BenQ W1700

Autostrada senza pedaggio: destinazione HDR

Se il prezzo poteva essere l’ultimo ostacolo a frapporsi tra noi ed una macchina capace del 4K HDR, grazie al nuovo BenQ W1700 anche questa barriera è venuta meno. Non ci sono più scuse…

Solo un mese fa mi rallegravo per l’occasione di tornare a parlare, dopo una prolungata astinenza, di uno dei miei argomenti prediletti, ovvero il videoproiettore, ed ecco che BenQ ci dà l’occasione di tornare subito sul tema, grazie a questo apparecchio di recentissima introduzione, che definirei se non una pietra miliare comunque un punto di svolta significativo. È la prima volta infatti che un proiettore con queste caratteristiche, in grado cioè di riprodurre contenuti 4K con HDR, costa come un Full HD. Voglio subito dirimere il dubbio che potrebbe lecitamente insinuarsi nella mente di chi dalla vita ha già avuto modo di recepire quel discreto numero di lezioni che si chiama esperienza e che, con il suo accrescersi, porta l’individuo a credere con sempre minore facilità ai miracoli.

Il dubbio è che dietro ad un prezzo così basso si nasconda un apparecchio che valga magari solo quello che costa, ovvero poco. Per fortuna l’esperienza di cui sopra ci insegna, oltre alla diffidenza che ci permette di evitare buggerature, anche che nel mondo dell’elettronica i prezzi dei prodotti sono destinati ad abbassarsi progressivamente. Ed il BenQ W1700 rappresenta in questo senso il punto di svolta a cui accennavo poc’anzi. Vedremo quindi che dietro al suo prezzo non si nasconde un apparecchio da poco, ma un prodotto estremamente valido, con una serie di limiti che andremo ad evidenziare.

Risoluzione vobulata e contrasto nativo

Sebbene la documentazione “ufficiale” (brochure e sito web) sul prodotto faccia sempre riferimento alla risoluzione 4K, in realtà l’apparecchio accetta in ingresso segnali UHD HDR, ma la risoluzione nativa del piccolo chip DMD da 0,47” che lo equipaggia è in effetti solamente Full HD (1.920×1.080). Per dare ai contenuti UHD la resa che meritano, sul W1700 viene fatto uso della tecnica della vobulazione, in particolare la quad-vobulation. Questo artificio consiste nel far vibrare l’intero chip a microspecchi su due assi, in modo che ogni singolo pixel occupi quattro diverse posizioni, dando così origine a quattro pixel sullo schermo, “quadruplicando” in maniera virtuale la risoluzione nativa del pannello. È così che da un Full HD nativo si va verso un 4K per così dire simulato. Anche sul proiettore provato il mese scorso, il Vivitek HK228 con chip DMD a risoluzione 2.716×1.528, veniva impiegata la vobulazione, ma sul solo asse orizzontale.

La ghiera per la messa a fuoco è molto diretta e poco fluida, rendendo questa operazione, da fare fortunatamente una tantum, particolarmente sofferta. Il rapporto di proiezione, che varia da 1,47 a 1,76, consente di installare facilmente l’apparecchio, almeno in termini di distanza, ove 3 metri e mezzo sono già sufficienti.

Sebbene l’elevatissima stabilità dell’immagine facesse sorgere il dubbio che il “vobulatore” potesse non essere effettivamente attivo, era comunque innegabile che il senso di dettaglio offerto dalla macchina fosse decisamente superiore a quello di un Full HD, nonostante la risoluzione delle immagini proiettate (5.432×1.528) comportasse la necessità di operare una riscalatura sul segnale UHD in ingresso. Sul BenQ la vobulazione c’è, si vede chiaramente (e si può anche disattivare), ed anche in questo caso (ma non voglio anticipare qui le note di visione) l’effetto in termini di incremento di risoluzione percepita è “prepotente”, con l’ulteriore vantaggio che sul segnale in ingresso non è necessario alcun intervento di adattamento (la matrice ha risoluzione pari ad esattamente un quarto di quella del segnale e con la vobulazione coincide con quella in ingresso).

Un altro limite dell’apparecchio (anche se non si dovrebbe necessariamente connotare negativamente la “non natività” della risoluzione 4K) è il rapporto di contrasto nativo piuttosto basso. Ma chiedere di più ad una macchina con questo prezzo sarebbe stato davvero difficile. D’altronde è sufficiente andare a vedere, a parità di risoluzione e luminosità, come si impenna il costo di tutti i proiettori al crescere del contrasto nativo. La performance non esaltante in termini di livello del nero non è estranea alla classe della macchina, che invece dispone di buona dotazione di controlli, di cui non tutti gli apparecchi fin qui provati possono fare parimenti vanto.

Menu completo, meccanica semplice

Il menu del W1700 è ben popolato, consentendo un buono spazio di manovra per adattare la resa alle proprie necessità. Credo che ne potranno restare soddisfatti sia gli utenti più evoluti, quelli che per intenderci si dilettano nella calibrazione strumentale del proiettore, sia quelli alle prime armi, che capiranno velocemente come piegare le immagini al proprio gusto. Oltre alle possibilità di intervento sulla colorimetria, ove si può intervenire sia con controlli “globali” (temperatura del colore, saturazione, tinta, incarnato ecc.), sia con quelli più specializzati che lavorano sulle singole componenti, sia infine con una serie di algoritmi per la gestione della resa, l’apparecchio offre un valido controllo anche sulla regolazione della lampada, che dispone, oltre alle classiche modalità normale ed eco, anche di una opzione smart-eco, che regola l’intensità della lampada al variare del contenuto delle immagini.

Gli ingressi HDMI a disposizione sono due (un 2.0 ed un 1.4a). C’è poi un ingresso per PC (D-Sub) e un USB A (l’altro, quello piccolo, è di servizio). Tramite la porta RS232 è possibile infine il controllo remoto con sistemi domotici.

La quad-vobulation si può attivare e disattivare a piacimento, permettendo di valutarne immediatamente l’effetto. Il controllo si cela dietro la voce del menu “silenzioso on/off” e non nascondo che, pur sapendo che c’era, ho dovuto chiedere aiuto per trovarlo… Il fatto è che il vobulatore, come mi diverto a chiamarlo, fa davvero rumore e disattivandolo la macchina cambia sensibilmente registro sonoro. L’apparecchio è molto compatto e forse anche per questo motivo non è particolarmente silenzioso. Anche l’engine ottico probabilmente soffre un po’ delle dimensioni ridotte. Oltre a non offrire la regolazione dello shift verticale, che è una vera mano santa in fase di installazione perché concede un tantino di “gioco” nel posizionamento rispetto ai vincoli imposti dalla geometria ambientale, è davvero critico per quanto riguarda la messa a fuoco, complice una ghiera molto diretta nella risposta e poco fluida nella regolazione.

Oltre alle modalità normale ed eco che troviamo su tutti i proiettori, sul W1700 è presente una modalità (smart-eco) che adatta l’intensità della lampada al contenuto delle immagini.

A parziale compensazione della mancanza dello shift c’è la correzione del trrr… del traa… del trapezmmn. Niente. Non ce la faccio nemmeno a scriverlo… Anche la qualità intrinseca del sistema ottico è un po’ al di sotto della media; oltre alla difficoltà di messa a fuoco, che basta non toccare più una volta eseguita a dovere, il dettaglio fornito dall’ottica con le immagini fisse non è ottimale e si percepisce un effetto simile a quello del disallineamento delle matrici nei VP LCD. Non escludo comunque che possa trattarsi di un problema relativo all’esemplare ricevuto, perché in occasione del primo contatto avuto con questa macchina, in occasione della sua presentazione ufficiale presso la Garman qui a Roma, questo difetto non era emerso.

La visione

Anche se in effetti nell’effettuare il test non ho certo iniziato coi DVD, curioso com’ero di valutarne la resa in UHD, come di prassi apriamo il paragrafo della visione parlando della resa col materiale in definizione standard. Se da un lato la risoluzione non viene particolarmente esaltata, siamo di fronte ad immagini che rispondono abbastanza bene al movimento. I dettagli non perdono stabilità e coerenza, le diagonali non appaiono seghettate e non si palesa nessun difetto. Ottimo! Anche coi titoli Full HD la resa è gradevolmente definita e la vobulazione non esalta il senso di dettaglio ma ha un effetto armonizzante sulla trama, rendendola compatta e solida. È con il software UHD che si percepisce un tangibile incremento della risoluzione, che permette di palesare chiaramente particolari non altrimenti percepibili.

Sul dorso dell’apparecchio è presente il tastierino di controllo che permette la gestione di tutte le funzioni anche in mancanza del telecomando.

Provare per credere… La vera ed unica pecca significativa di questo proiettore è, come detto, nel limitato contrasto. Franca-mente non ho voluto nemmeno visionare quegli spezzoni che solitamente utilizzo per farmi un’idea della resa alle bassissime luci. E l’HDR allora, vi chiederete, come può funzionare? L’HDR non è solo elevatissimo contrasto dovuto alla elevata luminosità di picco e a neri profondi. C’è anche il gamut molto più esteso, con i singoli colori che possono arrivare a livelli di luminosità rispetto al bianco che non ci sono nell’SDR, dando alle immagini molta credibilità. Ed in questo senso il W1700 permette di entrare in un club il cui accesso ai proiettori SDR è totalmente proibito.

Il pregio di questo apparecchio non è tanto quello di offrire prestazioni di punta, che purtroppo sono ancora esclusivo appannaggio di apparecchi il cui prezzo si scrive almeno con uno zero in più, ma quello di portarci, coi limiti suddetti, in un ambito prestazionale in cui solo qualche mese fa ci rallegravamo di arrivare restando poco sotto i 4.000 euro. Anche a confronto di questi apparecchi il W1700 mostra la corda sul nero, ma però (concedetemi il fanciullesco rafforzativo) costa come un Full HD SDR.

Il telecomando è di dimensioni ottimali ed è retroilluminato. Ci sono molti richiami diretti a funzioni di controllo, anche se qualche tasto in effetti è dedicato a opzioni relative ad altri modelli.

Conclusioni

Credo che ormai vi sia ben chiaro quale sia l’anima di questo apparecchio. È vero che ci sono molti proiettori Full HD che costano meno di mille euro. Ma non c’è nessun proiettore “quasi 4K” e soprattutto HDR a questo prezzo. Anche se non è un 4K nativo, è più di un Full HD; e l’HDR, ribadisco, è forse ancor più importante in termini di contributo al realismo delle immagini rispetto alla risoluzione. Non è il miglior apparecchio sul mercato, ma sicuramente è il più conveniente. Forse è un po’ forte come riflessione, ma non credo che al momento abbia più alcun senso spendere meno. Beato solo chi può spendere di più e per avere qualcosa in più la cifra nel migliore dei casi raddoppia.

Mario Mollo


Carta d’identità

  • Marca: BenQ
  • Modello: W1700
  • Tipo: videoproiettore DLP 4K HDR
  • Dimensioni (LxAxP): 335x135x272 mm
  • Peso: 4,2 kg
  • Dimensione matrice: 0,47”.
  • Luminosità: 2.200 ANSI lumen.
  • Rapporto di contrasto: 10.000 : 1.
  • Fattore di zoom: 1,2.
  • Rapporto di proiezione: 1,47-1,76 (100” a 3,25 m).
  • Dimensione dello schermo: 60” – 200”/300”.
  • Durata della lampada: 4.000 ore (normale), 8.000 ore (SmartEco), 10.000 ore (Eco).
  • Audio: 5 W (mono)

Distribuito da: BenQ Italy srl, Via La Spezia 1, 20142 Milano. Tel. 02 8987 9790


Ci è piaciuto

  • La tecnologia quad-vobulation offre benefici tangibili.

Non ci è piaciuto

  • Il livello del nero è piuttosto elevato.
  • La qualità del sistema ottico è al minimo sindacale.

Pagella BENQ W1700

  • Prestazioni video: Il senso di definizione offerto dalla vobulazione convince, l’HDR si vede, il livello del nero è il vero punto debole. 9
  • Possibilità operative: Il menu di controllo è competo, le regolazioni dell’ottica sono limitate e un po’ “difficili”. 8
  • Costruzione: L’apparecchio offre poche concessioni al lusso ma è tutto ben relazionato al prezzo.  8,5
  • Rapporto qualità/prezzo: Al momento difficile avere di più a questo prezzo. 10

Author: redazione

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