Philips 65OLED984

In presentazione all’IFA di Berlino, il top di gamma dei TV Philips del 2019 è un apparecchio prodotto esclusivamente nel formato a 65” con un pannello OLED+, l’Ambilight su quattro lati, il processore P5 di terza generazione, il sistema operativo Android Pie con assistente vocale e la soundbar prodotta in collaborazione con Bower & Wilkins: le premesse ci sono tutte, il risultato è eccellente.

Il pannello OLED di ultima generazione fornito da LG, ribattezzato OLED+, è di tipo WRGB Ultra HD: assieme al processore P5 Pro Picture, che prevede un’architettura “dual chip”, secondo Philips offre notevoli miglioramenti delle immagini rispetto al passato quanto a pulizia, nitidezza e contrasto (“Perfect Natural Reality”). Nelle presentazioni in anteprima del 65OLED984 cui abbiamo partecipato, la casa ha evidenziato come il trattamento dei segnali SDR in ingresso comporti un incremento della profondità del quadro – i dettagli appaiono con maggiore tridimensionalità – e della qualità del colore, mentre algoritmi specificamente sviluppati gestiscono i toni della pelle per mantenerne la naturalezza. Il nuovo P5 interviene pure sul segnale HDR per far sì che nelle scene scure il dettaglio resti intelligibile, nelle scene più luminose si eviti il clipping del colore e venga eliminato il banding nelle zone che presentano piccole sfumature di colore.

L’apparecchio, a parte il Technicolor, supporta tutti gli altri standard HDR esistenti: HDR10, HDR10+, HLG e Dolby Vision.

Per quanto riguarda l’audio, è in grado di decodificare DTS HD, Dolby Atmos (è provvisto di un virtualizzatore), Dolby Digital Plus ed è compatibile AC-4, la codifica per i broadcaster lanciata qualche anno fa da Dolby, che consente la trasmissione di segnali audio multicanale con una superiore efficienza rispetto ad AC-3, la gestione di audio a oggetti e l’aggiunta di ulteriori servizi. La soundbar, progettata in collaborazione con gli esperti di Bowers & Wilkins, è una struttura composta di tre midwoofer di derivazione B&W M-1 (per i canali sinistro, centrale e destro), ognuno installato in un proprio volume isolato dagli altri e provvisto di tecnologia Flowport, assieme ad un singolo tweeter a cupola in titanio e magneti in neodimio, disaccoppiato meccanicamente e montato “on top” in stile “Nautilus” allo scopo di ridurre gli effetti avversi dovuti alle diffrazioni delle onde sonore che altrimenti impatterebbero sul cabinet.

Il tweeter in stile Nautilus di Bower & Wilkins.

Per quanto riguarda l’estetica complessiva, l’espressione dei progettisti è abbastanza convenzionale, nonostante lo spessore dello schermo sia ridottissimo e i bordi limitati al minimo indispensabile: la sezione che contiene l’elettronica di controllo e le schede per la connettività ha anch’essa una profondità di pochi centimetri ed occupa circa metà dell’altezza del pannello. Guardando il retro del TV, sul lato destro, è disposto in verticale lo slot per la CAM CI+, assieme alle due porte USB, di cui una 3.0 con alimentazione 5 V/900 mA alla quale collegare hard disk o SSD, la presa jack da 3,5 mm per il collegamento delle cuffie e tre delle quattro porte HDMI 2.0 a disposizione (sono tutte compatibili HDCP 2.2/ARC). Sulla parte posteriore sono collocati, nell’ordine, l’uscita preamplificata per subwoofer, la presa di rete Ethernet, il doppio ingresso satellitare, l’ingresso per l’antenna TV, l’uscita audio digitale, l’ingresso component più audio stereo e la quarta porta HDMI. Il ricevitore è compatibile con gli standard DVB-T/T2/C/S/S2. La presa di alimentazione, assieme alla porta per il collegamento della soundbar, è nascosta dietro il piccolo pannello che copre l’alloggiamento per gli attacchi della stessa. Sulla sinistra, in basso, sempre guardando la parte posteriore del TV, c’è un piccolo tastierino “di emergenza” con dei cursori per i controlli di base e l’accensione. La connettività Internet è assicurata, nel caso in cui non sia disponibile il cablaggio ethernet, da Wi-Fi 802.11 a/b/g/n/ac dual Band; non manca il Bluetooth in versione 4.2 per l’utilizzo di cuffie o tastiere senza fili.

Il TV ha un doppio ingresso satellitare. L’uscita audio digitale è in formato Toslink; accanto c’è l’ingresso component con audio stereo e la quarta porta HDMI. Se si vuole maggiore spinta in gamma bassa si può collegare un subwoofer.
Le prese HDMI sono in formato 2.0 e tutte compatibili HDCP 2.2/ARC. Due le porte USB disponibili, soltanto una è in formato 3.0. Lo slot Common Interface è di tipo CI+.

L’ampio e pesante supporto in metallo per l’installazione a pavimento comprende nello stelo una cavità nella quale passare i cavi di connessione, costituendo una sorta di prolunga per il braccio cui è agganciata la soundbar; quest’ultima è provvista di un rivestimento ad alta trasparenza acustica prodotto da Kvadrat, azienda danese leader del settore.

La staffa per il montaggio della base permette di nascondere al suo interno i cavi di alimentazione e della soundbar.

Qualora necessario, è possibile l’installazione a parete, grazie ai fori in standard VESA 300×300, con l’impiego di un kit della casa. Immancabile, per un apparecchio Philips di questa caratura, il sistema Ambilight, ora sui quattro lati, che in funzione delle immagini visualizzate sullo schermo, dell’audio oppure secondo le impostazioni dell’utente gestisce un’illuminazione con varie tonalità per rendere l’esperienza visiva più coinvolgente. Il sistema operativo scelto per questo TV è la versione 9 di Android, utilizzato per gestire un SoC quad-core prodotto da MediaTek e 16 GB di memoria interna. Chi non teme invasioni della privacy ha a disposizione il controllo vocale tramite l’assistente Google e i dispositivi compatibili con Alexa di Amazon: in questo modo si può interagire a voce con apparecchi smart e sensori sparsi in casa.

Il telecomando in dotazione ha il microfono e dei tasti dedicati per richiamare l’assistente Google e le app Netflix e Rakuten TV; sul lato opposto del dispositivo è presente una mini-tastiera utile per la navigazione web e semplificare la digitazione di utenze e password.

Il telecomando fornito col TV Philips è di tipo “double face”: su un lato i tasti “normali” e il microfono, sull’altro una tastiera utile per la navigazione delle pagine web e la digitazione delle password. Ha un tasto dedicato per gestire l’illuminazione Ambilight.

Il controllo del TV è possibile anche da smartphone scaricando l’app Philips Remote per iOS e Android.

L’app mette a disposizione tutte le funzionalità del TV.

Tramite l’app per smartphone si possono riprodurre i contenuti disponibili in rete locale.

La prova

Dopo aver completato i collegamenti e le configurazioni di rito, disattivando le varie opzioni di “motion compensation” e l’Ambilight, per me relativamente significativo, sono desideroso di verificare se effettivamente le promesse di Philips sulla qualità delle immagini sono state mantenute. Imposto la modalità “Film”, che a mio giudizio offre il migliore bilanciamento cromatico pur pagando qualcosa in termini di luminosità, ed inizio con la visione dei canali televisivi in SD, rilevando che le immagini sono sufficientemente fruibili, seppur non eccelse. Con i canali HD il livello di qualità offerto da questo TV è davvero elevato, ovviamente in funzione del tipo di trasmissione: nello specifico ho guardato una puntata di una serie recente su una delle emittenti pubbliche, notando un’ottima resa cromatica, specie sull’incarnato, e una notevole profondità delle immagini. Più che sufficiente la qualità di visione di altre tipologie di programmi HD.

Per spremere appieno elettronica e pannello mi sono rivolto sia ai servizi in streaming, che ho utilizzato direttamente dal TV, sia ad un lettore 4K, quest’ultimo compatibile Dolby Vision, che con i suoi metadati aggiuntivi sul segnale HDR base migliora l’impatto visivo del contenuto.

Quando il TV riproduce un segnale Dolby Vision lo segnala nell’angolo in basso a destra.

Quando il TV “sente” un segnale Dolby Vision in ingresso, tra le opzioni riguardanti la gestione delle immagini viene attivata la scelta per le modalità “Chiaro” e “Scuro”; mentre nel primo caso il processore P5 interviene nell’elaborazione delle immagini, nel secondo il segnale è proposto come nelle intenzioni del regista, senza alcun ulteriore processamento. Con alcuni contenuti codificati in Dolby Vision su Netflix (“Star Trek: Discovery”) e Prime Video (“Jack Ryan”), ho potuto effettivamente apprezzare meglio i dettagli delle immagini nelle aree di basse luci impostando la modalità “Chiaro”; lo stesso ho potuto notare, benché presentino una “granulosità” molto importante sugli sfondi, con i Blu-ray 4K di “Caccia a Ottobre Rosso” e “Sotto il segno del pericolo”, provvisti del video codificato Dolby Vision.

Durante la riproduzione di un contenuto Dolby Vision, nelle impostazioni “Stile immagine” è possibile selezionare la modalità “Chiaro”, che esegue una elaborazione delle immagini. Nella modalità “Scuro” non si applica alcun processamento.

Per la visione di altri Blu-ray 4K ho utilizzato la modalità “HDR Film”; visionando alcune delle puntate di “Planet Earth II”, la serie di documentari prodotti dalla BBC, sono rimasto affascinato dalla potenza della natura rappresentata con tanta veemenza dal pannello OLED. La riproduzione di “Life – non oltrepassare il limite” mostra un’intensa resa cromatica e un contrasto molto elevato. Completo il test HDR col solito “Sopravvissuto – The Martian”, che è uno dei miei titoli di riferimento: il TV riesce ad esprimere una notevole profondità del quadro e un elevato dettaglio alle basse luci, come pure rilevante è la luminosità di cui fa sfoggio il pannello nelle scene più impegnative (ad esempio quella in cui si vedono i pannelli solari aperti fuori dalla base marziana). Con i contenuti HDR ho potuto notare, in alcune occasioni, dei microscatti durante i movimenti orizzontali, ma può darsi che si tratti di qualche bug nel software dell’apparecchio in prova, un modello di pre-produzione. In generale, sia nel caso di canali TV HD che di Blu-ray, si è evidenziata una resa dell’incarnato piuttosto realistica e una sostanziale assenza di artefatti.

L’audio emesso dalla soundbar è ottimo sia per qualità, sia per potenza; in gamma bassa riesce a scendere abbastanza, chi non si accontenta può dotarsi di un subwoofer attivo da collegare all’uscita preamplificata, mentre la gamma alta risulta piuttosto estesa. Anche ad un volume di ascolto elevato il segnale è espresso nella massima chiarezza, senza distorsioni evidenti.

Il sistema operativo Android 9 (il Philips 65OLED984 è probabilmente l’unico del panorama Smart TV a utilizzare questa versione) reagisce abbastanza velocemente ed offre tutte le funzionalità standardizzate che gli utilizzatori di smartphone e tablet già conoscono, come YouTube e gli altri servizi di Google, con la possibilità di installare altre app reperibili nel Play Store. Quanto alla possibilità di riprodurre contenuti multimediali via USB o in rete locale tramite DLNA, a parte pochi video in formato DivX e MOV ed alcuni file audio in formato ALAC, AIFF, DSD e DXD che gli sono indigesti, il player integrato ha riprodotto tutte le tipologie di archivi che gli ho sottoposto, pertanto posso ritenere che il cosiddetto “utente medio” sarà soddisfatto nella stragrande maggioranza dei casi.

Ho trovato il livello costruttivo del telecomando poco consono al livello generale del prodotto, ma questa è una questione di gusti personali, mentre l’app di controllo Philips Remote è stata molto semplice da utilizzare.

Conclusioni

Philips ha lavorato davvero bene, meritando pienamente il premio EISA 2019-2020 per il migliore TV “Home Theatre”: grazie al processore P5 di terza generazione la riproduzione video è eccellente, il Dolby Vision offre una marcia in più e l’audio della soundbar realizzata con Bowers & Wilkins è ottimo. Certo, si tratta di un prodotto non proprio alla portata di tutte le tasche – e di tutti i salotti, date le dimensioni -, ma chi può dovrebbe tenerlo in seria considerazione per un “Cinema in Casa” di livello. Probabile disponibilità nei negozi dalla fine di settembre.

di Marco Meta

 


Ci è piaciuto
  • Possibilità controllo vocale.
  • Audio.
  • Visione HDR e canali TV HD.
Non ci è piaciuto
  • Telecomando.

Misure video, qualche ritocco

L’HDR ha rivoluzionato la fruizione dei contenuti video. E ha quasi raddoppiato il nostro lavoro in laboratorio. Abbiamo iniziato fin dal principio a rilevare strumentalmente le prestazioni in HDR, alle quali è stata dedicata sempre qualche parola di commento, ma solo dopo aver acquisito un sufficiente numero di “campioni” abbiamo ritenuto opportuno pubblicare tutti i grafici. La pagina delle misure cambia quindi aspetto, ma non muta nella sostanza. Vediamo insieme le novità ed approfittiamo dell’occasione per un “ripasso”.

La prima cosa che trovate in alto è, come in passato, l’indicazione delle impostazioni utilizzate nel corso dei test: la modalità scelta per l’SDR e quella per l’HDR, con le eventuali modifiche rispetto ai parametri di default. Le nostre misure sono infatti relative alle condizioni “out of the box”, ovvero a come il televisore si trova estratto dalla scatola e come se lo ritrova il potenziale acquirente, eventualmente con quei piccoli aggiustamenti che riteniamo possano essere effettuati autonomamente da chiunque. I benefìci di una particolare messa a punto vengono casomai esaminati a parte. I lettori in grado di fare calibrazioni sono pochi ed il nostro obiettivo è informare su cosa aspettarsi dal prodotto senza interventi aggiuntivi non alla portata di tutti.

Per ragioni di spazio, ma senza un reale nesso logico, seguono i test relativi alla luminosità ed all’uniformità. Su quest’ultima c’è poco da dire, è una indicazione importante della qualità progettuale e costruttiva. Per la luminosità, che rileviamo tanto in SDR quanto in HDR, utilizziamo un pattern a copertura crescente, dal 10 al 100% dell’area dello schermo. Oltre a consentire di determinare la luminosità massima, questo test mostra anche le potenzialità della sezione di alimentazione. I display autoemissivi (i vecchi plasma prima, gli OLED ora), hanno una “dinamica” luminosa, riuscendo a concentrare in un’area ristretta tutta la potenza disponibile. Questo non può accadere con i display LCD senza local dimming (in cui l’intensità della retroilluminazione è costante ed indipendente dal segnale), ma anche in quelli FALD le variazioni in funzione dell’area illuminata, quando ci sono, sono meno evidenti rispetto agli OLED. Alla fine quello che conta è comunque la luminosità di picco su piccole zone, situazione più aderente alla realtà della visione rispetto ad uno schermo completamente bianco. Per la misura del livello del nero si possono usare pattern di vario tipo; con gli LCD una schermata completamente nera di solito causa lo spegnimento della retroilluminazione, quindi occorre far ricorso ad un segnale che contenga anche del bianco. Il rapporto tra i valori di luminosità massima e livello del nero quantifica il cosiddetto rapporto full on/full off. La misura più indicativa sarebbe quella in cui si utilizza un solo pattern per la misura del bianco e del nero simultaneamente presenti a video. Nel nostro caso usiamo valori misurati in due condizioni non simultanee; il valore ottenuto dà una indicazione delle potenzialità massime del prodotto in prova.

Si passa poi alla misura di linearità, ovvero del corretto legame tra segnale in ingresso e livello di uscita. Tra SDR e HDR ci sono differenze sostanziali. Anche se nel primo caso (SDR) ci sono standard sul valore ideale di luminosità massima col segnale al 100%, nella pratica ogni TV ha una luminosità diversa. Il legame ingresso/uscita viene quindi ricavato “normalizzando” i valori del segnale in ingresso e uscita rispetto a quelli al 50%. Perché non scegliere il 100%? Perché al 100%, in caso di saturazione, si sarebbe scelto un riferimento non corretto.

Il legame in-out in HDR è invece esattamente definito dallo standard; oltre ad evidenziare eventuali comportamenti che deviano dalla linearità, la misura mostra come il televisore gestisce i segnali prossimi al suo valore massimo di luminosità, che è sempre molto inferiore rispetto al massimo previsto dallo standard (10.000 nit).

La misura successiva è relativa alla correttezza della resa cromatica; anche in questo caso la misura è sdoppiata per S e H DR. Gli ultimi grafici sono quelli del cosiddetto gamut, ossia l’insieme dei colori che il display può riprodurre. I riferimenti per questa misura sono lo spazio colore Rec. 709 per l’SDR ed il DCI-P3 per l’HDR.

di Mario Mollo


  • Distributore per l’Italia: Philips S.p.A., Via L. Mascheroni 5, 20123 Milano. Tel. 02 45287014 – www.philips.it
  • Prezzo (IVA inclusa): euro 4.999,00
Caratteristiche dichiarate dal costruttore
  • Schermo: OLED 4K Ultra HD (3.840×2.160 pixel)
  • Diagonale: 65” (164 cm)
  • Audio: Bowers&Wilkins 60 W (3.0)
  • Firmware: Android 9.0 (Pie)
  • Connessioni: 4 ingressi HDMI 2.0, 1 ingresso component + audio, 1 uscita audio analogica, 1 uscita audio digitale Toslink, uscita cuffia, slot Common Interface CI+, 1 porta USB 2.0 tipo A, 1 porta USB 3.0 tipo A, porta Ethernet, Wi-Fi 802.11ac Dual Band, Bluetooth 4.2
  • Dimensioni: 1.449×1.057×142 mm (senza base), 1.449×1.338×382 mm (con base)
  • Peso: 38,0 kg (senza base), 47,3 kg (con base)

 

Author: Redazione

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