Sulle pagine di AUDIOreview ed in particolare nella rubrica Audiophile Recording abbiamo spesso parlato di pregevoli pubblicazioni in Blu-ray Video di concerti di musica classica, con particolare riferimento alla ripresa di eventi dal vivo, caratterizzati da un alto profilo artistico e tecnico. Marco Cicogna da sempre sceglie e ci presenta edizioni di rara bellezza ed interesse musicologico ed interpretativo, ma anche estremamente attendibili dal punto di vista puramente tecnico, in grado di sfruttare tutte le possibilità di restituzione fedele di immagini e suoni offerti dal supporto ottico. La presenza della componente video, infatti, costituisce un notevole valore aggiunto alla musica registrata. Con l’avvento dell’alta definizione e con l’arrivo dell’Ultra HD e della tecnologia 4K, la fruizione della musica proposta può essere ulteriormente valorizzata dalla fattiva possibilità di vedere suonare le grandi formazioni orchestrali, nonché rinomati interpreti solisti in una dimensione del tutto nuova, con il fine ultimo di conoscere ed apprezzare un repertorio più ampio, grazie all’ausilio delle immagini in movimento.
Pensiamo quanto può essere rilevante tutto questo nel contesto di opere di grandi dimensioni o anche nell’ambito di certa musica contemporanea e sperimentale, il cui semplice ascolto in solo audio può rivelarsi spesso di difficile accostamento da parte di un pubblico generico. Non c’è bisogno di precisare l’importanza che può avere un evento musicale in video, per apprezzare pienamente grandi opere corali, balletti o, più specificamente, il repertorio operistico. Nel corso di questo articolo cercheremo di delineare, sia pure in modo semplificato ed informativo, come si svolgono e si articolano i processi di produzione di un evento multimediale di questo genere, con particolare attenzione a come vengono articolate le varie fasi di regia video di un evento in diretta. Al fine di approfondire l’argomento, abbiamo nuovamente trascorso qualche giorno a Berlino nella sede dei Berliner Philharmoniker e abbiamo parlato con tecnici e assistenti alla regia del Digital Concert Hall, un eccellente servizio di Audio/Video on Demand dei vari concerti eseguiti dalla celebre orchestra, che abbiamo presentato in dettaglio nei precedenti numeri di AUDIOreview.
Siamo stati accolti con simpatia, cordialità e grande disponibilità nello studio video della Philharmonie da Hannah Dorn, prima assistente alla regia per quasi tutti i concerti trasmessi su internet in Live Streaming e successivamente disponibili nella libreria di Video On Demand della piattaforma. Lo studio è situato nel palazzo della Philharmonie, all’ultimo piano dell’edificio, in una posizione particolare vicino alla sala di controllo luci e riflettori. Entrambi i locali si trovano in alto, sotto il soffitto della sala, in una posizione leggermente arretrata rispetto all’orchestra e alla zona del “coro”. Nella Figura 1 possiamo vedere lo studio video e il controllo luci da una visuale all’interno della sala, proprio nei posti a sedere sopra il coro, visualizzabile attraverso un sofisticato sistema di “tour virtuale” a disposizione attraverso il sito dei Berliner Philharmoniker (www.berliner-philharmoniker.de). Lo studio video è anche chiamato “spaceship control room” ed è visibile in dettaglio nella Figure 2 e 3.
Nel corso della nostra visita abbiamo quindi la possibilità di conoscere l’intera squadra di regia video della produzione, in particolare Thomas Vogel (secondo assistente alla regia), Volker Striemer (operatore macchine e direttore della fotografia), George Nducha (supervisore e controllo video) e soprattutto Andreas Morell, famoso regista non solo di un elevato numero di eventi del Digital Concert Hall, ma anche di tanti concerti disponibili su supporto Blu-ray e DVD, tra i quali troviamo ad esempio gli splendidi concerti eseguiti dai Berliner nell’anfiteatro della Waldbühne, i Concerti Brandeburghesi di Bach con l’Orchestra Mozart di Abbado, eseguiti nel teatro Valli di Reggio Emilia (oggetto di uno speciale Audiophile Recording) e molti altri eventi e film di grande interesse e pregio. In occasione delle prove del concerto previsto per il sabato sera con musiche di Mozart, con il violinista Frank Peter Zimmermann, e Bruckner, con in programma la celebre Settima Sinfonia sotto la direzione di Sir Simon Rattle, abbiamo l’occasione di assistere a tutte le fasi di preparazione e di parlare diffusamente con Andreas Morell di come funziona la macchina di regia video di un concerto di tali proporzioni, comprendente opere così complesse e monumentali come la “Settima” di Bruckner. Morell si rivela immediatamente un personaggio estremamente dinamico e competente; osservando regista e staff durante le prove si ha come la sorprendente sensazione che tutti i tecnici coinvolti nel processo stiano suonando insieme all’orchestra; ognuno ha davanti a sé una copia della partitura orchestrale e si intuisce immediatamente che la conoscenza completa ed approfondita della musica è un requisito essenziale per tale compito, così come saper leggere la partitura ed individuare, all’interno di essa, qualsiasi punto in qualunque momento.
Morell ci spiega nei minimi dettagli che la realizzazione di un concerto di musica classica in video incomincia sempre con un attento esame e lettura della partitura originale. In questa prima fase il regista crea una sorta di “sceneggiatura”, indicando sullo spartito quale strumento o gruppo strumentale deve essere inquadrato in un determinato momento. In questo modo vengono segnate sulla partitura precise indicazioni relative alla posizione delle varie telecamere e ai vari stacchi, nonché ai cambi di inquadratura. In termini più precisi vengono annotati i differenti “cue points”, il numero della telecamera che esegue una ben precisa inquadratura in un dato momento, nonché i vari “preset” assegnati a ciascuna macchina. Vedremo tra breve il significato di questi termini. Nello specifico caso del concerto previsto per il Digital Concert Hall, Morell si avvale di due collaboratori, ovvero un assistente, che legge la partitura orchestrale e fornisce verbalmente tutte le indicazioni precedentemente annotate sullo spartito. Tale lettura non avviene in tempo reale rispetto all’esecuzione dell’orchestra, bensì in anticipo di almeno qualche secondo o addirittura di qualche battuta rispetto alla musica eseguita in un particolare momento.
Questo consente al regista di preparare il cambio di inquadratura e al secondo assistente alla regia di fornire indicazioni agli operatori di ripresa. Nel caso del Digital Concert Hall ricordiamo che tutte le telecamere presenti in sala sono completamente automatizzate e controllate da remoto da un unico operatore nella “spaceship” che opera, su indicazioni del secondo assistente, tutte le telecamere HD e, per ognuna di esse, è in grado di remotizzare messa a fuoco, movimenti di macchina sui tre assi, lunghezza focale e così via. Andreas Morell opera su un Mixer Video Sony MVS3000 ed è pronto ad eseguire tutti i cambi di inquadratura, preparandosi, quando l’assistente preannuncia un determinato “cue point” ed eseguendo di fatto sul medesimo mixer/switcher un cambio di macchina in perfetta corrispondenza temporale con lo schiocco di dita dell’assistente.

Piantina dettagliata della “Grosser Saal” della Filarmonica di Berlino, con indicate, in verde, le posizioni delle diverse telecamere robotizzate e interamente controllate da remoto per la realizzazione dei video in alta definizione dei concerti trasmessi su Internet attraverso il servizio Digital Concert Hall (www.digitalconcerthall.com).
Tutto ciò è visibile nello schema – puramente esemplificativo – visibile in queste pagine, che deve essere letto dall’alto verso il basso a partire dal primo fotogramma in alto a sinistra, procedendo in senso orario. Gli “screenshot” riportati sono precisi fermi immagine tratti dalla partitura in esame, ovvero il Concerto per Violino e Orchestra No. 3 di Wolfgang Amadeus Mozart KV 216, in programma per la serata di Sabato 17 Maggio, oggi disponibile nella libreria di Video On Demand del servizio. Vediamo qui un esempio di annotazioni riportate sulla prima pagina dello spartito originale dell’opera. Ogni riga verticale rossa corrisponde ad un cambio di inquadratura, ovvero a un determinato “cue point” insieme al relativo preset che rappresenta una precisa configurazione di posizione, lunghezza focale, panning, tilt e messa a fuoco di una particolare telecamera o più telecamere simultaneamente. Prima che l’esecuzione arrivi al “cue point” successivo, l’assistente preannuncia l’imminente arrivo del successivo “cut” o cambio di inquadratura; il regista si tiene pronto a operare fattivamente tale indicazione sul mixer/switcher e a commutare effettivamente l’inquadratura (quindi numero di telecamera) in corrispondenza perfetta e assolutamente sincronizzata con lo schioccare di dita del suo assistente.
Nel medesimo istante, l’altro assistente segue minuziosamente il processo e comunica all’operatore di macchina (o agli eventuali altri operatori presenti) la telecamera da selezionare e controllare, richiamando velocemente il relativo “preset”. Tutta questa delicatissima procedura, che richiede conoscenza totale della musica nonché tempismo e prontezza di riflessi invidiabili, si articola con le medesime modalità per tutta l’esecuzione del brano. La collocazione delle telecamere all’interno del luogo di ripresa, spiega Morell, è di fondamentale importanza. Prima di tutto le macchine devono essere quasi invisibili nelle riprese e non devono disturbare o interferire in alcun modo con l’esecuzione dei musicisti. Nello stesso tempo le immagini devono restituire allo spettatore a casa la massima fedeltà cromatica e un senso di spazialità tale da poter facilmente ricostruire una percezione chiara e tridimensionale del palco e del luogo di ripresa nel suo insieme.
Questo aspetto di grande rilevanza viene ottenuto posizionando in modo strategico le telecamere e ottimizzando la capacità focale con appositi corpi ottici aggiuntivi. Ciò consente di ottenere campi lunghi e totali di grande impatto e fedeltà visiva, unitamente alla possibilità di eseguire primissimi piani sugli orchestrali o perfino sugli stessi strumenti. A questo proposito, Morell precisa che è altresì importante catturare e tradurre in immagini video l’interazione tra i vari elementi dell’orchestra e tra l’orchestra e il direttore. Ai tempi di Herbert von Karajan, il direttore era considerato a tutti gli effetti il protagonista indiscusso delle riprese video. Non è infrequente infatti rilevare nei concerti registrati negli anni ’70 e ’80, lunghe sequenze dove ad essere inquadrato è proprio il direttore. Pensiamo ad esempio allo splendido cofanetto di DVD dell’etichetta Deutsche Grammophon con le Sinfonie di Beethoven dirette da Karajan proprio con i Berliner; nonostante il grande valore interpretativo e musicale di queste registrazioni, ciò che spesso viene ripreso è proprio lo stesso Karajan, piuttosto che i vari elementi dell’orchestra o i solisti.
Oggi lo stile registico in questo specifico genere musicale è certamente cambiato e Morell precisa che di fatto è l’orchestra stessa ad essere la vera protagonista della scena generale, quindi è molto importante la scelta delle inquadrature e l’attenzione all’interazione tra i vari gruppi strumentali. In ogni caso, continua Morell, la scelta del tipo di telecamera e soprattutto di corpo ottico e supporto meccanico è di assoluta importanza. Il palco deve essere assolutamente privo di qualsiasi elemento di disturbo come ad esempio cavi e differenti tipologie di supporti e le varie telecamere di piccole dimensioni qui utilizzate devono essere opportunamente mimetizzate in modo da risultare quasi invisibili nei campi medi o medio/lunghi. Steadycam e Technocrane sono strumenti che dovrebbero essere usati con parsimonia e solo in determinati tipi di configurazione. In effetti dobbiamo rilevare che lo stile registico che contraddistingue le riprese del Digital Concert Hall è estremamente efficace, ancorché minimalista, e raramente vengono impiegati movimenti di macchina tali da essere invadenti nel contesto musicale. Tutto ciò senza ovviamente rinunciare ad un approccio anche artistico, ritmico e a volte perfino descrittivo, sfruttando l’intrinseca bellezza della sala della Philharmonie con la tipica configurazione circolare intorno all’orchestra e con il suo soffitto decorato di luci come stelle che splendono nella notte. Queste riprese consentono quindi allo spettatore esperto di vivere un’esperienza totalmente immersiva nella musica proposta, senza troppi elementi di distrazione, nonché permettono di percepire chiaramente lo spazio tridimensionale della celebre ed ariosa sala da concerto. Un risultato davvero eccellente, raggiunto raramente persino in molte registrazioni su DVD o Blu-ray. Per questo, insieme a Volker Striemer, operatore di macchina e direttore di fotografia, abbiamo diffusamente parlato della collocazione delle sette telecamere HD di Sony (Sony HDPC1, vedere Figura 4) e del sistema di controllo remoto di Vinten Radamec (www.vintenradamec.com), tecnologicamente aggiornatissimo e di millimetrica precisione.
Questo apparato consente di controllare tutti i movimenti di macchina direttamente dalla cabina di regia e quindi non è necessaria la presenza di operatori in sala, che potrebbero causare distrazione ai musicisti e di fatto costituire elementi estranei sul palco dell’orchestra. Volker Striemer ci spiega in dettaglio il funzionamento di questa piattaforma e ci illustra il funzionamento della console su cui opera. Si tratta di un apparato Vinten Radamec HDVRC visibile in Figura 5, dotato di un joystick per le funzioni di controllo movimento e lunghezza focale e di un pannello “touch screen” dove possono essere, di volta in volta, richiamati tutti i vari “preset”. Un preset – lo abbiamo menzionato sommariamente – è di fatto una particolare configurazione di posizionamenti macchine e di inquadrature ad un preciso momento stabilito.
Il sistema può cosi memorizzare decine o anche centinaia di preset relativi ad una o più telecamere contemporaneamente in modo da poter essere richiamati rapidamente al momento opportuno. Sempre secondo il nostro schema del Concerto per Violino in Re Maggiore di Mozart, mentre una telecamera (ad esempio la numero due) sta seguendo una frase esposta dal “tutti” orchestrale (prima misura), sulla camera cinque (o qualsiasi altra telecamera…) viene richiamato un particolare numero di preset (nel nostro schema è puramente indicativo) che sposta la medesima macchina verso la direzione prevista per l’inquadratura successiva, adegua la lunghezza focale ed esegue l’inquadratura sui primi e secondi violini, che entreranno in scena nella battuta successiva.

Schema semplificato di annotazioni di regia video realizzato a puro scopo esemplificativo per questo articolo. In corrispondenza delle battute del brano musicale, si possono osservare i differenti fermi immagine tratti dalle relative sequenze video. La lettura è in senso orario, a partire dal primo fotogramma in alto a sinistra.
A questo punto la camera cinque è in posizione, l’assistente comunica al regista di tenersi pronto con la “cinque”, quindi lo stesso regista esegue lo switch di macchina sul mixer Sony MVS3000 in corrispondenza del segnale dell’assistente, che è quasi sempre basato sullo schioccare delle dita o un battito di mano. Ora, sempre secondo il nostro esempio, è la camera cinque ad avere l’inquadratura e l’operatore controlla da remoto la stessa macchina, eseguendo dolcemente un “panning” da sinistra verso destra, ovvero un movimento lento e fluido, spostando la medesima inquadratura dai primi violini ai secondi violini e alle viole.
Le telecamere in Full HD di marca Sony sono montate su teste robotizzate Vinten Radamec FHR-35 visibili in Figura 6. Nella Philharmonie sono così presenti sette o più telecamere di questo tipo installate su altrettanti sistemi. Se osserviamo con attenzione la piantina della sala della Philharmonie riportata a pagina 195, possiamo facilmente individuare le posizioni di tutte le macchine da presa utilizzate; più in dettaglio, due macchine (Cam 1a e Cam 6), visibili in Figura 7 e Figura 8, sono sistemate lateralmente sulle prime balconate a sinistra e a destra del palco.
Una terza telecamera è riservata per tutte le inquadrature sul direttore (Cam 7), mentre altre due macchine si trovano sotto le balconate della “galleria” (Cam 2 e Cam 4 visibile in Figura 9). Non meno importante è la telecamera posizionata in corrispondenza dei corridoi di accesso alla galleria a sinistra o a destra della sala (Cam 1b e Cam 5, quest’ultima visibile in Figura 10).
Non dimentichiamo infine di parlare di una settima telecamera (Cam 3), sistemata in una posizione assolutamente strategica, ossia nel vano in alto dietro le ultime file della galleria, nella celebre struttura architettonica che ricorda la chiglia di una nave (Figura 11). Quest’ultima telecamera, dotata di una escursione focale veramente impressionante, permette di eseguire sia piani medi sul palco e sull’orchestra, sia di effettuare suggestive inquadrature “totali” e campi lunghi o lunghissimi su tutta la sala, comprendendo numerose file di posti riservati al pubblico.
Nelle grandi produzioni per DVD o BD, il concetto non è molto differente; spesso sono presenti telecamere robotizzate e ben mimetizzate tra l’orchestra o direttamente sul palco. Laddove è presente uno o più operatori in sala, i vari movimenti di macchina vengono impartiti per mezzo di un sistema di interfono. Morell ci parla inoltre con grande dovizia di particolari della scelta del tipo di movimento di macchina da utilizzare sia nel corso di un evento in diretta, sia per una produzione destinata a una pubblicazione su DVD. Ricordiamo che molte emissioni su supporto ottico sono in realtà registrazioni di concerti “live” con il pubblico presente, la cui regia video viene coordinata durante l’evento stesso, con la possibilità di eseguire modifiche o aggiustamenti in fase di editing e di post-produzione. La scelta di particolari movimenti di macchina realizzabili con steadycam o anche montando una o più telecamere su particolari bracci telescopici denominati Technocrane, viene fatta sempre con totale aderenza allo spartito e per sottolineare determinate frasi musicali o valorizzare l’esecuzione di determinati gruppi strumentali.
Una carrellata aerea con il Technocrane, precisa Morell, è molto suggestiva ed appropriata per il repertorio romantico o moderno e per opere con largo impiego di figurazioni ritmiche complesse e travolgenti, un po’ meno invece per il repertorio del periodo barocco, dove l’estrema razionalità e rigore delle elaborazioni contrappuntistiche prevedono uno stile registico più statico e di grande precisione nella scelta delle inquadrature e degli strumenti ripresi. Un altro aspetto molto importante è poi fare in modo che le immagini restituiscano anche una componente emotiva alla musica che si sta ascoltando. Questo aspetto è a tutti gli effetti un processo che avviene quasi istintivamente quando si scrivono sulla partitura le varie indicazioni su ciò che verrà inquadrato e sulle modalità di inquadratura e movimenti di macchina da presa, spiega Morell.
L’intenzione è quella di raccontare qualcosa attraverso le immagini, qualcosa che, ad un livello profondo, suggerisce l’essenza stessa della musica eseguita. Nella libreria di Video on Demand del Digital Concert Hall, troviamo molti esempi a questo proposito. Citiamo a puro titolo esemplificativo, la “Sinfonia Fantastica” di Berlioz diretta da Claudio Abbado, dove, prima della citazione del tema del “Dies Irae” possiamo udire i due toni eseguiti dalle campane. In questo preciso istante, non vengono inquadrate le campane e il percussionista (per altro situati in una zona della sala lontano dall’orchestra), ma viene semplicemente eseguito un campo lungo sulla sala e sull’orchestra muovendo leggermente l’inquadratura con un panning quasi impercettibile prima da sinistra verso destra e poi nuovamente da destra verso sinistra.
Questo espediente crea una sensazione di ansia e di attesa quasi sinistra e irreale, in perfetta sintonia con il momento musicale in atto. La stessa cosa, con un’atmosfera completamente differente, la ritroviamo nella “Scena Campestre” con l’oboe in eco e la macchina ferma sulla gestualità minimale della direzione di Abbado. Un altro esempio potrebbe essere un momento del terzo movimento di “La Mer” di Claude Debussy, dove viene inquadrato, con uno stacco in morbida dissolvenza, il famoso soffitto della sala della Berlin Philharmonie, con tutte le luci puntiformi che ricordano un cielo stellato durante la notte, in totale corrispondenza “emotiva”, visiva e sensoriale con le percezioni e l’atmosfera evocate in quel preciso momento dell’ampia partitura del compositore francese. Espedienti tanto semplici quanto geniali ed efficaci! Proseguiamo quindi la nostra conversazione con Andreas Morell e parliamo delle principali differenze di approccio registico tra una grande formazione orchestrale e un singolo solista. In questo ambito, oltre alle singole inquadrature e ai classici movimenti di macchina, è molto importante come un solista, ad esempio un pianista o un violoncellista, viene illuminato. Generalmente con un singolo strumento si può intervenire con cambi di location e di configurazione di illuminazione, laddove il repertorio lo consente da un punto di vista strettamente artistico e soprattutto se non ci troviamo nel contesto di una ripresa di un evento live con il pubblico presente. In genere con un esecutore solista, le differenze sono certamente più ad un livello artistico; si tratta quindi di un approccio più libero, sempre consapevole e tecnicamente adeguato alla musica proposta.
Per concludere la nostra intervista e per parlare in termini più generici della diffusione della musica classica in video, abbiamo chiesto a Morell se ritiene che la musica in video possa costituire un elemento trainante per veicolare verso la grande musica un pubblico più giovane e in definitiva più numeroso. Ci è stato risposto che ovviamente sarebbe magnifico se ciò realmente accadesse. Dobbiamo inoltre considerare che oggi molti giovani artisti curano con dovizia di mezzi e risorse la propria immagine ed utilizzano fortemente la macchina “video” per promuovere, quasi ad un livello di pubbliche relazioni, la loro arte e, nel caso specifico di molte giovani ragazze, la loro avvenenza. Precisiamo che non c’è assolutamente da stupirsi di fronte a questa affermazione; del resto anche nello specifico settore della musica classica, oggi l’immagine conta davvero molto, laddove naturalmente sia accompagnata da maturazione artistica e talento tecnico. Il video, ovvero l’immagine in movimento, acquista oggi una grande importanza per ogni artista e, nel nostro specifico settore, può davvero costituire un elemento di forte attrazione soprattutto nei confronti di giovani e nuovi ascoltatori, che abbiano la curiosità intellettuale unitamente alla sensibilità per una musica finalmente differente dal solito repertorio commerciale (spesso di basso valore artistico e tecnico) che viene propinato ed accettato dal pubblico giovane come unico momento e possibilità di ascolto all’interno di un mondo musicale in vero più ampio e stimolante.
di Stefano Corti















9 Luglio 2017
Pezzo splendido. Complimenti davvero: mi spiace solo averlo letto con un po’ di ritardo sulla pubblicazione!