Sony 65XH9096

Cristalli liquidi e neri profondi non sono mai andati molto d’accordo, ma questo televisore rappresenta una gradita eccezione alla regola.

Qualche anno fa abbiamo attraversato un periodo oscuro, che oserei definire medioevale, in cui la retroilluminazione FALD, Full Array Local Dimming, era stata praticamente abbandonata. A beneficio di quanti dovessero trovare oscuro anche il senso di questa sigla, mi permetto di fare una lezione bonsai sul tema “tecnologie dei pannelli piatti per display”. Sono due, OLED ed LCD. I pixel dei pannelli OLED emettono luce propria (e si possono anche spegnere del tutto, il che spiega il nero perfetto di cui questi display sono capaci). I pixel dei pannelli LCD, che potremmo paragonare ad una diapositiva, sono visibili perché c’è “dietro” una sorgente luminosa che li illumina (tanto tempo fa la sorgente era fatta con tubi fluorescenti, ora si usano i LED). Perché dietro è tra virgolette? Perché potrebbero stare anche ai lati (al limite anche su un solo lato) del pannello (retroilluminazione “edge”, con sistemi atti a diffondere la luce lungo tutta la superficie del pannello), oppure stare effettivamente dietro ad esso (retroilluminazione “direct”). Questa soluzione può avere vari gradi di complessità, fino ad arrivare al FALD: gruppi di LED compongono una matrice (Array) che copre tutto lo schermo (Full) e la quantità di luce emessa da ciascun gruppo di LED (più sono meglio è) può essere adattata al contenuto luminoso delle immagini presente nell’area del pannello a cui il gruppo di LED afferisce. Dove l’immagine è molto luminosa i LED sono al massimo, dove è scura sono attenuati (Local Dimming, attenuazione locale). Se ci fosse un LED per ogni pixel avremmo un display LCD indistinguibile da un OLED in quanto a nero, ma più luminoso (ci si sta arrivando coi pannelli Dual Cell, che hanno due pannelli LCD sovrapposti, uno per l’immagine ed uno per modulare la retroilluminazione; peccato che questa soluzione sia energeticamente inefficiente ed economicamente costosa). Fine della lezione/ripasso. Aggiungo solo la risposta alla ipotetica domanda “perché hanno fatto i TV edge?”: perché mettendo la sorgente di luce ai lati, lo schermo diventa molto sottile, molto bello, molto di design… e non costa tanto. Peccato però che si possano fare solo poche zone di local dimming. Il TV in prova è per l’appunto un FALD e con quanto detto fino a questo punto ne abbiamo illustrato ampiamente la caratteristica a nostro avviso più importante, perché ne determina la qualità della resa, almeno in termini di contrasto. La caratteristica di essere un Full Array Local Dimming è anche in buona parte responsabile della fascia di prezzo in cui l’apparecchio si colloca, quella medio-alta. Televisori LCD da 65” non FALD possono costare meno della metà. Ma non si avvicinano nemmeno lontanamente alla resa di prodotti come i TV della serie XH90, resa che come vedremo più avanti non è solo livello del nero ma anche qualità dei dettagli coi vari segnali alle varie risoluzioni.

Gli ingressi HDMI 2.1 saranno oggetto di aggiornamenti firmware che garantiranno il supporto al 4K-120 Hz, all’eARC, al Variable Refresh Rate e all’Auto Low Latency Mode.

L’elaborazione video nel 65XH90 è affidata al processore 4K HDR X1. L’apparecchio supporta il Dolby Vision e l’HLG e rende disponibile anche la modalità video “Netflix Calibrated”, l’equivalente del FilmMaker Mode limitatamente al popolare servizio di streaming video. Dal punto di vista funzionale il 65XH9096 si appoggia sul sistema operativo Android TV e il TV ha dimostrato di avere una buona prontezza di risposta ai comandi; oltre all’assistente vocale di Google, è garantito il funzionamento anche con Alexa.

Per quanto riguarda le possibilità di calibrazione, il menu mette a disposizione anche una modalità a 10 punti; inoltre l’apparecchio è compatibile con la funzionalità di autocalibrazione con il software di Calman.

La sezione audio, compatibile Dolby Atmos, impiega i particolari trasduttori X-Balanced, che affacciano sul fondo dell’apparecchio; sono caricati in bass reflex e coadiuvati nella loro azione da una coppia di tweeter posti ai lati del cabinet, nella parte alta.

L’apparecchio poggia su di una coppia di piedini dal profilo molto sottile, che hanno due caratteristiche molto interessanti. La prima è che si inseriscono a scatto, senza bisogno di avvitare nulla. La seconda è che ci sono due coppie di alloggiamenti, una in prossimità dei bordi del pannello ed una più interna, da utilizzare quando la base di appoggio è più piccola del televisore.

I piedini di appoggio possono essere collocati sia in posizione esterna, quando la base di appoggio è sufficientemente ampia, sia più all’interno. Inoltre l’innesto a “baionetta” è comodissimo: non servono viti né attrezzi.

Un altro aspetto da menzionare riguarda infine la connettività wireless: ci sono il Bluetooth e la compatibilità con Apple AirPlay e HomeKit.

Il telecomando incorpora il microfono per il controllo vocale e, seppur comodo da usare, non è retroilluminato e fornisce una sensazione di economicità rispetto alla classe del televisore.

La visione

La resa del televisore con i segnali del digitale terrestre in alta definizione è molto godibile; il senso di dettaglio non è stratosferico ma non si notano difetti di alcun tipo e le immagini godono di buona profondità. Incrementando il valore di default della nitidezza si ottiene un miglioramento della resa dei particolari senza nessun effetto collaterale. Ho provato anche con il controllo del “Reality Creation”, sicuramente efficace, ma valori che si scostano molto dal default danno origine ad una certa granulosità. Gli incarnati sono resi con naturalezza, come naturale è la gestione del movimento. Passando, per dovere di cronaca, ai canali SD, il televisore fa un discreto lavoro di upscale, restituendo immagini sostanzialmente prive di artefatti ma piuttosto morbide e meno profonde rispetto all’HD. La resa si fa un po’ più sensibile alla qualità del canale; per quelli meno performanti il rumore diventa più evidente. Restando in tema di SD ma passando al software preregistrato, l’apparecchio fa un notevole salto in termini di qualità del dettaglio e non serve modificare i valori di default, se non per il gamma; le immagini, un po’ per la luminosità del pannello, in po’ per la curva di risposta, si giovano di un piccolo aggiustamento per abbassarne la luminosità, ma siamo nel campo delle finezze (moglie e figli forse preferirebbero la resa più aperta del pannello in default). Sia la gestione del movimento che la resa delle diagonali sono ad ottimi livelli: i particolari sono resi con rilievo, i contorni sono ben delineati e tutto rimane al suo posto indipendentemente dalla presenza di movimento. Il motion compensation, che tengo sempre rigorosamente disattivato ma che metto in funzione solo per valutarne la qualità di funzionamento, merita una menzione particolare perché non solo genera pochissimi artefatti ma riesce a mantenere una discreta naturalezza delle immagini: in modalità auto non si sforza di eliminare del tutto il judder, ma trova un buon compromesso tra fluidità, nitidezza e naturalezza. Visionare l’abituale materiale in HD, stante la buonissima performance in SD, è stato più un obbligo che una necessità, una verifica più che una indagine. L’accuratezza nella resa dei dettagli è ottima, ben incisi senza che si perda il senso di plasticità e credibilità che fa dei Sony i televisori tra i più “cinematografici” ma che comunque non sacrifica i dettagli sull’altare della plasticità. Eccellente anche il senso di tridimensionalità.

Oltre alle funzionalità di base di Android, il televisore offre alcune personalizzazioni come il menu Impostazioni Rapide o il Menu TV che rendono più diretto e piacevole l’accesso a regolazioni di uso frequente o la selezione del programma televisivo.

Veniamo quindi al 4K HDR. Personalmente non posso giudicare male la performance HDR di questo TV, ma la visione sotto questo aspetto riflette perfettamente le misure, nel senso che la vivacità luminosa del 65XH90 è quella di un buon OLED (e fortunatamente, come spiego poco più avanti, anche il nero è molto convincente). Non siamo di fronte ad un apparecchio di fascia bassa, al quale si può perdonare molto, e del resto sotto tutti i punti di vista il Sony offre prestazioni di rilievo, direi quasi inappuntabili. Se non potete fare a meno di restare abbagliati dai picchi luminosi (col mio LCD da 1.100 nit succede non di rado) allora dovrete orientarvi verso un apparecchio più “potente”. Se invece vi “basta” una ottima dinamica luminosa, realistica ma non accecante, allora state tranquilli che questo TV non vi deluderà. In altre situazioni, ovvero con prodotti di fascia inferiore, su queste riflessioni avrei tranquillamente sorvolato. Ma qui ci muoviamo in un ambito più elitario ed è giusto mettere bene in chiaro ogni aspetto. Per quanto riguarda il funzionamento del local dimming, il 65” Sony ha anche in questo caso dato ottima prova di sé. Solamente in ambiente totalmente oscurato è possibile percepire gli “aloni” della retroilluminazione, ma praticamente solo con scritte bianche su sfondo nero o soggetti simili. Anche con scene difficili ma pur sempre “normali” il funzionamento è davvero convincente e difficilmente criticabile. Chi come me è solito guardare i film al buio raramente troverà delle situazioni in cui questo televisore offrirà, in termini di livello del nero, risultati meno che appaganti. Se tenete la luce accesa non riuscirete a trovare un difetto nemmeno con tracce test, perché il trattamento del pannello elimina ogni minima emissione di luce indesiderata, mantenendo al contempo una elevata reiezione delle riflessioni ambientali.

La sezione audio offre dialoghi chiari e convincenti; il livello ottenibile è buono, come anche la dinamica, ma la gamma bassa, come d’altronde era ragionevole attendersi, non è all’altezza né del resto dello spettro né della qualità delle immagini. Chi vuole una vera esperienza HT, che il display dal canto suo è in grado di offrire a livelli qualitativamente sostenuti, dovrà dotarsi almeno di una soundbar con subwoofer. I tweeter collocati sulla parte alta dei fianchi del display contribuiscono a creare un fronte sonoro voluminoso, anche se non permettono di focalizzare dettagli sul piano verticale.

Conclusioni

Un signor televisore, che garantisce una resa video di qualità praticamente in tutte le possibili situazioni di impiego, con un livello del nero che in ambienti non del tutto oscurati diviene davvero ottimo. La piattaforma Android su cui si basa, se non ne fa qualcosa di unico, lo rende comunque funzionalmente sempre al passo coi tempi. Il prezzo lo colloca nel segmento medio-alto, nel quale si trova prestazionalmente molto ben inserito.

di Mario Mollo


Le misure


Ci è piaciuto

• Il contrasto percepito è davvero buono, ottimo in presenza di luce ambiente
• La qualità dei dettagli riprodotti è buona in tutte le situazioni di uso
• II piedini di appoggio possono essere inseriti, fra l’altro molto comodamente ad incastro senza bisogno di viti, in due diverse posizioni

Non ci è piaciuto

• La sezione audio, capace comunque di restituire dialoghi chiari e buona dinamica, è un po’ leggerina rispetto alla qualità video.


Sony 65XH9096

TV LCD UHD HDR

Distributore per l’Italia:

Sony Europe Limited – Sede Secondaria Italiana, Via A. Rizzoli 4, 20132 Milano.
Tel. 02 618381 – www.sony.it

Prezzo: euro 1.699,00

Caratteristiche dichiarate dal costruttore
  • Dimensioni: 1.450x833x70 mm (senza supporti), 1.450x903x338 mm (con supporti)
  • Peso: 22,2 kg (senza supporti), 23,2 kg (con supporti)

Author: Redazione

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