Erzetich Audio Mania & Phobos

In Slovenia, a poche centinaia di metri dalla parte italiana di Gorizia, risiede una ditta che ha fatto dell’ascolto in cuffia la ragione del suo marchio, e che realizza sia cuffie che amplificatori a queste dedicati. In questo caso parliamo di cuffie che Erzetich ha voluto avessero un aspetto peculiare e legato alla terra di origine.

Erzetich Audio nasce nel 2012 in Slovenia a seguito della trentennale passione di Blaž Erzetič dapprima per la musica e conseguentemente per la qualità della riproduzione audio. Blaž milita in una band e questo lo ha portato a comprendere da vicino le esigenze di un ascoltatore esigente, in primis nell’ascolto tramite cuffia.

Nel 2012 ha quindi posto accanto alle sue esperienze di musicista – ma anche di grafico professionista – la progettazione e commercializzazione con il marchio Erzetich Audio di ben quattro modelli di amplificatori per cuffia che spaziano da un contenuto entry level al top di gamma con ambizioni al vertice della resa audiofila.

Nel 2018 Erzetich Audio integra la sua offerta con due cuffie, il modello Mania dotato di trasduttori dinamici convenzionali e il modello Phobos, alto di gamma, che sfrutta la tecnologia magneto-planare.

Descrizione e note di progetto

L’impronta della casa per entrambe le cuffie è data dalla realizzazione artigianale dei padiglioni che contengono gli altoparlanti. La forma è ottagonale e sono realizzati a mano in legno di tiglio, uno dei simboli nazionali della Slovenia, con una rifinitura molto naturale, leggermente lucida, che mette in risalto il legno di colore scuro con tutte le sue venature e conformazioni.

Mania e Phobos montano trasduttori diversi; la prima cuffia vede installati nei padiglioni due altoparlanti dinamici da 50 mm mentre la seconda utilizza due trasduttori magneto-planari di dimensioni 70×50 mm, il che porta le dimensioni esterne a 100 mm di diametro nel primo modello e ben 110 mm nel secondo.

I padiglioni in legno e l’archetto metallico contribuiscono in gran parte al peso cospicuo di queste due cuffie, 460 g per il Mania e i cospicui 690 g per il Phobos. Questi valori fanno entrare i due modelli Erzetich nella categoria dei pesi medio-massimi e solo un buon bilanciamento tra appoggio superiore e pressione auricolare può lenire un eventuale affaticamento nell’indossarle. I padiglioni non sono pieni bensì scavati per permettere l’alloggiamento dei trasduttori, dei connettori e degli innesti dello snodo che confluisce nell’archetto.

La parte anteriore dei padiglioni è chiusa da una griglia avvitata; sopra la griglia è montato un anello sporgente su cui si incastrano i cuscinetti che appoggiano sulle orecchie. Tra questo anello e il padiglione c’è luce per cui manca una sigillatura del volume d’aria interno ai cuscinetti tra la membrana e l’orecchio, e questo limita l’estensione verso le frequenze più basse. Il comportamento vale per entrambi i modelli.

Sui padiglioni è montato un connettore mini-XLR che assicura il collegamento elettrico del segnale; i padiglioni non sono marcati Destro/Sinistro, l’assegnazione dei canali la fanno i connettori sul cavo che invece hanno i canali identificati tramite il classico codice colore. I cuscinetti in ecopelle sono spessi e morbidi, e non scaldano più di tanto l’orecchio permettendo ascolti prolungati senza affaticamento.


Il modello Mania monta un altoparlante dinamico da 50 mm. La conformazione è classica: una cupola centrale contornata da un anello corrugato che così evita risonanze indesiderate. La membrana molto leggera è rivestita di titanio. La realizzazione è semiaperta poiché la parte posteriore dell’altoparlante non è chiusa ma solamente smorzata da materiale acrilico posto tra la membrana e la griglia posteriore. La cuffia Phobos invece ha i trasduttori realizzati con membrane magneto-dinamiche, e l’architettura è completamente aperta per cui l’isolamento verso l’esterno è limitato.

Archetto e snodi sono identici nei due modelli. L’archetto metallico che sorregge gli altoparlanti possiede subito sotto una fascia in similpelle – il produttore ci tiene a comunicare che non fa uso di derivati animali per i suoi prodotti -, che realizza l’appoggio sulla testa. La fascia è morbida e ben si adatta alla conformazione del capo. L’appoggio tramite fascia è una scelta ora abbastanza diffusa e devo dire che risulta una implementazione semplice e comoda. Gli snodi in fondo all’archetto sono molto semplici, realizzati tramite una rotaia ed una vite dotata di una ghiera che una volta stretta regola la distanza dei padiglioni dallo snodo. Non è una soluzione comoda se si deve regolare frequentemente l’altezza dei padiglioni; in caso contrario, una volta fatta la regolazione non sarà più necessario toccare la ghiera.

Le cuffie sono dotate di un cavo lungo 170 cm terminato con un connettore da 6,3 mm da una parte e due mini-XRL per le connessioni relative ai padiglioni. Il connettore da 6,3 mm è a tre poli dunque del tipo stereo TRS ovvero non è una connessione bilanciata, anche la dimensione – oggi è molto facile trovare dotazioni che comprendono connettori jack da 3,5 mm assieme ad un adattatore per la misura maggiore – è voluta infatti è quella che la dimensione dei jack di ingresso di tutti gli amplificatori per cuffia di questo brand.

Note d’uso e di ascolto

Devo ammettere che entrambi i modelli, Mania e Phobos, una volta indossati mi hanno fatto velocemente ricredere sulla loro ergonomia. La prima impressione che ho avuto appena tirati fuori dalle confezioni è stata di leggero disagio. Ho subito pensato che tutto questo metallo e legno messi assieme potessero causare un affaticamento precoce ed anche che la modalità di indossarle non fosse semplicissima. Invece non è così. Anche se i pesi in gioco non sono banali entrambe le cuffie sono ben bilanciate; pressione superiore e laterale si equilibrano permettendo ascolti prolungati senza creare affaticamento. I cuscinetti sono morbidi e si adattano bene alla conformazione delle orecchie; non premono più del necessario e nemmeno scaldano in maniera eccessiva. Come ho detto i padiglioni non sono identificati come destro/sinistro e questo perché oltre ad avere ciascuno un connettore di collegamento al cavo di segnale hanno i cuscinetti che non sono sagomati secondo la conformazione della testa per cui a seconda del connettore mini-XLR che vi si collega assumono il ruolo di canale destro o sinistro. Mi sento di fare un appunto a questo cavo; la sua realizzazione è molto curata ma la calza che lo riveste è in nylon ed è piuttosto rigida ed abrasiva, utilizzando una guaina in cotone si guadagnerebbe in comfort.

Per la prova di ascolto ho collegato entrambe le cuffie all’amplificatore People Lake G100 FE, e questo perché ha una taglia corrispondente a quelli dello stesso brand e poiché possiede due uscite per cuffia permettendomi di passare durante l’ascolto da un modello all’altro senza quasi soluzione di continuità. Una maniera per valutare velocemente una cuffia rispetto all’altra o rispetto ad un riferimento.

Prima di individuare alcuni brani adatti alla valutazione sonora ho ascoltato entrambi i prodotti con vari generi cercando di identificare la personalità comune ad entrambi ed un attributo è stato subito ben chiaro: la ricostruzione spaziale. Entrambi i modelli cercano di riportare la scena frontalmente all’ascoltatore piuttosto che porla internamente alla testa nella linea congiungente le due orecchie. Questa caratteristica proviene da come è stata progettata la loro risposta in frequenza, da come questa è in grado di ricostruire le varie risonanze dovute alle riflessioni/rifrazioni del suono sul nostro corpo prima di giungere al timpano. Purtroppo tramite le sole cuffie non si potrà mai giungere alla ricostruzione di un ambiente d’ascolto esterno perché manca quella parte di programma che percepiamo con entrambe le orecchie anche se in maniera diversa a seconda della direzione di ricezione, il cosiddetto crossfeed. Ma in ogni caso, con una corretta scelta della risposta in frequenza è possibile far sì che la sensazione di provenienza sia anteriore orizzontale piuttosto che superiore o addirittura posteriore. La Phobos è quella che ha espresso meglio questa caratteristica, probabilmente perché ha la timbrica più neutra e una risposta che segue meglio la curva HRTF; possiede anche una spazialità più aperta della sorella, tale da dare l’impressione di essere maggiormente calati all’interno dell’evento sonoro. Nel modello Mania pur rimanendo la sensazione di frontalità la direzione di provenienza si sposta in alto, direi nella regione della fronte; per capire, è come se fossimo sotto ad un palco di un concerto. Ma in ogni caso l’impronta distintiva della casa è questa.

Ho dunque scelto una serie di brani che esaltassero questa caratteristica ed il primo che ho voluto utilizzare è: King Crimson; “The Hell Hound of Krim”, Meltdown (Live in Mexico 2017); HD (24 bit/48 kHz). È un pezzo particolare che appartiene all’ultima parte della vita della band, soprattutto dal vivo; 3 batterie complete suonano disposte nella parte anteriore del palco, con il suono che si muove continuamente e/o contemporaneamente tra i canali destro e sinistro, e la sensazione che si ha nell’ascolto è sempre quella di poter ben individuare da quale zona del palco provengano le percussioni. La Mania e la Phobos si districano bene in questo brano. Il modello dinamico ha una timbrica più scura, più concentrata sulle medio-basse che su tutta la banda, ma ha una buona velocità nella resa e la percussione delle pelli si smorza rapidamente. La cuffia magneto-dinamica invece è più equilibrata e dettagliata. Il suono è più chiaro e luminoso e vengono alla luce maggiori dettagli; con questa cuffia, oltre che identificare la direzione di provenienza del suono – destra/sinistra -, si nota anche il maggiore o minore impatto delle bacchette sulle pelli a seconda del batterista, e la scena è più ampia e larga, ci si sente maggiormente immersi nell’evento.

Ad entrambe le cuffie mancano bassi veramente profondi per cui la grancassa è più leggera di quanto ci si aspetti ma in ogni caso c’è. Abbiamo poi: Roland Dyens; “Sérénade (2ème mouvement du Concerto en Si)”, Concerto Métis; Enno Voorhorst and String Soloists; DXD binaural (24 bit/352 kHz). È questo un brano dove è possibile distinguere in maniera chiara la posizione del solista, Enno Voorhorst alla chitarra, e del resto della compagine, è ottimamente registrato ed ha una versione binaurale per l’ascolto in cuffia. Le versioni binaurali possiedono quella parte di crossfeed che inietta la sensazione di ascolto ambientale alla resa in cuffia. Giusto giusto quello che mancava per la verifica della ricostruzione della scena sonora. Le rese timbriche e dei dettagli si confermano anche con questo brano eseguito da soli strumenti a corda; la Mania è più scura mentre la Phobos è equilibrata e chiara; in entrambe il contrabbasso è leggermente più piccolo. L’aggiunta della registrazione binaurale fa sì che si completi la sensazione di ricostruzione anteriore della scena; manca sempre qualcosa nella ricostruzione dell’ambiente (prime, seconde riflessioni, ritardi, etc…) ma il risultato è notevole.

Conclusioni

Rimango sempre affascinato quando sono a confronto con un oggetto che esprime la personalità del marchio che porta. L’uso del legno di tiglio e la forma esagonale ben rappresentano il paese di provenienza e la personalità di Blaž Erzetič. Due cuffie queste Erzetich che svolgono bene il loro compito soprattutto se ben pilotate. Il prezzo di listino è per prodotti di fascia alta ma la cura artigianale nella costruzione e la resa sonora ne spiegano il perché.

di Mario Richard

 


LE MISURE

MANIA

La risposta in frequenza segue un andamento classico della musica riprodotta che vuole veder decrescere l’ampiezza a partire da qualche centinaio di Hz con una pendenza blanda di circa 2 dB/oct. Questo permette una resa che appare timbricamente equilibrata e piacevole. Se immaginiamo di compensare la curva rilevata con le risonanze tipiche dell’orecchio esterno – esaltazione tra 2 e 6 kHz e attenuazione tra 8 e 10 kHz – è facile vedere come la risposta in alto si equilibra ancora di più lasciando invece la stretta attenuazione a circa 8 kHz che darà l’impressione di avere la scena acustica spostata in avanti rispetto al centro della testa. L’attenuazione dai 70 Hz in giù è dovuta alla mancata sigillatura dei cuscinetti dei padiglioni sulla struttura dei padiglioni stessi. Questo fa sì che il valore spl scenda velocemente. I valori dell’impedenza seguono il classico andamento di un altoparlante dinamico con un picco attorno i 75 Hz che raggiunge i 112 ohm con un fattore di merito non particolarmente elevato; il resto della curva si attesta poco prima degli 80 ohm. La distorsione cresce dove sale l’andamento dell’impedenza e supera il 1% al di sotto del picco di risonanza, il comportamento è dovuto alla mancata sigillazione dei cuscinetti sul padiglione per cui l’altoparlante non è adattato acusticamente al di sotto della sua risonanza. I grafici della waterfall non sono molto puliti, tra le possibili cause può esserci la geometria ottagonale della camera posteriore dell’altoparlante, sicuramente per la risonanza intorno ai 5 kHz, anche se riempita di materiale acrilico smorzante. La potenza richiesta per generare 94 dB di pressione è pari a 0,6 milliwatt, non banale per i comuni dispositivi portatili.

 

PHOBOS

La risposta in frequenza è molto regolare a partire dai 70 Hz. La prima parte della curva mette in risalto un’attenuazione dovuta alla mancanza di sigillatura tra i cuscinetti e i padiglioni della stessa cuffia. La regolarità si riscontra anche sopra i 2 kHz dove le classiche risonanze – padiglione e cavità pre-canale auricolare – mettono a posto tutta la risposta. L’attenuazione prima dei 10 kHz è foriera di una buona ricostruzione scenica con una resa più “esterna” alla testa che interna. La curva dell’impedenza è molto lineare con un piccolo picco di risonanza, peraltro moIto smorzata, attorno ai 110 Hz. Una irregolarità nel prosieguo della curva si nota a cavallo dei 5 kHz indicativa di un’altra risonanza probabilmente dovuta più alla struttura di sostegno che alla membrana magneto-planare. Il valore medio dell’impedenza, circa 46 ohm, rende la cuffia un carico sufficientemente facile da pilotare anche se la superficie della membrana da mettere in movimento non è poca. La distorsione è contenuta lungo tutta la banda e si innalza all’1% solo a 30 Hz dove i movimenti della membrana cominciano ad essere importanti; a queste frequenze però c’è ben poco in un programma musicale. I grafici della waterfall sono tormentati come quasi tutte le cuffie magneto-planari aperte; la griglia di chiusura posteriore e la geometria del padiglione danno tutto il loro contributo. Le risonanze in gamma medio-alta e alta scendono rapidamente dando all’ascolto la classica sensazione di pulizia di questo genere di trasduttori. La potenza richiesta per generare 94 dB di pressione è di circa 0,4 milliwatt, un carico semplice e nella norma per trasduttori di questa superficie.

di Mario Richard


Distributore per l’Italia: Labtek, Viale Dolomiti 27 – 32014 Ponte nelle Alpi (BL) Tel. 0437 370176 – Fax 0437 370177
www.labtek.it

Prezzo: Mania euro 1.199,00; Phobos euro 1.999,00

 

Caratteristiche dichiarate dal costruttore

MANIA
  • Tipo: cuffia dinamica semiaperta
  • Driver: da 50 mm rivestito in titanio
  • Impedenza: 80 ohm
  • Peso: 460 g
  • Dotazione di serie: cavo rimovibile da 1,7 m con connettore da 6,3 mm, sacchetto morbido
PHOBOS
  • Tipo: cuffia magneto-planare aperta
  • Driver: magneto-planare 70×50 mm
  • Impedenza: 45 ohm
  • Peso: 690 g
  • Dotazione di serie: cavo rimovibile da 1,7 m con connettore da 6,3 mm, sacchetto morbido

Autore: Redazione

Condividi questo post su

Pubblica un commento