Velodyne Impact 10 BVE

Ci sono molti modi per costruire un subwoofer: possiamo utilizzare un altoparlante di grosso diametro e realizzare un cabinet ingombrante, oppure un altoparlante specifico dotato di diametro minore ma con un’escursione incredibile e dotarlo di un box di medie dimensioni o, ancora, un box di volume ridotto all’osso e puntare tutto sull’equalizzazione…

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Nei subwoofer moderni molto difficilmente possiamo trovare woofer di grandi dimensioni, diciamo quindici, diciotto o ventuno pollici. I motivi sono costituiti ovviamente dalle richieste del mercato, visto che le aziende puntano direttamente al favore del cliente e, soprattutto, di sua moglie.

Certamente un subwoofer di 100 litri con un diciotto pollici disegnato ad hoc potrà scendere molto bene in frequenza e “tenere” una pressione notevole, ma risulterà abbastanza difficile sistemarlo nel salotto buono dietro una tenda. I subwoofer di medie dimensioni trovano una discreta richiesta di mercato. Usando volumi dai quaranta ai sessanta litri è possibile ottenere una buona estensione ed una tenuta notevole sia con dei poco probabili quindici pollici, un caso limite, che con dei dodici pollici e dei dieci pollici, magari con una escursione in un sol verso superiore al centimetro.

Il subwoofer completamente smontato. Notate il cestello in lamiera del woofer utilizzato, l’assorbente acrilico ed il lungo condotto di accordo.

Il subwoofer completamente smontato. Notate il cestello in lamiera del woofer utilizzato, l’assorbente acrilico ed il lungo condotto di accordo.

Ovvio che occorrono parametri pensati per una grande estensione ed in particolare masse mobili elevate, frequenze di risonanza basse ed inevitabilmente sensibilità ridotte. A voler costruire un woofer molto sensibile ma con una risonanza bassa ed a grande escursione occorre rivoluzionare le metodiche costruttive dell’altoparlante, una cosa possibile soltanto a chi ha prodotto e studiato molti subwoofer.

Ove non si riesca a scendere ai classici 20-25 Hz si fa ricorso ad una minima quantità di equalizzazione che da un lato estende la risposta ma dall’altro ne riduce la dinamica. La terza alternativa, quella più seguita dai costruttori, consiste nel realizzare subwoofer molto piccoli, dai dieci ai venti litri, e dotarli di altoparlanti da otto o da dieci pollici, dotati di una escursione elevata e di un tasso di equalizzazione che spesso parte da 6 decibel fino a superare i dieci decibel. Ove ancora non bastasse si inizia a salire con la risposta ai 30 o ai 40 Hz, magari con uno smorzamento notevole.

Ovvio che per agire in questo senso bisogna intervenire con decisione sull’equalizzazione, dotare gli altoparlanti di grande escursione lineare ed avere una elettronica di potenza con tanti decibel in più quanti sono i decibel di equalizzazione. Ed il conto ci porta immediatamente a potenze enormi, che però vengono usate in un intervallo di frequenze veramente ristretto. La configurazione di carico più conveniente non è detto che sia il classico bass reflex, visto che spesso i condotti assumono dimensioni impossibili e l’escursione sembra giocare dalla parte del progettista. Nel bass reflex al di sotto della frequenza di accordo l’escursione diventa spesso improponibile anche ai woofer più dotati da questo punto di vista.

Tutta l’elettronica, quella di controllo del segnale e quella di potenza, è sistemata su un supporto di vetronite. L’amplificatore è dichiarato avere 150 watt rms.

Tutta l’elettronica, quella di controllo del segnale e quella di potenza, è sistemata su un supporto di vetronite. L’amplificatore è dichiarato avere 150 watt rms.

Nella sospensione pneumatica l’escursione oltre la frequenza di risonanza rimane elevata ma costante, ed il liberarsi dalla schiavitù di un condotto enorme semplifica la costruzione facendo risparmiare anche sulle dimensioni. Il rovescio della medaglia è costituito dall’equalizzazione che diventa importante e dalla potenza applicata che deve salire ovviamente di pari passo. Il contenitore, il box, il cabinet, come volete chiamarlo, deve essere rigido, indeformabile e non necessariamente pesantissimo. Negli anni è completamente sparito il subwoofer passivo, non dotato di una amplificazione interna, e sono pure spariti i classici amplificatori in classe AB che scaldavano e pesavano, pretendendo alette di raffreddamento imponenti.

Oggi tutto è affidato ai “freddi” amplificatori in commutazione, che non abbisognano di trasformatori e che non scaldano, tanto che le alette di raffreddamento sono del tutto sparite. E visto che ci siamo occorre parlare anche del crossover elettronico, sostituito nei modelli più costosi dall’immancabile DSP che all’apparenza si occupa di sistemare tutti i problemi di interfaccia col sistema frontale. Nei subwoofer di costo contenuto, come il Velodyne Impact 10 in prova, possiamo contare su un crossover elettronico quasi “tradizionale”, che si preoccupa di attuare un passa-basso a frequenza variabile, da 50 a 200 Hz. Come abbiamo spesso verificato dalle pagine di Digital Video, la frequenza indicata dalla manopola e quella acustica di taglio sono differenti, a volte molto differenti, una verifica che non manchiamo mai di evidenziare.

La costruzione

Il piccolo box è realizzato in MDF e presenta al suo interno solo minimi rinforzi di tenuta lungo gli angoli, anche in virtù delle dimensioni molto contenute. Il poco assorbente che ricopre le pareti è del tipo acrilico a media densità. Va notato che le piccole dimensioni spostano le risonanze interne a frequenze molto più elevate di quelle limitate dal crossover elettronico. Il condotto di accordo da 80 millimetri è posizionato alla base del cabinet ed attraversa praticamente tutto il box.

Oltre alla lunghezza fisica all’interno del volume di carico c’è da tenere nel conto anche il prolungamento ottenuto da questo particolare tipo di emissione che, conti alla mano, equivale a mezza larghezza del cabinet. Il woofer ha il cestello in lamiera stampata con la membrana in cellulosa e le sospensioni in gomma. Il magnete non è di dimensioni stratosferiche ma si è dimostrato perfettamente in linea con le caratteristiche target. Dall’altro capo dei discreti cavi di collegamento c’è la piastra amplificatrice, accreditata di 150 watt rms e di 250 watt di picco.

Il pannello di comando. Si notano le due manopole del controllo del volume e della frequenza di incrocio.

Il pannello di comando. Si notano le due manopole del controllo del volume e della frequenza di incrocio.

L’assenza di trasformatori enormi e la presenza di un’aletta di raffreddamento contenuta lascia intuire la classificazione di amplificatore a commutazione, dal rendimento prossimo al 100% e quindi con meno di 10 watt di potenza termica da far dissipare alle alette di alluminio. Le connessioni col mondo esterno sono fissate direttamente sullo stampato con il solo ingresso del segnale di potenza che fa uso di una morsettiera a molle, accuratamente incollata per evitare spifferi e conseguenti fischi.

Sul pannello di comando posteriore notiamo la manopola del controllo del livello e quella che determina la frequenza di incrocio che, more solito, rende una pallida idea della effettiva frequenza di taglio acustico. Manca, per contenere il costo, il controllo continuo della fase, sostituito da un più economico deviatore che inverte la fase del segnale. L’ingresso a livello elevato, definito spesso ingresso di potenza, utilizza un partitore direttamente alle spalle dei contatti per scendere al livello dei connettori RCA di segnale.

L’ascolto

L’ascolto di un subwoofer appare appena problematico a causa dei numerosi fattori inquinanti che possono inficiare il test. L’acustica dell’ambiente, che nel nostro caso è davvero minoritaria, l’incrocio con i satelliti ed il bilanciamento dei livelli. Per ovviare a tutte queste complicazioni abbiamo da tempo scelto un metodo che ci garantisce risultati notevoli e che consiste in una fase preliminare per sistemare ed analizzare al meglio il comportamento dei satelliti.

Tutti gli errori possono essere possibili solo in questa fase, che prevede una rigorosa verifica a bassa frequenza a cui segue un accorto filtraggio passa-alto per evitare che satelliti e sub interferiscano a frequenze non consone agli stessi satelliti. Quando tutto è stato scelto e provato con molta cura è possibile allungare il cavo di segnale al subwoofer, già connesso alla rete elettrica, e scegliere una frequenza di incrocio adeguata.

Il sistema satellite scelto scende bene fino a 100 Hz ed è stato filtrato con una bassa pendenza ed un discreto smorzamento giusto per avere in ambiente una resa compatibile con la più bassa frequenza di incrocio possibile. Due prove con l’inversione di fase e poi una ritoccata ai livelli degli amplificatori, fino ad ottenere una risposta incredibilmente piatta ed estesa. Il condotto di accordo che emette verso il pavimento aiuta a perdere la cognizione della localizzazione delle frequenze bassissime tanto che si potrebbe ipotizzare che siano i soli satelliti ad emettere tutta la gamma bassa.

Il dieci pollici appare abbastanza fermo anche a livelli notevoli e sembra poter digerire discrete bordate di basso senza fare troppe storie. Nonostante il peso molto ridotto devo dire che non si sposta di un millimetro anche nel bel mezzo di una bordata di basso. Il condotto non soffia, non distorce e fa bene il suo lavoro fino ai limiti concessi dall’escursione del generoso dieci pollici. Mi affascina sempre la sparizione totale dei sub Velodyne, tanto che durante tutto il test ho guardato il sub pochissime volte visto che sembrava comunque che fossero i satelliti a suonare.

Probabilmente, azzardo, la seconda filtratura molto decisa serve proprio a far sparire il sub dalla scena, come è giusto che sia. Soltanto con qualche brano storico dei Pink Floyd le basse frequenze in movimento da destra a sinistra e viceversa fanno rimpiangere un doppio sistema sub invece di uno singolo che riceve entrambi i canali e che li somma internamente. Magari, sempre secondo il mio parere, sarebbe utile avere due subwoofer non costosi invece di uno solo, anche più potente ed esteso.

Che poi, diciamocela tutta, con la musica rock che sto ascoltando in questo momento l’estensione a 30 o a 20 Hz serve a poco, visto che nella registrazione dal vivo per eccellenza, ovvero “Made in Japan” dei Deep Purple, i 40 Hz sono almeno 10 decibel al di sotto della gamma medio-bassa. Dire Straits e brani a scelta tra quelli più percussivi completano il test. Gli AC/DC li lascio nella custodia, così come Donald Fagen, visto che sto provando un subwoofer e non un submidrange, se mi passate la definizione di riproduzione senza bassi. Con gli strumenti acustici e con la musica classica delle ultimissime tracce il discorso si amplia, visto il buono smorzamento ed una notevole assenza di code, sempre abbastanza udibili nei subwoofer di dimensioni molto maggiori.

Conclusioni

Questo subwoofer della Velodyne costa meno di seicento euro. Non è il massimo come estensione e nemmeno come potenza ma fa il suo lavoro bene, senza code e senza enfasi particolari. Volendo esagerare con la manopola del volume riesce in un ambiente nemmeno tanto piccolo a soverchiare due satelliti da 90 decibel pilotati molto allegramente e vicini al loro limite naturale. Altre domande?

di Gian Piero Matarazzo


Ci è piaciuto

  • Buon impatto
  • Buono smorzamento
  • Prezzo contenuto

Non ci è piaciuto

  • Assenza della regolazione continua della fase.

Le misure

MOL livello massimo di uscita: (per distorsione di intermodulazione totale non superiore al 5%)

VEL10MOL-[Convertito]

La MOL parte da circa 90 decibel al primo terzo di ottava di misura e sale velocemente fino a raggiungere i 110 decibel a 64 Hz col massimo livello che decresce all’aumentare della frequenza a causa della risposta in frequenza.
Voto 7

Distorsione di 2a, 3a, 4a, 5a armonica ed alterazione dinamica a 100 dB spl

VEL10THD-[Convertito]

La distorsione armonica in regime dinamico mostra gli effetti dell’equalizzazione sulla bobina mobile del woofer, col picco centrato a circa 38 Hz. Notiamo come la seconda armonica sia elevata, ma in questo caso poco preoccupante, e la terza armonica che sale, prima dei 47 Hz, al 3,2% con un solo picco abbastanza ristretto. Oltre i 50 Hz tutto ritorna nella norma, con tutte le armoniche poste al di sotto dell’uno per cento. Va notato come la misura sia stata effettuata alla massima frequenza di incrocio possibile e come le armoniche superiori siano attestate sul fondo del grafico.

Voto 7

Risposta in frequenza con 2,83 V/1 m

VEL10RIS-[Convertito]

La risposta in frequenza mostra l’andamento per le diverse rotazioni della manopola della frequenza di incrocio col sistema satellite. Come possiamo vedere sia a 50 che ad 80 Hz si ottengono dei tagli acustici spostati nettamente più in alto pur con una pendenza mediamente elevata e, secondo me, migliore dei classici 12 decibel per ottava.

Come in altri casi si nota un aumento della frequenza attorno ai 400 Hz causata da un ulteriore filtro a frequenza fissa indipendente dalla manopola del volume. Si tratta di un filtro accessorio che serve a chiudere la porta a tutte le colorazioni possibili da parte del condotto di accordo o del woofer ed è una aggiunta, per così dire, di sicurezza. La risposta a -6 dB si estende fino a 40 Hz, almeno con la manopola del crossover ruotata verso i 200 Hz. Al diminuire della frequenza di incrocio diminuisce il livello massimo e quindi si abbassa anche la frequenza a -6 dB.
Voto 7


Carta d’identità

  • Marca: Velodyne
  • Modello: Impact 10 BVE
  • Tipo: subwoofer bass reflex
  • Dimensioni (LxAxP): 320x345x370,8 mm
  • Peso: 14 kg
  • Potenza amplificatore: 150 watt rms.
  • Risposta in frequenza: 34-140 Hz ±3 dB.
  • Numero delle vie: una.
  • Frequenze di incrocio: 50-200 Hz.
  • Fase: 0° oppure 180°.
  • Woofer: da 250 mm.
  • Griglia: rimovibile

Distribuito da: MPI Electronic srl, Via De Amicis 10/12, 20010 Cornaredo (MI). Tel. 02 9364195


Pagella

  • Prestazioni: di buon livello in quanto a pressione indistorta e smorzamento. Buona la pressione in ambiente. Voto 7
  • Costruzione: accurata quanto basta, senza esagerazioni. Voto 7
  • Rapporto qualità/prezzo: veramente notevole, con buone prestazioni ad un prezzo basso. Voto 8
  • Misure: di buon livello, con una buona tenuta ed una potenza sufficiente. Voto 7

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