Panasonic HC-X1

Come semplificarsi la vita. Il 4K di qualità per l’utente evoluto che strizza l’occhio anche al professionista. Ottimamente stabilizzata e con un obiettivo… da grandi firme.

Le videocamere Panasonic di livello prosumer e professional sono state sempre apprezzate da un gran numero di utenti, diversificati anche in base ai diversi campi di azione. Proprio con questo camcorder il costruttore in questione ha voluto riassumere in un unico oggetto la qualità di una reflex, l’innovazione di una mirrorless e la praticità di una telecamera. Un vero “summit” tecnologico. Il tutto accompagnato da un obiettivo Leica Dicomar 4K da 24 mm f2.8-F4.5 con zoom ottico 20X (24-480 mm) e diametro di 67 mm. Vita facile per il videomaker.

Per chi lavora e per chi è amante della tecnologia spinta

Eh sì, sembra proprio fatta apposta per chi opera nel settore del reportage, del wedding e delle cerimonie in genere. Dove non si può sbagliare, non si può ripetere… e deve essere buona la prima! L’ergonomia regna sovrana, i tasti personalizzabili non mancano. Sono presenti, come da prassi per questa fascia di mercato, le due schede SD che permettono la registrazione simultanea (e con codec diversi). La stabilizzazione è a 5 assi Hybrid OIS ed è unita ad un sensore MOS da 1 pollice, e le tre ghiere separate e gli ingressi audio XLR sono elementi che concorrono tutti a formare una macchina anche visivamente di una certa importanza.

Il monitor oltre ad essere estraibile, cosa che lo differenzia dai similari Sony e Canon semplicemente “basculabili”, ha un’interfaccia forse meno intuitiva rispetto ai concorrenti, ma sicuramente con tutte le informazioni tecniche che servono. È di tipo “touch-sensitive” ed è possibile selezionare inoltre l’opzione di risparmio energetico che spegne automaticamente lo stesso quando si avvicina l’occhio al mirino OLED da 0,99 cm (1.769.000 pixel). Forse troppo sensibile, visto che talvolta causa lo spegnimento anche quando si avvicina involontariamente la telecamera al corpo, impugnandola mediante la maniglia superiore.

Com’è fatta

Lo stesso unboxing rivela la consistenza del prodotto. Il battery-pack da 5.900 mAh è di tipo “intelligente” permettendo di capire subito il livello di carica con un pulsante di check ed una scala a LED da 0 al 100% (utilissimo per il professionista che deve andare a colpo sicuro e non ha tempo da perdere). Il caricabatterie è a 2 posti ed assieme all’alimentare è sovradimensionato. La scatola del prodotto è obiettivamente grande; tutto è in controtendenza con le altre marche leader che mirano invece ad un contenimento degli ingombri dall’imballaggio agli accessori stessi.

Estratta dalla sua confezione la telecamera colpisce ed attrae subito per l’obiettivo, non lo si può negare. Pur non essendo un’ottica intercambiabile l’impressione qualitativa è notevole ed è confermata con la prova sul campo. Non è solo una questione di nome, Leica è ovviamente un must nel campo fotografico, ma è proprio la qualità percepita a schermo, una volta scaricati i file, a confermarne le doti. Ma andiamo con ordine. Una volta inserita la batteria, accesa ed “indossata”, la HC-X1 si rivela subito ben bilanciata. Non pesa poco: la casa dichiara circa 2 kg, ma si inizia a sentire a “mano libera” solo dopo una buona mezz’ora, beninteso con utilizzo non continuativo. Ricordo che proprio l’uso a “mano libera” sembra essere il suo naturale stato di azione.

Particolare degli ingressi audio-video protetti da uno sportello nella parte destra. Troviamo inoltre l’indispensabile uscita cuffia per monitorare l’audio ed il secondo “solitario” ingresso audio XLR. Questa disposizione nella parte finale della telecamera contribuisce a rendere più omogeneo il design stesso altrimenti troppo pronunciato verso la parte anteriore per via dell’ottica importante.

Non è una telecamerina, né vuole esserlo, e quindi non sembra sfigurare sotto questo aspetto rispetto alle sue antagoniste disponibili sul mercato. Lo schermo è estraibile da 8,88 cm (1.152.000 pixel), ben protetto all’interno del supporto/maniglia quando non lo si deve usare.

I menù di setting della macchina sono lievemente “diversi” per chi come il sottoscritto proviene dall’universo Canon e Sony. Nulla di strano, certo, se si sa cosa cercare dopo un po’ lo si trova, ma il font e la grandezza dei caratteri possono lasciare uno strano senso di “alieno” al primo impatto. Le informazioni stesse sul display appaiono piccole e se si hanno problemi di vista magari legati all’età, ci si sforza un po’ o si prendono i cari occhiali.

Lascia inizialmente perplessi la decisione di posizionare ben distanti tra loro gli ingressi audio XLR (uno al solito posto sulla maniglia ed uno posteriore alla camera stessa). Le ghiere per messa a fuoco, zoom ed iris sono separate e fluide, il massimo per divertirsi in manuale. Ed a proposito di manuale, questa volta ci siamo. L’effetto Bokeh, grazie sempre all’ottica di prim’ordine, è facilmente ottenibile, con grande gioia di chi magari deve ritrarre la sposa mentre è al trucco o nel momento in cui occorre concentrarsi sui dettagli di contorno.

Il totale del lato sinistro evidenzia, oltre ai controlli per i canali audio, i comandi per selezionare il fuoco in automatico o manuale, per attivare i filtri ND, gli slot per le schede di memoria, sempre protetti da una sportellino trasparente, il gain con un range che va da -3 a 24 dB ed i pulsanti che, oltre ad essere “customizzabili”, permettono il settaggio dei diversi parametri caratterizzanti un utilizzo più maturo e professionale della telecamera, diversificandolo di fatto dal semplice “run-and-gun” quando si ricercano risultati più cinematografici magari per un corto o un’intervista da studio.

Lo sfuocato è gradevole proprio grazie alla profondità di campo che il gruppo ottico permette, anche grazie all’iride a diaframma a 9 lamelle. Inoltre il grandangolo da 24 mm, il più ampio testato finora, permette di avere tutto in campo senza troppe acrobazie e lo zoom ottico da 20X con i 4 gruppi di lenti, lavorando in perfetta sinergia, non fanno rimpiangere i corpi separati, anzi, è proprio questa una caratteristica vincente. L’autofo-cus è veloce, è pensato per il 4K, ed utilizza la tecnologia Micro-Drive. Riprendere e tenere a fuoco da una spiaggia uno sportivo che pratica il windsurf non è affatto difficile anche con lo zoom in posizione tele. Inoltre, e qui entriamo in un lato veramente tecnico che non ti aspetti di trovare per un camcorder pensato per molti, è possibile personalizzare l’AF addirittura parametrizzando velocità, sensibilità ed area di tracciamento.

Magari non tutti lo utilizzeranno, ma per chi come il sottoscritto ha una passione viscerale per la tecnologia, sapere che è possibile farlo regala un certo grado di soddisfazione intrinseca, difficile da spiegare.

Passiamo ora alla stabilizzazione, egregia se riprendiamo in FullHD. Abbiamo veramente la possibilità di stabilizzare la nostra ripresa con un sistema O.I.S. ibrido a 5 assi che abbina una stabilizzazione elettronica alla stabilizzazione ottica. È vero, alcuni puristi avrebbero certamente da ridire sentendo parlare di stabilizzazione elettronica, ma quante volte poi ci siamo trovati in post-produzione a correggere via software una ripresa un po’ troppo “mossa”? Veniamo ora al piatto forte: i codec ed il framerate.

Abbiamo la possibilità di scegliere tra MOV, MP4 ed AVCHD. È possibile scegliere se registrare a 50 o 60 Hz (per la precisione 59,94 Hz) e naturalmente in vari sottomultipli di fotogrammi al secondo per ogni frequenza. La cosa non è da sottovalutare se ad esempio vogliamo programmare per tempo di adattarci a riprese fatte con altre telecamere, come alcune action-cam capaci solo di frequenze pari a 30 fps, ne giova molto il flusso di lavoro in post-produzione. È possibile poi scegliere con cura gli fps necessari.

Una splendida vista dall’alto della telecamera che mette in evidenza il generoso obiettivo Leica Dicomar 4K da 24 mm equivalente e la maniglia che funge sia da supporto per l’impugnatura, con i suoi pulsanti zoom e Rec (quest’ultimo protetto da una copertura trasparente contro azionamenti involontari), che come portaccessori ben più “attrezzabile” rispetto alla concorrenza.

Per la scelta del codec la diatriba è aperta con sostenitori da una parte e dall’altra in difesa dell’AVCHD o dell’MP4. È comunque importante far notare che questa è una delle poche telecamere capaci di registrare in MP4 nella risoluzione UHD (3.840×2.160) a 59,94 fps o 50 fps con una media di addirittura 150 Mbps (VBR).

La cosa è utilissima in caso di slow-motion in fase di editing a cui possiamo aggiungere, proprio perché stiamo filmando in UHD, la possibilità di “croppare” l’immagine in FHD senza perdita di dettaglio, se il nostro prodotto finale sarà in FHD ed a 25 fps, e realizzare, di conseguenza, movimenti di “pan” virtuale o primi piani su una ulteriore traccia proprio per rendere più dinamico il montaggio stesso, dando l’illusione di utilizzare due telecamere quando in realtà è solo una; piccoli trucchi di grande resa.

Personalmente è risultata veramente entusiasmante la ripresa in MP4 in FHD (1.920×1.080) a 50 fps con una media di 100 Mbps (VBR). L’immagine è risultata ottimamente rifinita, dettagliata e con colori fedeli alla realtà, se poi ci associamo il grandangolo a corredo è difficile non restare soddisfatti del risultato. Da non tralasciare per i più rigorosi anche la capacità di filmare nel vero 4K (4.096×2.160) a 24 fps con una media di 100 Mbps (VBR)… da cinema!

Il peso attorno ai 2 kg ed il corretto bilanciamento rendono l’apparecchio poco affaticante nell’uso senza supporto. La notevole escursione dello zoom non fa rimpiangere le ottiche intercambiabili.

Per la parte audio abbiamo a disposizione un microfono stereo integrato ed i già elencati ingressi XLR a 3 poli. Non è previsto in dotazione, al pari delle dirette concorrenti, un microfono dedicato agli ingressi XLR. È prevista un’uscita video su HDMI con audio LPCM. È presente uno speaker da 2 mm di diametro ed una presa jack mini da 3,5 mm di diametro. Ma qui rientriamo, di fatto, nella normale dotazione di una telecamera di questo livello.

Grazie anche a questi ottimi dettagli tecnici, quello che si avverte tenendola in mano è proprio un senso di completezza strumentale che ci permette di essere pronti a tuffarci in qualsiasi progetto. Rimane solo una lieve sensazione di eccessiva “plasticosità” del corpo macchina proprio in senso fisico, tattile, che, ad onor del vero, è meno evidente in marche simili come Canon o Sony di pari livello. È migliorata anche molto la capacità di filmare alle basse luci rispetto ai modelli precedenti Panasonic ma vi è ancora una certa differenza con quei mostri del settore professionale. Naturalmente siamo su due piani completamente diversi, ma per un camcorder che vuole essere un summit delle principali tendenze del momento ogni dettaglio tecnologico è importante.

Conclusioni

Gli elementi più graditi del Panasonic HC-X1 sono proprio quelli distintivi di un camcorder: la praticità/sicurezza (portiamo a casa il risultato sempre e comunque) e la qualità finale dell’immagine. Su questo nulla da ridire ed onore alla Panasonic che è riuscita a proporre ad un prezzo inferiore alle dirette concorrenti Sony e Canon una vera macchina da guerra. È vero, sono sensazioni “di pancia”, ma dopo aver ragionato su mille dettagli tecnici, codec, frame rate e risoluzioni, poi, ad un certo punto, si spendono i soldi proprio con la suddetta “pancia” fidandosi del proprio istinto, e stavolta senza sbagliare.

Alfredo De Amici


Ci è piaciuto

  • L’ergonomia complessiva della macchina, ottimamente bilanciata nonostante il peso di circa 2 kg. Si riesce a lavorare per parecchi minuti prima di stancarsi senza l’utilizzo di nessun supporto.
  • La qualità dei file prodotti, anche “solo” in Full HD a 100 Mbps. Salendo poi in risoluzione siamo veramente a livelli spettacolari facendo ovviamente i conti con la grandezza delle clip ottenute.
  • Il grandangolo da 24 mm equivalente che riesce a “far entrare” veramente molto nell’inquadratura e la focale del teleobiettivo, da 480 mm equivalente. In alcune riprese non si rimpiangono obiettivi intercambiabili e la praticità di avere molte focali in un unico corpo è di grandissima comodità.
  • La stabilizzazione a 5 assi O.I.S. che in modalità FHD permette di lavorare anche senza cavalletto o classico monopiede a testa fluida.
  • La capacità di riassumere in un unico oggetto le caratteristiche vincenti di DSLR, mirrorless e telecamere.

Non ci è piaciuto

  • Un leggero senso di plasticosità al contatto fisico con la telecamera.
  • Una ripresa alle basse luci non ancora pari al livello delle mirrorless della concorrenza.

La pagella

Panasonic HC-X1 4K Camcorder

  • Prestazioni: La resa a video dei file prodotti è notevole. Le immagini, indipendentemente dalla risoluzione adottata, sono nitide, ben bilanciate nella resa cromatica e con un ottimo bianco automatico.  8,5
  • Possibilità operative: La massima espressione per praticità e sicurezza nel lavoro svolto. Punte di tecnologia spinte ai massimi livelli per codec, numero di Mbps, sistema di stabilizzazione ed obiettivo. La curva di apprendimento dei vari comandi è leggermente meno ripida rispetto alla concorrenza ma compensata dai risultati che poi si possono ottenere. 9
  • Costruzione: Peso ottimamente distribuito, vari comandi personalizzabili, una particolare disposizione degli ingressi XLR ed una dotazione di accessori sovradimensionati concorrono a formare un quadro di tutto rispetto.  8
  • Rapporto qualità/prezzo: Difficile trovare di meglio mantenendosi su questo livello. Sembra rappresentare veramente quanto di meglio attualmente disponibile sul mercato in termini di innovazione e trend di produzione video. 9

 


Carta d’identità

  • Marca: Panasonic
  • Modello: HC-X1 4K Camcorder
  • Tipo: videocamera 4K 60p/50p con sensore da un pollice
  • Dimensioni (LxAxP): 173x195x346 mm
  • Peso (senza batteria e scheda SD): 2.000 g

Caratteristiche principali dichiarate

  • Sensore d’immagine: MOS da un pollice.
  • Pixel effettivi: HD/FHD 59,94p/29,97p/23,98p: 8,79 Mpixel/4K 24p: 9,46 Mpixel.
  • Valore F: F2.8-F4.5.
  • Zoom ottico: 20X.
  • Equivalente di una fotocamera da 35 mm (immagini in movimento/foto): 25,4-508 mm [UHD/FHD 59,94p/29,97p/23,98p], 24,0-480,0 mm [4K 24,00p].
  • Sezione obiettivo: 67 mm.
  • Marca obiettivo: LEICA DICOMAR.
  • Illuminazione minima: 0,2 lx (F2,8, guadagno 18 dB, otturatore manuale a bassa velocità 1/2, modalità [HIGH SENS]).
  • Messa a fuoco: Auto/Manuale.
  • Bilanciamento del bianco: Auto/ATW LOCK/3.200K/ 5.600K/ VAR (2.000K-15.000K)/Ach Fixed/Bch Fixed.
  • ND Filter: 1/4, 1/16, 1/64, OFF.
  • Stabilizzatore immagine: 4K 24p/UHD: stabilizzatore ottico di immagine/FHD o inferiore: stabilizzatore di immagine ibrido a 5 assi.
  • Supporti di registrazione: scheda di memoria SDHC/SDXC.
  • Formato registrazione: MOV, MP4, AVCHD.
  • Metodo di compressione audio: MOV/MP4: LPCM (2 canali)/AVCHD: Dolby Digital (2 canali).
  • Alimentazione: 7,28 V (batteria)/12 V (adattatore CA).
  • Monitor LCD: Monitor LCD da 8,88 cm (1.152.000 pixel).
  • Mirino: OLED da 0,99 cm (1.769.000 pixel).
  • Anello manuale: Messa a fuoco/zoom/Iris.
  • Slitta portaccessori:

Distribuito da: Panasonic Italia, Viale dell’innovazione 3, 20126 Milano. Tel. 02 6788523 – www.panasonic.com/it

 

Author: redazione

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