Il campo sonoro riprodotto
Un ambiente ben proporzionato può minimizzare talune problematiche ma non eliminarle completamente e questo conduce alla parte meno facile del discorso, ovvero alla necessità di porre in atto provvedimenti correttivi che impongono interventi fisici sull’ambiente stesso.
Si leggono spesso fantasiose disamine del problema della correzione acustica di un ambiente chiuso, ma cercheremo di approfondire meglio in seguito, ciò che preme a questo punto dire è che difficilmente il semplice arredo di un tipico soggiorno domestico occidentale sopperisce alle necessità di trattamento, in particolare per la criticissima gamma bassa e medio-bassa: più piccola è la dimensione dell’ambiente, maggiore è la possibilità di insorgenza dei deleteri effetti sopra accennati proprio a queste frequenze.
C’è da aggiungere d’altra parte che fastidi e costi derivanti dalla realizzazione di interventi strutturali sulle murature e sulle finiture interne, a maggior ragione se si considerano i macroscopici benefici ottenibili, non sono spesso paragonabili agli investimenti messi in conto per l’acquisto di un impianto e possono addirittura rivelarsi trascurabili se parliamo di installazioni home theater di alto livello (… state tranquilli, parleremo anche dei costi).
Una volta proporzionato l’ambiente e stabilita una disposizione di ascolti che rispetti la simmetria destro/sinistro, gli interventi indispensabili e raccomandabili da porre in opera riguardano il controllo di quello che nella Tabella 2 viene identificato come suono riflesso: il controllo delle prime riflessioni e la parte come vedremo più interessante, seppure non definita in dettaglio, che riguarda l’eliminazione di significative anomalie nel campo sonoro riprodotto.
Il controllo delle prime riflessioni è un aspetto sicuramente importante, e la raccomandazione è di contenere quelle che arrivano entro i primi 15 millisecondi di ritardo dal suono diretto¹ ad un livello almeno 10 dB sotto quello del suono diretto stesso: per un ambiente domestico di dimensioni canoniche, 20-30 metri quadrati, questo potrebbe significare considerare le riflessioni da zone specifiche delle pareti laterali, del soffitto, del pavimento e della parete dietro l’ascoltatore!
In pratica, usando dei semplici metodi geometrici o degli accorgimenti piuttosto noti (il metodo delle sorgenti immagine o uno specchio, come suggerito nell’incorniciato dedicato), si determinano con buona precisione le zone interessate dalle prime riflessioni sulle pareti e si cerca di capire come installare su queste aree degli idonei materiali fonoassorbenti.
Questi accorgimenti, ricordiamolo, sono validi per le frequenze medio-alte ed alte fuori dalla zona dominata dai modi propri e che definiamo di pressione, permettono di risolvere una serie di problematiche in modo rapido e spesso si possono mettere in atto utilizzando comuni elementi di arredo quali tendaggi, tappeti, mobilio e più opportune sistemazioni del sistema di diffusione sonora.
Purtroppo, c’è sempre un purtroppo, il controllo delle prime riflessioni non è la panacea di tutti i problemi acustici dell’ambiente d’ascolto, anzi direi che riguarda il passo successivo a quello a cui le raccomandazioni probabilmente si riferiscono quando si richiede l’eliminazione delle anomalie del campo sonoro!
La prima vera e fondamentale azione consiste, a mio avviso, nel controllo delle risonanze alle basse frequenze che, ribadiamolo anche a costo di ripetizioni, rappresentano il vero grande problema nella riproduzione sonora negli ambienti di piccole dimensioni quali quelli usuali delle installazioni domestiche.
In commercio è possibile reperire dispositivi anche molto efficaci (ad esempio, i sempreverdi Tube Traps della ASC, i più recenti ed apprezzati DAAD della nostrana Acustica Applicata ed uno svariato numero di trappole angolari di diversi costruttori rintracciabili facilmente su Internet), ma è altrettanto semplice realizzare, e spesso meno complicato di quanto si possa pensare, dei trattamenti su misura integrandoli in ambiente con muratura o mobilio e con buona pace del risultato estetico.
A questo punto possiamo preoccuparci del controllo delle riflessioni a frequenze più elevate, al di fuori della banda che abbiamo definito del calore, iniziando dall’aspetto geometrico (il posizionamento delle aree assorbenti) e finendo con l’aspetto del corretto valore della riverberazione sull’intera banda audio (il quantitativo delle unità assorbenti necessarie).
Negli incorniciati di approfondimento vengono fornite alcune indicazioni fondamentali per la collocazione più opportuna dei dispositivi di controllo acustico passivo; riguardo il tempo di riverberazione T60 occorre partire dal valore medio a 500 Hz calcolato come indicato in tabella a partire dal volume dell’ambiente e determinare poi il suo andamento in frequenza tramite la maschera di Figura 3.

Figura 3 – AES TD 1001, la maschera di tolleranza dei valori del tempo di riverberazione Tm alle diverse frequenze (con la più stringente raccomandazione nella gamma 63-200 Hz rispetto alla ITU BS775).
Solo un appunto ancora per ricordare che in ambito cinematografico multicanale (e il nostro ambiente è dedicato alla riproduzione di colonne sonore cinematografiche, seppure in formato ridotto!) le riflessioni laterali non sono molto gradite, in quanto tutto quello che deve venire dal lato degli spettatori è già inciso sulle tracce di surround, e oltretutto potrebbero provocare distorsioni e modificazioni della fondamentale traccia dei dialoghi ².
Risolto finalmente il problema ambientale, possiamo dedicarci alla risposta in frequenza in regime stazionario, che deve essere regolare, estesa e possibilmente piatta, entro i limiti indicati dalla maschera di tolleranza di Figura 4.

Figura 4 – AES TD 1001, la maschera di tolleranza del livello operativo di riproduzione in regime stazionario in ambiente.
Se si è operato nel modo corretto nei passi precedenti, in particolare sulla parte bassa dello spettro, è possibile ottenere una risposta in frequenza anche con tolleranze inferiori di quelle raccomandate!
Un passo successivo potrebbe essere quello di ricercare l’uniformità della risposta in frequenza anche per angoli orizzontali diversi dall’asse (a 15, 30 e 45 gradi rispetto all’asse del diffusore), ma in questa fase possiamo accontentarci di dove siamo arrivati.
Andando avanti nelle raccomandazioni della Tabella 2, una semplice ma pesante prescrizione riguardo il rumore di fondo dovrebbe adesso metterci in guardia sulla necessità di isolamento sonoro dell’ambiente da e verso l’ambiente che lo circonda: il riferimento fatto alle curve NR (Noise Rating) 10 e 15 è realmente molto restrittivo (sono valori più bassi di quelli auspicabili per uno studio di registrazione!), ma l’esperienza e la letteratura in materia insegnano che i più realistici valori di rumore di fondo contenuti in 30-35 dBA sono ancora compatibili con le necessità di ascolto domestico (ovviamente se si arriva a 25 dBA va ancora meglio e sarà possibile apprezzare anche i più drammatici momenti di silenzio presenti nelle colonne sonore riprodotte).
La richiesta di controllo del rumore di fondo porta implicitamente alla necessità di verifica del fonoisolamento delle strutture edilizie che delimitano il nostro ambiente, verifica che soddisfa anche l’altra non secondaria esigenza di limitazione delle emissioni verso l’esterno (la buona convivenza condominiale sentitamente ringrazia!).
La necessità di contenere gli elevati livelli sonori riprodotti nelle moderne colonne sonore entro i confini dell’ambiente dedicato all’ascolto si scontra con le caratteristiche isolanti delle strutture murarie che delimitano l’ambiente stesso che, nella stragrande maggioranza dei casi, non saranno adeguate allo scopo: nelle normali situazioni abitative condominiali, immagino sia esperienza comune, difficilmente si riesce a contenere livelli superiori a quelli prodotti dalle emissioni domestiche normali, ovvero le discussioni con il/la consorte, l’audio del televisore, i giochi dei bambini, ecc…
Anche in questo caso, quando possibile, una scelta accorta del locale può semplificare le cose ma non è da escludere, considerati i materiali e le usuali tecniche costruttive delle moderne costruzioni, che taluni accorgimenti migliorativi possano essere opportuni, se non addirittura indispensabili:
- nel caso, ovvio, di nuova costruzione o ristrutturazione, l’adeguamento dei valori di isolamento acustico a valori raccomandabili, e per altro da qualche anno perfino normati dalla legislazione nazionale ³, può essere realmente semplice e di ridotta incidenza economica;
- negli altri casi occorre una valutazione specifica, ma va sempre messo in conto un intervento generalmente piuttosto invasivo sull’ambiente.
Il carattere generale di questo articolo non permette l’approfondimento della materia piuttosto vasta ed articolata del fonoisolamento ma, vista la particolarità e l’importanza degli interventi, qualche cenno comunque è fornito nell’incorniciato relativo; in ogni caso, appare consigliabile il supporto di una struttura tecnica in grado di valutare le problematiche e progettare gli interventi adeguati per la loro soluzione, magari nell’ottica di un progetto acustico completo che riguardi isolamento, trattamento, misurazioni ed ottimizzazione dell’installazione impiantistica (4).
L’ultima prescrizione della Tabella 2 riguarda il livello operativo di ascolto, che con il valore indicato per canale garantisce un livello globale di 85 dBA 5 in regime stazionario, livello di cui caldamente raccomandiamo il non superamento essendo corrispondente oltretutto ad una delle soglie di attenzione per l’udito indicate dalle normative nazionali ed internazionali in merito all’esposizione alle emissioni sonore: in queste condizioni, considerata la dinamica delle odierne registrazioni, non è difficile ipotizzare transienti di 12-15 dB superiori e livelli istantanei prossimi o superiori ai 100 dBA.
Rimanendo in tema di livelli operativi, se si eccettua l’indicazione sulla banda di frequenze trattate (20-120 Hz), non viene praticamente specificata la taratura del subwoofer o meglio del livello del canale LFE relativo al .1 di ogni configurazione multicanale: le questioni in merito sono diverse e spesso abbastanza controverse da meritarsi un approfondimento futuro, ma potremmo intanto e per semplicità dire che a partire da un segnale di test specifico (la solita banda di rumore rosa) il livello del sub andrebbe reso uguale a quello di ogni altro canale.
L’impianto di diffusione
L’ultima tabella presentata è relativa alle caratteristiche dei diffusori acustici ed alle loro prestazioni elettroacustiche. La raccomandazione non fa grosse distinzioni tra i diffusori monitor di riferimento e i diffusori di utilizzo domestico, lasciando intendere una propensione verso i sistemi di un certo livello e destinati ad un ascolto critico.
Senza entrare nel dettaglio, vengono considerati i valori ammissibili di alcune grandezze derivabili da misure in regime stazionario o dinamico e relative alla risposta in frequenza sul piano orizzontale, alla distorsione ed alla dinamica che configurano, come già detto sopra, sistemi con buone caratteristiche di emissione.
Tra le specifiche più importanti rintracciabili nella documentazione, segnaliamo la quasi obbligatoria scelta di diffusori identici per tutti i canali, peraltro con una tolleranza piuttosto restrittiva nell’accoppiamento per quelli del sistema frontale, e la non raccomandabilità dei sistemi omnidirezionali tollerati soltanto come surround.
In sintesi, difficilmente si potranno soddisfare le raccomandazioni con tanti sistemi 5.1 da ipermercato ancora buoni forse per l’audio del PC!
Conclusioni
Siamo giunti alle conclusioni di questa lunga seppure veloce e non troppo approfondita disamina di alcune delle più importanti problematiche che occorre affrontare volendosi accingere alla realizzazione di un sistema di ascolto in grado di sfruttare al meglio le notevoli potenzialità offerte oggi dall’elettronica per l’audio-video.
L’approccio ambientale è realmente necessario, probabilmente non del tutto indolore e comunque impegnativo per impatto sulle cose che ci circondano in casa, ma è l’unico modo per compiere il grande salto di qualità verso l’installazione critica.
Continuo quindi ad alimentare una polemica su quello che mi incuriosisce maggiormente, nonostante la trentennale esperienza di appassionato audiofilo e una ormai quasi ventennale attività professionale nel settore acustico ed audio-video, ovvero l’indifferenza generalizzata al problema ambientale confrontata con la maniacale attenzione rivolta alle apparecchiature, con la dissennata convinzione che la sostituzione di una elettronica o persino di un cavo possa stravolgere un ascolto effettuato in condizioni assolutamente improbabili e inadatte a far discriminare alcunché.
L’atteggiamento suddetto è particolarmente diffuso nell’ambito dell’alta fedeltà anche di alto livello, e l’augurio è che in questo settore più giovane dell’audio-video si voglia al contrario cambiare registro, cominciando a guardare e soprattutto ascoltare le cose da un punto di vista più corretto e oggettivo.
Nei prossimi numeri della rivista cercheremo di dare spazio ad esempi e realizzazioni pratiche di diverso livello e a quanti, installatori per primi ma anche semplici appassionati, vorranno metterci a conoscenza di progetti e installazioni interessanti, che potranno così guadagnarsi una gratificante pubblicazione sulle pagine di Digital Video.
di Rocco Stefano Valletta
Il controllo delle risonanze a bassa frequenza
Assodato che il controllo della zona di pressione dello spettro audio è l’aspetto fondamentale ed imprescindibile nella realizzazione di un trattamento ambientale efficace per l’ambiente d’ascolto di piccole dimensioni, quali sono i passi necessari alla definizione del problema ed alla sua auspicabile risoluzione?
Ovviamente abbiamo verificato sulla carta la distribuzione dei modi e magari già fatto i necessari passi per renderla uniforme, scegliendo le corrette proporzioni per le dimensioni dell’ambiente, ed ora siamo al punto di dover intervenire per inserire un adeguato numero di dispositivi ed unità assorbenti che permettano di controllare le risonanze ambientali e la riverberazione in bassa frequenza entro la maschera di tolleranza raccomandata.
Esistono strumenti ed altri accessori, più o meno costosi, utili a quantificare oggettivamente la situazione, ma non è da escludere la possibilità di operare ad orecchio, seppure con l’integrazione di qualche ausilio tecnico.
Un generatore di segnale, sostituibile da un semplice CD di test con gli opportuni segnali standard, è necessario per l’eccitazione dell’ambiente alle frequenze di interesse (solitamente viene utilizzato il rumore rosa e preferibilmente in bande di larghezza limitata per sollecitare solo una parte della gamma sotto analisi), mentre un misuratore di livello sonoro o meglio un analizzatore di spettro sono necessari per la quantificazione e la visualizzazione della risposta acustica in ambiente.
Ad una prima categoria appartengono i sistemi di misura professionali e un discreto numero di moderne alternative, ormai del tutto comparabili con i sistemi di analisi tradizionali, basate su schede di misura e/o software da utilizzare unitamente ad un PC.

Foto 1 –
L’NTI Acoustilyzer, un moderno e completo analizzatore portatile di basso costo ma ad alte prestazioni.
Analizzatori portatili professionali sono reperibili dai cataloghi di Brüel&Kjaer, Norsonic, Larson Davis, NTI, Ivie ed altri ad un costo, generalmente impegnativo, direttamente dipendente dalla classe di precisione, dall’affidabilità e dalla complessità degli strumenti di misura; interessanti alternative PC based sono ormai realizzate da diversi produttori, a partire dalle storiche implementazioni hardware/software di MLSSA della DRA o CLIO della nostrana Audiomatica, ai più economici e consigliabilissimi software di Acustica Applicata (Sound Analyzer e Sound Level Meter) e Purebits (Sample Champion) – che ci fa molto piacere citare perché sono prodotti italiani oltre che degli ottimi prodot-ti -, e l’altrettanto ottimo ETF dell’Acoustisoft.
L’utilizzo appropriato della maggior parte dei sistemi suddetti richiede esperienza tecnica e conoscenze della materia spesso non banali, e per realizzazioni di un certo impegno, e in ogni caso in cui si vuole una garanzia di risultati, è più che opportuno il supporto di un professionista.
Una seconda possibilità consiste nell’utilizzo di un disco di test come generatore di segnali e delle proprie orecchie come sistema di analisi (si rammenti che le orecchie rappresentano un sistema di analisi autoranging, sensibile e raffinato quanto e più del miglior strumento di laboratorio oggi disponibile!): le bande di rumore rosa o segnali come il MATT di Art Noxon e l’AQT di Acustica Applicata permettono di eccitare l’ambiente alle frequenze più basse e l’orecchio, se adeguatamente educato all’ascolto, è perfettamente in grado di discriminare i difetti esistenti e i miglioramenti ottenuti a seguito di un trattamento correttivo efficace.
Veniamo allora al lato dolente della cosa: gli interventi attuabili in pratica.
C’è da dire subito che in questo caso il detto anglosassone no pain no gain è quanto mai azzeccato, visto che la risoluzione del problema passa per interventi sicuramente invasivi e di un certo impegno, ma c’è comunque la possibilità di integrarli e dissimularli nelle normali tipologie domestiche anche quando l’ambiente non sia esclusivamente dedicato all’home theater.
La banda di frequenze interessata, presumibilmente dai 20 ai 300-400 Hz, è caratterizzata da lunghezze d’onda molto grandi, rispettivamente circa dai 17 metri ad 1 metro, e tutti i dispositivi in grado di agire efficacemente su queste frequenze hanno generalmente e necessariamente dimensioni piuttosto estese: l’assorbimento acustico avviene per risonanza di membrane o cavità, e in entrambi i casi occorrono elementi di dimensioni non comprimibili nello spazio di un quadro da appendere a parete.
La maggior parte dei materiali realizzati in pannelli e commercializzati come fonoassorbenti sono efficaci in realtà solo su frequenze medie ed alte, utili quindi al trattamento della riverberazione su quella parte dello spettro audio: il solo utilizzo di materiali di questo tipo non è sufficiente e bisogna ricorrere a soluzioni mirate per la sola gamma bassa.
Ottimi dispositivi come i DAAD o i più datati Tube Traps o i Corner Traps, e altre trappole realizzabili su misura, vanno allora ad occupare almeno tutti gli angoli dell’ambiente (ed anche altre zone per un risultato ancora migliore) per uno, due metri di altezza e una superficie in pianta anche di un metro quadrato, spazi di cui in casa difficilmente si fa a meno volentieri, ma che sono indispensabili per il risultato cercato.

Foto 2 – Una sala d’ascolto trattata con i DAAD, le trappole per basse frequenze della italiana Acustica Applicata.
Una soluzione utile a risolvere quasi completamente i problemi di estetica ed arredo consiste nella dissimulazione delle suddette trappole in elementi di arredo progettati su misura (librerie e armadiature consentono di ricavare gli spazi adeguati allo scopo), o nella loro copertura tramite tendaggi o rivestimenti in tessuto delle pareti: in ogni caso, la trama aperta di un tessuto permette il passaggio del suono e di conseguenza il funzionamento degli assorbitori sottostanti, mentre le finiture a vista, reperibili in differenti tipologie e colori, garantiscono un impatto del tutto compatibile con le esigenze domestiche.
Un ultimo appunto sui costi da sostenere: come al solito, nella situazione di costruzione di nuovo o di ristrutturazione, la previsione di idonei accorgimenti ha un impatto economico molto ridotto; negli altri casi, ipotizzando ad esempio di ricorrere a tecniche costruttive abbastanza usuali, quali quella delle contropareti in gesso rivestito, si possono mettere in opera interventi efficaci rimanendo su costi terreni e del tutto compatibili con i budget di spesa tipici di impianti audio-video di buon livello.
Nel caso si pensasse al rivestimento in tessuto, il costo dipende molto dalla qualità della stoffa scelta, ma può anche non essere molto maggiore di un rivestimento murale tradizionale di un certo pregio.
Alcuni riferimenti utili sulla misura e sul controllo delle grandezze argomento di questo box possono essere reperiti su Internet agli indirizzi:
www.nt-instruments.com
www.ivie.com
www.mlssa.com
www.mclink.it/com/audiomatica
www.acusticaapplicata.com
www.purebits.com
www.etfacoustic.com
R.V.
L’isolamento acustico
Ogni struttura edile ed ogni altro componente della nostra abitazione possiede un certo potere di isolamento acustico, ovvero la capacità di abbattimento dell’energia sonora che cerchi di attraversarlo.
Sui manuali di acustica è possibile reperire vasti database nei quali murature, solai, materiali di uso comune, porte e finestre sono raccolti e suddivisi in base a questa caratteristica ed è molto semplice farsi un’idea… ma da cosa dipende questo potere?
Abbiamo certamente avuto tutti l’occasione di verificare che le grosse murature delle costruzioni di un tempo sono molto più fonoisolanti delle leggere tramezzature dei condomini moderni, mentre al contrario le nostre finestre con doppi vetri sono molto più confortevoli rispetto ai serramenti pieni di spifferi di qualche decennio fa: pur con qualche semplificazione abbiamo già avuto delle risposte, visto che l’isolamento acustico dipende dalla massa, dalla possibilità di realizzare strati multipli di materiali e dalla capacità di realizzare una tenuta pneumatica.
Senza entrare nel dettaglio di trattazioni matematiche forniamo una semplice formula, che non è l’unica rintracciabile in letteratura ed è valida soltanto sotto certe condizioni di propagazione della sollecitazione sonora, ma è comunque indicativa di quella che va sotto il nome di legge della massa e fornisce il potere isolante R (in dB) di una struttura tramite la R= 20log (mf) -42, dove m è la massa superficiale (kg/m2) della parete piana in oggetto ed f la frequenza (Hz).
La legge della massa ci indica che la capacità di isolamento cresce al crescere della massa e al crescere della frequenza della sollecitazione sonora incidente su di essa: è per questo che le leggere pareti in laterizio forato ci fanno sentire così bene persino il televisore del vicino di casa, e che è così difficile contenere le frequenze più basse riprodotte dai moderni impianti elettroacustici.
Una possibilità di superare in parte lo scoglio della necessità di una grande massa è quella di utilizzare le pareti doppie (ma anche triple!): con questo accorgimento, ed a parità di massa complessiva in gioco, si riesce ad ottenere isolamenti più elevati della singola parete e, curando aspetti diversi quali gli svincoli elastici e le modalità di propagazione strutturale, le prestazioni possono ancora aumentare.
Un esempio tipico e molto indicato nelle applicazioni domestiche è quello già citato delle strutture multiple in lastre di gesso rivestito, che per leggerezza, versatilità e facilità di installazione permettono di risolvere anche casi considerati disperati; con questo tipo di strutture è molto semplice ridimensionare l’ambiente secondo le proporzioni più corrette, creare delle trappole per il trattamento delle frequenze più basse, far funzionare le stesse contropareti come risuonatori per le frequenze basse e medio-basse e, allo stesso tempo, incrementare l’isolamento acustico delle pareti (e dei soffitti) esistenti.
Tanto per dare un’indicazione numerica della grandezza in esame, un valore usuale di isolamento di normali strutture murarie leggere si aggira sui 40 dB, un valore auspicabile per un maggiore comfort di vita può richiedere 50-55 dB di isolamento, mentre le strutture ad alto isolamento debbono poter garantire almeno 65-70 dB.
Un appunto a parte va fatto per l’isolamento delle pavimentazioni, dalle quali viene veicolata una parte dell’energia sonora e per le quali i soli interventi efficaci praticabili richiedono la realizzazione di solette galleggianti svincolate dalle strutture esistenti: nel caso di interventi correttivi, questo significa smantellare il pavimento esistente per realizzarne uno nuovo con la tipologia suddetta.
Ovviamente nelle applicazioni di un certo impegno (studi di registrazione, cinema, auditorium…) si sfruttano tutte le conoscenze acquisite e le tecniche disponibili, e non è inusuale vedere realizzazioni di murature triple fatte con pesanti mattoni e pavimentazioni su sofisticati sistemi di ammortizzamento delle vibrazioni!
Sulla necessità di garantire una buona tenuta pneumatica delle strutture di contenimento del suono non credo che occorra aggiungere molto più del fatto che il suono stesso altro non è che una perturbazione di pressione dell’aria, e se l’aria può passare… (la tenuta pneumatica conduce ovviamente alla necessità di valutazione e risoluzione delle problematiche di ricambio d’aria dell’ambiente che, seppure importanti, esulano dalla trattazione di queste pagine, ma che certamente rientrano nelle specifiche di progetto integrato del locale di ascolto ad alte prestazioni).
R.V.
Approfondimenti e riferimenti utili
L’impostazione scelta per questo articolo non ha permesso di scendere nel dettaglio tecnico che la materia meriterebbe: per quanti fossero interessati ad un approfondimento di tutte le questioni dell’acustica dei piccoli ambienti posso consigliare come passo successivo la serie di articoli usciti sempre a firma del sottoscritto nei numeri 224, 225, 227, 228, 230, 232 e 233 di AUDIOreview ed almeno due testi in italiano e di normale reperibilità nelle nostre librerie: il “Manuale di acustica” di F.A. Everest edito da Hoepli, e il “Manuale di acustica” a cura di R. Spagnolo edito da Utet Libreria.
- Un solo accenno ad uno degli aspetti definiti da un importante effetto psicoacustico noto come effetto Haas o di precedenza: le repliche del segnale diretto che arrivano alle nostre orecchie entro un ritardo di 15-20 millesecondi dal suono originale non vengono percepite come riflessioni distinte ma vengono integrate con esso, e possono condurre ad alterazioni sensibili della risposta nel punto d’ascolto.
- Per ridurre al minimo le possibili interferenze ambientali i sistemi di diffusione professionale fanno largo uso di trasduttori caricati a tromba, perché dotati di un’altissima efficienza ma anche di una scarsa dispersione fuori asse.
- Il vigente DPCM del 5 dicembre 1997, Determinazione dei requisiti acustici passivi degli edifici, definisce alcuni parametri (isolamento acustico tra ambienti e verso l’esterno, rumore di impianti) per la caratterizzazione del comfort acustico minimo degli edifici adibiti a residenza e ad altre attività.
- Nel caso di realizzazione di una sala, dopo il dimensionamento del locale gli interventi relativi all’isolamento acustico sono ovviamente il primo passo, a cui farà seguito il trattamento delle frequenze basse e quindi il controllo della riverberazione.
- Il livello globale viene calcolato tramite la L LISTref = 85 – 10 logn, dove n è il numero di canali contemporaneamente utilizzati.
su Digital Video n. 72 ottobre 2005





