvio che anche i televisori dovranno essere in grado di riprodurre questa maggior ricchezza di contenuti, e dal CES appare chiaro che sarà la tecnologia LCD a farla da padrone. Le performance dei nuovi display LCD infatti sono paragonabili, e finanche superiori, a quelle degli OLED che tanto stupore avevano suscitato alla loro prima apparizione. Per ottenere questo risultato, i costruttori sono tornati ad utilizzare la retroilluminazione direct, con una potenza luminosa ben al di sopra di quella alla portata dell’OLED ma che, grazie al local dimming, mantiene un livello del nero praticamente pari a zero, garantendo così il rapporto di contrasto necessario per l’HDR.
Al contempo l’utilizzo di sorgenti luminose particolari (quanto sentiremo parlare di Quantum Dot!) e di opportuni filtri RGB daranno vita allo spazio colore più vasto che i contenuti 4K porteranno con sé. Mi sono tornate in mente le parole di Joe Kane che avevo ascoltato ad un seminario all’IFA e che mi erano parse in un certo senso utopistiche. Joe prefigurava un segnale in grado di accogliere praticamente tutto in termini di spazio colore e definizione, un contenitore (lui usava il termine “container”) dal quale ogni display può attingere quanto necessita in relazione alle sue intrinseche capacità di visualizzazione.
Se in termini di larghezza di banda necessaria, almeno per quanto attiene allo streaming, questo discorso è in effetti una utopia, il concetto di fondo è attualissimo e tutt’altro che ipotetico. Infatti ormai la risoluzione è praticamente arrivata al limite umano (pare che 8K siano più che sufficienti a garantire una definizione congrua a quella che è la capacità di percezione dell’occhio umano e se i pannelli 4K sono una realtà, a quelli 8K, già ben dimostrati a livello di prototipo, ci arriveremo presto), e ogni display adatterà il segnale, quale che sia lo spazio colore, alle sue effettive potenzialità di riproduzione. Affinché tutto funzioni occorre comunque uno standard e a questo sta lavorando la UHD Alliance, alla quale aderiscono case cinematografiche e di postproduzione, produttori di apparecchi, servizi di distribuzione. Alcuni nomi: Samsung, Sony, Panasonic, Disney, Fox, Warner Bros., Netflix, DirecTV, Dolby, Technicolor. A tutti questi aspetti tecnologicamente sostanziali daremo tutto lo spazio necessario nell’immediato futuro. Per quanto mi riguarda sono ancora ben lontano ad essermi assuefatto al solo 4K, ne sto tutt’ora assimilando pregi e difetti nel normale uso quotidiano, ed anche su questo tema prometto di fornire presto i dovuti approfondimenti. Stante il salto qualitativo fatto dall’LCD, sono comunque rimasto sorpreso dal quasi totale abbandono dell’OLED.
Non mi stupisce che i costruttori di TV “non costruttori” di pannelli scelgano di volta in volta quello che più conviene. Per loro voltare le spalle a questa tecnologia non è un problema, anche se non vedere nessun display OLED marchiato Sony mi fa un po’ strano, ripensando al pionieristico TV da 21” presentato all’alba della tecnologia, come mi fa strano non vedere nessun OLED Samsung, che pure ne aveva infarcito i suoi stand nelle fiere recenti. Solo LG presenta nuovi modelli OLED per il 2015, tutti 4K, e mi auguro che questa coerenza venga in qualche modo prima o poi premiata. Il 2015 vede sempre una notevole insistenza sul tema del pannello curvo, anche nella esoterica variante “bendable”, ma non ci sono segnali che indichino che sia questo il futuro.
Sarà il mercato a stabilirne la diffusione e sinceramente non sono per nulla preoccupato di quello che in questo senso dovremo attenderci. Mi fa invece piacere constatare che c’è fermento nel settore delle videocamere 4K consumer, sia nella veste classica sia in quella “action”. L’IFA già da qualche anno ha allargato moltissimo al settore del bianco, alle home-appliance, in italiano volgarmente detti elettrodomestici. Il CES ha seguito a ruota questo cambiamento e ora praticamente tutti i Grandi espongono anche forni, frigoriferi, lavatrici e rasoi accanto alle TV. Fatte queste considerazioni generali sui trend che questa edizione ha evidenziato, passerei a vedere cosa ci propongono i singoli costruttori.
LG
Allo stand della LG non ci sono fotocamere. Ma per il resto, beh, c’è davvero tutto. E il costruttore coreano è l’unico a presentare per il 2015 nuove TV OLED, tutte 4K. Gli altri hanno, almeno per il momento, sospeso. Il motivo, o la scusa, parrebbe essere che i pannelli OLED non hanno abbastanza potenza luminosa per l’HDR.
È certamente vero, ma non credo che si viva di solo HDR come è vero che i modelli HDR sono una frazione tutt’altro che maggioritaria del totale dei modelli in commercio. Se, come dicevo in apertura, chi non produce pannelli di fatto non abbandona nulla ma smette solo di acquistare, mi sembra naturale che chi invece ha investito tempo e risorse nella ricerca e nella realizzazione di impianti produttivi prosegua a produrre display OLED, tecnologia che a mio avviso ha ancora molto da dire e da dare.
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E sono contento che almeno LG non abbia rinunciato. I modelli presentati, divisi in 5 serie, sono un 77” flessibile , un 65” art slim unbody, un 77” curvo, i 55 e 65” curvi “floating” e infine i 55 e 65” “floating” piatti. Al momento in cui scrivo non sono ancora definiti i prezzi, ma notiamo che le dimensioni sono tutte abbastanza generose e, se la tendenza è quella vista in passato, i prezzi non dovrebbero essere tali da farne solo degli esercizi tecnologici. Sia per i nuovi OLED che per i nuovi LCD, la casa rinnova l’interfaccia webOS presentata un anno fa passando alla versione 2.0, che promette di essere ancora più semplice e veloce, con supporto allo streaming 4K.
I modelli ad ampio gamut sono definiti “Color-Prime nano spectrum”; sebbene si menzioni la tecnologia Quantum Dot, i display ColorPrime non sembrano usare i LED Quantum Dot ma un non meglio specificato “filtro”. Non appena possibile cercheremo di avere informazioni più precise in merito.
Philips
Come sempre, al CES la Philips non allestisce un suo stand, ma si riserva delle sale al Venetian dove riceve dealers e giornalisti. A me come di tradizione è arrivato l’invito di Danny Tack che mi ha mostrato il nuovo line-up 2015, del quale non sono stato autorizzato a fare foto e sul quale posso solo anticipare che estende verso il basso la disponibilità dei TV 4K. Ma c’è stata anche una presentazione più tecnica sulle potenzialità dei modelli top di gamma che vedremo nel 2015 in grado di gestire i segnali HDR. In casa Philips sono sempre stati all’avanguardia nello sviluppo delle soluzioni con local dimming, ma almeno per quest’anno le sorgenti luminose impiegate nella retroilluminazione saranno ancora i tradizionali LED bianchi. Questo significherà un gamut leggermente meno ampio rispetto a quello dei pannelli che utilizzano Quantum Dot o simili, sebbene si tratti di pochi punti percentuali.
Panasonic
Lo spazio espositivo della Panasonic, che mi è sembrato occupare una superficie inferiore rispetto al passato, dedicava al video una porzione davvero risicata, con un prototipo OLED (prototipo? Ancora?), una demo sulle migliori performance dei nuovi pannelli (nulla di nuovo mi pare rispetto all’IFA) ed il prototipo di lettore 4K e poco altro. Non credo che abbia senso esporre come in un supermercato tutti i modelli di tutte le serie, ma qui non si è raggiunto il minimo sindacale. Molto spazio invece hanno guadagnato le ambientazioni “live” dei vari prodotti del bianco. Bene invece per quanto riguarda le videocamere, con novità che non mancheranno di catturare la nostra attenzione.
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Samsung
Ci sono delle ragazze molto belle che non sanno (o sembrano non sapere) di esserlo ed il loro atteggiamento le rende ancor più attraenti. Di certo Samsung è diventata, e diventa di anno in anno, sempre più bella. Il problema però è che ne è perfettamente consapevole e questo, ma qui si tratta di una mia personale opinione, la rende un pochino antipatica.
Quest’anno, abbandonato del tutto l’OLED, settore nel quale si era data un bel po’ da fare, la casa si presenta con un nuovo line-up di TV UHD con la S davanti: SUHD. Per cosa stia questa S nessuno lo dice, ma è chiaro che è come la S di Superman. Quasi che fosse un nuovo standard, una tecnologia superiore di fronte alla quale gli altri devono inchinarsi. Alla fin fine, seppur stupefacenti, questi nuovi TV altro non sono che degli apparecchi pronti per l’HDR.
Per fortuna che anche tutti gli altri si sono mossi per tempo… Al CES la Samsung non ha, ancora, un suo palazzo personale come all’IFA, ma ciò non toglie che come all’IFA sia difficile muoversi attraverso l’affollato stand che accanto alle TV ed ai dispositivi mobile dedica almeno metà dello spazio al bianco. I nuovi modelli di televisori saranno equipaggiati con il SO Tizen, piattaforma open source basata su Linux. È vero che si tratta di un sistema open source, ma al momento tutti si sono mossi verso Android mentre Samsung può permettersi di seguire un’altra via.
Altro esempio di forza sono i servizi per la fornitura dei contenuti Milk music Milk video, sui quali naturalmente forniremo tutti i dettagli quando avremo i prodotti in prova. Un settore nel quale ancora non c’è predominio è quello dell’audio e la casa sembra essere sempre più interessata a primeggiare anche in questo ambito.
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SIM2
Mi piace molto vedere che ci sia spazio nel reportage del CES per un brand italiano. E mi fa ancora più piacere visto che si tratta di proiettori. Sia nei padiglioni della fiera sia in una suite di uno degli hotel satellite, la casa di Pordenone esponeva il nuovo Nero 3, un proiettore monochip a LED con rapporto di contrasto 30:000-1. Si tratta di una macchina che in USA costa 14.000 dollari e che quindi nel catalogo del costruttore si inserisce nella fascia “media”… Nei giorni del CES è stato dato anche l’annuncio dell’uscita di un proiettore con sorgente laser pura (non ibrida) sviluppato in cooperazione con la Shanxi OV-LaserTec. La particolarità del nuovo prodotto è che le sorgenti laser sono moduli il cui numero può essere aumentato a seconda delle esigenze e che in teoria può essere incrementato se il “fabbisogno” luminoso dovesse aumentare.

Il look del nuovo Nero 3 è certamente dedicato a chi ama l’oggetto di design, senza però trascurarne la componente tecnologica ben rivelata dall’ottica lasciata bene in vista.

La sala demo non rendeva giustizia alle potenzialità del nuovo Nero 3, sia per la scarsa cura nell’oscurare la sala sia per lo schermo non abbastanza grande per una macchina del genere.
SHARP
Nelle ultime edizioni del CES come dell’IFA, Sharp non mi aveva particolarmente impressionato, nel senso cha aveva proseguito nella sua strada di proporre soprattutto TV di grande diagonale senza però particolari exploit tecnologici se non l’ormai arcinoto Quattron.
Quest’anno invece ha dato l’impressione di essere in grande spolvero, molto tonica dal punto di vista tecnologico. Insiste con alcune stranezze; ora è la volta dei display IGZO-MEMS, un mix della tecnologia proprietaria IGZO e della MEMS (Micro Electro Mechanical System), un tipo di tecnologia elettromeccanica per sostituire il cristallo liquido con un otturatore meccanico. Confesso che, pur non essendo una novità assoluta, non ne so un granché. Il line-up dei TV 4K è stato chiaramente illustrato nel corso della conferenza stampa.
Ci saranno 3 linee di prodotto, che arriveranno a partire dalla primavera, le cui caratteristiche possono essere riassunte in: serie UB30 (43, 50, 55, 65”) con cornice ultrasottile, streaming 4K, QuadCore e SO SmartCentral 3; serie UE30 (60, 70, 80”), che la le stesse doti della serie UB ma con in più SO SmartCentral 4.0, piattaforma Android, AquosMotion 480 e AquosDimming; al top la serie UH30 (70, 80”), come la UE ma con AquosMotion 960, certificazione THX 4K, SPECTROS Rich Color Display e telecomando con touchpad. Inoltre la casa ha presentato la tecnologia “Beyond 4K”, con pannelli Quattron e ciascun gruppo di subpixel del 4K scisso in due metà credo “semi-indipendenti”.
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SONY
Pur non avendo un settore del bianco, che tra forni, frigoriferi, lavatrici e aspirapolvere negli stand degli altri costruttori occupa almeno la metà dello spazio disponibile, e disponendo comunque di un’area espositiva decisamente ampia, la Sony riesce sempre e comunque ad affollare il proprio padiglione. Padiglione che, pur non avendo subito modifiche nel corso degli ultimi anni, riesce sempre ad essere il più emotivamente accattivante.
PlayStation e Walkman catalizzano una sostanziosa fetta dell’interesse generale, ma anche gli esemplari dei televisori non sono da meno. Nel 2015 la casa proporrà quattro serie di TV LCD 4K per complessivi 12 modelli, con SO Android, ed equipaggiati con il nuovo processore X1.
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TCL
Ci sono dei marchi che per pigrizia continuo a trascurare, come Haier, Hisense o TCL. Quest’ultima per esempio vanta75.000 dipendenti, 23 centri R&D e 21 impianti produttivi sparsi per il mondo. Sono tutti marchi che nei prossimi anni cresceranno di importanza, come hanno fatto LG o Samsung a suo tempo. All’inizio questi, che ora sono colossi top brand, per gli appassionati di video erano visti come produttori di lettori CD Rom e monitor per PC. Quanta strada hanno fatto in così poco tempo!
E lo stesso accadrà per questi altri marchi al momento un po’ snobbati ma che hanno non potenzialità ma reali capacità. Perché quest’anno TCL ha meritato un posto di rilievo nel reportage? Perché ha presentato il TV H9700, che ufficialmente utilizza per la retroilluminazione la tecnologia Quantum Dot, o meglio la particolare applicazione della tecnologia Quantum Dot che consente di realizzare diodi luminosi con una emissione particolare, caratterizzata da uno spettro con tre picchi R, G e B ben distinti.
Questo consente di ottenere colori primari molto profondi e quindi un gamut molto ampio. Tutti i costruttori che hanno presentato TV HDR utilizzano qualcosa di più o meno simile. Non è una novità assoluta. Per esempio gli ormai arcinoti TV Sony Triluminous sono una applicazione del Quantum Dot.
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di Mario Mollo



