Leggere le misure: lettori DVD

Dopo aver rapidamente passato in rassegna le misure che di solito accompagnano le prove di videoproiettori e display, analizziamo questa volta, con uguale intento divulgativo e spirito di servizio, i grafici e le tabelle relative alle sorgenti audio-video per eccellenza: i lettori DVD (ed oggi lettori Blu-ray)

Questo tipo di apparecchi è al giorno d’oggi quasi sempre il primo anello di un impianto per l’intrattenimento domestico: capaci di riprodurre DVD-Video ma anche CD, DVD-Audio e Super Audio CD. Oltre che per funzionalità (il numero ed il tipo di supporti che sono in grado di leggere, le capacità di elaborazione audio e soprattutto video) e per versatilità (soprattutto per quanto riguarda il numero e il tipo di uscite disponibili), i lettori DVD si differenziano anche per qualità e prestazioni.

Da questo punto di vista abbiamo assistito negli ultimi tempi ad un progresso non proprio eclatante ma comunque significativo, sia dal punto di vista dello “stato dell’arte” (i modelli “top” odierni offrono prestazioni migliori di quelli di qualche anno fa), sia soprattutto dal punto di vista della qualità media e del rapporto prestazioni/prezzo.

Prima di esaminare rapidamente il tipico “set” di misure che accompagna abitualmente le nostre prove di lettori DVD e che consente come al solito di valutare “a colpo d’occhio” le prestazioni di un apparecchio, è opportuno ricordare che queste ultime non sono tutto: ci sono elementi difficili da quantificare ma che concorrono in maniera sostanziale a distinguere gli apparecchi più pregiati, come ad esempio la cura nella realizzazione meccanica (soprattutto per quanto riguarda il sistema di lettura) o la raffinatezza della sezione di alimentazione: oltre alle misure, insomma, per farsi un’idea del valore di un apparecchio  bisogna prestare attenzione anche alle valutazioni qualitative contenute nella prova.

Le misure audio.

Livello e impedenza di uscita, gamma dinamica e risoluzione effettiva.

Le misure relative ai lettori DVD sono suddivise tra misure audio e misure video. Cominciamo dalle prime tabelle di numeri: livello e impedenza di uscita testimoniano soprattutto della capacità dell’apparecchio di integrarsi al meglio, attraverso le uscite analogiche, con il pre o l’ampli utilizzato; per fortuna sono ormai rari gli apparecchi che pongono problemi da questo punto di vista.

Gamma dinamica e risoluzione effettiva indicano invece la capacità di evitare che il rumore introdotto dall’elettronica dell’apparecchio vada a limitare la dinamica “teorica” offerta dal sistema (determinata dal numero di bit che formano le “parole” del flusso digitale: più rumore equivale in un certo senso a meno bit); anche questa misura, pur importante, non è in pratica particolarmente “critica” per gli apparecchi odierni.

Risposta in frequenza.

Stessa cosa dicasi per il grafico di risposta in frequenza, vicino nella maggioranza dei casi all’ideale segmento di retta; piccole ondulazioni agli estremi di gamma o minime differenze tra i canali risultano all’atto pratico ininfluenti.

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La risposta in frequenza audio dei moderni player digitali è in genere ottima, il che non toglie che talvolta si presentino anche eccezioni come questa, in cui la gamma bassa appare apprezzabilmente attenuata. In tali casi non vale nemmeno la pena di montare le connessioni analogiche, e conviene comunque affidarsi alle prestazioni della sezione digitale del ricevitore/decoder attraverso il collegamento SPDIF.

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Se invece la risposta del player è di questo tipo, e se anche le altre prestazioni sono allineate, allora è probabile che almeno per l’ascolto in stereofonia convenga usare le uscite analogiche della sorgente. In generale, solo a livelli piuttosto alti i ricevitori garantiscono questi standard.

 

Distorsione per differenza di frequenze e di distorsione armonica.

I grafici di distorsione per differenza di frequenze e di distorsione armonica in modalità CD, in modalità DVD PCM lineare (con parole di 24 bit), ed eventualmente in modalità SACD, rappresentano un indizio più chiaro della cura riposta dai progettisti nella realizzazione: un “tappeto” di rumore molto basso e l’assenza di “punte” (corrispondenti ad armoniche e segnali “spuri”) caratterizzano gli apparecchi migliori.

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Il test più “spietato” per la linearità dei convertitori è quello con segnale a basso livello (-60 dB) in modalità DVD PCM lineare. Anche macchine di ottimo rango, come in questo caso, sono costrette ad evidenziare i propri limiti.96K_si

Ma anche in questo caso c’è chi sfiora la perfezione…

 

Le misure video.

Queste misure, in realtà, sono molto cambiate nel tempo, per il momento le riportiamo così come erano state scritte, prossimamente queste spiegazioni verranno aggiornate alle nuove misure video.

Risposta in frequenza.

Passiamo alle misure video: anche in questo caso, la risposta in frequenza dovrebbe essere la più estesa e lineare possibile; una precoce caduta verso il basso man mano che ci si sposta verso le frequenze più elevate potrebbe essere visibile sotto forma di contorni meno netti e più impastati nelle zone più ricche di dettagli, mentre una “gobba” molto pronunciata al centro potrebbe provocare “falsi contorni”, anch’essi capaci di disturbare la visione dei dettagli più fini.

Anche il ritardo di gruppo del canale di luminanza, rappresentato in basso nella stessa tabella, dovrebbe essere il più contenuto possibile per garantire contorni netti e privi di “aloni”.

I grafici sono di norma relativi all’uscita videocomposita, ma nel commento alla misura si fa quasi sempre cenno alle prestazioni dell’eventuale uscita component interlacciata e progressiva. Ancora più importante il grafico che indica il comportamento dell’apparecchio con il segnale test delle “barre di colore”: linee che si spostano linearmente centrando i “bersagli” indicati nel grafico testimoniano di una buona fedeltà cromatica.

L’ultimo grafico è dedicato al rumore del segnale di crominanza, misurato in due modalità (“AM” e “PM”, con riferimento alla modulazione in ampiezza e fase); in entrambi i casi, il rumore dovrebbe essere il più basso possibile (ovvero le tracce dovrebbero essere il più possibile vicine alla base del grafico).

Va notato infine che le misure si riferiscono al prodotto nel suo complesso: utilizzando le uscite digitali audio e video l’apparecchio funzionerà semplicemente come meccanica di lettura, decoder MPEG video ed eventualmente come “deinterlacer” e “scaler”; le misure appena descritte, che coinvolgono le sezioni analogiche, in questo caso perdono di significato.

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Anche in ambito video, sulle uscite analogiche, è utile effettuare misure di risposta in frequenza, nel caso particolare sul canale di luminanza. Questo test è correlato con la capacità della macchina di risolvere dettagli sottili, e nel caso riportato qui tale abilità non appare molto spinta.

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In quest’altro caso, invece, sia la risposta in frequenza che quella in fase, al di là delle piccole alterazioni indotte dalla compressione MPEG, appaiono perfette fino a circa 5.7 MHz, prossimo al limite teorico.

(da Digital Video n. 77 – Paolo Arduini)

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