Bowers & Wilkins 603 S6

La ricerca del costruttore inglese sembra non fermarsi mai. I nuovi materiali studiati per le serie superiori, la 800 e la 700, equipaggiano anche la linea 600, giunta dopo decenni alla sua sesta release. Il midrange FST con la membrana in Continuum è stato montato anche sulla serie più economica. Bel diffusore, con il nuovo tweeter appositamente studiato e due woofer in carta-Kevlar per le basse frequenze. La prestazione in sala d’ascolto è stata notevole, appena una spanna inferiore alla serie 700, almeno per quel che riguarda la pulizia e la timbrica.

La nuova linea 600 è giunta alla sua sesta release e rappresenta, nell’ottica della produzione di B&W, un allettante tramite per l’ingresso negli ascolti ad alta fedeltà. Come avevamo predetto lo studio e le tecnologie messe a punto per la serie ammiraglia sta pian piano ricadendo sui modelli più economici. Il vantaggio è quasi tutto per l’audiofilo che ottiene ad un prezzo contenuto prestazioni che altrimenti sarebbero state poco avvicinabili. Anche il costruttore ottiene un piccolo vantaggio sui numeri prodotti, numeri che abbassano i costi di ogni singolo pezzo.

La nuova serie 6 si compone di un diffusore da pavimento, questo, di due modelli da stand e di un canale centrale. I woofer sono due da 165 mm di diametro nominale e 133 mm di diametro effettivo della membrana, equiparabile ad un unico woofer da quasi dieci pollici. Bei trasduttori, col cestello aerodinamico che consente una notevole dissipazione del calore prodotto dalla bobina mobile e la riduzione ai minimi termini di compressioni e colorazioni. Il supporto forato della bobina mobile è totalmente a vista e mostra sia l’altezza della bobina che l’escursione meccanica, comunque “spannometricamente” superiore a 6 millimetri.

I componenti rimossi dal pannello frontale evidenziano il cestello fortemente aerodinamico ed i magneti in ferrite. Notare la costruzione del tweeter.

Il midrange è costruito secondo la tecnica denominata FST, ovvero con un sistema di sospensioni esterne ridotto all’osso, vista anche la limitata escursione che deve sopportare. La membrana è realizzata in Continuum, il nuovo materiale messo a punto partendo dal Kevlar che ha caratterizzato per tanti anni la gamma media dei diffusori B&W, un materiale che i tecnici inglesi hanno imparato a tessere alla perfezione. I pregi sono costituiti da una bassissima colorazione, da uno smorzamento superficiale notevole e da una variazione della dispersione all’aumentare della frequenza attentamente calibrabile in fase di costruzione. Il cestello è praticamente identico a quello dei woofer, ovvero “magro”, poco invasivo e quasi trasparente nell’emissione posteriore della membrana. Occorre rilevare che in un midrange l’assenza di colorazioni risulta fondamentale. A chi storce il naso sulla ridotta escursione dell’equipaggio mobile ricordo che una delle maggiori fonti di colorazione è dovuta proprio alle stazionarie superficiali che si creano sulla membrana tra bobina mobile ed anello della sospensione esterna. La sua forma e la sua natura possono letteralmente far rimbalzare le onde sonore che si propagano sulla superficie della membrana generando, a seconda della lunghezza d’onda, picchi o avvallamenti che alterano la risposta e sono lenti da smaltire. Lo studio del nuovo Continuum e l’analisi della propagazione del suono attraverso di esso ha consentito ai tecnici inglesi di ridurre al minimo possibile le colorazioni di questo tipo.

La cupola del tweeter è stata ridisegnata e perfezionata. Rimane la corona circolare di rinforzo della cupola di alluminio, ma è rinnovata nel collegamento all’anello esterno inoltre il nuovo complesso magnetico al neodimio ha consentito una diversa disposizione delle parti e una diversa resa nel dominio del tempo.

Il corpo del tweeter è realmente disaccoppiato meccanicamente dal mobile del diffusore grazie ad un guscio di gomma. Perfino la ghiera metallica di protezione è disaccoppiata sia dalla cupola che dal baffle frontale.

Alle spalle del complesso magnetico notiamo la corta linea chiusa che assorbe parte dell’emissione posteriore dalla frequenza di incrocio a salire. Il piccolo driver è fissato alla parete frontale tramite un piccolo guscio che evita ogni contatto col box che lo ospita in modo da non trasmettere e non ricevere alcuna vibrazione. Alla luce dei tentativi visti finora mi sembra la soluzione più elegante e funzionale che poteva essere realizzata senza spendere una fortuna.

Il piccolo tweeter ha la cupola da un pollice in alluminio, un nuovo complesso magnetico in neodimio ed una corta linea di trasmissione chiusa e riempita di materiale assorbente.

Il condotto di accordo posteriore è caratterizzato da un profilo svasato ad entrambe le estremità e dalle pareti piene di piccoli incavi che hanno la funzione di rallentare il moto dell’aria periferica così da innalzare la tensione a cui il flusso d’aria diventa turbolento. I connettori posteriori consentono come di consueto il doppio cablaggio e sono ponticellati da due barrette metalliche.

Il retro del diffusore. Notiamo i cilindri coassiali in dotazione per ridurre fortemente l’emissione del condotto di accordo, la superficie interna del condotto stesso e la doppia connessione di ingresso.

L’analisi della waterfall di Figura 1 ci fa vedere un quadro eccellente dal punto di vista delle colorazioni interne, che in gamma medio-bassa appaiono mediamente contenute. In gamma media siamo al di sotto dei due millisecondi senza accenni di riflessioni o risonanze particolari. La ghiera metallica di protezione del tweeter produce qualche esitazione attorno ai 10 kHz che comunque viene smaltita in poco tempo.

Figura 1

La risposta al gradino di Figura 2 ci mostra quanto siamo, nella pratica, lontani dall’aver capito cosa succede, almeno nella rilevazione in asse. Come possiamo vedere si nota la perfetta sequenza dei tre impulsi che esprimono una banda passante via via più ridotta, dal veloce tweeter fino ai più lenti woofer. I tre impulsi sono tutti con la punta rivolta verso l’alto a dimostrazione della fase elettrica uguale e non invertita. Rispetto al gradino del solo satellite verifichiamo che il solo midrange esprime una elongazione negativa più ridotta.

Figura 2

Il filtro crossover della 603 appare in linea con gli altri filtri di diffusori a tre vie del costruttore inglese.

Il crossover della sola via bassa. Notiamo le due induttanze avvolte su ferrite ed il condensatore bipolarizzato da 120 μF.

 

Il filtro crossover del midrange e del tweeter. I condensatori sono di buon livello e le induttanze sono avvolte in aria.

In Figura 3 possiamo vedere lo schema elettrico. In serie al tweeter, tanto per cambiare, abbiamo il solito condensatore da 4,7 micro. La presenza di questo condensatore sottintende due caratteristiche peculiari. La prima è che non è presente alcuna resistenza in serie per adattare la risposta del tweeter alla sensibilità degli altri trasduttori. Ciò dimostra che in B&W possono adattare perfettamente un trasduttore al diffusore che stanno realizzando, magari con una magnetizzazione mirata. Oltre a ciò vi faccio notare come un incrocio elettrico del primo ordine da un lato dovrebbe preoccupare dal punto di vista della tenuta termica e dinamica mentre dall’altro dovrebbe presentare un valore sensibilmente più elevato viste le impedenze in gioco e la prevedibile frequenza di incrocio. Facile supporre che la risposta del tweeter sia maggiormente efficiente in gamma media così da giustificare un incrocio di questo tipo, a tutto vantaggio, giustamente, della tenuta in potenza. Insomma, la quadratura del cerchio. Il midrange, di caratteristiche più standard almeno rispetto ai trasduttori montati su altre serie del costruttore, ha una discreta resistenza prima del filtro vero e proprio. Caratteristica del marchio è anche la configurazione “incrociata” del passa-basso e del passa-alto, attuati entrambi senza alcuna resistenza che regoli lo smorzamento della risposta acustica. Mi viene in mente il grande Mario Murace quando diceva che i costruttori che si realizzano i driver in casa possono permettersi dei filtri semplici e sistemare “mezzo filtro” direttamente nell’altoparlante. L’induttanza da 1 mH ed il relativo condensatore da 10 µF lasciano intuire una frequenza di taglio abbastanza elevata, maggiore dei classici 2,5 kHz. I due woofer sono collegati in parallelo diretto ed in fase sia col midrange che col tweeter. La cosa lascia ipotizzare che i filtri acustici ottenuti siano effettivamente a pendenza elevata. Il passa-basso del terzo ordine elettrico è abbastanza deciso, con due induttanze dal rapporto vicinissimo a quello teorico di un LR4. Va notata la resistenza da 0,3 ohm in serie al condensatore verso massa per il controllo dello smorzamento, ma di valore così contenuto da perdersi, probabilmente nello scostamento delle risposte degli altoparlanti in produzione.

Figura 3

Grazie al doppio cablaggio ho potuto rilevare la risposta dell’unità satellite costituita da midrange e tweeter e dei due woofer. Come possiamo vedere in Figura 4 l’incrocio avviene appena oltre i 500 Hz. Occhio alle pendenze: il passa-basso dei woofer supera i 20 dB/oct mentre il passa-alto dell’unità satellite sfiora i 10 dB/oct. La differenza di fase acustica vale circa 90°.

Figura 4

Alla fine di queste poche considerazioni diamo una occhiata al ritardo di gruppo visibile in Figura 5 che ci mostra una eccellente linearità della curva in tutta la gamma medio-alta. Come sappiamo il ritardo di gruppo rappresenta la variazione della fase rispetto alla pulsazione, ed in termini semplificati indica come varia la fase acustica rispetto alla frequenza. Un ritardo di gruppo allineato allo zero o molto vicino a questo mostra con una certa chiarezza la famosa “coerenza di fase”. Un andamento decrescente in maniera regolare e costante della fase con la frequenza può essere assimilato ad un ritardo puro, ovvero ad un diffusore ben allineato in fase ma appena arretrato rispetto alla finestra di misura/ascolto. Bene, come possiamo vedere tutta la gamma altissima è attestata sullo zero con una leggera esitazione a 5-6 kHz dovuta probabilmente ad una vistosa alterazione nella risposta nelle vicinanze della frequenza di incrocio acustico tra midrange e tweeter.

Figura 5

L’ascolto

Il diffusore inglese in realtà si è dimostrato meno leggero di quanto mi sarei aspettato a giudicare dalle dimensioni ma grazie alla presenza del condotto posteriore è stato relativamente facile portarlo a spasso per la sala d’ascolto e posizionarlo con una certa cura. Alla fine mi sono ritrovato col tweeter a circa 1,2 metri dalla parete posteriore con i due B&W distanziati tra loro di 2,5 metri e leggermente ruotati verso il punto di ascolto. Non sono mai stato un fanatico della forte rotazione verso il centro del nostro divano, convinto che nel nostro ambiente non sia necessario. Ruotando i diffusori, almeno in questa sala d’ascolto la scena acquista una certa profondità ma finisce per perdere un po’ di stage orizzontale, riempiendo bene il centro ma rendendo più opache le informazioni di ambienza. La cosa ha a che fare con le fasi acustiche dei trasduttori fuori asse e con le caratteristiche di assorbimento/ simmetria delle pareti laterali, ma questo è un discorso lungo che esula da questo test. Con i due diffusori posizionati in modo che il loro contributo acustico destro e sinistro sia identico effettuo un leggero rodaggio, non una cosa esagerata, ma quel tanto che basta per sciogliere le sospensioni dei woofer e smuovere appena appena il tweeter.

Eccomi pronto con uno dei miei CD test. Non ho ascoltato il diffusore prima ma inizio a fidarmi quasi ciecamente delle modalità di rodaggio che ho scelto. La prima qualità che annoto sulla voce femminile è certamente la dinamica. Un salto dinamico così, nei transienti di questa traccia, si sente in genere su componenti di costo notevole. La voce femminile mi sembra corretta e soprattutto bene amalgamata, con una sporadica mancanza di medio-alte che si avverte in qualche passaggio veloce. La “esse” non straccia mai e rimane sempre nel limite che questa traccia impone.

Nelle due successive metto a fuoco l’articolazione del diffusore, con una buona resa dei particolari ed una invidiabile stabilità dello stage proposto. La voce maschile mi sembra un po’ più asciutta della norma, ma è ovvio che saranno le sedute di ascolto successive a definirne la qualità. Alla partenza della Grande Orchestra selezionata da Marco Cicogna ecco che lo stage si allarga, anche se non tantissimo, e si definiscono i vari piani sonori. Noto che la scena si concentra troppo al centro, motivo per il quale mi alzo e vado a raddrizzare appena i diffusori che, a meno di qualche grado, ora sono paralleli alla parete posteriore. La scena prende aria, diventa meglio diluita e certamente più larga pur con una leggera perdita di profondità che comunque rimane nei canoni di rigore e precisione. Il pianoforte è riprodotto con un buon bilanciamento timbrico, leggermente avanzato ed essenziale rispetto all’orchestra, come credo che debba essere. Ancora grande orchestra, con il primo violino più avanzato degli altri e con i fiati disposti correttamente.

Devo dire che sto iniziando a divertirmi mentre continuo a pensare che questi inglesi sono davvero incredibili. Sì, ma il midrange in “Continuum” come va? Rispetto alle ineccepibili versioni ascoltate qualche mese fa posso dire che va esattamente nella stessa direzione, con una risoluzione incredibile del tessuto musicale e con un comportamento neutro, come mi aspettavo. La legatura col tweeter mi convince meno, ma l’andamento in basso della prestazione rispetto ai modelli di fascia superiore non è affatto drastico o eccessivo, tutt’altro. Il coro di quattro voci femminili è da brivido, con le posizioni precise e scolpite e con una pulizia nella dizione che mi ricorda di fronte a chi sono seduto.

La gamma altissima soffre appena di mancanza di protagonismo. Non si dovrebbe trattare di uno svantaggio, direte voi. Invece in più di una occasione avrei desiderato un maggiore coinvolgimento del piccolo driver, che rimane pulito ed esteso, ma con una prestazione dinamica che a volte preferirei più energica. Sembra la sorte a cui sono destinati tutti i tweeter con la cupola metallica che quasi per paura che diventino faticosi vengono ad essere troppo controllati. Comunque sia il salto rispetto alla vecchia versione è notevole, soprattutto per pulizia e per la gamma medio-alta che non perde mai articolazione. Le musiche per organo non sfigurano affatto, pur con un senso di immanenza appena ridimensionato dalle dimensioni dei woofer. Non c’è traccia di affaticamento e di extraescursione anche aumentando il livello in maniera progressiva. Certo il limite viene fuori, e ci mancava, ma viene fuori ad un livello elevato, con una prestazione importante pur in una sala di ascolto grande come la nostra.

La prima traccia dei “Carmina Burana” ci mostra il coro non lontanissimo ma comunque posizionato con precisione dietro l’orchestra, riprodotto con una notevole chiarezza e con una articolazione eccellente, che non sposta lo stage nemmeno di un centimetro nel pieno orchestrale che segue. Devo dire, anzi, che la comprensibilità del coro nel mezzo delle percussioni appartiene certamente ad una categoria superiore di diffusori acustici. La ricerca, evidentemente, paga, non ci sono dubbi. Il brano per sassofono non fa che confermare la buona resa del dettaglio, disegnando lo strumento in maniera precisa e godibile, fastidioso quando il livello è elevato, come lo stesso strumento in un ascolto dal vivo. La legatura tra basso elettrico e grancassa della batteria è buono, e rappresenta spesso uno dei talloni di Achille di diffusori di belle speranze ma dotati di altoparlanti economici. Lo studio ossessivo della linearità dinamica e delle condizioni di incrocio tra i vari altoparlanti anche in questo caso paga in maniera ben udibile.

Insisto sulle percussioni aumentando il livello con le solite tracce e la solita sequenza che tutta la redazione conosce bene. Quando il livello sale ed i Pink Floyd o i Dire Straits si propongono potenti e dinamici vedo arrivare i miei colleghi alla spicciolata, uno alla volta. Anche perché la passione per la musica ben riprodotta supera di parecchie lunghezze l’attaccamento al lavoro. E le due 603 che fanno? Propongono un basso non esteso all’infrasuono ma deciso, massiccio e corretto, anche ad alti livelli di pressione. Soprattutto coadiuvato da una gamma media pulita e dettagliata. Che ti aspettavi?

Conclusioni

Il prezzo di questo diffusore, comparato con le prestazioni una spanna inferiori alla serie 7, mi ha sorpreso, in maniera piacevole direi. È ben costruito e non mi sembra che provenga, come luogo di nascita, da un paese lontano. Lo vedo in una camera fino a 60-70 m2 pilotato da una elettronica non proprio morbida ed eccessivamente tonda sulle altissime. Qualcosa comunque di potente, per fare una pressione in ambiente notevole visto che i trasduttori si esprimono molto bene anche ben oltre i 120 watt dichiarati dal costruttore. Basso tondo, che non sembra mai affaticarsi più di tanto, e un bilanciamento timbrico mediamente corretto che può far passare sia la classica più classica che la musica rock incisiva e percussiva.

di Gian Piero Matarazzo

 


LE MISURE

La risposta in frequenza appare in linea con il “nuovo corso” che il costruttore inglese sta portando avanti da un po’ di anni, con risultati per altro eccellenti in sala d’ascolto. Possiamo vedere infatti che la risposta non è proprio rettilinea sia nella ripresa effettuata sull’asse che in quella fuori asse. Notiamo un buco a 2.000 Hz che nella ripresa fuori asse aumenta vistosamente ed un secondo attorno ai 6 kHz che nella ripresa fuori asse invece sparisce del tutto. Ricordiamo, al di là della bellezza grafica di una misura rettilinea, che il diffusore irradia in almeno un semispazio.

Nella misura vediamo anche il picco di risonanza della cupola del tweeter, che esibisce un valore da oltre 105 dB attorno ai 35 kHz. Il decadimento nel dominio del tempo mostra la natura della cupola metallica anche se possiamo notare un certo smorzamento delle microrisonanze caratteristiche del materiale metallico.

In ambiente, dopo una discreta messa a punto sia della sala che dei due diffusori, ho effettuato la misura col rumore rosa. Le basse frequenze appaiono ben lineari, con la sola esaltazione in gamma media che ho ridotto ma non eliminato. Si nota il classico andamento decrescente all’aumentare della frequenza, con un abbassamento notevole negli ultimi due terzi di ottava. Vi ricordo che prima dei cavi, prima degli stessi componenti del diffusore viene l’ambiente e la sua capacità di risoluzione nel susseguirsi della musica. Senza un ambiente simmetrico e ben smorzato non esiste condensatore migliore, elettronica più prestante e/o pressione utilmente elevata. Dal punto di vista dell’amplificatore vi aspetterete un carico ostico da “divoratore di corrente”. Bene, cercherò di sfatare anche questo mito. Sì, il carico visto, tra modulo e fase, a 97 Hz equivale a circa 2 ohm. Bollare il diffusore come “difficile da pilotare” presuppone però la conoscenza di un grafico, quello della corrente massima erogata punto per punto. Quello che posso vedere su questa 603 mostra un minimo di 2 ohm, ma con una punta abbastanza stretta dovuta alla precedente rotazione di fase molto brusca. Ovviamente la musica non è fatta di brani che suonano esclusivamente a 97 Hz ed a 0 dB, motivo per il quale, pur segnalando come utile un amplificatore di buone prestazioni, non è necessario mettere in campo forze sovrannaturali.

Spostiamo i cavi che vanno al diffusore dal banco statico a quello dinamico con la misura della THD a treni d’onda. La 603 esibisce una distorsione armonica drasticamente contenuta anche alle basse frequenze. Sia la seconda armonica che la terza sono inferiori all’uno per cento sin dall’inizio della misura. Attenti però al comportamento delle due armoniche superiori, posizionate poco meno di 10 dB più in basso. Superati i 250-300 Hz tutte le armoniche si abbassano fino a toccare, in gamma media, il fondo del grafico. Non è una cosa da poco e capita solo con i diffusori top di gamma. In B&W questo rappresenta l’utile ricaduta della ricerca fatta per le ammiraglie della casa anche sui diffusori di prezzo inferiore. E così dovrebbe essere sempre.

La MIL sale abbastanza velocemente, passando da 22 a 250 Wrms da 40 a 125 Hz, limitata solo dalle seconde armoniche dei toni di prova. Dal terzo di ottava successivo la potenza sale, dapprima sfiorando la massima e poi raggiungendola in gamma media. Ai diffidenti che criticano un solo condensatore in serie al tweeter consiglio di guardare la MIL prima della frequenza di incrocio. Soltanto a 1.000 Hz la potenza massima indistorta scende, si fa per dire, a 400 W mentre al terzo di ottava successivo il limite dei 500 W è caratterizzato da una prevalenza delle terze armoniche del doppio tono di prova, anche se con valori contenuti.

La MOL che deriva da MIL, compressione dinamica e risposta in frequenza parte da circa 96 dB a 40 Hz e sale velocemente superando di slancio i 100 dB a 64 Hz ed i 110 all’ottava successiva. In gamma media la massima pressione indistorta si attesta sui 115 dB medi, con picchi da 118 dB.

Quando la linearità dinamica e l’assenza di riflessioni sono le caratteristiche peculiari di un diffusore ben studiato, allora possiamo esser sicuri che anche la TND sarà buona. Infatti, come possiamo vedere dal grafico effettuato a 90 dB di pressione media, alle frequenze basse e medio-basse i valori non superano mai l’uno per cento, raggiunto solo per qualche picco a 300 Hz. In “area midrange” i valori si riducono fino a scendere al di sotto dello 0,2%, in genere caratteristico del comportamento dei tweeter. Oltre la frequenza di incrocio notiamo una leggera risalita fino ai -40 dB. Con 10 V rms la curva in bassa frequenza sale su livelli compresi tra il 2 ed il 3% per poi ridiscendere oltre i 600 Hz a valori simili a quelli misurati a 90 dB di pressione media. Oltre i 3.000 Hz il livello delle non linearità inizia a risalire fino a superare l’uno per cento.

di Gian Piero Matarazzo


L’ASCOLTO DI FABRIZIO MONTANUCCI

…vuoi che ascolti i B&W “603”?
Mauro, ma non era un modello vecchio?
… come sarebbe “è appena uscito”…? Eppure mi ricorda qualcosa… aspetta un momento, vado sul nostro sito, l’elenco prove online l’abbiamo messo proprio per questo… diamine: eccolo, è lui, non mi sbagliavo!
AUDIOreview 154, novembre 1995, prova tecnica dei diffusori B&W DM603. Con Pierfrancesco Fravolini passammo un pomeriggio intero ad ascoltarli ed a meravigliarci, perché “un diffusore che suona in questo modo non può costare un milione e mezzo la coppia”, grosso modo era stata questa la conclusione nostra e in pratica di tutta la redazione di allora, che poi Piefrancesco nell’articolo sintetizzò con “… una bella cassa da pavimento… che suona ‘quasi’ come la 801… Ma cosa si può voler più dalla vita?”.
La serie 600 di quell’anno era la capostipite, quella attuale è quindi la sesta generazione di un segmento del catalogo B&W dal quale gli audiofili, per ormai consolidata consuetudine, si aspettano pochi fronzoli, grande competitività e grande suono.
Inizio la sessione con i soliti brani di musica moderna che impiego da un lato per farmi un’idea rapida della qualità del prodotto, e che di norma viene alla lunga confermata almeno per il 60-70%, e poi per trovare il posizionamento ottimale: Pino Daniele, Battisti, De André, Gabriel, hanno tutti almeno un segmento della loro produzione abbastanza ben registrato da poter essere usato per eseguire test di ascolto. Inizio e poi a lungo rimango con i diffusori esattamente convergenti sul punto di ascolto ed a circa 70 cm dalle pareti adiacenti e la prima idea è “niente male”. “Sono un cantante di blues” è godibilissima, Daniele è al centro della scena senza esagerazioni né dimensionali né di enfasi agli estremi di banda, pur se in gamma alta qualche pungevolezza pare di avvertirla; poi però mi rendo anche conto che i 120+120 watt dell’integrato ibrido che sto utilizzando sono stati impiegati tutti nei picchi di segnale, e quando alzi il volume senza accorgertene è sempre un buon segno. Di seguito la stanza è pervasa da “‘O scarrafone”, “Bella ‘mbriana”, “Quanno chiove”, “Yes I know my way”, “Keep on movin’“.
Smetto di pensare al test e penso invece a quanto il nostro fosse un poeta vero, oltre che musicante grandissimo.
Un minuto dopo si susseguono “Confusione” e “Anonimo”, “Princesa” e “Don Raffaè”, “Father, son” e “Whole Thing”, che alle prime impressioni aggiungono una convinzione già molto netta, ovvero che una gamma media di questo livello, selettiva, coerente, reale, non è normale a questi livelli di prezzo. Ragionando “a tre vie” si potrebbe sintetizzare così: alte buone, medie ottime, basse più che discrete. La gamma bassa è valida per presenza, estensione e potenza, meno per modulazione, preferisce le note tenute a quelle impulsive. “Koyaanisqatsi”, la versione del CD originale ancor più della riedizione 96/24, è ad esempio godibilissima come molta altra musica per organo, ma con le percussioni il confronto tra questo modello ed uno di rango maggiore come il B&W 702 S2 (v. AR 393) equivale un po’ a quello tra quest’ultimo e gli 802 D3; l’anello di spugna (non il “tappo” intero) peraltro ha un effetto positivo, pur attenuando leggermente la presenza.

E visto che siamo passati a Philip Glass, transitiamo alla Classica propriamente detta, attraversando in primo luogo le più famose arie di Puccini (CD Sony Music n.o 88697529882). Notevole, i nuovi 603 hanno cambiato marcia, soprattutto la voce maschile (Carreras, “E lucevan le stelle” e “Nessun dorma”) convince per presenza ed articolazione, senza cedimenti ad alto volume e nei passaggi climax. A seguire almeno un movimento delle ultime quattro sinfonie di colui che sapeva scrivere in ogni modo, ma soprattutto con eleganza inarrivabile. La “Jupiter” è quella che prediligo, e quanto restituiscono i B&W 603 dell’esecuzione della Scottish Chamber Orchestra diretta da Sir Charles Mackerras (Linn Records) convince appieno per equilibrio e luminosità, qualcosa meno per profondità; noto peraltro che l’ampiezza dello stage si dilata rendendo un poco sovraconvergenti i diffusori, e in questo modo ascolto altri due movimenti di cui, nella retorica figura dell’isola deserta, non potrei fare a meno: il poco allegretto della Terza di Brahms e soprattutto l’allegretto della Settima di Beethoven, entrambi eseguiti dai Berliner Philharmoniker con la conduzione di Sir Simon Rattle. Non so quanto sia “colpa” del livello dell’esecuzione o della parimenti elevata qualità della registrazione, certamente non meno della struggente bellezza della Musica, ma il risultato è molto buono, per ampiezza della scena, per luminosità, per generale credibilità. Dire che il pronipote faccia rimpiangere l’arcavolo non è proprio possibile.

di Fabrizio Montanucci


Distributore per l’Italia: Audiogamma spa, Via Pietro Calvi 16, 20129 Milano. Tel. 02 55181610 – www.audiogamma.it

Prezzo: Euro 1.600,00 la coppia

 

Caratteristiche dichiarate dal costruttore

  • Tipo: bass reflex da pavimento
  • Potenza consigliata: 15-120 watt rms
  • Potenza massima applicabile: 75 watt rms
  • Sensibilità: 88,5 dB con 2,83 V ad 1 metro
  • Risposta in frequenza: 48-28.000 Hz ±3 dB
  • Range di frequenza @ -6 dB: 29-33.000 Hz
  • Impedenza nominale: 8 ohm
  • Minima impedenza: 3 ohm
  • Numero delle vie: tre
  • Tweeter: cupola da 25 millimetri in alluminio
  • Midrange: 150 mm in Continuum
  • Woofer: 2 da 165 mm in cellulosa e Kevlar
  • Dimensioni (LxAxP): 190x985x340 mm
  • Peso: 31,7 kg

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