Samsung QE55Q8CAMT

L’importante è che il televisore sia bello quando è in funzione, ma se anche il design è al top di certo non guasta…

Diversamente da altre apparecchiature elettroniche, sulle quali è normale mettere le mani durante l’uso ed apprezzarne così anche tattilmente la qualità costruttiva, il televisore, una volta installato, non si tocca praticamente più. Solo durante la fase di messa in funzione di un nuovo televisore si viene inevitabilmente in contatto con tutte le sue componenti; e preparare all’uso il nuovo Q8C è stata una operazione insolitamente gratificante, perché maneggiare le singole parti che lo compongono consente di percepirne inequivocabilmente l’elevata qualità. La differenza tra apparenza e sostanza è ridotta ai minimi termini ed ogni dettaglio rivela un livello costruttivo non usuale come anche una rara cura dei particolari. Il nuovo Q8 curvo è bello a 360 gradi, da vicino e da lontano.

Da vicino quando si esamina la cornice che circonda il display, dal profilo non banale e senza apparente soluzione di continuità. Da lontano possiamo ammirarlo da ogni angolazione. Visto di fronte sembra quasi sospeso, con un unico elemento centrale che lo connette alla base di appoggio. Da dietro il pannello posteriore satinato è curato in ogni dettaglio, mentre il supporto centrale nasconde il cordone di alimentazione e il sottilissimo cavo di connessione al box esterno che contiene l’elettronica. La soluzione di separare il display dal “cervello” del televisore consente di ottenere la massima pulizia di installazione, sia nel caso di montaggio a parete sia quando si utilizza il supporto da tavolo. Lo schermo resta isolato da tutto il resto, con alla fine un solo cavo da nascondere, quello di alimentazione, essendo l’altro praticamente invisibile di suo.

Anche il telecomando merita un suo spazio in questa parte introduttiva. Se è vero che sul TV non metteremo quasi mai più le mani, sarà il telecomando a trasmetterci le giuste sensazioni tattili. Quello in dotazione al Q8C è in metallo, è comodo da usare, ed anche a questo componente sono state dedicate particolari attenzioni, come lo scomparto delle batterie che non ha uno sportellino ma che fuoriesce dal guscio. Peccato che per farlo così bello siano stati eliminati i tasti fisici a favore di una non praticissima tastiera virtuale su schermo. In compenso permette il controllo vocale grazie al microfono incorporato. Si possono agevolmente selezionare gli ingressi ed indicare il canale desiderato, che in fondo sono le operazioni più frequenti; l’apparecchio comprende bene i comandi ed è solo questione d’abitudine.

Bellissimo e piacevolissimo al tatto, il nuovo telecomando incorpora il microfono per il controllo vocale che supplisce alla mancanza del classico tastierino numerico, che comunque è virtualizzato su schermo.

Canali e app più utilizzati sono poi sempre a portata di click. Dell’aspetto abbiamo detto tutto. Veniamo quindi alla sostanza. Il costruttore coreano presentò nel 2015 al CES i suoi SUHD TV, dai colori saturi e brillanti. Sul significato di quella “S” si è speculato molto. Super? Special? Sublime? O forse semplicemente Samsung? Super, special o quel che sia, il salto di qualità fu evidente: maggior luminosità, gamut molto ampio, in pratica gli ingredienti essenziali dell’HDR. Questo miglioramento è stato reso possibile da una tecnologia, che ha diverse implementazioni, e che va sotto il nome di Quantum Dot. In estrema sintesi consiste nel fornire al pannello una retroilluminazione caratterizzata da uno spettro con picchi il più possibile centrati sui colori del filtro RGB. Si aumenta così l’efficienza luminosa del pannello stesso, perché della luce emessa dalla sorgente se ne butta via meno e questo si può tradurre o in un risparmio energetico o in maggiore luminosità e si possono ottenere colori più profondi.

Quest’anno la casa ha modificato la denominazione del suo lineup, passando da SUHD a QLED, ove la Q dovrebbe richiamare quella di Quantum. Rispetto ai modelli del 2016, la Samsung ha affinato la sua versione della tecnologia QD, riuscendo ad offrire una maggior saturazione dei colori anche ai livelli di luminosità più elevati.

Il retro dell’apparecchio è “pulitissimo”; dalla base fuoriesce solo il cavo di alimentazione e la connessione in fibra con il box che racchiude l’elettronica.

Caratteristiche e funzionalità

L’apparecchio è basato sul sistema operativo proprietario Tizen, che la casa ha introdotto diversi anni fa. Non sembrano esserci cambiamenti nella grafica dei menu rispetto al 2016. L’interfaccia è chiara, anche se, come accade in tutti i televisori smart, la schermata principale è abbastanza popolata, con l’ormai abituale promiscuità tra funzioni di controllo e quelle di accesso ai contenuti. Nel Q8C tutto viene gestito con estrema fluidità e immediatezza di risposta; sorprendente è anche la velocità con cui l’apparecchio elabora i comandi vocali, funzionalità che come detto supplisce elegantemente alla mancanza dei tasti fisici del telecomando ma che purtroppo funziona solo in presenza di connessione alla rete.

Nella schermata principale comunque il software accentra le funzioni più frequentemente utilizzate, come le emittenti preferite, ed il ricorso ai comandi vocali non sempre è necessario. L’esperienza d’uso è molto buona, sia per la già menzionata prontezza di risposta sia per la completezza del sistema. Anche all’accensione l’apparecchio reagisce con notevole immediatezza. Come già accennato, questo televisore è diviso in due parti, lo schermo e l’unità di controllo. Questa scelta, costruttivamente più complessa, garantisce un risultato estetico unico, perché sul retro della sezione display non ci sono cavi, se non quello molto sottile, quasi invisibile, in fibra ottica per la connessione al box e quello di alimentazione, che è semplice da nascondere anche sotto traccia.

Sia che lo si installi a parete sia che lo si poggi su un supporto, a ridosso di una parete o al centro della sala, il risultato visivo è garantito. Nel corso delle diverse presentazioni dei modelli QLED sono stati mostrati dei supporti opzionali, come quello a forma di cavalletto, che però al momento non sembrano essere disponibili per il mercato italiano; peccato perché i potenziali acquirenti in cerca del massimo della resa stilistica avrebbero trovato in questi accessori dei complementi unici. La staffa di montaggio a parete permette di installare il televisore ad una distanza molto ridotta dal muro, anche in questo caso con un notevole effetto visivo. Passiamo quindi al box dell’elettronica, realizzato in materiale plastico col frontale dalla finitura lucida e, temo, anche delicata. Gli ingressi HDMI sono 4, e il TV identifica l’apparecchio connesso ridenominando l’ingresso automaticamente. Nessuna delle tre porte USB è di tipo 3, come invece sarebbe stato lecito attendersi. Non sono più presenti ingressi analogici.

Oltre alle connessione di rete wireless e cablata, il Q8C offre anche il collegamento Bluetooth con cuffie e altoparlanti esterni. Il doppio tuner digitale terrestre, che affianca una unità per la sintonia satellitare, permette la registrazione di un programma mentre se ne guarda un altro. Per quanto riguarda le possibilità di intervento sull’immagine l’apparecchio offre un set di controlli adeguato alla maggioranza delle necessità. È però possibile attivare attraverso un menu di servizio delle funzionalità aggiuntive, tra le quali due preset concettualmente equivalenti ai classici ISFnight/day per la calibrazione avanzata. Il motivo per cui queste funzioni così utili sono di default nascoste è presto detto: il loro utilizzo, per la casa, dovrebbe essere riservato all’impiego del sistema di autocalibrazione della CalMAN col quale i TV QLED sono compatibili.

Sul retro del piccolo contenitore che racchiude parte dell’elettronica troviamo 4 ingressi HDMI e 3 USB 2.0. Su di un lato c’è lo slot CI e una connessione (ex-link) per l’autocalibrazione attraverso il sistema della CalMAN ed il controllo attraverso sistemi domotici.

In generale le funzionalità smart offerte dal Q8C sono molto complete; inoltre la Samsung ha al momento diversi accordi di esclusiva con alcuni fornitori di contenuti in streaming. Il Q8C è compatibile con lo standard Hybrid Log-Gamma per le trasmissioni televisive in HDR ma non supporta il Dolby Vision. Nella parte inferiore del TV, dietro il logo e del tutto invisibili, ci sono i tasti di controllo (accensione, volume, cambio canale), il cui utilizzo, invero non molto comodo, attiva anche una indicazione a schermo.

La visione

Prima di svolgere quella che è la parte più piacevole del lavoro, la visione dell’apparecchio, preferisco togliermi il “pensiero” delle misure, che per il Q8 hanno richiesto molto più lavoro del solito. Dalla documentazione fornitami sapevo quali valori di luminosità attendermi, che però nella pratica non riuscivo ad ottenere. C’è voluto un po’ di tempo, ma alla fine ho individuato il problema in una anomalia del menu dell’apparecchio: settando l’ingresso HDMI come HDR non si ottiene l’effetto voluto, perché da un lato, correttamente, la luminosità si innalza, ma dall’altro si riduce il picco massimo.

L’apparecchio era stato sottoposto all’aggiornamento del firmware, che evidentemente richiederà un ulteriore affinamento. Purtroppo questo significa che le potenzialità massime del TV non possono essere sfruttate, sebbene la luminosità complessiva resti comunque elevata. Capito l’inghippo tutto è filato liscio ed ho potuto dedicarmi alla visione, che come sempre inizia col digitale terrestre. La resa è vivace ma gli incarnati sono naturali e soprattutto l’apparecchio fa un buon upscale, con pochi problemi nel mantenere nitidi e a fuoco i dettagli in presenza di movimento, a meno che il segnale non sia troppo povero e allora il televisore non perdona.

La resa non è iperdettagliata ma mantiene una gradevole morbidezza coi segnali SD per divenire più concreta con quelli in HD. Queste buone premesse lasciano ben sperare con la riproduzione dei DVD, che infatti si rivela dotata di coerenza nella restituzione dei dettagli, buona stabilità e solo qualche rara incertezza alle prese col movimento. Senza ulteriori indugi passo all’UHD, dove l’apparecchio sfodera la resa potente e dettagliata che ci si aspetta dai discendenti della stirpe SUHD.

La vista di profilo evidenzia la curvatura del display che la base in alluminio ricalca fedelmente.

Ho potuto valutare l’ulteriore passo in avanti fatto quest’anno in termini di maggior profondità dei colori ai livelli più alti in una demo predisposta allo scopo alla quale sono stato invitato una decina di giorni prima di ricevere il Q8 in redazione. La differenza è risultata drammatica; ammetto che sarebbe stato difficile percepirla in maniera così netta in assenza di un confronto diretto e con immagini appositamente predisposte, anche perché la resa dei prodotti dello scorso anno era già di per sé molto “intensa”. I nuovi modelli hanno comunque una marcia in più, che è sicuramente determinante nei passaggi più intensi. Due sono i limiti emersi nel corso del test, indipendenti dalla sorgente e dalla risoluzione del segnale: l’angolo di visione e la resa della retroilluminazione in ambiente oscurato, specialmente in HDR.

Il primo aspetto si divide in due. Per quanto riguarda l’angolo di visione verticale, basta collocare l’apparecchio alla giusta altezza. Per quello orizzontale invece non c’è molto da fare: la resa perde progressivamente la sua verve man mano che ci si discosta dalla posizione centrale, nonostante le promesse fatte nel materiale promozionale. Non vedo soluzione neanche al secondo problema, che è comunque una caratteristica di molti TV Samsung e diversi anni fa non mi dissuase dall’acquistare un C8000 che ancora utilizzo con soddisfazione.

Sul TV sono presenti solo due connessioni, al riparo di una copertura collocata in prossimità del supporto, all’interno del quale scorrono i cavi per l’alimentazione e il segnale.

La resa del nero cambia drasticamente passando da ambienti illuminati, situazione in cui non si notano difetti ed il nero è nero, ad ambienti con luce soffusa o oscurati, dove la retroilluminazione ad ampie zone dei televisori edge si palesa con un ingrigimento delle porzioni a sfondo nero che circondano le aree molto chiare. È un po’ come i motori di alcune sportive superpotenti che però sono “vuoti” in basso. Più che un difetto è una “tipicità”. Molto dipende dalle abitudini dell’utilizzatore ed ovviamente dal tipo di contenuto. Con segnali SDR questi problemi sono decisamente meno marcati e agendo sui controlli si può ottenere un miglioramento sul nero rinunciando a qualcosa in termini di luminosità. Nel complesso la resa, fatti salvi gli inconvenienti testé menzionati, è di grande impatto in HDR e sempre valida nelle altre situazioni d’uso. L’audio è di discreta qualità, ma risulta fin troppo generoso se messo in relazione al volume del display.

Conclusioni

Il nuovo Q8 curvo è un apparecchio di lusso: è esteticamente affascinante, curatissimo nei dettagli. Ma soprattutto offre molte funzionalità ed ha una resa, seppur con alcuni limiti ben definiti che per alcuni utilizzatori potrebbero anche non pesare affatto, di grande impatto. Il prezzo non è basso ma è ben in linea con la classe del prodotto.
Mario Mollo


Ci è piaciuto

  • La qualità costruttiva è eccellente, sia per i materiali sia per il design
  • L’ottima qualità della visione con tutte le sorgenti, ma in ambienti luminosi

Non ci è piaciuto

  • In ambienti oscurati la retroilluminazione evidenzia dei limiti, specialmente in HDR
  • Un problema nel software sembrerebbe limitare il picco massimo di luminosità in HDR

La pagella

  • Prestazioni video: resa eccellente in ambienti luminosi; con luce soffusa emergono i limiti della retroilluminazione specialmente in HDR. Facendo la media tra un nove ed un cinque prenderebbe… 7
  • Possibilità operative: non manca nulla anche se nell’uso è emersa qualche incongruenza nei menu. 9
  • Costruzione: prodotto davvero fantastico sotto tutti i punti di vista. 10
  • Rapporto qualità/prezzo: il prezzo è sicuramente giustificato dall’eccellenza della realizzazione. Alla qualità manca solo la perfezione della resa anche in ambienti molto oscurati. 7,5

Le misure del Samsung QE55Q8CAMT

Impostazioni per l’esecuzione dei test. Modalità ottimale: “Film”. Modalità HDR: “Dinamica”

PRIMO BLOCCO: VOTO 9,5 (GIALLO, peso 1)

Intensità luminosa massima, area 10%, Y 100%: 380/580 nit (ottimale/HDR)

Picco del bianco, area 10%, Y 100%: 380/1250 nit (ottimale/HDR)

Livello del nero: 0,11/0,07 nit (ottimale/HDR)

Rapporto picco del bianco/livello del nero 3500/17800 (ottimale/HDR)

L’apparecchio è molto luminoso e questa “esuberanza” si riflette sul livello del nero, il cui valore cambia in funzione del pattern usato. Il valore riportato è riferito ad una scacchiera ANSI e pertanto è un valore realistico. I rapporti full on/full off, molto elevati, sono anch’essi ottenibili nell’uso nelle modalità indicate.

SECONDO BLOCCO (Uniformità illuminazione/eq. cromatico): VOTO 5 (ROSSO, peso 3)

Un apparecchio di questo livello non merita la sufficienza se le disparità di livello tra centro e bordi sono quasi tutte oltre il 15% .

TERZO BLOCCO (Equilibrio cromatico in funzione del livello di illuminazione): VOTO 7,5 (ROSSO, peso 3)

Una misura non marcata ma con leggero scostamento dalla linearità non come avviene di solito alle bassissime luci ma ai livelli immediatamente superiori.

QUARTO BLOCCO (Gamma): VOTO 10 (ROSSO, peso 3)

Il gamma, normalizzato al valore rilevato al 50%, ha un andamento che si discosta in misura insignificante dal riferimento.

QUINTO BLOCCO (Tavola CIE 1931): VOTO 8,5 (ARANCIONE, peso 2)

In modalità Rec 709 il gamut è perfettamente leggermente inscritto nel riferimento. In HDR il è invece molto prossimo al DCI P3.

Commento finale alle misure

L’apparecchio è molto luminoso e il livello del nero è sensibile al pattern usato per la rilevazione. L’elettronica è molto lineare (il gamma è perfetto) ma la taratura di fabbrica è leggermente indirizzata verso tonalità fredde. L’unico vero problema emerso è l’uniformità. Mario Mollo.

Voto finale: 7,8

Author: redazione

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