Trinnov Audio Altitude 32 8-16

La stampante 3D del suono

Fantascienza: è questa la prima cosa a cui pensi al momento del “primo contatto” con questo processore, capace di modellare tridimensionalmente il suono. Gli mancano solo la parola e una interfaccia in stile “Minority Report” e potrebbe benissimo equipaggiare la sala home cinema dell’Enterprise…

Se foste i fortunati possessori di un’auto sportiva di elevatissime prestazioni, probabilmente la guidereste anche nel congestionato traffico di un centro cittadino, ma più che altro per motivi di “immagine”. Solo in pista però la vettura sarà in grado di darvi tutte le emozioni legate al vero scopo per cui è stata costruita, il divertimento della guida, il raggiungimento della massima velocità. Lo stesso vale per un impianto hi-fi o, nel nostro caso, un sistema home cinema multicanale.

Anche da spento potrete farne sfoggio, ed emetterà suoni qualunque sia l’ambiente in cui è stato collocato. Ma solo in una sala acusticamente idonea l’impianto sarà in grado di eseguire al meglio il compito per cui è stato concepito. Un processore come quello in prova può quindi essere utile a chi ha una sala dalla cattiva acustica? Se vi siete posti la domanda, sebbene la risposta possa effettivamente essere quella affermativa, siete su una cattiva strada.

Chi si impegna nell’acquisto di un oggetto come l’Altitude 32 avrà scelto il meglio anche per i componenti a monte e a valle del processore, ambiente compreso, per il quale avrà adottato tutti gli accorgimenti per massimizzarne la resa. Restando nella metafora motoristica, il Trinnov Altitude 32 serve a fare l’assetto per il circuito, perché ogni pista è diversa dalle altre e la vettura deve essere perfettamente ottimizzata per ogni singolo autodromo.

L’assetto si ottimizza anche sul bagnato, ovvero in un ambiente poco idoneo, ma i tempi sul giro, per quanto siano i migliori ottenibili in quella situazione, saranno comunque più alti di quelli sull’asciutto, nella stanza giusta. E qui stiamo parlando proprio della Formula 1 dell’home theater, dove contano solo le prestazioni, non importa il costo: l’Altitude 32 serve per ottenere il massimo. Come? Adattando qualunque tipologia di segnale in ingresso alle caratteristiche dell’impianto e all’ambiente in cui è inserito, modellando “spazio-temporalmente” il primo al secondo.

La vista dell’interno evidenzia il livello costruttivo dell’apparecchio, a dir poco esemplare. Al di sotto del convogliatore d’aria che si vede in alto nella parte sinistra, c’è la scheda madre MSI con processore Intel Core I7. La modularità della realizzazione è molto spinta: oltre ad essere aperto a qualunque upgrade software, il Trinnov Altitude 32 potrebbe essere facilmente aggiornato anche nell’hardware per rimanere sempre al passo coi tempi.

Trinnov: il suono 3D

La manipolazione tridimensionale del suono costituisce la sequenza principale del DNA dell’esclusivo marchio d’oltralpe, il cui nome, Trinnov, nasce dall’integrazione dei termini 3D e innovation. La storia di Trinnov inizia proprio con la ricerca nell’ambito della riproduzione “tridimensionale” del suono, ricerca che sfocia successivamente in applicazioni professionali per l’ottimizzazione dell’acustica ambientale, adottate da numerosi studi di registrazione, post-produzione e broadcaster in tutto il mondo.

Questa fase copre l’arco temporale che va dal 2000 al 2009. Dal 2010 in poi, oltre ai prodotti per impiego professionale, compresi quelli per le sale cinematografiche, la casa inizia a proporre soluzioni dedicate alle applicazioni domestiche, come il processore/ottimizzatore stereo ST2 HiFi. Il passaggio successivo è quello delle soluzioni multicanale, ambito nel quale l’Altitude 32 rappresenta il prodotto più sofisticato della Trinnov, con pochi rivali nel panorama mondiale. Come molti altri prodotti del costruttore francese, anche questo processore è un mix di hardware e software ove le due componenti sono fortemente distinte.

Le 4 capsule che compongono il sistema microfonico per la calibrazione sono disposte in modo da operare come un GPS al contrario: il sistema riesce a localizzare la posizione di una sorgente sonora grazie al differente tempo di arrivo dell’emissione delle sue quattro “orecchie”. L’accuratezza del rilevamento è dell’ordine di ±2° per quanto riguarda la provenienza, mentre la distanza viene rilevata con incertezza praticamente trascurabile. Oltre alla posizione degli altoparlanti il sistema misura anche l’RT60 dell’ambiente (tempo necessario affinché il suono riverberato si attenui di 60 dB).

Non vengono impiegati dei DSP che, per quanto programmabili, impongono dei confini oltre i quali le linee di codice non possono spingersi. I prodotti della Trinnov sono costituiti da una sezione di elaborazione, che garantisce la necessaria potenza di calcolo, e da un certo numero di schede di interfaccia audio, che incorporano, accanto agli ingressi e le uscite, le sezioni di conversione. Tutto quello che succede nel fluire del segnale dagli ingressi alle uscite è governato dal software. La versione standard del prodotto decodifica nativamente i flussi Dolby Digital Plus, Dolby TrueHD, DTS Digital Surround e DTS-HD Master Audio.

Per i flussi 3D, come il Dolby Atmos, il DTS:X e Auro 3D, è disponibile un upgrade software, i cui moduli sono stati sviluppati internamente. Proprio in virtù del know-how del costruttore, l’apparecchio è totalmente future-proof, nel senso che allorquando dovessero essere introdotti nuovi formati, la macchina potrà essere in grado di decodificarli semplicemente grazie ad un aggiornamento del software. Mi spingo anche a supporre che, qualora dovessero intervenire anche delle rivoluzioni in termini delle specifiche hardware dai segnali, il costruttore potrebbe predisporre all’uopo nuove schede I/O compatibili.

Il pannello posteriore è completamente occupato dalle connessioni, ma ciò nonostante mantiene un certo ordine. La zona (1) ospita le 16 uscite bilanciate, replicate nel formato DB25 (zona (6), dove troviamo le uscite 1 e 2 anche in formato RCA). I due connettori con il coperchietto sono quelli delle uscite da 17 a 32, non implementate nella versione in prova. La zona (2) è quella degli 8 ingressi e delle 2 uscite HDMI 1.4a. Il supporto al 4K 60p è limitato al formato 4:2:0, senza supporto per l’HDR. La zona (3) è relativa ai trigger, mentre la (4) accoglie gli ingressi analogici (1 ingresso 7.1 RCA, 2 ingressi stereo XLR, 3 ingressi stereo RCA, 1 ingresso microfono). Per quanto riguarda le connessioni digitali, nella zona (8) troviamo le uscite (1 AES3 a 8 canali su DB25, 1 stereo AES/EBU su XLR, 1 stereo ottica e 1 stereo coassiale) e nella zona (9) gli ingressi (1 AES3 a 8 canali su DB25, 4 ottici, 4 coassiali e 2 stereo AES/EBU su XLR). La zona (5) è relativa all’alimentazione ed al controllo via seriale; infine la (7) è quella della motherboard miniITX con processore Intel i7 che sovrintende al funzionamento dell’apparecchio.

Funzionalità principali

Il manuale di 151 pagine è esaustivo ma non prolisso. Descrivere tutto quello che è possibile fare con questo apparecchio non dico che ne richiederebbe altrettante, ma dovrò dare fondo a tutta la mia capacità di sintesi per restare nei limiti consentiti… In buona sostanza l’Altitude è un preamplificatore HT, in grado come detto di gestire le codifiche attuali e anche quelle future. La sua peculiarità è che non esiste un legame diretto e predefinito tra ingressi ed uscite, perché ciascuna di queste è liberamente assegnabile. La prima operazione da svolgere per utilizzare l’apparecchio quindi è quella di comunicare al software la configurazione dell’impianto, scegliendo da un elenco di tipologie standard o definendola manualmente.

Si parte da una semplice configurazione stereo fino ad una incredibile 21.1.10, passando per tutte le tipologie classiche a 5, 7, 9 e 11 canali. L’Altitude è disponibile in varie configurazioni in base al numero di ingressi e uscite disponibili. Quella provata è la 8-16 (8 ingressi e 16 uscite). Le versioni prodotte sono 4: 8/8, 8/16, 16/24 e 16/32. Ciascun diffusore può essere multiamplificato fino a 4 vie. Se volessimo realizzare ad esempio un sistema 5.1 tradizionale, useremmo 6 uscite; se volessimo fare la stessa cosa ma con i frontali triamplificati e i restanti canali biamplificati, sfrutteremmo 13 uscite.

La schermata principale, da dove si selezionano gli ingressi. La zona di sinistra, con la regolazione del volume, il muting ecc., è occultabile ma disponibile in tutti i menu.

I diffusori possono essere raggruppati in array e possono essere liberamente assegnati a canali diversi a seconda della codifica del segnale. E al sistema si possono aggiungere quanti subwoofer si vuole, compatibilmente con il numero di uscite non impegnate con gli altri diffusori. A ciascuno dei sub si può reindirizzare la gamma bassa di qualsivoglia diffusore. Naturalmente l’operazione di assegnazione va fatta consapevolmente, in base anche alla collocazione di ciascuna unità. Frequenza di taglio e pendenza del filtro possono essere liberamente selezionate e sono indipendenti per i due rami (passa-alto e passa-basso) del filtro. Per quanto riguarda il cuore dell’apparecchio, ovvero il sistema di ottimizzazione, vi dico solo che svolge 3 compiti: correzione dell’acustica ambientale, correzione della risposta in frequenza, correzione della risposta in fase (le tre azioni sono attivabili singolarmente).

Vi rimando al riquadro di Mario Richard per l’approfondimento tecnico. C’è poi la classica equalizzazione, in cui l’operatore “muove” il cursore per impostare la correzione, e quella con curva “target”, in cui l’operatore imposta la risposta desiderata ed il processore pensa ad ottenerla. E veniamo infine a quella che, tra le tante funzioni svolte dall’apparecchio, è di certo la più appariscente: il controllo “3D”. Per capire di che si tratta, partiamo dal presupposto che le configurazioni dei diffusori consigliate da Dolby per l’Atmos, da DTS per il DTS:X e da Auro Technologies per l’Auro 3D, differiscono tra loro; quindi nella fase di progettazione dell’impianto questo può essere ottimizzato solo per un formato o addirittura, per vincoli ambientali, potrebbe anche non rispondere esattamente alle specifiche di nessun formato, soprattutto al crescere della complessità del sistema e al numero di altoparlanti installati.

Qualora si opti per la multiamplificazione di uno o più diffusori, la prima cosa da fare è proprio l’impostazione del crossover elettronico. Nella schermata vediamo la configurazione per un due vie, ma l’apparecchio ne supporta fino a 4.

Il processore però è in grado di spostare virtualmente nello spazio le sorgenti fisiche, ricreando le collocazioni ottimali per ciascuna codifica. Come è possibile? L’apparec-chio, nella fase di calibrazione, rileva l’esatta collocazione degli altoparlanti rispetto al punto di ascolto. Questa operazione è resa possibile dallo speciale microfono utilizzato, equipaggiato con 4 capsule disposte con una particolare geometria. In base alle differenze temporali con cui l’emissione di ciascun diffusore raggiunge le 4 capsule, il processore riesce a calcolarne la posizione rispetto al microfono stesso. È lo stesso principio del GPS ma al contrario, nel senso che il localizzatore non individua la propria posizione rispetto a più satelliti che inviano il segnale ma localizza un’unica sorgente di segnale rispetto alla propria posizione grazie a 4 diversi ricettori.

L’accuratezza del rilevamento è di ±2° circa per quanto attiene alla direzione, mentre la distanza viene determinata con incertezza praticamente trascurabile. Durante la fase di calibrazione non è necessario spostare il microfono in diversi punti dell’ambiente di ascolto, come avviene quando si usa il classico microfono “singolo”. Nulla vieta di effettuare rilevazioni in punti diversi che saranno memorizzate in altrettanti preset. In base alle informazioni note sulla collocazione ideale, che dipende dal tipo di codifica, e a quelle rilevate tramite calibrazione, il sistema è in grado di rimappare virtualmente la posizione degli altoparlanti, collocandoli nella posizione prevista. Questa ottimizzazione è importante sia nelle codifiche tradizionali che in quelle basate sugli oggetti.

La configurazione dell’impianto: nell’esempio un sistema Atmos 7.1.2 con i frontali biamplificati.

Per queste ultime uno dei compiti del processore è proprio quello di ottenere la giusta provenienza di un oggetto sonoro, quale che sia il numero e la collocazione degli altoparlanti a soffitto. Quante più sorgenti sonore si hanno a disposizione, tanto più accuratamente il processore riuscirà a ricrearne la giusta collocazione spaziale. A tanta completezza funzionale si accompagna una altrettanto sofisticata gestione, al punto che si possono fare le stesse cose in modi diversi. Supponiamo di avere bisogno di due setup per due modalità di utilizzo. La via più diretta è creare due preset.

Di tutte le correzioni effettuate dal processore è possibile vederne direttamente il grafico.

Se la sorgente fosse la stessa, potrei però assegnare due diversi nomi allo stesso ingresso fisico, ognuno dei quali con le regolazioni volute. Anche il modo di controllare l’apparecchio merita qualche parola. Il sistema più semplice e diretto è quello di collegare alla sua scheda madre un monitor ed un mouse. In questo modo si ha il pieno controllo dell’unità; se questa soluzione fosse scomoda, vi si può far ricorso solo nella fase di configurazione iniziale. Ma tramite il collegamento di rete ed un software gratuito di VNC (Virtual Network Computing) è possibile controllare l’unità tramite un PC od un portatile, esattamente come se si stesse operando direttamente su di esso.

Il bello è che senza installare nessuna app si può usare uno smartphone o meglio un tablet ed avere la possibilità di fare quasi ma non tutte le operazioni effettuabili via PC, restando escluse alcune operazioni di settaggio; installando la app di controllo remoto si ha di nuovo accesso completo. Infine il display sul frontale permette di usare comunque comodamente l’apparecchio, specie se si tratta di scegliere l’ingresso o la preimpostazione. Gli ingressi HDMI supportano il 4K (60p 4:2:0) ma non l’HDR. Non riteniamo questo un grosso limite, poiché l’Altitude 32 è un processore audio per una sala cinema ove non è un problema separare il flusso video da quello audio.

Qualche prova sul campo

Provare l’apparecchio è stato divertente come non mai. Si dice che utilizziamo solo una frazione delle potenzialità del nostro cervello: francamente non ci credo, ma di certo ho sfruttato l’Altitude molto molto al di sotto delle sue possibilità. Credo anche che, per quanto sia meno complicato di quello che sembra, anche un utente esperto non dovrà fare a meno della consulenza del rivenditore per essere certo di ottenere il 100% dal proprio acquisto.

Il primo esperimento che abbiamo fatto è stato quello di utilizzare il crossover elettronico per biamplificare un sistema a tre vie autocostruito, nato per essere biamplificato, nel quale il woofer e la sezione medio-alti sono collocati in cabinet separati. È stato un gioco da ragazzi effettuare le impostazioni necessarie per far funzionare il tutto, lasciando al Trinnov l’onere della calibrazione: si chiama “optimizer” ma il risultato è più che ottimo… è sorprendente. Il suono viene come “lucidato” ma il risultato finale è perfettamente naturale.

Nella fase di calibrazione il processore individua la posizione dei diffusori rispetto al punto di ascolto. In basso la vista dall’alto, col centrale avanzato e spostato verso sinistra. Nello schema in alto la vista frontale, che mostra l’elevazione di ciascuna cassa.

In questo caso il processore, oltre a correggere le interferenze dell’ambiente, ha messo mano anche ad una risposta in frequenza intrinseca del sistema che di per sé non era ben equilibrata ma un po’ calante sulle alte. Abbiamo poi ripetuto l’esperimento utilizzando lo stesso sistema ma in monoamplificazione. Anche in questo caso l’intervento è stato provvidenziale. Mi rendo conto che ha poco senso utilizzare un apparecchio così sofisticato con un sistema non equilibrato, ma la prova è servita ad evidenziarne le potenzialità, perché ha saputo correggere marcati squilibri timbrici mantenendo al contempo le doti di naturalezza dei componenti impiegati.

Rimanendo nella semplice stereofonia, abbiamo valutato le doti di trasparenza con un sistema commerciale di fascia altissima ed infine lo abbiamo inserito in un impianto 5.1.2. Il primo test ha confermato la neutralità timbrica del prodotto, che pur lavorando e modificando la risposta del sistema non ne altera la finezza, mentre il secondo ci è servito per verificare la potenzialità del sistema di rimappatura “spaziale” delle sorgenti.

Allo scopo abbiamo verificato l’effetto dello spostamento nella giusta posizione del canale centrale, volutamente collocato in posizione leggermente disassata. Un solo appunto possiamo muovere all’Altitude, appunto che riguarda una leggera presenza di rumore sulle uscite, invero non sempre presente in misura costante, che non penalizza l’ascolto ma che rappresenta comunque un demerito per un apparecchio di questa levatura.

Conclusioni

La presenza del Trinnov Altitude qui in redazione, presenza praticamente concomitante con i lavori di Mario Richard sulla distorsione di fase e di Massimo Ambrosini sugli effetti dell’ambiente pubblicati sul numero scorso, ha suscitato diversi “dibattiti”, che come spesso accade nei “circoli audiofili” divengono più filosofici che tecnici. Il lavoro di Mario Richard mostra chiaramente che un processore come il Trinnov può essere benefico anche per un ascolto in stereo (e la casa ha un modello appunto a due soli canali).

C’è chi sostiene che questi apparecchi possano risolvere i conflitti matrimoniali, perché permettono di correggere l’acustica ambientale senza compromettere i rapporti familiari. Io personalmente, pur non potendo obiettare sulla correttezza della tesi, ampiamente verificata in pratica, non condivido questa posizione, perché chi compra il Trinnov cerca il massimo sotto ogni punto di vista e probabilmente vorrà disporre di un ambiente dedicato acusticamente trattato, dove il contributo di un oggetto come l’Altitude sarà comunque tangibile.

Capace di manipolare il suono in 3 dimensioni, di equalizzare e multiamplificare, di correggere l’acustica ambientale e la risposta in fase, questo apparecchio, quale che sia la filosofia di chi lo acquista, emana qualità da qualunque parte lo si guardi: nei dettagli costruttivi visibili e nascosti, nell’avanzatezza delle soluzioni impiegate, nella cura del suo software, nella completezza delle funzioni. Unico dettaglio il prezzo, che riserva il piacere ed il beneficio del suo possesso ad una élite di fortunati…

Mario Mollo


Le Misure

Processore audio HT Trinnov Altitude 32 8-16

SEZIONE DI CONVERSIONE DIGITALE/ANALOGICO
Segnale PCM campionato linearmente a 192 kHz/24 bit applicato ad ingresso HDMI

Risoluzione effettiva e gamma dinamica
Risoluzione: sinistro >14,9 bit, destro >14,9 bit
Gamma dinamica: sinistro 113,6 dB, destro 113,6 dB

La risoluzione integrale non è elevata, la gamma dinamica (che equivale ad una “risoluzione per piccoli segnali”) invece sì.
Peso convenzionale unitario

Voto 7

 

Risposta in frequenza    (a -3 dB, Fs 96 e 192 kHz)

La risposta attenua appena in banda audio ma è ben estesa (-3 dB a 80 kHz con Fs 192 kHz).

Peso convenzionale pari a 2

Voto 9

 

Distorsione armonica a -70,31 dB in D/A tono ad 1 kHz, -70 dB

Lo spettro del tono puro a basso livello è molto pulito e poco rumoroso. Peso convenzionale pari a 3

Voto 9

 

Jitter test (tono di prova a 48 kHz, -6 dB e -70 dB)

Il jitter periodico è contenuto, quello casuale è piuttosto alto anche se concentrato in gamma medio-bassa e bassa.
Peso convenzionale pari a 3

Voto 7

Voto finale 8,1


Trinnov Audio Altitude 32 8-16

  • Prestazioni: L’apparecchio funziona in maniera sorprendente; peccato per il leggero soffio, un difetto ininfluente che però a questi livelli non perdoniamo.9
  • Possibilità operative: Merita il massimo non solo per quello che può fare ora ma anche per quello che potrà fare in futuro in virtù di aggiornamenti del software. 10
  • Costruzione: Molto curata sia dentro che fuori. 10
  • Rapporto qualità/prezzo: Difficile valutare questo aspetto soprattutto considerandone la quasi unicità. 8
  • Misure: Prestazioni globali di livello considerevole. 8,1

Carta d’identità

  • Marca: Trinnov Audio
  • Modello: Altitude 32 8-16
  • Tipo: processore audio HT
  • Dimensioni (LxAxP): 442x165x445 mm
  • Peso: 14,5 kg

Distribuito da: Audiogamma, Via Pietro Calvi 16, 20129 Milano. Tel. 02 55181610 – www.audiogamma.it


Ci è piaciuto

  • La completezza delle funzionalità è davvero sorprendente
  • L’apparecchio è future-proof, poiché le sue capacità di decodifica ed elaborazione sono legate al suo software
  • L’interfaccia utente è molto curata, in tutte le modalità in cui è implementata

Non ci è piaciuto

  • La presenza di un leggerissimo rumore sulle uscite, per quanto non influente nell’uso, è comunque una circostanza inattesa in un oggetto di questo calibro

L’approfondimento

Trinnov Altitude 32, nomen omen

Senza dubbio un nome veramente azzeccato poiché tali sono le vette dell’elaborazione dell’audio digitale di cui è capace questa macchina. Per essere sincero non pensavo che ci fosse sul mercato un preamplificatore audio/video multicanale che integrasse tutte queste capacità senza essere un PC general purpose. Bass management, crossover per sistemi multiamplificati, Digital Room Correction, gestione dei riverberi ambientali, rilevazione 3D del posizionamento degli altoparlanti – fino a 16 o 32 a seconda della versione scelta -, elaborazione tramite filtri digitali IIR e FIR, approccio a fase mista per meglio conciliare le varie elaborazioni frequenza per frequenza, allineamento temporale da inter a intracanale, etc… Continuo? Potrei farlo fino al fondo della pagina ma mi fermo qui, non serve. Come non serve possedere più lauree per sfruttarlo a dovere. Il manuale assieme ai menù grafici messi a disposizione per compiere le varie operazioni di regolazione della macchina formano un “combinato disposto” estremamente efficace, tale da permettere in poco tempo di governare le capacità disponibili.

Partiamo dal microfono messo a disposizione per le rilevazioni ambientali. È costituito da 4 capsule disposte secondo una geometria che permette di rilevare la posizione dei vari diffusori sia sul piano orizzontale che su quello verticale, il tutto è poi mostrato graficamente per rendere edotto l’utente dei risultati ed effettuare eventuali correzioni. La posizione delle capsule, si badi bene che sono 4 capsule da misura quindi lineari e stabili temporalmente, è disposta secondo una geometria piramidale. La capsula centrale è al vertice della piramide e le altre 3 su un piano più basso angolate fra di loro di 120 gradi.

In questa maniera conoscendo grossolanamente la disposizione degli altoparlanti, poiché dichiarata come sistema multicanale ad esempio 11.2, il Trinnov Altitude 32 stimola un diffusore alla volta e tenendo conto delle differenze temporali e di ampiezza con cui i microfoni rilevano le risposte è in grado di disporre nello spazio ciascuno di essi. In base a ciò il processore equalizza ritardi e differenze di ampiezze rilevate nel punto di ascolto. Beh, mi pare già di udire i commenti più immediati: “non ci vuole una macchina straordinaria per farlo, ricevitori A/V di fascia enormemente più bassa già lo fanno. Magari con meno automatismi ma lo fanno”. Vero, peccato che loro si fermino qui. L’Altitude 32 non si limita alla mera correzione temporale basata su una frequenza, lo fa frequenza per frequenza allineando non solo le differenze tra i canali (intercanali) ma anche quelle dovute alla realizzazione multivia del singolo canale (intracanale). Grazie ai Filtri FIR messi a disposizione, operando così con filtraggi a fase lineare, tutte le varie frequenze sono riallineate rendendo la riproduzione perfettamente coerente temporalmente.

Con il piccolo e comodo telecomando, ottimamente realizzato, è possibile eseguire le operazioni necessarie per far funzionare l’apparecchio.

Un sistema così fatto riduce le distorsioni di fase rendendo estremamente naturale la ricostruzione dell’evento sonoro, a maggior ragione se è associato ad un video. Per fare questo, come accennavo prima, viene usato un approccio a fase mista. Provo a rendere semplice (!) questo concetto. I filtri digitali che si impiegano sono di due tipi: IIR (Infinite Impulse Response) e FIR (Finite Impulse Response). I primi permettono un’ottima correzione dell’ampiezza del segnale, e non riescono a correggere la fase poiché essi stessi sono a fase minima; data questa ultima caratteristica causano un ritardo appunto minimo al segnale che li attraversa e non sono affetti da pre-ringing. I filtri FIR permettono anch’essi un’ottima correzione dell’ampiezza, essendo a fase lineare possono modulare quest’ultima per far sì che il ritardo di gruppo del segnale sia pressoché costante (si annullano le differenze frequenza per frequenza), generano un ritardo di elaborazione e sono affetti da pre-ringing in proporzione all’aggressività che gli si chiede nel riallineare le fasi. Come si vede ci sono pro e contro, anche se oggi la capacità di elaborazione dei processori usati per l’implementazione è tale che grazie al numero di coefficienti usati per il filtro e altre tecniche tutti gli effetti negativi sono resi inudibili.

Ma è possibile fare in modo di usare i due diversi tipi di filtraggio lì dove sono più efficaci e convenienti, soprattutto con l’ottica di non incappare in alcun “contro” tra quelli testé elencati. Per farla breve, a partire dalle frequenze gravi fino ad arrivare a qualche centinaio di Hz sono impiegati i filtri IIR mentre i filtri FIR intervengono per la correzione delle altre frequenze fino ad arrivare a quelle elevate. La motivazione è presto data. Un ambiente casalingo si comporta a fase minima fino ad una certa frequenza, quella di Schroeder; il valore di tale frequenza dipende essenzialmente dalle dimensioni della stanza e i segnali che ricadono in tale intervallo sono tipicamente poco direttivi e soffrono di tutte le influenze possibili causate dalla geometria e dalle riflessioni ambientali.

In questa zona il nostro orecchio è poco sensibile al ritardo di gruppo ovvero allo sparpagliamento temporale del segnale. Oltre tale frequenza, ma il confine non è mai netto, piuttosto è sfumato, i segnali divengono via via più direttivi e il nostro orecchio diviene a sua volta più sensibile alle eventuali incoerenze temporali. Ecco dunque spiegato l’uso misto dei filtri IIR e FIR; nella prima parte dello spettro la correzione delle ampiezze ovvero l’immissione o meno di energia in ambiente a seconda della frequenza è più importante che la coerenza temporale che d’altra parte non è nemmeno fondamentale visto che ci sentiamo avvolti da queste note basse.

Mentre diverso è il caso relativo alle frequenze medio-alte e alte dove è importante che vengano ritardate correggendo l’incoerenza di fase al fine di riallinearle alle frequenze più gravi; in questo caso i riallineamenti sono contenuti eliminando così gli effetti del pre-ringing. L’immissione di energia invece può essere facilmente controllata con una blanda correzione delle ampiezze poiché la direttività dei sistemi di altoparlanti fa sì che in un tipico ambiente domestico arredato con pochi accorgimenti non necessiti di cure particolari. Naturalmente, come ho menzionato in precedenza, tutte queste correzioni sono fatte in maniera trasparente all’utente in fase di setting e graficate in modo esemplare. Alla fine poi il nostro orecchio rimane il giudice supremo del risultato; se la regolazione trovata non soddisfacesse è possibile con poche mosse ripeterla modificando pochi e ben indicati parametri e ricominciare.

Anche questa volta mi fermo qui conscio di aver esplorato meno della metà delle possibilità offerte.
Una macchina straordinaria per raggiungere vette straordinarie.

M. Richard


 

Author: redazione

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