LG 65UB980V e 55LB870V

Vocazione all’intrattenimento con un occhio al futuro

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Il televisore come display tuttofare, anzi come nodo centrale del sistema di intrattenimento domestico, è concetto ormai stabilizzato e pervasivo, come dimostra il numero di modelli prodotti ogni anno dalle diverse case costruttrici in misura sempre crescente classificabili come Smart TV, apparecchi che alle usuali funzioni del TV affiancano una miriade di altre possibilità, dall’uso con i Social Network alla navigazione Internet, passando per l’acquisto di contenuti on-demand, per la visualizzazione/riproduzione di foto, video e musica dallo Smartphone e via dicendo.
Funzionalità che integrano a livello sempre più profondo dispositivi quali telefoni, computer, dischi di rete/Nas, altrimenti autonomi, con l’obiettivo dell’ubiquità dei contenuti multimediali, della fruibilità indipendente dalla posizione. Per il momento. Aspettando di vedere sul televisore i messaggi sullo stato di salute e di esecuzione della lavatrice o dell’antifurto.

Evoluzione della specie

Acceso/spento, cambio canale, regolazione di volume, luminosità e contrasto, sintonia. Questo, e poco altro più, forse, era il televisore. Almeno fino a non molti anni fa quando è iniziata la corsa dei “televisori che non sono più soltanto televisori” ovvero degli Smart TV: apparecchi che ridefiniscono la classe tramite le nuove e ricche applicazioni basate sulle accresciute possibilità di fruizione e sull’infinita varietà di contenuti messi a disposizione dall’ubiquità dei collegamenti tra dispositivi, dei quali quello tramite la rete Internet è sicuramente il più flessibile e ricco.
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Le intricate procedure di impostazione del televisore sono ormai dietro alle spalle; il webOS, infatti, definisce funzioni di gestione semplici, efficaci e di immediata comprensione: le molte sezioni in cui il menù di setup è ripartito sono decisamente ricche di opzioni, ma la navigazione tra queste non presenta alcuna difficoltà. Tra le procedure che immediatamente interessano l’utente possiamo elencare quella relativa al collegamento di rete del TV, alla regolazione dei molti parametri relativi alla qualità dell’immagine e dell’audio che, anche in forza dell’accoppiata con il Magic Remote, si gestiscono senza traumi. Poiché la regolazione della qualità dell’immagine è per sua natura piuttosto complessa, il webOS mette a disposizione una procedura semi-automatica denominata Picture Wizard con cui, selezionando alcune immagini campione presenti nel software, si riescono ad ottenere risultati quantomeno soddisfacenti. Ferma restando la possibilità di interventi “chirurgici” tramite la regolazione dei singoli parametri.

Le intricate procedure di impostazione del televisore sono ormai dietro alle spalle; il webOS, infatti, definisce funzioni di gestione semplici, efficaci e di immediata comprensione: le molte sezioni in cui il menù di setup è ripartito sono decisamente ricche di opzioni, ma la navigazione tra queste non presenta alcuna difficoltà. Tra le procedure che immediatamente interessano l’utente possiamo elencare quella relativa al collegamento di rete del TV, alla regolazione dei molti parametri relativi alla qualità dell’immagine e dell’audio che, anche in forza dell’accoppiata con il Magic Remote, si gestiscono senza traumi. Poiché la regolazione della qualità dell’immagine è per sua natura piuttosto complessa, il webOS mette a disposizione una procedura semi-automatica denominata Picture Wizard con cui, selezionando alcune immagini campione presenti nel software, si riescono ad ottenere risultati quantomeno soddisfacenti. Ferma restando la possibilità di interventi “chirurgici” tramite la regolazione dei singoli parametri.

Funzionalità che si possono senza remore definire sovrastrutturali, il cui prezzo è rappresentato dalla complessità dell’elettronica che motorizza i televisori la quale è figlia ed al contempo beneficiaria delle accresciute possibilità offerte dagli sviluppi tecnologici in campo elettronico ed informatico.
Se per il funzionamento del televisore nella sua versione nativa di strumento per la riproduzione delle immagini trasmesse via radio bastavano, infatti, qualche circuito elettronico più o meno sofisticato, affiancando al primitivo carattere funzionalità accessorie sempre più numerose e avide di risorse, la questione si è necessariamente complicata tanto negli aspetti circuitali, quanto per il software che tali circuiti controlla. E, dunque, nel costo intrinseco mantenuto a livelli accettabili (ma soltanto nella piccola parte di pianeta cosiddetta “ricca”, da cui è esclusa la maggioranza della popolazione mondiale troppo occupata a sopravvivere per concedersi il lusso della trasmissione televisiva) esclusivamente in forza delle economie di scala.
Seguendo il flusso evolutivo dei sistemi elettronici di consumo, passato dal paradigma della soluzione elettronica pura, tipica degli anni Settanta ed Ottanta del secolo scorso, alla implementazione delle funzioni non più nel tangibile hardware bensì nell’immateriale software dei dispositivi, anche per i televisori la transizione al reame ibrido informatico/elettronico si è presentata come LA soluzione per il progetto immediato e per le future modifiche ed ampliamenti.
Così tutti i produttori hanno via via imboccato la strada dello sviluppo di sistemi proprietari basati, molto spesso, su processori dedicati, progettati allo scopo, e su software tagliato sulle misure di questi: con tutti gli aspetti negativi che questa scelta comporta. Primo tra tutti il lungo tempo richiesto dallo sviluppo di funzioni software che cambiano e si moltiplicano velocemente; in secondo luogo la continua necessità di revisione di questi programmi sia per i frequenti “bug”, sia per l’adeguamento a specifiche richieste (ad esempio l’implementazione di nuovi formati audio-video). E poi, la difficoltà di esportazione delle funzioni software verso circuiti che adottano componenti elettronici differenti, la riscrittura di buona parte di esse conseguente alla realizzazione di nuovi processori non completamente compatibili con i precedenti, etc. etc.
Questioni che sono state nel tempo individuate, caratterizzate ed affrontate dalla ricerca informatica che ha prodotto soluzioni intelligenti, economicamente sensate e, soprattutto, a prova di futuro, come filiazione diretta delle richieste di flessibilità, affidabilità e ricerca delle performance che si presentavano ai progettisti (ed agli utilizzatori) di computer degli anni Cinquanta del 1900.
Un attimo di riflessione e l’analogia tra computer e Smart TV (ma anche Smartphone, autoradio, lavatrici, sistemi di domotica e via discorrendo) appare chiara nella sua interezza: l’hardware potente e capace di enormi moli di calcoli che caratterizza il nucleo operativo di tutte queste macchine offre, in linea di principio, il mezzo per i loro più disparati impieghi ma, proprio a causa della sconfinata varietà di possibili applicazioni e, di conseguenza, della praticamente infinita famiglia di dispositivi accessori sviluppati per l’applicazione “at hand”, non sa e non può sapere nulla di questi. E, come se ciò non bastasse, il numero e le modalità operative di tali “accessori” cambiano e vengono espansi di continuo. Per fare un esempio, si pensi al collegamento di una stampante al computer o di una chiavetta di memoria USB al televisore: quali sono le specificità hardware del particolare modello? Che “lingua” parla? Quali funzioni di gestione dei file, o meglio, quale definizione di file implementa?

Rimanendo nei confini delle possibilità di condivisione, in accordo con l’estensione del software di telefoni, computer e lettori Blu-ray, il webOS razionalizza e semplifica le possibilità di collegamento di varie categorie di dispositivi con il televisore nel settore funzionale del File Sharing, ovvero della condivisione (accesso e riproduzione) di quanto in essi contenuto. Così, con pochi semplici passaggi si possono visualizzare sul televisore le foto, la musica ed i video memorizzati nello Smartphone, nel computer o nel NAS (eliminando la necessità del sempre introvabile cavo di collegamento dedicato, con l’inevitabile corollario di affollamento del cablaggio), in maniera completamente trasparente ed indipendente da marca e modello della sorgente e del display. Come esempio della praticità di questa modalità, nella foto si vede lo schermo dello Smartphone utilizzato nella prova, durante l’accesso al database di film IMDB.

Rimanendo nei confini delle possibilità di condivisione, in accordo con l’estensione del software di telefoni, computer e lettori Blu-ray, il webOS razionalizza e semplifica le possibilità di collegamento di varie categorie di dispositivi con il televisore nel settore funzionale del File Sharing, ovvero della condivisione (accesso e riproduzione) di quanto in essi contenuto. Così, con pochi semplici passaggi si possono visualizzare sul televisore le foto, la musica ed i video memorizzati nello Smartphone, nel computer o nel NAS (eliminando la necessità del sempre introvabile cavo di collegamento dedicato, con l’inevitabile corollario di affollamento del cablaggio), in maniera completamente trasparente ed indipendente da marca e modello della sorgente e del display. Come esempio della praticità di questa modalità, nella foto si vede lo schermo dello Smartphone utilizzato nella prova, durante l’accesso al database di film IMDB.

Particolari che nel caso dei computer sono del tutto trasparenti agli utenti, che gestiscono senza grandi problemi la situazione installando i driver del dispositivo.
E questo è il punto di svolta. La macchina è infatti concepita come un insieme di funzioni stratificate su più livelli, il più basso dei quali essendo quello dedicato al riconoscimento dei singoli accessori (che si chiamano periferiche) sormontato da quelli che formalizzano i metodi di comunicazione, locali o di rete, gestiscono categorie di periferiche comuni (hard disk, scheda grafica, dispositivi USB), offrono funzioni generali per il collegamento di dispositivi fino al quel momento non esistenti ed, infine, si presentano all’utente ed allo sviluppatore con interfacce intuitive e flessibili.
Come si intuisce, la porzione fondamentale dell’intera architettura è quella di base, il primo livello, perché da qui nasce la capacità di riconoscere e gestire le periferiche o i moduli software che ad esse si interfacciano ed è qui che viene integrata la flessibilità necessaria ai futuri sviluppi; data la sua importanza fondamentale, questa porzione prende il nome di Sistema Operativo e costituisce il tronco al quale si attaccano i rami che rappresentano le periferiche o le funzioni software via via sviluppate.
Il bello di questa architettura è rappresentato dalla relativa semplicità con cui si possono introdurre nuove funzionalità: è sufficiente scrivere un piccolo programma, un driver, che interpreti il linguaggio ed usi i comandi della periferica ed allo stesso tempo si interfacci con il Sistema Operativo, usando le regole in esso contenute, ed il gioco è fatto.
È tramite un meccanismo di questo genere che, ad esempio, il lettore Blu-ray o il TV possono riconoscere varie tipologie di dispositivi USB (memorie a stato solido, hard disk, pennette Wi-Fi, etc.) qualunque sia il produttore ed il modello; ed è sempre lo stesso meccanismo che consente al TV o al ricevitore multicanale/TV di riprodurre un particolare formato di file audio-video: è sempre sufficiente, e necessario, espandere il Sistema Operativo con il corretto driver.

Di soluzioni per la visualizzazione dello schermo dello Smartphone sul televisore se ne contano svariate, più o meno efficienti e semplici da utilizzare, ma sempre caratterizzate da modalità di collegamento proprietarie e che per questo funzionano soltanto con determinate coppie di apparecchi; per aggirare l’ostacolo della compatibilità telefono/televisore, per rendere universale la funzione, la wi-Fi Alliance ha da qualche tempo definito il Miracast, un protocollo di comunicazione che gestisce tanto il canale Wi-Fi quanto le operazioni di codifica/decodifica e trasporto dello schermo del telefono sul TV. Dalla sua versione 4.2 Jelly Bean, il Miracast è entrato a far parte della dotazione standard dei dispositivi mobili motorizzati da Android ed il webOS, come cugino del Sistema Operativo di Google, non ha alcuna difficoltà a farlo proprio. Con il risultato che ora per trasferire lo schermo della nostra appendice tascabile non si devono più fare i salti mortali: un paio di click sullo Smartphone ed i due apparecchi si riconoscono mutuamente. E visto che secondo i dati recentemente pubblicizzati da Google il 71% dei fabbricanti di dispositivi mobili utilizza il “robottino” come Sistema Operativo, l’inclusione del Miracast nel Sistema Operativo dei televisori LG prodotti da qui in avanti è una mossa decisamente intelligente. Per i coreani, certamente, ma anche per gli utenti che potranno utilizzare la funzione senza troppo penare.

Di soluzioni per la visualizzazione dello schermo dello Smartphone sul televisore se ne contano svariate, più o meno efficienti e semplici da utilizzare, ma sempre caratterizzate da modalità di collegamento proprietarie e che per questo funzionano soltanto con determinate coppie di apparecchi; per aggirare l’ostacolo della compatibilità telefono/televisore, per rendere universale la funzione, la wi-Fi Alliance ha da qualche tempo definito il Miracast, un protocollo di comunicazione che gestisce tanto il canale Wi-Fi quanto le operazioni di codifica/decodifica e trasporto dello schermo del telefono sul TV. Dalla sua versione 4.2 Jelly Bean, il Miracast è entrato a far parte della dotazione standard dei dispositivi mobili motorizzati da Android ed il webOS, come cugino del Sistema Operativo di Google, non ha alcuna difficoltà a farlo proprio. Con il risultato che ora per trasferire lo schermo della nostra appendice tascabile non si devono più fare i salti mortali: un paio di click sullo Smartphone ed i due apparecchi si riconoscono mutuamente. E visto che secondo i dati recentemente pubblicizzati da Google il 71% dei fabbricanti di dispositivi mobili utilizza il “robottino” come Sistema Operativo, l’inclusione del Miracast nel Sistema Operativo dei televisori LG prodotti da qui in avanti è una mossa decisamente intelligente. Per i coreani, certamente, ma anche per gli utenti che potranno utilizzare la funzione senza troppo penare.

Superando l’approccio proprietario sin qui seguito, come detto hardware-dipendente, da qualche settimana anche il comparto televisori compie il balzo verso la definizione di un Sistema Operativo dedicato, ma tanto generale da essere applicato ai prodotti attuali e futuri, guidato in questa evoluzione dalla coreana LG che lo propone con la denominazione webOS.
Con questa introduzione, il gigante asiatico crea il presupposto per velocizzare in economia la produzione, garantendosi al contempo la flessibilità necessaria all’integrazione dei prossimi “accessori” in una piattaforma standardizzata e stabile, che permette il re-impiego del software di gestione delle funzionalità nei diversi modelli che divengono, così, architettonicamente omogenei almeno per l’aspetto software.
La storia di questo Sistema Operativo nasce in realtà diversi anni fa nei laboratori di Hewlett-Packard che, intuite le potenzialità economiche e di sviluppo del software libero, contribuisce, una quindicina di anni fa, allo sviluppo di progetti quali Familiar Linux, una distribuzione destinata alla motorizzazione dei palmari della serie Ipaq (splendidi antesignani degli Smartphone dotati di capacità di impiego di varie periferiche) appartenente, come praticamente tutti i sistemi operativi attualmente impiegati nelle più disparate applicazioni, alla stessa famiglia in cui sono nati i più famosi Chrome ed Android.
Dopo varie vicissitudini, il sistema operativo è recentemente arrivato nelle mani di LG che ne ha fatto, o almeno ha annunciato di volerne fare, il sistema muscolare dei propri televisori attuali e futuri, senza peraltro chiudere la porta ad applicazioni in differenti comparti, compreso quello degli Smartphone.
Senza entrare nel dettaglio delle particolarità tecniche, osserviamo qui che webOS riprende l’architettura e la stabilità dei sistemi Linux basati su un nucleo (kernel) in cui sono definite le imprescindibili funzioni fondamentali, ed al quale si collegano i moduli di gestione delle periferiche e delle eventuali funzionalità aggiuntive che, pertanto, possono coprire tutte le possibili applicazioni, di oggi ma anche di là da venire.
Come avviene con i computer equipaggiati con interfacce visuali (per capirci, le GUI Graphical User Interface che caratterizzano Windows, MacOX e Linux nei computer), anche il webOS si presenta all’utente con una serie di schermate coloratissime ed intuitive che rendono semplice ed immediata l’interazione con l’apparecchio. Così, la posizione da cui si parte per le impostazioni o per l’uso quotidiano prende la forma di un “pacchetto di schede” identificate da un’etichetta di testo e, per una maggior efficacia visiva, da una linguetta colorata sulla falsariga dei divisori utilizzati nei raccoglitori cartacei.
Le molte e complesse funzioni messe a disposizione sono tutte raggiungibili da questa posizione, cosa che, tra l’altro, permette di utilizzare il TV senza sforzi mnemonici, anche in forza dell’ausilio del Magic Remote, il pratico telecomando che ha fatto la sua comparsa nelle due precedenti serie di televisori a marchio LG.
Si tratta di una notevole ridefinizione del concetto di comando remoto che impiega un ridotto numero di pulsanti (una decina in tutto) e non necessita di puntamento essendo caratterizzato da un canale di trasmissione di tipo radiofrequenza e non più infrarosso.
Come il mouse utilizzato in associazione al computer, il Magic Remote permette la selezione delle diverse icone tramite un puntatore il cui spostamento è controllato dal movimento: per adattare al meglio lo strumento alla “mano” dell’utente, il Sistema Operativo offre la regolazione di alcuni parametri del moto, tra i quali la velocità.
L’uso del dispositivo è immediato: è sufficiente spostare il cursore sull’icona desiderata e cliccare sul pulsante di conferma, operazioni alle quali siamo abituati dal quotidiano lavoro con il computer e che, dunque, richiedono soltanto un minimo tempo di apprendimento.
Tra le molte possibilità di controllo accessibili tramite Magic Remote c’è anche il suo impiego come telecomando universale, una peculiarità molto utile che, con pochi semplici passaggi, sostituisce il telecomando degli apparecchi collegati: l’intera catena audio-video si controlla allora con il versatile controllore remoto, eliminando la necessità di passare da un telecomando all’altro durante la visione.
Il tutto si basa su un elenco decisamente esteso di fabbricanti e tipologie di apparecchi e funziona senza difficoltà, a parte una certa lentezza nell’esecuzione dei comandi rilevata con entrambi i modelli.
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Il Magic Remote è lo strumento più idoneo al controllo dei televisori LG, ma se per caso qualcuno si volesse ostinare ad utilizzare il proprio Smartphone non deve far altro che installare l’App “LG TV Remote” per avere sul touch-screen le funzioni già disponibili sulla “bacchetta magica” in dotazione al TV. Con qualche difficoltà in più: la ripartizione dei comandi disponibili su più schermate da selezionare di volta in volta, ad esempio, la dipendenza dal collegamento di rete che, se non perfetto, introduce rallentamenti e mancate risposte. Ma comunque si può fare, come testimoniano le foto in cui sono riprodotti l’aspetto della schermata iniziale e le schede delle funzioni del TV.

Il Magic Remote è lo strumento più idoneo al controllo dei televisori LG, ma se per caso qualcuno si volesse ostinare ad utilizzare il proprio Smartphone non deve far altro che installare l’App “LG TV Remote” per avere sul touch-screen le funzioni già disponibili sulla “bacchetta magica” in dotazione al TV. Con qualche difficoltà in più: la ripartizione dei comandi disponibili su più schermate da selezionare di volta in volta, ad esempio, la dipendenza dal collegamento di rete che, se non perfetto, introduce rallentamenti e mancate risposte. Ma comunque si può fare, come testimoniano le foto in cui sono riprodotti l’aspetto della schermata iniziale e le schede delle funzioni del TV.

Lentezza che interessa anche la fase di setup, in cui le diverse pagine si rendono disponibili con qualche ritardo.
A parte la sezione dedicata alle impostazioni, ricca di regolazioni soprattutto per quanto attiene alla qualità del video, la struttura modulare del webOS mostra la propria flessibilità nell’implementazione delle funzioni Smart, ovvero la gestione delle comunicazioni di rete (cablata o wireless), i servizi Internet-based dei quali sono esempio i canali tematici, di acquisto dei film on-demand, lo Store LG e via dicendo.
E questa opportunità viene immediatamente sfruttata per modulare la dotazione dei diversi modelli tanto per gli accessori Smart quanto per le funzionalità di base, come è ben visibile nei due in prova, il “piccolo” dei quali, ad esempio, essendo un Full HD non richiede il set di funzioni per la gestione del segnale video a risoluzione doppia Ultra HD che, invece, è presente nel modello superiore.
Entrambi i televisori condividono l’equipaggiamento di base che, oltre a quanto già accennato, offre servizi di Social Network anche in abbinamento alla videocamera, di videoregistrazione tramite Guida Programmi e software dedicato Time Machine, previa registrazione del dispositivo USBS (pennetta o Hard Disk) come supporto.
Particolarmente ben fatto risulta, poi, il sistema di gestione delle condivisioni con dispositivi di rete (Smartphone, computer, dischi di rete, etc.) con il quale il webOS offre qualche vantaggio sui software che equipaggiano tipicamente i televisori e che ancora richiedono, almeno in generale, procedure di configurazione molto spesso al confine tra esoterismo e cabala; qui le cose sono molto semplici: 1) si connettono Smartphone e TV alla stessa rete, 2) si abilita la condivisone dei contenuti sul telefono/PC/NAS, 3) si seleziona l’icona dell’App Smartshare dall’elenco delle schede e 4) si sceglie il dispositivo sorgente e successivamente il contenuto da riprodurre. Descritta a parole la procedura sembra complessa, ma in realtà il tutto è decisamente veloce e, soprattutto, funziona alla perfezione.
Preferibilmente quando il collegamento di rete è gestito da Access Point/Router in grado di reggere il carico imposto dal trasferimento dei file che, soprattutto con i video in alta definizione, può risultare decisamente pesante; il manuale e le prove pratiche effettuate consigliano sistemi Wi-Fi a 5 GHz, anche se in molte situazioni il più comune standard a 2,4 GHz fa quello che deve; in particolare dove sia ridotta al minimo la presenza di altri dispositivi radio quali microonde, Bluetooth, telefoni cordless che, lavorando su questa ultima banda radio, rappresentano potenziali sorgenti di interferenza e dunque di rallentamenti.
In realtà il collegamento alla rete Wi-Fi non è strettamente necessario visto che il TV può fungere da Access Point attraverso la funzione Wi-Fi Direct: impiegando tale modalità, il collegamento TV/Smartphone è di tipo punto-punto e, dunque, più resistente alle interferenze, ma si perde il collegamento Internet. Anche per questa applicazione la procedura di configurazione è semplice e veloce.

È tutto qui quanto necessario per l’uso del televisore: nella foto si vedono infatti i diversi elementi grafici raggruppati, per una migliore fruibilità, nelle due famiglie informativa e di gestione/configurazione; alla prima appartengono, ad esempio, l’icona che indica la sorgente attualmente in uso (nella foto l’ingresso HDMI 1 cui è collegato il player Blu-ray Panasonic impiegato nella prova) e l’orologio/datario. Alla seconda, invece, le già menzionate schede visibili nella parte inferiore, ma anche quella che rappresenta un ingranaggio, visibile accanto all’orologio. Il set di schede visualizzato non esaurisce però tutte le possibilità, ce ne sono altre poste a destra di quelle visibili, ed è da questa posizione che si accede ad un comodo gestore delle connessioni tramite le molte prese del pannello posteriore, oppure alla selezione dei vari possibili dispositivi (in particolare Smartphone) registrati per la condivisione di materiali audio-video.

È tutto qui quanto necessario per l’uso del televisore: nella foto si vedono infatti i diversi elementi grafici raggruppati, per una migliore fruibilità, nelle due famiglie informativa e di gestione/configurazione; alla prima appartengono, ad esempio, l’icona che indica la sorgente attualmente in uso (nella foto l’ingresso HDMI 1 cui è collegato il player Blu-ray Panasonic impiegato nella prova) e l’orologio/datario. Alla seconda, invece, le già menzionate schede visibili nella parte inferiore, ma anche quella che rappresenta un ingranaggio, visibile accanto all’orologio. Il set di schede visualizzato non esaurisce però tutte le possibilità, ce ne sono altre poste a destra di quelle visibili, ed è da questa posizione che si accede ad un comodo gestore delle connessioni tramite le molte prese del pannello posteriore, oppure alla selezione dei vari possibili dispositivi (in particolare Smartphone) registrati per la condivisione di materiali audio-video.

Per quanto attiene alla condivisione, nonostante il manuale riporti come necessaria (almeno tra le righe) l’installazione di software di collegamento tanto per il PC quanto per il telefono, il supporto al DLNA integrato nel webOS consente di utilizzare qualunque cosa almeno decente senza alcuna difficoltà: il che significa che anche con i sistemi Windows notoriamente più legnosi in questa modalità, il risultato si può raggiungere utilizzando la funzione di invio ai dispositivi di rete integrata in Windows 7/8 senza dover smanettare le impostazioni di connessione e condivisione dei file.
Rimane comunque disponibile l’opzione di installazione del software consigliato (che altro non è se non Nero Media Home Essentials); pur non avendolo esplicitamente provato, ci sono ottime probabilità che qualsiasi software di condivisone dei file multimediali funzioni ugualmente bene.
In ogni caso nel collegamento Wi-Fi, usuale o Direct, la riproduzione dei video si dimostra essere fluida e soddisfacente anche se alcuni codec non sono attualmente riconosciuti e, quindi, il filmato semplicemente non viene riprodotto: si tratta di un peccato veniale tipicamente emendato con le successive versioni/aggiornamenti del Sistema Operativo, attività che il webOS può gestire in maniera completamente automatica, trasparente per l’utilizzatore.
Senza entrare nel dettaglio delle molte opzioni offerte, notiamo qui come con il webOS la Casa coreana sia riuscita nell’intento di razionalizzazione e semplificazione dei compiti richiesti dall’impostazione e per l’impiego quotidiano; il successivo passo sarà rappresentato dal necessario intervento di ottimizzazione in modo da adeguare la velocità di risposta del sistema ai più efficienti standard.

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Forse l’occhio si è abituato alle dimensioni ipertrofiche dei display di grande formato, o più probabilmente i designer sono riusciti ad escogitare soluzioni che alleggeriscono l’impatto visivo, sta di fatto che a guardarlo poggiato sul ripiano il 65UB980, nonostante la mole non indifferente, dimostra meno dei 65” di targa.
Analizzo la sensazione e mi convinco che nasce dalla combinazione del piedistallo arcuato e dei due diffusori laterali: il primo perché introduce una striscia di aria tra TV e piano d’appoggio, i secondi perché, sottili, cambiano il rapporto d’aspetto in favore di una dimensione orizzontale più espansa rispetto alla verticale.
La serie UB980 è una delle più avanzate attualmente presenti nel catalogo LG, prima di tutto perché è in formato 4K, ovvero a risoluzione 3840×2160 cosiddetta Ultra HD, in secondo luogo perché comprende soltanto grandi formati, il 65” in prova essendo il più piccolo, e terzo perché è motorizzata dal webOS.
L’hardware di questo superdotato impiega le tecnologie sviluppate dalla Casa nel corso degli anni, ovviamente adeguate allo standard televisivo ed agli attuali orientamenti in fatto di connettività e funzioni aggiuntive, ciò che definisce la categoria di appartenenza come Smart: il parco connettori soddisfa abbondantemente le richieste dei moderni impianti audio-video e lascia un ampio margine per futuri upgrade; gli strumenti di controllo in dotazione comprendono un classico telecomando affiancato dal comodo ed efficiente Magic Remote e la dotazione software unisce le funzionalità degli attuali top di gamma all’espandibilità intrinseca al webOS.
L’accoppiata del Sistema Operativo e del Magic Remote si dimostra pratica ed intuitiva sia nell’uso quotidiano, comprese le applicazioni più impegnative, e supera molte delle difficoltà che normalmente si incontrano nell’impiego di apparecchi tanto sofisticati, anche se qualche aggiustamento è non solo auspicabile quanto necessario. Il riferimento è al tempo necessario alla realizzazione dei comandi, in particolare a quelli di impostazione, che dovrebbero rispondere con la prontezza richiesta dal processo regolazione-prova-modifica, ma attualmente si dimostrano un po’ lenti. Niente di grave, che non possa essere corretto con update del software di sistema.

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Sul versante della qualità video rileviamo prestazioni video non proprio da primato, o comunque non all’altezza della tecnologia impiegata; almeno se si utilizzano le regolazioni di fabbrica relative al local dimming, luminosità, contrasto e colorimetria. Con un po’ di aggiustamenti, e magari anche con l’ausilio di un amico equipaggiato di esperienza e colorimetro, si riesce peraltro a recuperare una migliore qualità complessiva.
Il display, in condizioni native, mostra una certa luminosità residua che limita la profondità delle immagini e la riflettività della superficie del pannello contribuisce ad un aggiuntivo schiarimento; per questo è consigliabile la visione in ambiente opportunamente oscurato.
Per converso gli algoritmi di gestione delle immagini in movimento funzionano molto bene, lo scorrimento è fluido anche quando le sequenze sono molto rapide, non si notano incertezze o artefatti, neanche con materiale 4K nativo.
E molto buona è anche la riproduzione dei video 3D; i colori dopo qualche regolazione eseguita senza l’aiuto di strumenti, così da riprodurre le condizioni tipiche dell’utente, sono ben articolati e vividi quando necessario, senza eccessi nella saturazione; i piani prospettici sono ben definiti ed il crosstalk praticamente inesistente. La compensazione del movimento, invece, in alcuni casi risulta un po’ troppo invadente.
L’intervento del sistema di conversione 2D-3D è inizialmente piuttosto blando, e l’effetto di profondità non molto netto, ma dedicando un po’ di tempo alla regolazione la situazione migliora visibilmente.
Gli occhiali forniti in dotazione, di tipo passivo, sono abbastanza basici, sicuramente da migliorare visto che introducono dei fastidiosi riflessi colorati: questo comportamento appare in evidenza quando, come nelle prove, si impieghino per confronto occhiali di categoria commerciale che non soffrono di questa malattia.
Infine, una sorpresa la riserva il sistema audio che si comporta decisamente bene, coadiuvato nel proprio intervento dal corredo di profilli di ascolto (musica, cinema, standard, etc.) che permettono un buon margine di operatività da impiegare per la ricerca del risultato ottimale. Che si riesce a raggiungere!
Evidentemente il presupposto su cui questo si fonda è rappresentato dal sistema di diffusori completamente esterni allo châssis e, per questo, intrinsecamente più flessibile dei soliti driver entro-contenuti.

LG 65UB980V

LG 65UB980V

LG 55LB870V: Quanto velocemente cambiano le cose in campo elettronico! Se fino a qualche anno fa le schede su cui era alloggiato l’hardware dei televisori erano parecchie, le sofisticate funzioni offerte dai modelli attuali non richiedono che una coppia di circuiti stampati: ovviamente, data la complessità dei segnali 4K, quelle del 65UB980 sono nettamente più “abbondanti” e più densamente popolate, ma la struttura complessiva è identica nei due casi. Un’ulteriore dimostrazione dell’utilità della razionalizzazione delle sezioni software ed hardware che non possono che andare di pari passo. I due nuovi modelli tentano soluzioni differenti all’annoso problema della riproduzione audio che, tipicamente, rimane qualitativamente sempre un passo indietro al video: dopo avere negli anni sperimentato soluzioni tanto fantasiose quanto poco efficaci quali l’uso della cornice come cassa di risonanza, LG equipaggia la serie UB980 con diffusori separati collocati ai lati del display e la LB870, cui appartiene il 55”, con una SoundBar integrata nella base. Per entrambi i modelli la riproduzione dei bassi è affidata ad una coppia di altoparlanti interni allo châssis, che guardano l’esterno attraverso la foratura del fondello. Soluzione che alla prova dei fatti si è dimostrata in entrambi i casi ragionevolmente soddisfacente (oltre che esteticamente gradevole).

LG 55LB870V: Quanto velocemente cambiano le cose in campo elettronico! Se fino a qualche anno fa le schede su cui era alloggiato l’hardware dei televisori erano parecchie, le sofisticate funzioni offerte dai modelli attuali non richiedono che una coppia di circuiti stampati: ovviamente, data la complessità dei segnali 4K, quelle del 65UB980 sono nettamente più “abbondanti” e più densamente popolate, ma la struttura complessiva è identica nei due casi. Un’ulteriore dimostrazione dell’utilità della razionalizzazione delle sezioni software ed hardware che non possono che andare di pari passo. I due nuovi modelli tentano soluzioni differenti all’annoso problema della riproduzione audio che, tipicamente, rimane qualitativamente sempre un passo indietro al video: dopo avere negli anni sperimentato soluzioni tanto fantasiose quanto poco efficaci quali l’uso della cornice come cassa di risonanza, LG equipaggia la serie UB980 con diffusori separati collocati ai lati del display e la LB870, cui appartiene il 55”, con una SoundBar integrata nella base. Per entrambi i modelli la riproduzione dei bassi è affidata ad una coppia di altoparlanti interni allo châssis, che guardano l’esterno attraverso la foratura del fondello. Soluzione che alla prova dei fatti si è dimostrata in entrambi i casi ragionevolmente soddisfacente (oltre che esteticamente gradevole).

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Le connessioni del  65UB980V

Le connessioni del 65UB980V

LG 55LB870V

La nuova serie al top della gamma Full HD LB870 di cui fa parte il modello 55LB870 definisce l’ingresso del webOS anche in questo segmento e testimonia la salda fiducia di LG nelle doti di universalità di questo Sistema Operativo: accanto ad esso lo schieramento comprende i tagli da 60 e 49 pollici, una diversificazione di diagonali importanti ma facilmente integrabili in ambiente.
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Ed accanto alla novità software, la famiglia si caratterizza per la presenza di una SoundBar integrata nel piedistallo, soluzione elegante dal punto di vista estetico ed efficiente da quello funzionale.
A proposito di eleganza, ma non solo di eleganza perché questo particolare incide anche sul comfort di visione, la serie si fa notare per la cornice sottilissima, al limite dell’inesistente, che nell’uso aiuta a costruire la sensazione di immagini fluttuanti, simile a quanto il nostro sistema visivo elabora di fronte ad uno schermo cinematografico. Bello!
L’ingegnerizzazione di questo modello segue da vicino quella della famiglia di cui sopra, a partire dalla dotazione di prese, identica almeno nel numero, nonché per la struttura meccanica; anche in questo modello è presente una videocamera alloggiata nella cornice superiore ed il controllo è affidato al telecomando o al Magic Remote in dotazione, per il quale ultimo valgono considerazioni del tutto identiche a quelle già esposte trattando il modello superiore.
Messo alla prova il “piccolo” mostra un curioso effetto legato al movimento del cursore: in assenza di segnale, come ad esempio nell’attesa del caricamento del disco, il cursore è accompagnato sullo schermo da una fascia verticale caratterizzata da una luminosità più alta del resto della superficie e che segue il movimento con un andamento a scatti. Ovviamente la cosa è visibile quando l’ambiente è oscurato, ma tende ad essere meno incisiva in presenza di segnale video.
Anche in questo 55 pollici la luminosità residua rimane piuttosto elevata, il nero è più grigino che nero ed i riflessi della superficie accentuano l’effetto, essendo eliminati in ambiente privo di sorgenti di luce.
La qualità delle immagini a parità di configurazione inizialmente predisposta con i parametri di fabbrica è, però, leggermente migliore di quanto mostrato dal 65UB980 anche se non di classe outsider come ci si aspetterebbe da un televisore di ultima generazione in particolare, con le regolazioni di fabbrica i colori mostrano una buona modulazione delle tonalità e, pertanto, le immagini sono piacevolmente morbide.
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E le cose possono essere ancora migliorate effettuando una taratura sensata anche senza strumenti: le tinte diventanno ben articolate e i margini netti, senza sbavature, che si mantengono precisi nelle diverse condizioni di luminosità; le molte regolazioni a disposizione consentono di ottenere un risultato ragionevolmente preciso e convincente, sicuramente migliore dei toni duri e compatti con cui il TV si presenta alla prima accensione. Ma ancora al di sotto di quanto offerto dalla concorrenza e di quanto tecnicamente possibile.
Il comportamento del 55” è praticamente sovrapponibile a quello del 65UB980, nella resa del video tridimensionale, occasione in cui in forza della profondità nativa la prospettiva poggia su piani ben delineati nonostante la luminosità residua; l’elettronica di bordo abbinata agli algoritmi di gestione fornisce ancora una volta un buon risultato cromatico che rispetta i toni del materiale riprodotto, con le tessiture ed i dettagli del caso.
Fluide e ben definite anche le sequenze in movimento, prive di microscatti ed artefatti come ben si conviene ad un prodotto attuale.
La SoundBar integrata nel piedistallo regala un supporto audio adeguato alle immagini: i bassi sono corposi e privi dell’effetto “scatola” che molto spesso affligge i sistemi audio dei televisori e completano l’azione delle sezioni medio-alte riuscendo, in presenza di traccia audio multicanale, nel difficile compito di costruzione di un campo sonoro tridimensionale di impatto e chiarezza.

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LG 55LB870V: la dotazione di prese dei due modelli è molto simile, almeno nel numero di connettori, perché le quattro HDMI del 65” sono in versione 2.0 adatta ai segnali video a risoluzione 3840x2160 del formato 4K, contro la 1.2 delle quattro alloggiate nel pannello posteriore del “piccolo 55”. Così pure per il settore USB che conta in entrambi i casi tre connettori, il primo che implementa la versione 2.0 mentre uno di quelli del secondo, marcato HDD, segue la più veloce 3.0. Il sintonizzatore è doppio per tutti e due, una sezione per il DVB-T2 e l’altra per il segnale satellitare secondo il DVB-S2, ed oltre alla RJ-45 per la rete ci sono anche le connessioni per il segnale video a componenti e per l’audio stereo, sotto forma di prese multipolari per le quali la confezione include appositi adattatori. Nell’impossibilità di un collegamento di rete cablato (sempre preferibile rispetto al Wi-Fi, per la maggior velocità e l’assenza di interferenze), entrambi i modelli integrano il necessario per il wireless: niente più chiavette dunque, ma hardware dedicato e stabile.

LG 55LB870V: la dotazione di prese dei due modelli è molto simile, almeno nel numero di connettori, perché le quattro HDMI del 65” sono in versione 2.0 adatta ai segnali video a risoluzione 3840×2160 del formato 4K, contro la 1.2 delle quattro alloggiate nel pannello posteriore del “piccolo 55”. Così pure per il settore USB che conta in entrambi i casi tre connettori, il primo che implementa la versione 2.0 mentre uno di quelli del secondo, marcato HDD, segue la più veloce 3.0. Il sintonizzatore è doppio per tutti e due, una sezione per il DVB-T2 e l’altra per il segnale satellitare secondo il DVB-S2, ed oltre alla RJ-45 per la rete ci sono anche le connessioni per il segnale video a componenti e per l’audio stereo, sotto forma di prese multipolari per le quali la confezione include appositi adattatori. Nell’impossibilità di un collegamento di rete cablato (sempre preferibile rispetto al Wi-Fi, per la maggior velocità e l’assenza di interferenze), entrambi i modelli integrano il necessario per il wireless: niente più chiavette dunque, ma hardware dedicato e stabile.

di Giancarlo Corsi


LG 65UB980V

Ci è piaciuto

  • L’estetica e la costruzione
  • L’architettura e l’interfaccia del webOS
  • La facilità d’uso

Non ci è piaciuto

  • Il tempo di risposta
  • Il livello del nero

LG 55LB870V

Ci è piaciuto

  • L’estetica e la costruzione
  • Il sistema audio
  • La facilità d’uso

Non ci è piaciuto

  • Il livello del nero
  • I riflessi in ambiente non oscurato

Carta d’identità

  • Marca: LG
  • Modello: 65UB980V
  • Tipo: televisore LCD 3D UHD
  • Diagonale: 65”.
  • Diffusori: laterali x2, woofer posteriori x2.
  • Uscita altoparlanti: 120 W.
  • Modalità Surround: Ultra Surround.
  • Dimensioni: 1.560x884x264 mm con supporto.
  • Peso: 39,8 kg con supporto

 

  • Marca: LG
  • Modello: 55LB870V
  • Tipo: televisore LCD 3D FHD
  • Diagonale: 55”.
  • Diffusori: SoundBar, woofer posteriori x2.
  • Uscita altoparlanti: 50 W.
  • Modalità Surround: Ultra Surround.
  • Dimensioni: 1.227x769x229 con supporto.
  • Peso: 22,6 kg con supporto

 

Distribuito da: LG Electronics Italia S.p.A., Tel. 199 600099. www.lg.com/it

Author: redazione

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3 Comments

  1. Ho acquistato il 65ub980v , ed effettivamente mi è piaciuto subito
    Ottimo 3D e 2D buono, ho riscontrato però come delle ombre verticali che però si notano
    Solo se lo sfondo è particolarmente chiaro , negli altri vasi non è assolutamente percepibile,
    La lg mi ha fatto sostituire il pannello ma sembra che il difetto persista.
    La conclusione è stata che il TV è assolutamente nella norma del costruttore, e
    A questo punto mi chiedo , come può.essere considerato come normale un difetto che non notò neanche
    Su altri TV di fascia più bassa?
    Vi ringrazio in anticipo x qualsiasi informazione o suggerimento vogliate darmi
    Grazie

    • Buongiorno Francesco,
      mi spiace per l’attesa. Purtroppo nessuno dei nostri redattori ha riscontrato il problema da te descritto sull’esemplare da noi provato.
      Saluti

      La Redazione

  2. A distanza di 2 anni,ha cominciato ad accendersi e spegnersi senza sosta.
    Secondo loro potrebbe essere un problema di alimentazione.
    Per la riparazione mi è stato chiesto una cifra cosi alta che scoraggia qualsiasi idea di sistemarlo.
    Ma mi chiedo com’è possibile che un televisore di fascia alta si rompa cosi facilmente?
    Loro sostengono che non puo’ essere considerato difetto di fabbrica, perchè a loro non risulta.
    Per cui , dopo aver visto le foto della vostra recensione ho pensavo di farlo io,
    in effetti sembrerebbe abbastanza facile individuare e sostituire la scheda di alimentazione ( ho esperienza con i portatili ).
    Ma la domanda è i pezzi di ricambio possono essere acquistati anche da un privato?
    E se si dove posso trovarli?
    Vi ringrazio per qualsiasi suggerimento vogliate/possiate darmi .

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