
Subwoofer attivo in cassa chiusa con wireless incorporato.
L’americana Martin Logan è sinonimo di maturità, coi suoi oltre 45 anni di storia, avviata dai 2 fondatori (i cui secondi nomi sono uniti nel marchio) nel cuore del Midwest, al centro degli USA. La scintilla imprenditoriale fu lo sviluppo di pannelli elettrostatici curvi, che deflagrarono nell’high-end di fine anni ’80 e ’90, quando furono ibridati dall’aggiunta di una sezione bassi con tradizionale woofer magnetodinamico, in grado di risolvere i limiti della tecnologia planare, soprattutto in termini di dinamica.
In tutti questi anni la compagnia ha avuto comprensibili trasformazioni e vicissitudini. Nel 2005, assieme alla canadese Paradigm (altoparlanti ben noti ai lettori di AUDIOreview) e alla Anthem Electronics (i creatori di ARC™, uno tra i più efficaci sistemi di equalizzazione ambientale digitale DRC), fu acquisita da una consociata di ShoreView Industries.
ShoreView era una piccola società finanziaria che effettua investimenti in aziende ed è un “investitore passivo”. Insomma, il solito fondo assolutamente estraneo al settore, che investe denaro (solitamente dei risparmiatori) in aziende che attraversano difficoltà contingenti ma con buon potenziale, tenta di sanarle con una managerialità esperta (soprattutto in tagli e “ristrutturazioni”), e poi le rivende.
Nel 2019 gli acquirenti di tutto il trittico di aziende furono Scott Bagby, già tra i fondatori della Paradigm, e suo figlio John. Nel quartier generale Martin Logan fu concentrata la R&D per tutto il gruppo mentre parte della produzione Martin Logan fu delocalizzata tra il Canada, la Cina e Taiwan. Sì, perché il catalogo, negli anni, era notevolmente cresciuto e diversificato, con vari progetti per home theater, con compatti diffusori tradizionali (ma con tweeter a nastro di tecnologia proprietaria) e con ben 10 subwoofer attivi, dall’8” al doppio 15”, divisi in 5 piccole famiglie: Depth, Grotto, Abyss, Dynamo e Dynamo Foundation.
Il modello in prova è assemblato in Cina ed è il minore della famiglia di 2° livello, partendo dal basso, nonché il più accessibile del catalogo ad essere predisposto per l’ottimizzazione automatica tramite ARC.
Il sito web è molto articolato e ricco. Peccato che – come purtroppo avviene spesso – i rendering delle animazioni, degli esplosi e degli spaccati, quanto mai sofisticati, rivelino ingenui errori, non tanto dei grafici, a cui non si possono certo richiedere competenze specialistiche, quanto dei marketing manager e dei quadri tecnici che dovrebbero controllarli ed approvarli.
Unboxing
Dopo le passate fatiche con subwoofer da oltre mezzo quintale, disimballare e muovere questo è stato un gioco da ragazzi. Il mobile è laccato lucido. Non è certo una novità: così fan (praticamente) tutti. È disponibile nero lucido (incredibilmente portato a memorizzare ogni contatto con le dita) o bianco satinato e poggia su solidi piedini in materiale viscoelastico.

Puntano quindi al disaccoppiamento meccanico dal pavimento, per evitare di trasmettere vibrazioni indesiderate alla struttura edilizia e far risparmiare i difficili trattamenti isolanti a cui obbligherebbero le eventuali lamentele dei vicini. Per accontentare tutti, contengono madreviti in cui possono essere sovrapposte acuminate quanto contraddittorie punte metalliche coniche, regolabili, per il posizionamento su moquette o tappeti. La mezzeria del mobile è impreziosita da un elegante inserto metallizzato perimetrale, a fascia, personalizzato con l’incisione del marchio, orgogliosamente completato dal logo incastonato nella targa a rilievo, alla base frontale.

L’incisione del marchio è presente anche sulla flangia in gomma che accoppia la ulteriore cornice esterna, di copertura delle viti, col bordo del woofer, le cui dimensioni appaiono meno inquietanti di altre realizzazioni più mirate ad assecondare il gusto dell’estremo. Molto elegante il telaio circolare di protezione, realizzato con una griglia di plastica dalle maglie larghe, su cui è fissato il tessuto fonotrasparente, che ne assume la forma bombata. Rimuovendo con delicatezza la cornice, sfilandone gli incastri, si può procedere a svitare il woofer e dare uno sguardo all’interno del mobile, che è privo di traverse di rinforzo o di supporto al magnete ma ha il pannello frontale raddoppiato, per incassare lo sbalzo del cestello e del bordo ma anche per costituire un sandwich di maggiore inerzia alle vibrazioni. Stesso irrobustimento è presente sulla parete di base, su cui sono fissati i piedini.
Il volume interno è foderato di assorbente acustico, falde di fibra sintetica che coprono i 2/3 delle superfici.
Il woofer e il box
Bel componente, con cestello in lamiera forgiata, dalla trama piuttosto chiusa, che ricorda realizzazioni ben più estreme incontrate in passato (di dimensioni molto maggiori e di probabile fabbricazione Peerless, che scommetterei sia comune).

presente nel sito Martin Logan.
Il suo doppio magnete è un indice di capacità di escursione adeguata ad un subwoofer, di ogni dimensione. Basta ragionare un po’ sulla geometria della bobina mobile e del circuito magnetico per intuire che, in assenza di macroscopiche deformazioni del fondello posteriore del magnete (deformazioni qui del tutto assenti), l’escursione di picco risulterà sempre inferiore alla metà dello spessore totale del magnete. In questo caso possiamo stimarla in circa 2 centimetri.
La piastra polare del traferro non è particolarmente spessa e risulta ben distanziata dallo spider, per consentirgli movimenti ampi.

Anche il fondello ha lo stesso spessore poco appariscente, come altrettanto discreto appare il foro di ventilazione, privo di svasature aerodinamiche.
Sbirciando tra le feritoie del cestello, tra spider e traferro, possiamo intravedere la bobina mobile e contare 27 spire che, in mancanza di dati numerici dichiarati, riesco a stimare, ad occhio, pari a circa 15 mm, che associo d’ufficio all’escursione lineare massima XMAX.
Anche i diametri dello spider e della bobina mobile rifuggono dalle esagerazioni di certi componenti iperspecializzati e il look nel complesso ricorda più un buon woofer che un generatore tellurico da gusti estremi.

di circa 2 cm.
Una tra le poche concessioni all’architettura dei subwoofer più spettacolari è l’accoppiamento rigido tra il supporto tubolare della bobina e la membrana a calotta concava (i “coni” è da tempo che sono scomparsi dai sub di buon lignaggio). Tale accoppiamento è realizzato tramite una tazza di diametro tale da scaricare la forza su una circonferenza intermedia della membrana di alluminio anodizzato.
I parametri T&S rilevati sull’esemplare in prova sono quelli abituali dei subwoofer attivi moderni: massa mobile e rigidità elevate, per una frequenza di risonanza in aria (38 Hz) ed un fattore di merito totale (0,7) altrettanto elevati. Ma il VAS (volume acustico equivalente all’elasticità), di appena 16 litri, rende il sistema quasi indipendente dal volume di carico. Il buon fattore di forza Bxl (14,5 N/A) e la ridotta resistenza della bobina mobile (3,7 Ω) bilanciano un po’ la massa, consentendo una sensibilità di quasi 86 dB/2,83 V/1 m, pari a quella di tanti componenti più grandi.
Il rapporto di cedevolezza tra il VAS ed i 30 litri scarsi del mobile chiuso è minore di 1 e quindi il carico acustico risulta intermedio, tra la cassa chiusa e l’infinite baffle, caratterizzato da una risonanza intorno a 47 Hz e un fattore di merito di almeno 0,86. Praticamente i parametri dei bassi di un “normale” sistema multivia in sospensione pneumatica, neanche troppo sottosmorzato, ma che in questo sub dovrebbe contare sulla capacità di spostare molta più aria, capacità che l’indispensabile equalizzazione elettronica trasforma in estensione a frequenze più basse.

L’elettronica
Il pannello posteriore è quasi completamente occupato dalla piastra metallica su cui è ancorata l’elettronica e che ne costituisce anche la superficie di dissipazione termica verso l’esterno.
Tra i collegamenti previsti, è scontata la coppia di ingressi stereo su prese sbilanciate RCA ma disponibile anche a livello altoparlanti, tramite boccole per spine a banana. È presente anche un’uscita SUB, per la connessione in cascata di più sistemi, ed una presa LFE, che scavalca il filtro passa-basso. Questa è disponibile anche su presa bilanciata XLR, più adatta ai collegamenti lunghi, frequenti nei subwoofer mimetizzati nell’arredamento.
Oltre al solito commutatore per selezionare la modalità di accensione automatica, su rilevamento del segnale o tramite un comando elettrico remoto di trigger a 12 V, desta curiosità la presenza di un’unica manopola, che rivela una doppia funzione. Oltre a regolare il volume, può comandare il generatore interno di segnale sinusoidale, utile ad individuare eventuali oggetti presenti nell’ambiente che producano vibrazioni indesiderate, per quindi neutralizzarle. La vastità di regolazioni possibili demanda buona parte del controllo all’applicazione su dispositivo portatile, che esamineremo di seguito.
Un ulteriore commutatore controlla l’utilissimo wireless integrato, con trasmettitore a corredo. Si tratta di un tocco di classe, che aiuta a digerire meglio l’assenza di un’uscita di ritorno filtrata passa-alto verso l’amplificazione dei diffusori frontali, assenza a cui sembra ci si debba rassegnare, sperando di trovarla come opzione integrata nell’amplificazione dei diffusori principali (e su questo fronte alcuni produttori orientali anche ultra-low-cost dimostrano di essere molto avanti).

Infine, ma non ultimo per importanza, un connettore USB-C è marcato come ARC input ed è quindi dedicato al sistema di calibrazione automatica Anthem, che punta ad un effetto ansiolitico nei confronti dei dubbi sulla migliore installazione ed interfacciamento acustico del sistema. Dubbi che tolgono il sonno ai molti audiofili che tendono a dipingere il diavolo più brutto di quanto sia realmente.
Per chi non voglia avere scrupoli, non resta che acquistare il kit Anthem, costituito dal software ARC Genesis (da scaricare in Windows o iOS, tradotto anche in italiano) ed un microfono dedicato. Il software invita ad eseguire la misura della risposta tra 5 e 10 diverse posizioni ed invia al DSP del subwoofer la curva di correzione, orientata soprattutto a compensare il room gain e le irregolarità modali dell’ambiente.

Agendo solo sul subwoofer tale regolazione deve precedere l’eventuale ulteriore correzione dell’intero sistema, solitamente prevista nei sistemi multicanale, in grado di ottimizzare anche livelli, frequenza e fase dell’incrocio.
Pur nel rispetto di queste tecnologie avanzate, la mia esperienza indica che negli ambienti domestici ben arredati, anche senza trattamento, l’efficace inserimento dei subwoofer risulta molto meno problematico di quanto si tenda a pensare mentre le problematiche aumentano esponenzialmente negli ambienti “dedicati”, magari ipertrattati ma con pareti pressoché vuote e privi dei movimenti volumetrici offerti dai normali arredi domestici, come librerie, divani e poltrone, tavoli, pareti attrezzate.
Chi non voglia improvvisarsi tecnico elettroacustico (che è una professione, e va riconosciuta) potrà divertirsi con la versatilità di regolazioni possibili tramite la bella app da installare in un dispositivo portatile (Android o iOS) collegato in Bluetooth. Tra le funzioni di controllo, da segnalare la taratura della fase tra 0° e 180°, con precisione al singolo grado, mentre è assente una regolazione del ritardo. In luogo di una compensazione del room gain è possibile una regolazione della banda tra 20 e 30 Hz. Questa è anche la principale variabile su cui agiscono i 3 preset: Music, Movie e Night. L’app consente anche la gestione del generatore di segnale e l’inserimento e il disinserimento dell’equalizzazione caricata tramite ARC, rendendo possibili confronti diretti ed immediati, gli unici attendibili in sede di giudizio.
Smontato il pannello posteriore, l’elettronica interna si rivela razionalmente divisa tra tutta la sezione front-end e connessioni, incapsulata in uno stampo di plastica, e la parte circuitale di potenza, assemblata in un castelletto a due livelli.

L’ispezione visiva non riesce ad individuare la sezione di elaborazione digitale del segnale, basata su un DSP di alto livello, accreditato di un clock a 500 MHz e unità di calcolo a 64 bit. Deduciamo che, insieme ai servizi di connessione wireless ed USB, siano contenuti all’interno della capsula di protezione, da cui fuoriesce il segnale inviato alla sezione di potenza.
In questa, moltissimi componenti sono abbondantemente resinati per renderli insensibili alle forti vibrazioni presenti all’interno del mobile. Alimentatore ed amplificatore risultano montati sullo stesso circuito stampato e nell’intercapedine tra questo e il pannello esterno si apprezza un blocco di alluminio alettato, con notevole superficie radiante, insolito nelle realizzazioni a commutazione e che comunque dissipa misteriosamente all’interno del mobile. Oltre ai mosfet di potenza vi troviamo fissati anche due ponti di diodi e tutto sembra dimensionato con generosità rispetto ai 500 W efficaci installati (1 kW di picco).
Uso e ascolto
Nella sala di ascolto della redazione, grande ed assorbente, non ci avventureremo in prove di forza bruta. L’abito del sub Martin Logan è di quelli eleganti ed attillati, un tuxedo da cocktail party, poco consono a fare lavori di fatica. Le partner ideali le troviamo nelle eleganti “acustiche” Sonus faber Concertino G4: esili e minute ma carrozzate per la seduzione, con un make-up civettuolo ed un prezioso abito firmato, da grand soirée, ben più costoso del composto smoking Martin Logan. Per la migliore intesa col nostro subwoofer-gentleman utilizziamo un crossover elettronico e incrociamo a 100 Hz, in sfida ai pregiudizi borghesi. Sostenute dal loro cavaliere in smoking, le piccoline saranno così libere di esibirsi nelle danze, mantenendo un aplomb impeccabile, anche se si dovesse alzare un po’ il gomito con lo champagne.
Sfruttiamo il collegamento wireless per posizionare il sub molto vicino al diffusore frontale sinistro, in una posizione individuata con pochi fugaci tentativi, aiutati dal generatore sinusoidale incorporato e telecomandato.

Per la regolazione dei livelli è sufficiente inviare un segnale centrato intorno alla frequenza decisa per l’incrocio, meglio una banda di rumore rosa ma anche un tono sinusoidale è sufficiente. Inviamo prima il segnale ai soli diffusori principali, fino a misurare nella posizione di ascolto un livello ragionevolmente più alto del rumore di fondo. Nel nostro caso ci attestiamo a quasi 90 dB SPL, misurati estemporaneamente con una banale app-fonometro su smartphone, usando il suo microfono incorporato: non ci interessano valori assoluti ma quello relativo. Silenziate le piccoline, aumentiamo col telecomando il livello del sub fino ad ottenere la stessa pressione, che ci corrisponde ad appena il 20%. Per verificare l’allineamento dell’incrocio misuriamo il sistema al completo. Se uno degli amplificatori fosse invertente, occorrerebbe invertire la fase del sub per evitare l’interferenza all’incrocio. Invece misuriamo un livello di 4,5 dB maggiore delle vie componenti: va già bene così e non è neanche il caso di mettersi a cavillare giocando con la regolazione fine della fase. In queste regolazioni, che spesso intimoriscono e scoraggiano, io professo un approccio ansiolitico: il sub è una via aggiunta in multiamplificazione e NON deve sovrapporsi ai diffusori principali lasciati alla mercé dei segnali oltre la loro portata ma deve farsene carico, realizzando una sinergia efficace, con vantaggio reale per la dinamica e il dettaglio.




Una volta acquisito tale assioma, le regolazioni per ottenere un buon risultato sono molto più semplici e rapide di quello che alcuni lasciano ad intendere. Mettersi a fare gli scienziati da laboratorio di misura è un hobby bellissimo ma differente, che spesso toglie tempo e leggerezza al godimento dei suoni.
E quindi diamo inizio alle danze, con un repertorio vario e godibile, ignorando la mia solita playlist per subwoofer mostruosi e subsonici, come pure evitiamo i livelli da denuncia per disturbo alla quiete pubblica. Ricordiamo di trovarci ad una serata elegante e non ad un rave. Commutando tra 2 preset impostati nel nostro crossover, possiamo passare facilmente dalla situazione “solo diffusori principali non filtrati” a “sistema 2.1 incrociato”, in modo da saggiare il reale contributo dell’accompagnatore virile alle affascinanti piccoline. Lasciate sole sono deliziose ma solo in gruppo la sala si riempie di TUTTA la musica presente nelle registrazioni. Anzi, ci avvisano che questa trabocca, trasmettendo buone vibrazioni a tutta la redazione. Niente cannonate o altri effetti speciali da maniaci ma quanto basta a far vibrare piacevolmente il divano ed a cogliere tutte le sfumature contenute nei bit.
La sala è impegnativa anche per le “signorine” che, invitate a ballare qualche svelto, accennano appena un po’ di fiatone che si affaccia dalle loro porte di accordo reflex. E possiamo quindi ben immaginare quanto potrebbe aumentare l’affanno se non ci fosse il ballerino a guidare i passi più veloci della danza. Per rendere udibile l’estremo inferiore, oltre ad un repertorio dedicato, occorrerebbe aumentare di molto il ritmo, ma perché costringere ad una inelegante sudata questo connubio da alta società?
Una seratona!
Le misure

Le misure iniziano con una batteria di risposte in frequenza, in bypass (LFE) e con 4 diverse frequenze di taglio passa-basso, ripetute nelle 2 pendenze selezionabili, di 18 e 24 dB/ottava. Infine, col passa-basso del 3° ordine a 120 Hz sono state tracciate le risposte nei 3 preset disponibili, Music, Movie e Night, che agiscono prevalentemente sulla banda più profonda. Si nota la sferzata di energia della modalità movie, che si concentra nella zona medio-bassa, e nella modalità night la razionale attenuazione dell’ottava più bassa, che a basso volume resterebbe comunque sotto la soglia di udibilità. La misura anecoica conferma il dato dichiarato di estensione tra 23 e 200 Hz entro ±3 dB ma gli intenditori di subwoofer sanno che più della profondità conta molto la purezza con cui è reso l’estremo inferiore.
Se già tanti subwoofer mostruosi si infrangono inseguendo il fatidico obiettivo dei 20 Hz, per i subwoofer compatti l’obiettivo è comprensibilmente fuori portata. Queste misure di distorsione non si rivelano particolarmente indulgenti. Già a 90 dB SPL il comportamento risulta caratterizzato da una 2HD (dovuta a non linearità asimmetriche) che sfonda il 10% a 32 Hz, risultando insolitamente sempre superiore all’1% ed alla 3HD (legata ai limiti strutturali dell’escursione lineare). Va considerato che alcuni audiofili la distorsione di 2a armonica se la vanno a cercare, magari usando amplificatori a tubi, e l’arricchimento armonico insieme alla maggiore sensazione di potenza, conseguenti a questa colorazione della riproduzione, potrebbero risultare caratterizzanti questo progetto, certamente non orientato a prestazioni estreme. A 100 dB SPL l’affanno diviene ben evidente: pur trascurando la 2HD, troviamo una 3HD che cresce gradualmente divenendo molesta sotto i 35 Hz ed anche gli ordini superiori crescono univocamente sotto i 50 Hz. La misura a 110 dB, per quanto limitata a 40 Hz, ha solo valore documentale: come evidente dall’efficienza di appena 82,5 dB/1 W/1 m stimata per il woofer, per produrre 110 dB SPL occorre dare fondo a tutta la potenza elettrica disponibile, praticamente portando l’amplificatore in zona di clipping o d’intervento delle protezioni limitatrici.
La MOL ha insolito andamento discendente e risulta penalizzata dall’andamento della 2HD, come confermato dalla prova di coraggio dei quasi 106 dB SPL presenti nel terzo d’ottava centrato a 50 Hz, zona in cui le curve di 2HD risultano favorevoli. La caduta nel primo terzo d’ottava, a 40 Hz, lascia presumere scarsa vocazione agli effetti infrasonici e ribadisce che le dimensioni contano, eccome!
La risposta elettrica documenta come l’enfasi di equalizzazione raggiunga un massimo di circa +10 dB a 23 Hz, coerente con la frequenza di risonanza in cassa posta circa 1 ottava sopra. Il passa-alto di protezione è drasticamente del 4° ordine elettrico (-24 dB/ottava) mentre risulta meno comprensibile l’esaltazione fino a +7 dB misurati all’estremo superiore dei 200 Hz tramite l’ingresso LFE. Questo, nominalmente, bypassa il passa-basso regolabile, delegando tale scelta alla sorgente di segnale, ma un drastico passa-basso a circa 300 Hz risulta comunque presente.
Francesco Sorino
Conclusioni
Il Dynamo 10 è un sub compatto ma non striminzito, elegante, ricco di soluzioni tecnologiche raffinate, che per vari motivi tecnici resta distante dalle prestazioni estreme, spesso fuori portata nell’uso quotidiano, quello condiviso con la famiglia o in un condominio.
Rappresenta una scelta di moderazione, equilibrio, maturità, volta a godersi la musica e/o l’home cinema, ma senza pretese esibizionistiche e senza necessariamente trasformare ogni ascolto in un vibromassaggio. Risulta quindi una scelta razionale nell’abbinamento all’infinità di minidiffusori e di tower snelli di cui sono pieni gli appartamenti e che non sono certo vocati a sfidare la soglia del dolore arrancando all’inseguimento di livelli da concerto live. Sarà grazie all’assemblaggio orientale ma, per prestigio del marchio, livello di finitura e completezza di dotazioni accessorie, il posizionamento di prezzo è sorprendentemente competitivo.

Nei sub che ambiscano all’eccellenza, tra cui va considerato il Dynamo 10, non mancheremo mai di segnalare la colpevole assenza di un’uscita filtrata passa-alto che ne faciliti l’inserimento corretto in normali sistemi stereofonici, magari anche un po’ datati.
Trattandosi di un’assenza pressoché pervasiva di quasi tutti i prodotti che ci passano per le mani, evidentemente progettati da teste polarizzate dall’audio home theater, immersivo, multicanale, non possiamo essere censori intransigenti. Invitiamo quindi a individuare le soluzioni alternative per realizzare l’incrocio, tra quelle discusse e consigliate in passato, e a non rinunciare assolutamente a queste ghiotte occasioni per completare i propri minidiffusori, consentendone finalmente l’espressione del pieno potenziale.
Se lo meritano. Ve lo meritate.
Francesco Sorino
Martin Logan Dynamo 10
Subwoofer amplificato
Distributore per l’Italia: Audiogamma, Via Nino Bixio 13, 20900 Monza (MB).
Prezzo di listino: euro 1.350,00 (IVA inclusa)
CARATTERISTICHE DICHIARATE DAL COSTRUTTORE
- Sistema acustico: cassa chiusa.
- Amplificazione: 500 W continui (1.000 W picco).
- Altoparlanti: woofer 10” con membrana in alluminio.
- Risposta in frequenza: 23÷200 Hz ±3 dB in anecoica (ingresso LFE).
- Dimensioni (AxLxP): 374 x 348 x 348 mm.
- Peso netto: 19,4 kg.
- Finiture: nero lucido o bianco satinato



