Panasonic TX-65AX900T

L’era del piedistallo è finita! Mai più televisori sospesi su gambe più o meno esili e traballanti (molto spesso più e basta): l’appoggio è adesso totale.
Battute a parte, se il primo impatto è quello visivo, allora il portabandiera di casa Panasonic, qui nella versione a 65 pollici, riesce perfettamente nell’intento di catturare l’attenzione ed alle promesse sulla qualità video affianca l’eleganza, un parametro importante soprattutto quando le dimensioni lasciano l’oggetto in piena vista.

aperturatriste_FDS0367La famiglia AX900 ha fatto la sua prima comparsa nell’arena dei televisori 4K in occasione del CES dello scorso anno; si è poi replicato con l’IFA ma la distribuzione nei negozi è iniziata soltanto un paio di mesi fa, e dunche anche se “vecchia” di un anno, rappresenta a tutti gli effetti una novità.
Le varianti proposte sono tre, caratterizzate in primo luogo dalla diagonale, 55, 65 ed 85 pollici, ma le differenze riguardano anche l’impianto tecnico dei prodotti visto che il modello più grande dispone di un sistema di retroilluminazione Full LED a 32 zone, contro le 128 degli altri due.
I tre modelli condividono l’architettura hardware/software che trova nel pannello appositamente sviluppato e nella sezione elettronica che lo pilota forti argomenti di interesse: si parte con un innovativo sistema di retroilluminazione Full LED per il quale sono state messe a punto funzioni di controllo originali, e si continua con l’originalità del sistema di gestione della colorimetria, che trasferisce alcuni concetti e tecnologie dal settore professionale al consumer.
E questo è solo l’inizio.
L’aspetto del display è fortemente condizionato dall’assenza del piedistallo, un elemento che per quanto innovato ed adattato agli attuali canoni stilistici non è mai scomparso, osservazione che porta a dire che anche dal punto di vista dell’estetica Panasonic segna un altro primato. Non determinante, magari, ma comunque una primogenitura che deve essere riconosciuta.
Dato però che la stabilità di un tale “mammozzone” non potrebbe essere garantita dal solo appoggio del bordo inferiore, un piedistallo c’è, visibile dalla vista di profilo, e consistente in un “piedone” di dimensioni generose, un parallelepipedo di plastica e metallo disposto sul retro del display ed a questo saldamente ancorato per mezzo di robuste viti. E di nuovo mi viene da pensare: perché non utilizzare l’interno dello scatolotto per alloggiare un subwoofer? Giusto per cercare una migliore approssimazione per l’audio dell’apparecchio. Giro il pensiero a chi di dovere.
Bello è bello, in posizione quasi verticale, leggermente inclinato all’indietro (per cui il piano di appoggio sarà bene prevederlo ad un’altezza inferiore a quella di visione), una superficie imponente e liscia, limitata ai bordi da una sottile cornice metallica che copre il profilo, lucida, a piacevole contrasto con il nero del frontale.
Lo spessore non da record, circa tre centimetri e mezzo, si accorda con l’intero impianto esteriore e trova giustificazione nell’equipaggiamento interno, il sistema di retroilluminazione, in primis, che impedisce di scendere al di sotto di una certa distanza LED-pannello, ma anche quattro abbondanti (ma silenziose) ventole che affacciano su griglie integrate nel fondello e smaltiscono il calore in eccesso, in verità mai notevole, che lascia l’apparecchio a livelli non più alti del tiepido anche dopo ore di funzionamento.
Le prese sono collocate sul fianco destro del pannello posteriore, e sono tutte quelle che fanno parte della dotazione ormai divenuta standard, con qualche pregevole aggiunta: quattro porte HDMI 2.0 ed una DisplayPort (in attesa di una maggior diffusione di questa interfaccia su media player e PC di classe consumer), tre USB, una delle quali in versione 3.0 per il collegamento dell’unità di memorizzazione delle registrazioni, e la usuale pletora di connettori “storici” (videocomposito, SCART, RGB etc.) tramite opportuni adattatori forniti in dotazione.

Le prese sono collocate tutte sul retro del televisore, lo schieramento comprende quattro porte HDMI, tre USB di cui due da 500 mA e una (HDD) da 900 mA max, uscite ed ingressi per l’audio analogico e digitale; connessione ethernet, bocchettoni per le antenne, uno slot SD card e due Common Interface per la gestione dell’accesso contemporaneo a due Pay TV HD. Sul lato opposto del televisore (non visibile nella foto) troviamo i pulsanti di controllo per l’accensione manuale, volume, menu...

Le prese sono collocate tutte sul retro del televisore, lo schieramento comprende quattro porte HDMI, tre USB di cui due da 500 mA e una (HDD) da 900 mA max, uscite ed ingressi per l’audio analogico e digitale; connessione ethernet, bocchettoni per le antenne, uno slot SD card e due Common Interface per la gestione dell’accesso contemporaneo a due Pay TV HD. Sul lato opposto del televisore (non visibile nella foto) troviamo i pulsanti di controllo per l’accensione manuale, volume, menu…

Il sintonizzatore è triplo, due sezioni dedicate ai segnali satellitari ed uno per il DVB-T/T2, in linea con i protocolli di trasmissione attuali e futuri (almeno nell’ambito del panorama delle opzioni offerte al momento e nel vicino futuro dai broadcaster).
Gli accessori forniti assommano a due paia di occhiali in tecnologia passiva per la visione 3D, il telecomando tradizionale (in versione Premium, con pannello superiore in alluminio e retroilluminazione) ed il piccolo touchpad in pura plastica (uno sforzino in più non avrebbe guastato dato il prezzo di vendita del TV).

Tecnologie e funzioni

Terminato lo sviluppo dei display in tecnologia plasma, la casa giapponese si è dedicata esclusivamente agli sforzi nella ricerca e produzione di pannelli a cristalli liquidi capaci di inseguirne le prestazioni, nel tentativo di portare questa classe di display a livelli paragonabili soprattutto per quanto attiene alla riproduzione dei neri: il lavoro non è certo facile a causa delle limitazioni intrinseche agli LCD che, ricordiamolo, funzionano come “otturatori” che non è possibile chiudere completamente. Da qui l’elaborazione di tecniche di controllo della luce emessa dalla sorgente basate sulla ovvia considerazione per cui se nella zona buia dell’immagine si “spegne la luce”, questa zona risulta nera.
Ma come sempre, il percorso tra il dire ed il fare non è lineare, l’applicazione del semplice concetto sopra riportato non è poi tanto ovvia ed i risultati non sempre entusiasmanti: non è soltanto questione di potenza di calcolo, efficacia ed efficienza degli algoritmi di analisi delle immagini quanto, piuttosto, del come queste componenti cooperano. Tra loro e con il pannello vero e proprio (LCD e Back Light Unit) che, ad esempio, deve offrire al sistema di controllo un congruente range di variabilità delle grandezze controllate, cosicché le regolazioni possano essere ottimizzate. Se, per esempio, riguardo la luminosità, partiamo da un pannello poco trasparente, perché la sorgente di luce è limitata o perché e la struttura stessa del pannello a “mangiare” una parte cospicua della luce emessa, anche in presenza di controllo ottimo (elettronica e software) non si riuscirà ad ottenere un livello di luminosità soddisfacente. E questo vale, sic et simpliciter, per la riproduzione dei neri ed ovviamente dei colori; di per sé, ma anche perché questi aspetti sono intimamente correlati.
L’approccio seguito dai progettisti giapponesi, quindi, prevede il disegno di un pannello particolarmente luminoso, un sistema di retroilluminazione integrale, ovvero con i LED collocati dietro al pannello vero e proprio, un sofisticato sistema di controllo della luce da questi emessa ed il trasferimento al settore LCD consumer di tecnologie utilizzate in campo professionale o in alcuni plasma. Come è ad esempio il caso dell’impiego di una LUT (Look Up Table) per la calibrazione della colorimetria. Ovviamente ottimizzando le varie componenti rispetto alle mutue interazioni.
A differenza di altre implementazioni il Local Dimming Ultra di Panasonic è un vero controllo della luminosità, non si limita cioè ai soli stati on/off dei LED, ma ne varia con continuità l’emissione seguendo la ripartizione in zone di luminosità effettuata dagli algoritmi di analisi dell’immagine; se così com’è un tale sistema offre buone garanzie nella riproduzione delle diverse condizioni di illuminamento per le immagini statiche, lo stesso non può automaticamente dirsi quando si passa ai reali contenuti, che fermi non sono. È comune osservare la presenza di aloni nel moto delle porzioni luminose dell’immagine ed una delle cause è da ricercare nella finezza del reticolo utilizzato nell’analisi: quanto più fitto è il reticolo tanto più netti sono i bordi delle zone a diversa luminosità. E allora, ecco spuntare l’Area Gamma Control che regola una porzione di immagine suddivisa in 25 componenti e sulla base dell’analisi della luminosità di ciascuna di esse pilota le corrispondenti zone a LED.

Anche la famiglia AX900 offre all’utente l’interfaccia grafica per il menù che equipaggia gli altri modelli UHD ed FHD di fascia alta: l’aspetto è abbastanza usuale, ma qualche particolarità che nell’uso si rivela molto utile e comoda ce l’ha. L’intero menù è organizzato come una unica, lunga, pagina suddivisa in sezioni raggiungibili sia direttamente tramite il titolo, sia scorrendo le schermate con i tasti cursore oppure, più velocemente, con quelli per la selezione del canale; sia da telecomando che tramite il pulsante dedicato del touchpad. La quantità di impostazioni e regolazioni è impressionante, e del resto non poteva che essere così data la ricchezza di funzioni che caratterizzano il TV, in particolare per quanto riguarda la sezione relativa alla qualità delle immagini rappresentata (parzialmente) nella foto; alcuni dei parametri  sono descritti in maniera un po’ oscura, ma il manuale elettronico è abbastanza d’aiuto nel decifrarli. L’unico problema è che con tale strumento diventa faticoso seguire il flusso di lavoro: meglio scaricare la versione pdf dello stesso e tenerla a portata di mano.

Anche la famiglia AX900 offre all’utente l’interfaccia grafica per il menù che equipaggia gli altri modelli UHD ed FHD di fascia alta: l’aspetto è abbastanza usuale, ma qualche particolarità che nell’uso si rivela molto utile e comoda ce l’ha. L’intero menù è organizzato come una unica, lunga, pagina suddivisa in sezioni raggiungibili sia direttamente tramite il titolo, sia scorrendo le schermate con i tasti cursore oppure, più velocemente, con quelli per la selezione del canale; sia da telecomando che tramite il pulsante dedicato del touchpad. La quantità di impostazioni e regolazioni è impressionante, e del resto non poteva che essere così data la ricchezza di funzioni che caratterizzano il TV, in particolare per quanto riguarda la sezione relativa alla qualità delle immagini rappresentata (parzialmente) nella foto; alcuni dei parametri sono descritti in maniera un po’ oscura, ma il manuale elettronico è abbastanza d’aiuto nel decifrarli. L’unico problema è che con tale strumento diventa faticoso seguire il flusso di lavoro: meglio scaricare la versione pdf dello stesso e tenerla a portata di mano.

Una buona idea, certamente, anche perché associata a due altre funzioni, presenti nel pacchetto denominato Studio Master Drive e dedicate alla gestione della luminosità e, rispettivamente, della colorimetria: la prima di esse, Black Gradiation Drive, fornisce un algoritmo adattativo che in base all’analisi dell’immagine modula i livelli di bianco e nero delle zone a differente luminosità infittendoli nelle porzioni più scure o più chiare così da avere una maggior risoluzione in termini di gradazione del nero assieme ad un rapporto di contrasto più elevato.
Con la seconda, denominata Super Chroma Drive, viene definito un approccio per la stabilizzazione del gamut in funzione del livello di luminosità e, come conseguenza, per ottenere colori che non cambiano nel passaggio dalle alte alle basse luci.
A queste importanti novità si affianca l’ampio panorama di funzionalità già utilizzate in altri recenti modelli della casa, l’AS800 e l’AX800 e ad essa esclusivi: si va dal my Stream, che offre una semplice e pratica soluzione per la composizione di un menù personalizzato di contenuti in base alle abitudini di visione di ciascun utente, al nuovo TV Anywhere con il quale i programmi live o registrati possono essere visti ovunque, su un tablet/smartphone, purché in presenza di un collegamento Internet (Wi-Fi o su rete telefonica mobile). Questa funzionalità offre anche l’accesso al timer di registrazione così da poter ovviare ad eventuali dimenticanze.
Ci sono poi un completo assortimento di app, una sezione videoregistratore che utilizza una memoria di massa esterna, un media player che riconosce un sostanzioso assortimento di formati ed il supporto ai collegamenti di rete cablata o wireless: difficile trovare display più completi.

La prova

Iniziamo, come al solito, con un aggiornamento del software, operazione per la quale è necessario passare attraverso alcune impostazioni, quali quella del collegamento di rete e che, dunque, offre un assaggio del funzionamento del sistema di gestione: i passi iniziali sono automatici, la procedura propone le schermate con le necessarie regolazioni e fino a qui verifichiamo la linearità e semplicità dell’interfaccia. Una volta effettuato l’aggiornamento dedichiamo un po’ di tempo alla navigazione nella ricca struttura di menù, organizzata in modo razionale e per questo di impiego relativamente semplice. Dove il semplice è da riferirsi alle impostazioni più comuni, perché il settore delle regolazioni/impostazioni che attiene alla qualità delle immagini è un po’ più impegnativo, disponendo di una quantità di parametri che possono essere utilizzati al meglio sapendo cosa si sta facendo, e magari con l’ausilio di un colorimetro ed il supporto di un esperto. Gli utenti con una spiccata vocazione allo smanettamento trovano qui pane per i loro denti.
La valutazione è complessivamente positiva, fatta salva una certa lentezza nella risposta ai comandi e l’invadenza dell’interfaccia grafica sullo schermo. L’accesso alle singole voci di regolazione è, infatti, vincolato al passaggio per la schermata che contiene l’intera lista e questa occupa una abbondante porzione dello schermo, il che obbliga ad un continuo “avanti e indietro” tra le schermate e quindi allunga i tempi e confonde. Ci piacerebbe, almeno per questa sezione delle regolazioni, un’interfaccia più agile, ad esempio un solo livello di schermate, magari una fascia di ampiezza limitata ai lati del display, da cui selezionare il parametro da regolare, mantenendo la visibilità dell’intero set di parametri e di una consistente parte dello schermo.
Per le varie operazioni utilizziamo il telecomando ed il touchpad, entrambi, scomodamente, perché nessuno dei due dispositivi è completo, visto che alcune funzioni sono disponibili sull’uno e non sull’altro, una situazione seccante soprattutto in fase di messa a punto.
L’app TV Remote 2, al contrario, agevola decisamente le operazioni perché mette a disposizione in poche schermate dello smartphone/tablet tutto quello che può servire aiutando l’utente con informazioni utili quali, ad esempio, i grafici del gamut e della curva del gamma, e con una compatta visualizzazione delle regolazioni disponibili.

Ampliando la quantità di sorgenti accessibili dal display, non più limitata ai soli programmi TV, nasce l’inevitabile questione del come gestirli e per questo i produttori hanno definito i profili utente e la possibilità di configurarli secondo i propri gusti ed abitudini di utilizzo: l’approccio messo a punto dai progettisti Panasonic, oltre ai contenuti, permette di configurare anche l’aspetto esteriore dell’interfaccia, a cominciare dalla struttura della pagina scegliendo tra un discreto set di modelli preimpostati. Tutte le operazioni sono semplicissime, si tratta di selezionare l’oggetto desiderato e confermare la scelta: rapido ed efficiente! Accanto alle diverse sorgenti, programmi TV, contenuti Internet, registrazioni e via dicendo, la pagina può contenere anche widget quali l’orologio ed il calendario.

Ampliando la quantità di sorgenti accessibili dal display, non più limitata ai soli programmi TV, nasce l’inevitabile questione del come gestirli e per questo i produttori hanno definito i profili utente e la possibilità di configurarli secondo i propri gusti ed abitudini di utilizzo: l’approccio messo a punto dai progettisti Panasonic, oltre ai contenuti, permette di configurare anche l’aspetto esteriore dell’interfaccia, a cominciare dalla struttura della pagina scegliendo tra un discreto set di modelli preimpostati. Tutte le operazioni sono semplicissime, si tratta di selezionare l’oggetto desiderato e confermare la scelta: rapido ed efficiente! Accanto alle diverse sorgenti, programmi TV, contenuti Internet, registrazioni e via dicendo, la pagina può contenere anche widget quali l’orologio ed il calendario.

_FDS0100 _FDS0101La qualità delle immagini è complessivamente buona, almeno nelle varie modalità cinema (ce ne sono cinque più una per la personalizzazione) con un picco di eccellente valutazione per il sistema di gestione del colore; il livello del nero, per converso, si mantiene entro limiti abbastanza usuali. Un comportamento curioso forse dovuto alla storia dell’esemplare in prova, che è arrivato in redazione in un voluminoso flycase anziché nel tipico imballo o, ipotizziamo, alla natura non definitiva del prodotto.
Come che sia, se la colorimetria può essere senza tema di smentite definita come eccellente, tanto per i risultati delle misurazioni quanto, e soprattutto, alla visione, e se i controlli ad essa dedicati permettono ampi margini di intervento, per quanto riguarda la gestione dell’illuminazione (comprendendo in questa definizione la retroilluminazione, la luminosità, il contrasto e le funzionalità ad essi associate) ci siamo trovati davanti ad un display che, per la classe di appartenenza e per le aspettative sollevate dalle presentazioni, non ci ha colpitopiù di tanto.
A prescindere dal valore minimo di luminosità residua che non si riesce a far scendere al di sotto del griglino, abbiamo rilevato alcune particolarità inaspettate: è, ad esempio, il caso della illuminazione delle bande nere (letterbox) visualizzate nella riproduzione di materiale cinematografico che non viene completamente spenta, rimangono leggermente illuminate in qualsiasi modalità di visione e con un livello di luminosità che dipende dalla modalità stessa, e l’occhio le nota immediatamente perché contrastano con la cornice nera; un comportamento simile a quello visibile con il pattern nero che nero non è, ma mostra una luminosità residua dipendente dalla modalità selezionata. Possiamo anche citare il tempo impiegato dal sistema di retroilluminazione a recuperare il corretto livello di nero allo spegnimento della zona luminosa dell’immagine, cosa che per transizioni rapide produce piccoli ma percepibili scatti nella luminosità, oppure l’alone che circonda le parti più luminose di un pattern per il resto scuro quando si usa la modalità Dinamica, o in misura minore anche alcune delle modalità Cinema.
L’impressione che se ne trae è che alcune funzioni di elaborazione non possono essere disabilitate o completamente controllate e questa diventa certezza nel caso della retroilluminazione che anche nella modalità Personalizza non può essere spenta.
Un’occhiata alle misure conferma alcune di queste particolarità, a cominciare dall’inversione di comportamento tra le modalità Normale e Dinamica, per passare alla riduzione del rapporto di contrasto in modalità Cinema: vogliamo credere che siano specifiche dell’esemplare utilizzato nella prova.
Quanto sopra si riferisce all’impiego con i pattern solitamente utilizzati nei test e nelle misure perché, a parte le bande letterbox, nella visualizzazione di materiale “vero” i difettucci vengono mascherati e la visione è realmente godibile: in particolare, oltre alla spettacolare morbidezza e ricchezza dei colori abbiamo rilevato un’altrettanto ricca modulazione dei neri nelle zone più scure, tanto ricca da evidenziare particolari che non avevamo mai percepito, pur essendo i dischi gli stessi che usiamo da tempo. Il drappeggio di un abito nero, ad esempio, o le pareti di una caverna mal illuminata, con sfumature che rendono bene le pieghe del tessuto o le asperità e la gradazione di grigio della roccia.
Ragionevolmente, allora, la discrepanza tra misure e visione è dovuta all’ottimizzazione del sistema per la visualizzazione di materiali reali, film, clips etc. e non per i pattern di test che di naturale hanno ben poco, ma piuttosto stressano l’apparecchio a condizioni di lavoro non usuali.
In altri termini, con questo televisore è evidente che quello che si vede al banco di misura si sovrappone limitatamente a quello che si vede con i contenuti. Almeno per quanto attiene alla gestione del nero. A sostegno di questa affermazione rivalutiamo il tempo di intervento degli algoritmi di retroilluminazione, nel senso che l’effetto di un graduale adattamento è sicuramente benefico con le sequenze reali perché minimizza la discontinuità della transizione e assorbe le fluttuazioni di luminosità. Ed in effetti, nella riproduzione del film non si nota, ma diviene visibile nei titoli di coda.

Panasonic ha optato per il 3D passivo e come conseguenza gli occhiali sono molto leggeri: nella visione di materiale tridimensionale non abbiamo rilevato carenze, né dal lato funzionale, né da quello ergonomico; anche dopo una visione prolungata non danno fastidio.

Panasonic ha optato per il 3D passivo e come conseguenza gli occhiali sono molto leggeri: nella visione di materiale tridimensionale non abbiamo rilevato carenze, né dal lato funzionale, né da quello ergonomico; anche dopo una visione prolungata non danno fastidio.

Dalle prove abbiamo visto che per una miglior visione è preferibile impostare il livello di intervento della retroilluminazione sul valore minimo perché i due altri disponibili introducono qualche artefatto e qualche alone e, per quanto questo sia materia di preferenza personale, la miglior resa complessiva (contrasto, colori, illuminazione etc.) è quella offerta dalla modalità True Cinema.
Per quanto riguarda il sistema di scaling non abbiamo osservazioni, se non rilevare il funzionamento praticamente perfetto, nessuna incertezza di intervento e risoluzione effettiva a 1.080, almeno con il parametro Intelligent Frame Creation regolato al suo valore minimo: i pattern di test evidenziano tutte le righe in maniera ben visibile e con il materiale su Blu-ray si conferma il risultato. Le regolazioni più dure introducono, invece, qualche artefatto, ma questo rientra nella norma.
Gli spezzoni sono sempre gli stessi, quelli che utilizziamo per la prova della sezione 4K, e di essi abbiamo imparato a riconoscere le peculiarità, più o meno sempre le stesse indipendentemente dal display in uso, ma questa volta ci sembrano più intriganti: la risoluzione conta, certamente, ma non è questo il punto, è l’insieme delle caratteristiche, neri, luminosità, contrasto, colori, che restituisce immagini al limite dello spettacolare. Quanto osservato in HD si ripropone se possibile con una maggior ricchezza, parliamo dei colori, dei toni, che seguono la saturazione che ci si aspetta dal contrasto cromatico sabbia-cielo e si ammorbidiscono in una scena all’alba. Con il supporto di ombre e gradazioni di chiaroscuro dal dettaglio fine ed incisivo.
Nonostante disponga di un set di altoparlanti alloggiati nel contenitore, e quindi di dimensioni contenute, il 65AX900 offre un audio di livello ragionevolmente discreto: con questo intendiamo la notevole chiarezza dei dialoghi, una sufficiente estensione in zona bassa frequenza e, sorprendentemente, un campo sonoro che si adatta perfettamente alle dimensioni del display. È esperienza comune, infatti, percepire l’audio dei televisori come proveniente da una sorgente di piccole dimensioni, spesso concentrata in zone ben individuabili dello schermo: con questo display, invece, l’audio “proviene dal televisore”, da tutta la sua superficie, non c’è modo di individuare una porzione sorgente. E questo conferisce un altro valore alla visione dei film.

Per il controllo del display sono previsti un telecomando standard ed il piccolo touchpad che , però, molto spesso devono essere usati assieme perché il touchpad non gestisce tutte le possibilità, mentre il telecomando per alcune applicazioni è più scomodo: è ad esempio il caso dell’inserimento di testo nelle schermate di gestione del profilo, nelle quali i singoli caratteri non sono accessibili dalla tastiera del telecomando e possono essere raggiunti soltanto tramite i tasti cursore. Più veloce il touchpad che li seleziona facendo scorrere le freccetta del cursore. Altro esempio sono i tasti colorati, utilizzati in varie impostazioni, che sul touchpad mancano proprio.

Per il controllo del display sono previsti un telecomando standard ed il piccolo touchpad che , però, molto spesso devono essere usati assieme perché il touchpad non gestisce tutte le possibilità, mentre il telecomando per alcune applicazioni è più scomodo: è ad esempio il caso dell’inserimento di testo nelle schermate di gestione del profilo, nelle quali i singoli caratteri non sono accessibili dalla tastiera del telecomando e possono essere raggiunti soltanto tramite i tasti cursore. Più veloce il touchpad che li seleziona facendo scorrere le freccetta del cursore. Altro esempio sono i tasti colorati, utilizzati in varie impostazioni, che sul touchpad mancano proprio.

Conclusioni

Panasonic è sulla buona strada verso la produzione di LCD simil-plasma: lo dimostra questo 65 pollici che se non fa (ancora) concorrenza al nero dei plasma, non lo fa per un funzionamento che mostra ancora qualche incertezza nella gestione della luminosità ma, mi ripeto, le premesse per risultati più precisi a breve scadenza ci sono tutte. Ma solo per questo aspetto, perché se guardiamo alla colorimetria, alte o basse luci che siano, vediamo un risultato che non solo eguaglia ma migliora quello ottenibile con la tecnologia ormai defunta ed anche per questo aspetto quanto proposto dai progettisti giapponesi non è che l’inizio: le idee sono buone e possono essere implementate in maniera ancora più efficace, magari sviluppando appositi e più performanti processori, il solo vero limite a ciò che è possibile ottenere. Si pensi, ad esempio, ad una matrice di zone di analisi dell’immagine (Area Gamma Control) di dimensioni superiori al 5×5 attuale con il conseguente raffinamento del gradiente di luminosità. Insomma le basi sono poste e sono basi intelligenti e con notevoli potenzialità, quanto basta per immaginare a ragione display realistici anche nell’ambiente domestico.

di Giancarlo Corsi

 

Misure Panasonic XT-65AX900T

Misure Panasonic XT-65AX900T


Ci è piaciuto

  • La buona qualità del video
  • La ricchezza della dotazione
  • La semplicità d’uso

Non ci è piaciuto

  • Le incertezze nella gestione dell’illuminazione
  • L’incompletezza di touchpad e telecomando

Carta d’identità

  • Marca: Panasonic
  • Modello: TX-65AX900T
  • Tipo: televisore LCD 3D passivo UHD
  • Dimensioni: 1.457x863x356 cm con supporto
  • Peso: 52 kg con supporto
  • Diagonale: 65”.
  • Risoluzione: 3840×2160 pixel.
  • Diffusori: 2 Tweeter, 1 Woofer.
  • Connettori: HDMI x4, DisplayPortx1, Component, RGB, Videocomposito, Audio digitale S/Pdif, Cuffie, USB x3 (1xUSB 3.0), ethernet

Distribuito da: Panasonic Italia SpA, Viale dell’Innovazione 3, 20126 Milano. Tel. 02 67072556 www.panasonic.it

Author: redazione

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