Avegant Glyph

Il cinema personale

Partendo nel 2014 con un finanziamento tramite Kickstarter, Avegant ha realizzato Glyph, un dispositivo indossabile dall’aspetto anticonvenzionale. All’apparenza sembra una normale cuffia audio, ma nell’archetto “oversize” contiene un display senza schermo, che proietta le immagini direttamente sulla retina. Non si tratta, però, di Realtà Virtuale (VR), vediamo come funziona…

Già in commercio da qualche tempo, il Glyph è prodotto da Avegant, un’azienda californiana, che è stata premiata con un’onorificenza agli Innovation Awards del CES 2017. Lo abbiamo notato nella sua ultima incarnazione durante uno degli eventi legati al Mobile World Congress di quest’anno e abbiamo avuto la possibilità di provarlo per approfondire maggiormente la conoscenza delle sue caratteristiche tecniche e delle opportunità di utilizzo. A differenza dei visori VR, che generalmente sono simili a delle maschere da sub, Glyph non isola completamente dall’ambiente esterno, perché proietta la luce prodotta da LED a bassa potenza direttamente sulla retina attraverso delle lenti interne speciali ed una tecnologia a microspecchi (ce ne sono ben 2 milioni), simulando la visione di uno schermo da 65”.

Gli oculari, regolabili in ampiezza e con correzione delle diottrie da +1 a -7, sono retrattili: il dispositivo può essere utilizzato come una semplice cuffia audio spingendo gli oculari nella propria sede, dalla quale fuoriescono premendo il tasto apposito. Sono forniti in dotazione quattro “naselli” in silicone, che permettono di indossare con maggiore comfort il Glyph; anche questi permettono la regolazione dell’altezza tramite la rotellina posta poco sopra la sede di aggancio dell’adattatore. I padiglioni auricolari sono regolabili telescopicamente.

All’interno della confezione tutto è inserito all’interno di una voluminosa custodia da trasporto in materiale semirigido, a parte gli adattatori nasali, la fascia in gomma a incastro e le istruzioni. Nella borsina triangolare presente nella custodia ci sono il cavo microHDMI e il cavo microUSB per la ricarica della batteria integrata (da 2060 mAh di capacità per circa 4 ore di autonomia). Sul bordo del padiglione auricolare sinistro è collocato l’interruttore per accensione/ spegnimento e collegamento del dispositivo via Bluetooth a uno smartphone o tablet dotato dell’app Avegant che consente l’aggiornamento del firmware e la registrazione del Glyph, assieme alla presa jack da 3,5 mm per l’utilizzo come cuffia audio, all’ingresso microHDMI, alla porta microUSB per la ricarica della batteria ed il collegamento a PC per l’utilizzo della funzionalità di headtracking (il dispositivo gestisce 9 assi) con giochi “first person shooter” e video a 360°.

Nella parte esterna dei padiglioni sono collocati alcuni controlli: sul sinistro ci sono quelli per l’attivazione/ disattivazione della modalità 3D e 360°, mentre sul destro è inserita la gestione del volume, la regolazione della luminosità, l’attivazione della schermata di test e il muting al centro. Il Glyph può essere utilizzato anche con diversi modelli di controller per droni, direttamente, come ad esempio nel caso di Parrot Bebop, oppure con degli adattatori HDMI. Avegant sconsiglia di utilizzare il prodotto per la guida del drone e la contemporanea visione delle immagini in arrivo dal drone stesso.

L’uso prolungato è un po’ affaticante

Procedo con la prova di questo aggeggio particolare; la prima cosa da fare è rimuovere la protezione delle lenti e inserire uno dei “naselli”, verificando se si è scelto quello giusto per la propria conformazione del viso; poi bisogna inserire gli agganci della fascia in gomma negli appositi incavi, accendere il dispositivo, sistemare la distanza in verticale e successivamente impostare ampiezza e messa a fuoco degli oculari, i quali possono essere regolati singolarmente. Al termine di queste operazioni, si può spegnere l’apparecchio e collegare il cavo microHDMI all’uscita di un notebook, ad esempio, come nel mio caso. La risoluzione supportata è HD 720p.

Una nota di “colore”: gli appassionati di “Star Trek” non potranno esimersi dal notare una certa somiglianza del Glyph con la protesi visiva utilizzata da Geordi La Forge, uno dei personaggi di “The Next Genera-tion”. La presenza del Bluetooth nel dispositivo è riservata esclusivamente all’aggiornamento firmware tramite l’app iOS/Android da installare su un tablet o smartphone, mentre non può essere utilizzata per lo streaming dell’audio da dispositivi fissi o mobili. Grazie alle regolazioni sui singoli oculari, la visione del desktop è abbastanza nitida, eccetto la parte bassa dello schermo virtuale, che resta leggermente fuori fuoco; con un browser accedo ad Amazon Prime per guardare qualche spezzone di serie TV (“Mozart in the Jungle”, “The Man in the High Castle”) e di film (“Hulk”, “Ted” e “Shooter”) offerti in Full HD@1080p dalla piattaforma.

La visione è di sufficiente qualità, i colori sono riprodotti discretamente, le immagini sono sufficientemente luminose, c’è soltanto qualche sporadica solarizzazione. Faccio un giro anche su Eurosport Player, vado a vedere una partita di snooker in diretta, i bordi delle palline sono un po’ “pixellosi”, anche con qualche evento registrato, ad esempio dei rally, le immagini non sono particolarmente nitide. Passando ad alcuni spezzoni di test tratti da Blu-ray, rilevo un miglioramento della resa cromatica e una maggiore solidità complessiva dell’immagine.

Per verificare il comportamento con i contenuti 3D, tengo premuto per 2 secondi il tasto superiore sulla parte esterna del padiglione auricolare sinistro e utilizzo qualche filmato presente su YouTube: effettivamente la profondità c’è, ma ho la sensazione di una risoluzione più bassa del quadro. Con qualsiasi contenuto, a seguito di uno spostamento rapido degli occhi compare un “effetto arcobaleno” simile a quello che a suo tempo notavo coi proiettori DLP, anch’essi infatti impiegano dei microspecchi. Faccio notare al lettore che questa problematica è del tutto personale, ma non sono rare le persone che rilevano questo effetto. Ho cercato di verificare pure la funzionalità “headtracking”, cioè quella che permette di seguire le immagini con lo spostamento della testa nei giochi (ad esempio Doom e Overwatch) oppure nei video a 360°, collegando anche il cavo USB, però non sono riuscito ad utilizzarla, in quanto il Glyph è stato riconosciuto da Windows 10 come mouse generico e non ho potuto interagire con i video a 360°, vedevo soltanto il puntatore del mouse spostarsi nello stesso verso del movimento della testa. Per quanto riguarda l’audio riprodotto dai confortevoli padiglioni imbottiti, posso affermare che è piuttosto ricco e asciutto in gamma bassa, mentre gode di una buona estensione della gamma media e alta.

Tenere sul capo un apparecchio come questo, dato il peso rilevante e nonostante il bilanciamento, alla lunga è un po’ faticoso per il collo. Rimuovendo la fascia in gomma, si può utilizzare come cuffia standard passiva, procurandosi un cavo con jack da 3,5 mm, di cui si sente la mancanza tra gli accessori: basta spegnere il Glyph con l’interruttore, spingere nella loro sede i due oculari e rimontare la protezione magnetica per evitare di sporcarli. La cuffia del Glyph, provata con diversi generi musicali, si è sempre distinta per una riproduzione di buon livello. Ad esempio, la voce suadente di Diana Krall in vari estratti da “The Girl In The Other Room” è abbastanza rotonda e controllata, il pianoforte è ben dettagliato e il contrabbasso presente al punto giusto. Nei Concerti per Violino di J.S. Bach interpretati da Hilary Hahn e dalla Los Angeles Orchestra gli archi risaltano, ma non appaiono mai eccessivi. Questo va ad attestare l’attenzione rivolta alla qualità dell’audio da parte del costruttore. Certo, pure in questa modalità il peso resta importante, ma ci si sente meno oppressi che nell’utilizzo come “cinema personale”.

Conclusioni

Devo ammettere che Glyph è un dispositivo che suscita una certa curiosità in chiunque lo guardi: interessante per l’uso in viaggio, rispetto ai visori VR ha la prerogativa di non isolare completamente dall’ambiente esterno ed offre pure una buona qualità nella riproduzione dell’audio, di contro è un po’ affaticante in caso di utilizzo prolungato, nonostante i naselli intercambiabili e la fascia in gomma per mantenere la posizione sul capo. La mia opinione è che, sebbene l’idea alla base sia buona, per farlo diventare un prodotto appetibile al grande pubblico Avegant dovrebbe alleggerirlo, offrire la possibilità di collegamento Bluetooth per l’ascolto, verificare approfonditamente la funzionalità di “headtracking” e ultimo, ma non ultimo, includere il cavo di collegamento audio tra gli accessori, vista la classe di prezzo del dispositivo.
Marco Meta


Carta d’identità

  • Marca: Avegant
  • Modello: Glyph (AG101R)
  • Tipo: visore personale/cuffia
  • Peso: 490 g circa (compresa fascia in gomma)
Caratteristiche principali dichiarate
  • Risoluzione: 1280x720p per occhio.
  • Campo visivo: 40° circa.
  • Risposta in frequenza: 20 Hz-20 kHz.
  • Gamma dinamica: 95 dB.
  • Connettività: microHDMI (audio/video), microUSB 2.0, jack audio 3,5 mm.
  • Altre caratteristiche: regolazione diottrie +1/-7, headtracking a 9 assi di misura inerziale, supporto 3D 720p side by sideDistribuito da: Amazon IT

Author: redazione

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