Bowers&Wilkins HTM61 S2

Il centro secondo Bowers&Wilkins

Dei due sistemi per canale centrale della serie 600 di Bowers&Wilkins abbiamo scelto per questo test quello a tre vie, che meglio esprime, secondo noi, la resa pratica di un canale posizionato al centro della scena. Un sistema ben costruito, con attenzione alle riflessioni interne e con altoparlanti di ottima fattura.

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La serie 600 di Bowers&Wilkins include, tra i vari diffusori da stand e da pavimento, due interessanti canali centrali, questo in prova a tre vie ed uno di dimensioni minori a due vie. Devo dire che il canale centrale a tre vie rappresenta una sorta di panacea per l’emissione fuori asse. Nel tempo abbiamo assistito, da parte di molti marchi, alla progettazione iniziale di canali centrali abbastanza direttivi, così da avere una connotazione propria nella resa globale dell’impianto multicanale.

Solo dopo qualche anno si è capito che in ambiente il canale centrale dalla buona dispersione era di più facile utilizzo e dotato nella pratica di una maggior facilità di posizionamento e di amalgama col resto dell’impianto. Quasi a voler perseguire questa caratteristica fino in fondo sono venuti fuori dei canali centrali a tre vie, con un midrange unico che certamente emette centralmente tutta la banda a maggior rischio rispetto ai soli due midwoofer laterali. Secondo la pratica della sala di ascolto questo upgrade funziona bene e consente di ampliare con relativa sicurezza l’angolo di ricezione ottimale.

Dalle pagine di Digital Video provammo all’epoca che su un divano a tre posti la massima angolazione valutabile sul piano orizzontale era di 36° e che questo poteva essere utilmente il limite per la misura di dispersione. Oggi con i canali centrali a tre vie questa misura appare del tutto ottimistica e quindi quasi inutile, tanto che nel commento a questo diffusore vedrete soltanto la classica e canonica misura a 45 gradi. Il costruttore inglese, sempre attento all’evoluzione delle passioni ed ovviamente all’interesse del mercato per l’ascolto in ambienti di dimensioni certamente inferiori a quelli di una sala da cinema, ha tirato fuori diversi canali centrali estremamente interessanti da questo punto di vista. Prova atipica dunque per le pagine di AUDIOreview ma quasi ad integrazione dei diffusori della serie 600 finora provati.

Il diffusore con gli altoparlanti smontati mostra i rinforzi interni, ricoperti dal materiale assorbente. Il midrange lavora in un subvolume di un paio di litri. Notiamo l’estremità interna dei condotti di accordo svasata come quella esterna. La gamma media è realizzata con un driver costruito con la tecnica FST, che prevede una sospensione piccolissima e morbida che riduce drasticamente le colorazioni trasmessegli dalla membrana. Il tweeter mostra nella foto la corta linea di trasmissione chiusa che assorbe l’emissione posteriore della cupola.

Il diffusore con gli altoparlanti smontati mostra i rinforzi interni, ricoperti dal materiale assorbente. Il midrange lavora in un subvolume di un paio di litri. Notiamo l’estremità interna dei condotti di accordo svasata come quella esterna. La gamma media è realizzata con un driver costruito con la tecnica FST, che prevede una sospensione piccolissima e morbida che riduce drasticamente le colorazioni trasmessegli dalla membrana. Il tweeter mostra nella foto la corta linea di trasmissione chiusa che assorbe l’emissione posteriore della cupola.

Il centrale, pronto ad essere sezionato, si presenta decisamente pesante, senza alcuna vite a vista. Ci vuole un po’ per rimuovere i trasduttori ma alla fine tutti i componenti sono smontati e sistemati sul tappeto. Il tweeter equipaggia tutta la linea 600 ed è stato montato per la prima volta sul modello CM 10 che è di una fascia commerciale maggiore. Per irrigidire la cupola i progettisti B&W ne hanno realizzata una in alluminio che alla base, vicino cioè alla bobina mobile che la deve spingere, ha una seconda corona circolare dello stesso materiale, in modo da rinforzare la parte più sollecitata ed evitare movimenti non controllati ed emissioni non lineari. In effetti ammetto che il comportamento di questo tweeter mi lascia abbastanza perplesso a causa della sua risposta irregolare che condiziona non tanto la gamma altissima, che a me piace, quanto la medio-alta che a tratti sembra essere attenuata. Il trasduttore comunque è disaccoppiato meccanicamente dal resto del cabinet tramite un sistema isolante in gomma e presenta sul lato posteriore della cupola un passaggio attraverso il complesso magnetico che sfocia in una corta linea di trasmissione chiusa e riempita di assorbente, ove si attenuano tutte le possibili colorazioni che inevitabilmente nascono nella risicata geometria tra l’emissione posteriore della cupola ed il complesso magnetico in neodimio. Al di sotto del tweeter troviamo un notevole midrange da 100 millimetri, caratterizzato dalla sospensione semirigida a bassa emissione e dalla membrana in Kevlar, vessillo del costruttore inglese.

Uno dei due woofer da 165 millimetri. La membrana è realizzata con due strati di alluminio. Notare il complesso magnetico di buone dimensioni e la struttura del cestello aerato anche al di sotto del centratore per limitare al massimo compressioni di aria ed aumentare lo smaltimento del calore prodotto dalla bobina mobile.

Uno dei due woofer da 165 millimetri. La membrana è realizzata con due strati di alluminio. Notare il complesso magnetico di buone dimensioni e la struttura del cestello aerato anche al di sotto del centratore per limitare al massimo compressioni di aria ed aumentare lo smaltimento del calore prodotto dalla bobina mobile.

Nonostante il successo e le notevoli prestazioni raggiunte dobbiamo dare atto ai progettisti B&W di non aver mai fermato la ricerca su questo materiale, dalla realizzazione fino alla stessa tessitura che può cambiare e quindi ottimizzare la dispersione. Il polo centrale è sormontato da un rifasatore costruito con materiale antirisonante di discrete dimensioni. Ricordiamo che la sospensione rigida è stata realizzata con una sottile e cedevole corona circolare piatta che a detta del costruttore riduce al minimo le colorazioni dovute all’emissione indesiderata di pressione da parte dell’anello esterno.

Il midrange FST utilizza un complesso magnetico di diametro inferiore al cestello per evitare colorazioni. Notare il diametro della bobina mobile e l’ogiva anteriore realizzata in materiale antirisonante.

Il midrange FST utilizza un complesso magnetico di diametro inferiore al cestello per evitare colorazioni. Notare il diametro della bobina mobile e l’ogiva anteriore realizzata in materiale antirisonante.

Anche in questo caso il cestello è realizzato in modo da controllare e ridurre le colorazioni del lato posteriore della membrana. I due woofer da 165 millimetri sono realizzati con una doppia membrana in alluminio di consistenza e spessore differenziati sul bordo esterno in modo da spostare i break-up a frequenze superiori più di dieci volte alla massima frequenza realmente emessa. Il nuovo woofer prevede una notevole simmetria del campo magnetico ed un disegno attento delle terminazioni polari in modo da avere, come vedremo, una distorsione estremamente bassa ed un notevole volume di aria spostata senza limitazioni particolari.

Alle spalle del diffusore oltre alla morsettiera notiamo il condotto di accordo che utilizza la tecnica Flowport messa a punto dai progettisti inglesi con una sezione leggermente variabile ed un trattamento della superficie interna che di fatto riduce l’insorgere di un flusso turbolento dell’aria che lo attraversa. L’esame finale della waterfall di Figura 1 mostra alcuni particolari interessanti. In gamma bassa notiamo come siano ridotte sia nel tempo che nell’ampiezza le riflessioni interne, mentre in gamma media ed alta possiamo vedere un eccellente smorzamento pur con qualche risonanza ridotta quasi immediatamente di ampiezza a valori trascurabili.

 

Figura 1

Figura 1 – La waterfall

La morsettiera posteriore consente il doppio cablaggio. I condotti di accordo sono realizzati con la tecnica Flowport. Come possiamo vedere dalla foto la superficie è scavata con dei piccoli avvallamenti e tale tecnica, ispirata dal profilo delle palline da golf, innalza effettivamente il punto di turbolenza del flusso d’aria al suo interno.

La morsettiera posteriore consente il doppio cablaggio. I condotti di accordo sono realizzati con la tecnica Flowport. Come possiamo vedere dalla foto la superficie è scavata con dei piccoli avvallamenti e tale tecnica, ispirata dal profilo delle palline da golf, innalza effettivamente il punto di turbolenza del flusso d’aria al suo interno.

L’ascolto

La prova di un canale centrale non si affronta certamente come quella di una normale coppia di diffusori. Occorre scegliere la posizione nelle vicinanze di un monitor di buone dimensioni, la quota del diffusore da terra per non alterare la gamma medio-bassa e soprattutto la selezione dei brani per una valutazione orientata al parlato, anche se bene immerso nella musica che ha uno spettro certamente più ampio. Ho ripescato tra i vari brani destinati alla voce una serie di monologhi che ho usato spesso per la valutazione dei canali centrali, oltre ovviamente a De André, Diana Krall e le registrazioni del coro misto di Montefiore all’Aso, voci immancabili nei miei test.
Mi sono anche procurato due satelliti dello stesso costruttore per tentare un paragone ed avere una resa frontale abbastanza completa. La prestazione è caratterizzata sostanzialmente da due connotazioni timbriche particolari. Intanto la gamma medio-bassa appare sempre in leggera evidenza, anche se spesso, ad esempio sulle voci femminili, la cosa non guasta affatto. Sulla voce di De André magari la sensazione si fa notare di più, anche perché la seconda caratterizzazione riguarda la gamma medio-alta, che a fasi alterne sembra sufficiente o carente, a seconda dell’escursione in frequenza. La gamma altissima appare mediamente stabile e definita, anche se in qualche occasione a me è sembrata un po’ fredda. Il basso è quello caratteristico del costruttore inglese. Fermo, posato e ben smorzato.

Magari non è esteso all’infrasuono, ma la grancassa della batteria si lascia intuire abbastanza bene. Ponendosi a destra ed a sinistra della posizione centrale non si notano grosse variazioni timbriche. In effetti è la parte centrale del componente che sembra suonare, ovvero il midrange ed il tweeter che sono montati l’uno sopra l’altro, come se si trattasse di un minisatellite con due woofer ai lati. A livelli molto bassi di segnale e sulle inflessioni caratteristiche della voce si ha la sensazione ogni tanto che il messaggio tenda ad impastare leggermente, a perdere insomma chiarezza, ma appena il contenuto spettrale si sposta di poco in frequenza tutto rientra nella normalità. Allargando la valutazione alla musica classica devo dire che il diffusore diventa più amabile, con una resa notevole sia sulle medio-basse che sulle basse frequenze. La tenuta è buona, visto che con la musica rock posso salire di livello con una certa sicurezza che la distorsione sembra essere sempre ben confinata verso il non udibile.

Le misure

Risposta in frequenza

Risposta in frequenza con 2,83 V / 1 m

La risposta in frequenza del canale centrale ben rappresenta il trend attuale del costruttore, che è passato nel corso degli ultimi venti anni da risposte in frequenza dritte come una riga ad andamenti che definirei più umani e meno rettilinei. Ovviamente la misura della risposta in frequenza rappresenta una istantanea globale dell’emissione di un diffusore e non ne racconta lo sviluppo nel tempo e nello spazio, descrizione per la quale occorrono altre rilevazioni. Comunque sia la risposta mostra diversi avvallamenti, parte dei quali vengono riconvertiti dalla misura fuori asse, mentre altri si fanno vedere anche nella rilevazione effettuata a 45° sul piano orizzontale. Va notato il picco a circa 36 kHz seguito da un secondo picco, molto più contenuto, a circa 39 kHz. Nel classico stile del costruttore inglese la gamma bassa è ben frenata, con un andamento a doppia pendenza al di sotto della frequenza di accordo. Invero sono un po’ perplesso dall’attenuazione a 2.800 Hz che vale circa 6 decibel rispetto alla sensibilità nominale per la ripresa in asse mentre fuori asse lascia un altro dB sul tappeto.

Distorsione di 2a, 3a, 4a, 5a armonica ed alterazione dinamica a 100 dB spl

Distorsione di 2a, 3a, 4a, 5a armonica ed alterazione dinamica a 100 dB spl

Al banco dinamico occorrono 3,17 volt rms per una pressione media di 90 decibel. A questa pressione il diffusore distorce veramente poco, come prassi dei modelli di questo marchio. La seconda armonica è bassa, inferiore all’uno per cento appena dopo i 75 Hz , con un andamento in discesa… libera ed una risalita solo all’incrocio tra i due woofer ed il medio. La prima componente dispari è ancora più ridotta, al di sotto dello 0,3%, mentre le armoniche superiori si fanno vedere soltanto in gamma medio-bassa. La compressione dinamica è praticamente attestata sulla linea dello zero, con qualche piccola divagazione sul tema in gamma medio-alta e sempre con qualche frazione di decibel.

Modulo ed argomento dell’impedenza

Modulo ed argomento dell’impedenza

Il carico visto dall’elettronica di potenza mostra tutta la gamma media allineata su un modulo di circa tre ohm prima del picco dovuto all’incrocio tra tweeter e midrange. La massima condizione di carico è stata trovata a 32 Hz ed è equivalente ad una resistenza pura di 2 ohm. Ricordo a chi lo avesse dimenticato che si tratta di un valore circoscritto ad un ristretto intervallo di frequenze e che per fortuna la musica spazia in un range di frequenze più ampio.

MOL livello massimo di uscita: (per distorsione di intermodulazione totale non superiore al 5%)

MOL livello massimo di uscita: (per distorsione di intermodulazione totale non superiore al 5%)

La MOL supera i 104 decibel di pressione indistorta sin dal secondo terzo di ottava ed i 110 all’ottava successiva, per salire ancora fino ai 118 decibel in gamma medio-bassa grazie alla risposta appena in evidenza a queste frequenze e soprattutto alla massima potenza disponibile che viene raggiunta e mantenuta sin dai 625 Hz.

 Conclusioni

Dopo un test accurato in tutte le sue componenti devo dire di essere molto soddisfatto per le prestazioni strumentali dinamiche di questo canale centrale, che fa della distorsione bassa e della massima pressione indistorta erogabile i suoi principali cavalli di battaglia. È in effetti la prestazione audiofila che mi ha lasciato a tratti perplesso, con una resa simile ai diffusori più recenti che ho provato della linea 600. In questo caso la scena non balla da destra a sinistra per il semplice fatto che un canale centrale è un elemento singolo impossibilitato a ricreare alcuna dimensione virtuale. Il giudizio sulla timbrica dipende invece dal contenuto della musica, del parlato e dal loro sviluppo in frequenza.

di Gian Piero Matarazzo

Non ci è piaciuto
– Gamma medioalta attenuata
– Gamma altissima un po’ fredda

Ci è piaciuto

-Regolarità dell’emissionesul piano orizzontale
– Basso ben smorzato
– Costruzione solida

Carta d’identità

  • Marca: Bowers&Wilkins
  • Modello: HTM61 S2
  • Tipo: bass reflex da stand.
Caratteristiche principali dichiarate:
  • Potenza consigliata: 30-150 watt rms di potenza indistorta.
  • Sensibilità: 88 dB con 2,83 V ad 1 metro sull’asse di riferimento.
  • Risposta in frequenza: 50-22.000 Hz ±3 dB.
  • Gamma di frequenze: 42-50.000 Hz @ 6 dB.
  • Impedenza: 8 ohm.
  • Minima impedenza: 3 ohm.
  • Numero delle vie: tre.
  • Frequenza di incrocio: 400-4.000 Hz.
  • Tweeter: doppia cupola di alluminio da 25 millimetri, disaccoppiato.
  • Midrange: FST con membrana in tessuto di Kevlar da 100 mm.
  • Woofer: con membrana in doppio strato di alluminio da 165 mm.
  • Condotto: Flow-port.
  • Dispersione orizzontale entro 20°: 2 dB.
  • Dimensioni (LxAxP): 218x 590×304 mm.
  • Peso: 17,2 kg

Distribuito da: Audiogamma, Via Pietro Calvi 16, 20129 Milano. Tel. 02 5518.1610 – 5518.1604

Autore: redazione

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