Denon AVC-X8500H

Presentato al recente CES di Las Vegas, abbiamo provato e ascoltato il nuovo top di gamma degli amplificatori multicanale Denon, anche con i REM in Dolby Atmos.

In principio, circa un secolo fa, c’era ovviamente un solo canale, ma il Mozart delle tecnologie audio – Alan Blumlein, che purtroppo con Mozart condivise anche la durata dell’esistenza – inventò ben presto la stereofonia. Dai primi anni ’30 del secolo scorso i canali diventarono quindi due, anche se per la diffusione massiccia degli LP stereo occorre aspettare la fine degli anni ’60. Segue circa un quarto di secolo di normale evoluzione di questo assetto, contrappuntato da tentativi di incremento velleitari (la quadrifonia, nelle diverse forme) o non esattamente congruenti con l’hi-fi, come le prime codifiche/decodifiche Dolby. Ancora qualche anno e si arriva a 5+1 canali discreti (ovvero non mixati come prima) ma con la compressione percettuale, con risultati validi per il cinema ma non sufficienti per l’audio di qualità. Alla fine del secolo la tecnologia arriva a permettere di immagazzinare gli stessi canali del Dolby AC-3 o del primo DTS, ma stavolta in formati senza perdite ed addirittura ad alta definizione: per la qualità audio è una svolta vera, anche se poi il mercato non ne decreterà il successo.

Il Blu-ray e l’interfaccia HDMI abilitano la disponibilità di otto canali audio HD, usati però in sostanza ed in parte solo dal cinema, ma la corsa non si arresta e pochi anni or sono la “solita” Dolby Laboratories presenta Atmos, che al contempo aumenta ancora il numero di canali ma insieme se ne svincola, separando per la prima volta il contenuto audio dal suo contenitore, ovvero dal canale fisico.

Come avvenuto circa vent’anni anni prima nell’informatica Atmos introduce infatti il concetto di “oggetto”, che qui è ovviamente sonoro, immagazzinato all’interno del formato insieme alle informazioni relative a dove esso dovrà comparire nell’ambito spazio-temporale deciso dal regista della scena acustica. Gli oggetti non “appartengono” ad un singolo canale, è il processore Atmos che li assegna dinamicamente in funzione dell’impianto audio effettivamente utilizzato, impianto che in sostanza deve come minimo essere un classico 5.1 con in più almeno due altoparlanti collocati in alto (o che dal basso proiettano in alto il suono per farlo riflettere dal soffitto, nel qual caso si parla di diffusori “Dolby Atmos Enabled”) per poter creare la dimensione verticale.

Quest’ultima è notoriamente sempre stata la “grande assente” dell’hi-fi, solo virtualmente mutuata dall’abilità di taluni progettisti di diffusori, anche se non vanno dimenticati gli sforzi perlomeno di Chesky, Telarc e soprattutto Dabringhaus & Grimm per utilizzare il multicanale anche nel senso del realismo verticale.

Le major companies che propongono queste nuove codifiche hanno ovviamente come target il mercato più ricco, quello del video, ma seppur in modo ancora sporadico anche l’audio puro ne è stato interessato, e qui proviamo a darne conto. Di certo c’è che le risorse racchiuse in una macchina come questo amplificatore audio-video top di gamma Denon sono davvero innumerevoli e talune di queste si prestano per soluzioni solo-audio peculiari, difficili e costose da implementare con componenti tradizionali.

Esterno e funzioni

Un componente di questo genere un tempo si sarebbe chiamato “ricevitore”, e di questi in effetti Denon ne schiera diversi in catalogo (la serie AVR), mentre essendo privo di sintonizzatore analogico o DAB questo AVC fa storia a sé. È l’unica sua “lacuna”, però, e di fatto nemmeno è tale visto che basta dargli una connessione al web per poter accedere ad un vero mare di radio in streaming, da quelle classiche dell’etere alle più verticalmente specializzate.

Non è solo la dotazione delle uscite – quindici coppie di morsetti di potenza – a risultare fuori dal comune, ma anche quella degli ingressi audio, analogici e digitali, ed audio-video. C’è anche il “Denon link HD”, un tempo l’unico modo per trasferire stream DSD quando l’interfaccia HDMI ancora non lo permetteva, ed ora utilizzato soprattutto per sincronizzare i clock della sorgente e dell’amplificatore al fine di abbattere il jitter.

La connessione può essere naturalmente cablata o wireless, ed entrambe possono essere usate per le funzionalità HEOS (Home Entertainment Operating System) relative allo streaming di dati provenienti dall’esterno (radio web, servizi a pagamento come Spotify, Napster etc.) oppure dalle risorse presenti sulla rete domestica, in particolare NAS e memorie USB, ma in realtà tutto ciò che è previsto per immagazzinare e condividere dati. Con l’HEOS di Denon e la relativa app gratuita è possibile il multiroom “totale”, prelevare la musica e dirigerla ovunque, raggruppandola per ambienti o suddividendola, con un “limite” massimo di 32 dispositivi; è anche possibile creare un account HEOS per poter gestire i servizi di streaming utilizzando un singolo nome utente e relativa pass-word, così come creare una lista di contenuti o servizi preferiti che questo sistema operativo metterà poi rapidamente a disposizione. L’unità è tuttavia compatibile anche con AirPlay di Apple, e lo streaming musicale può avvenire anche attraverso una connessione Bluetooth con profilo A2DP versione 1.2 (con supporto AVRCP per il controllo remoto della sorgente).

Riguardo i formati multicanale, la compatibilità naturalmente non sussiste solo con il Dolby Atmos ma anche con formati concorrenti, ovvero con il DTS-X e con Auro-3D, entrambi capaci di realizzare un audio a tre dimensioni con strutture flessibili di altoparlanti, nonché con tutti i formati precedenti (alcune decine) e con quelli “upmixanti”, sviluppati cioè per tentare di aggiungere una dimensione verticale ad un audio che in origine era stato pensato per le usuali disposizioni dei diffusori. Diciamo pure che le modalità operative e le funzionalità disponibili sono talmente tante che chi volesse studiarsele preventivamente tutte prima di utilizzare la macchina dovrebbe pazientare svariati giorni per poter ascoltare musica o godersi un film.

Lo sportellino frontale ospita alcuni comandi di possibile uso frequente, anche se per quasi tutte le operazioni il metodo di controllo più comodo è il telecomando, o la app Denon. È presente anche una presa USB di tipo A per connettere memorie con formattazione FAT16 o FAT32, utilizzabili con il media player stereo integrato nella macchina fino alla risoluzione 192 kHz/24 bit per il PCM e 5,6 MHz per il DSD.

Il manuale è tuttavia ben strutturato ed agevola le impostazioni fondamentali, soprattutto quelle relative alla decisione del numero e collocazione dei diffusori ed alle correlate impostazioni di setup. Una di queste, in particolare, dovrebbe risultare alquanto intrigante per l’audiofilo appassionato di multicanale lossless – quindi SACD, DVD-Audio e Blu-ray, o corrispettivi streaming su file – perché permette di sfruttare dieci dei tredici canali amplificati disponibili per implementare il bi-amping su cinque canali (e quindi frontali, centrale e surround), isolando completamente le vie inferiori da quelle superiori nei diffusori dotati degli appositi doppi morsetti.

Un utente incontentabile avrebbe magari anche desiderato la possibilità di filtrare queste uscite, perché rendendo il taglio elettrico più esterno di un paio di ottave rispetto a quello del crossover non si tocca in pratica il taglio passivo, però si guadagna in dinamica gestibile dall’amplificatore: ma la presenza di una funzione del genere avrebbe complicato non poco la vita di un utente non tecnico ed avrebbe comunque aggiunto uno stadio filtrante sul segnale, un’opzione poco accettabile per un purista. Questi ultimi possono contare sui livelli di bypass interno garantiti dalla funzione “direct” e soprattutto da quella “pure direct”, che non solo salta i circuiti audio opzionali ma spegne anche il display ed i circuiti video.

Nonostante la complessità strutturale le tredici sezioni di potenza sono realizzate a componenti discreti. Ogni canale monta una coppia di finali bipolari in connessione darlington siglati Denon DHCT-A3 e DHCT-C3.

Altro strumento fondamentale è il correttore ambientale automatico Audyssey, già varie altre volte descritto su queste pagine, che in sintesi si occupa di sincronizzare ed equalizzare le emissioni dei singoli diffusori utilizzati, controllandone però anche la polarità e scegliendo la più opportuna frequenza di cros-sover con il (o i) subwoofer. L’ottimizzazione può essere fatta considerando fino a otto posizioni differenti, anche se la principale è la prima ad essere rilevata ed anche quella che ai fini della procedura determina la posizione degli altoparlanti.

Associate alla regolazione principale (Audyssey MultiEQ XT32) possono essere utilizzate funzionalità accessorie: “Dynamic EQ” per la compensazione della risposta in funzione del livello, “Dynamic Volume” per l’adattamento percettuale della dinamica e “Audyssey LFC” per cercare di evitare che i vicini di casa temano il verificarsi di un terremoto (…) in presenza di basse frequenze profonde ed intense, controllandone l’emissione su una scala di sette livelli. Naturalmente esiste anche la possibilità di correggere manualmente la risposta, tramite un equalizzatore a nove bande, con passi da una ottava a partire da 63 Hz.

Esteticamente l’apparecchio ha un volume rilevante ma un’altezza moderata, lontana da alcune esagerazioni di produzione giapponese del passato. Il lato posteriore è molto densamente popolato, com’è del resto ovvio per un componente dotato di otto ingressi analogici stereo (uno è il fono MM) ed uno multicanale (7.1), di diciassette uscite preamplificate analogiche per la zona principale e di uscite stereo per le altre due zone direttamente controllabili, nonché di otto ingressi e tre uscite HDMI, oltre a molte altre prese di I/O audio, video e di controllo. E naturalmente anche di quindici coppie di morsetti di uscita, più dei tredici canali di potenza interni dato che alcuni canali sono alternativi a seconda del formato audio riprodotto.
Dal punto di vista video questo amplificatore è compatibile con tutti gli standard Ultra HD 4K (ovvero 3.840×2.160 pixel) di ultima generazione, potendo upscalare a quella risoluzione qualsiasi tipo di segnale applicato in ingresso.

Costruzione e tecnologia

Accedendo all’interno il primo elemento che cattura l’attenzione è il considerevole trasformatore di alimentazione, di tipo classico e con fascia di corto del flusso disperso. Gran parte della potenza che può erogare è destinata a passare per i due grandi elettrolitici che filtrano la tensione destinata agli stadi finali, ciascuno da 22.000 microfarad ed 80 volt di tensione massima.

Nonostante la complessità del progetto la costruzione è ordinata – c’è perfino dello spazio vuoto – e la filatura modesta. I dissipatori dei 7+6 stadi finali di potenza possono apparire non enormi per la rilevantissima potenza nominale, ma all’occorrenza possono essere efficacemente supportati dalle quattro ventole sottostanti.

I tredici stadi di potenza sono necessariamente molto compatti ma nondimeno, per quanto ricostruibile dall’ispezione diretta, realizzati solo con componenti discreti. Ogni canale monta una singola coppia complementare di DHCT-A3/DHCT-C3, dei bipolari darlington a quattro terminali siglati Denon e non commerciali, anche se sul web si trovano offerti da vari fornitori; sono capaci di gestire correnti stazionarie di 15 ampère e dissipare 160 watt, ma a differenza degli emitter-follower integrati di un tempo sono anche molto veloci, come si evince bene dalle curve frequenza/distorsione pubblicate nel quadro misure.

Con tredici canali da 150 watt nominali ciascuno (anzi, 190 watt su 6 ohm) si potrebbe pensare ad una superficie dissipante necessariamente immensa, invece quella impiegata è congruente con quella tipica di un buon integrato stereo di pari potenza nominale. Ciò deriva da un lato dal fatto che nessuna colonna di film o programma musicale multicanale ospiterà mai contemporaneamente segnali di massima ampiezza – in media la potenza impegnata non può divergere molto da quella di un programma stereo, è solo diversamente distribuita -, dall’altro dalla presenza di ben quattro robuste ventole poste alla base dei due blocchi radianti, che in caso di necessità (ascoltando a lungo a volume davvero alto) si accenderebbero aumentando drasticamente l’efficienza dello scambio.

La scheda superiore è quella a più alta “intelligenza” di tutta la macchina, si occupa infatti dei processamenti audio e video e supporta tutte le prese HDMI, inclusa quella frontale che come si può notare è connessa mediante una prolunga sfilabile interna. La sezione DAC è affidata ad una schiera di AK4490EQ della Asahi Kasei, un modello stereo capace di operare in PCM fino a 768 kHz/32 bit ed in DSD fino a 11,2 MHz.

L’ingresso fono MM è realizzato con un doppio operazionale integrato NJM8080, con ingresso a bipolari e bassissimo rumore intrinseco (5 nV/√Hz) ma anche alto guadagno open loop (110 dB), adattissimo quindi per quella delicata funzione. La scheda posteriore più alta, che supporta tutte le prese HDMI, è quella tecnologicamente più rilevante. È in tecnologia SMD ed ospita diversi dispositivi ad alta densità d’integrazione che si occupano sia del processamento video che di quello audio, molti della Analog Devices (mai forse una maggiore contraddizione tra nome e prodotto…).

Tra i primi spiccano un ADV7850, completo front end audio-video, e un ADV8003, processore video con upscaling a 4K e numerose altre funzioni anche audio. I principali processori audio sono una coppia di ADSP-21573 “sharc”, dei DSP a doppio core in virgola mobile ad alte prestazioni; del resto i calcoli da fare in tempo reale con le moderne codifiche multicanale sono davvero tanti, tali da impegnare una potenza inimmaginabile fino a pochi anni or sono.

La sezione di filtraggio di potenza, nascosta dalle schede audio e video connesse al lato ingressi, si avvale di due elettrolitici da 22.000 µF/80 volt.

La configurazione multicanale “massima” in termini di altoparlanti e morsetti di uscita impegnati.

La configurazione più audiofila per la riproduzione multicanale: cinque canali in bi-amping più subwoofer. In altre configurazioni con più canali è possibile il bi-amping dei soli frontali.

Conclusioni

Il Denon AVC-X8500H è una macchina realmente universale, potentissima, flessibile come quelle autovetture superaccessoriate che ancora due anni dopo l’acquisto ti sorprendono con funzionalità che non avevi ancora scoperto salvo essere il più integralista e puntiglioso dei nerd. Dal punto di vista del puro audio consente un assetto – il bi-amping su cinque canali – che probabilmente nessuno ha mai osato con strutture tradizionali. Da tutti gli altri – in particolare il video 4K con relativo upscaling, lo sfruttamento della rete cablata e wifi con annesse risorse, il multiroom e la correzione automatica dell’acustica ambientale – racchiude il top che la tecnologia attuale consente. E tutto questo per meno di 4.000 euro.

Fabrizio Montanucci


Le Misure

Messo in prova in qualità di amplificatore stereo il super-multicanale Denon esibisce un carico limite eccellente, con curve in rapida salita e nessuna limitazione almeno fino a 2 ohm. Il test di Tritim 100 è invece ineseguibile sul capacitivo, ma non per un limite di corrente dato che nel carico limite si toccano senza problemi ±21 ampère di picco, meno di quanto richiesto per effettuare la prima media. Pubblichiamo quindi la Tritim 30, ovvero lo stesso test eseguito però con filtratura non a 100 bensì a 30 kHz, peraltro più congruente con la risposta propria degli ingressi digitali che presenta una estensione massima di circa 43 kHz (-3 dB, PCM >88,2 kHz e DSD128). Gli stadi di potenza producono pochissima distorsione armonica, a piena potenza si scende allo 0,01% con incremento quasi nullo all’estremo acuto, come è possibile osservare negli andamenti frequenza/distorsione; anche la curva potenza/distorsione indica che il residuo è costituito solo da rumore finché non si arriva alla ripida saturazione tipica della scuola giapponese, e questo rumore è anche molto basso visto che il relativo rapporto vale ben 108 dB in misura pesata sugli ingressi ad alto livello. Il fono MM non è da meno, rimane infatti appena sotto gli 83 dB, che si uniscono ad una deenfasi compresa entro ±0,7 dB e ad una accettazione di 66 millivolt ad 1 kHz. La risposta degli ingressi ad alto livello è estesa ma non estrema (-3 dB a 85 kHz), il bilanciamento (non pubblicato) assolutamente perfetto fin sotto i -80 dB che sono il limite inferiore di prova.
La sezione digitale è stata misurata dall’uscita preamplificata ed ha raggiunto 16,5 bit di risoluzione equivalente, con un jitter ben contenuto nella componente periodica ed una componente casuale che a differenza dell’altra è molto concentrata a bassissima frequenza, percettivamente quasi irrilevante.
F. Montanucci


L’ascolto (anche in Dolby Atmos)

Quando si posa lo sguardo sul pannello posteriore dell’apparecchio, il primo istinto è quello di girare le spalle e mettersi a correre. Non nascondo che se la prova è stata portata felicemente a termine, è solo grazie all’aiuto di gran parte dello staff della redazione, perché soltanto reperire tutti i cavi necessari ed effettuare i collegamenti ci ha impegnato per oltre un’ora. Per non parlare del posizionamento dei diffusori, quattro dei quali collocati a soffitto… Ma la curiosità di sperimentare le possibilità offerte da questa macchina ha fatto sì che tutto il lavoro preparatorio fosse fatto più con impazienza che con insofferenza. Le configurazioni possibili tra cui scegliere sono davvero molte. Abbiamo optato per quella che riteniamo il minimo sindacale per dare modo alle codifiche “object based” di esprimere le loro potenzialità ed abbiamo allestito un sistema 5.1.4: quindi un classico sistema 5.1 a cui si aggiungono quattro diffusori a soffitto, una coppia frontale ed una posteriore.

Ma prima ancora di iniziare a lavorare sulla prova in sé, avevo già avuto un primo contatto con l’ultimo nato in casa Denon mentre ero impegnato con i test sul subwoofer B&W. Ho infatti utilizzato l’AVC-X8500H per ascoltare una coppia di elettrostatiche Martin Logan, da sole ed abbinate al sub. Ebbene, le “vecchie” Aerius, pur non permettendo di dare libero sfogo a tutta l’energia imprigionata nel Denon, sono state un bel banco di prova per saggiarne le qualità vocali, la trasparenza, il microdettaglio e la focalizzazione. Devo dire che la resa dell’AVC-X8500H non è lontana da quella di alcuni degli apparecchi che in redazione sono presi come riferimento. La risposta ai transitori è netta e decisa, la gamma bassa (ascoltata anche con una coppia di diffusori a 3 vie ELAC capaci di una risposta estesa e generosa) è apparsa felicemente controllata e articolata. Sebbene l’amplificatore sia stato concepito con altre finalità, delle quali parleremo immediatamente, nell’utilizzo base in semplice stereofonia ha dimostrato di avere la classe che ci si aspettava e di essere tranquillamente all’altezza di sistemi di altoparlanti di alto livello.

Ma oltre alla coppia di canali frontali, il Denon permette di collegare altri 11 canali e qui viene il bello. La configurazione che abbiamo utilizzato per la prova non sfrutta al massimo le possibilità per l’apparecchio, impiegando “solo” 9.1 dei 13.2 canali disponibili; riteniamo infatti che andare oltre ai 4 diffusori aggiunti ai 5.1 classici possa risultare eccessivamente complesso per la maggioranza degli utilizzatori. Abbiamo quindi optato per questa soluzione che per quanto non facilissima da implementare non è comunque proibitiva, né come costi né come impegno realizzativo. In fase di progetto non deve essere sottovalutata la capacità di valorizzare adeguatamente tutti i canali aggiuntivi, segnatamente i superiori, come dimostrato anche dal fatto che nell’amplificatore non ci sono canali primogeniti e canali cadetti, ma sono tutti strutturati allo stesso modo. Per la prova in “multicanale 3D” abbiamo utilizzato per prima cosa materiale puramente musicale.

Oltre alle ormai classiche tracce dei vari dischi dimostrativi di Dolby e DTS, abbiamo utilizzato quello che al momento è l’album più rappresentativo ed importante tra quelli (ancora rari) pubblicati in Dolby Atmos: “Automatic for the People” dei REM, disponibile in versione Blu-ray all’interno di un cofanetto con altri 3 dischi in formato CD. L’ascolto di musica con una dimensione verticale oggettiva è stato positivamente sorprendente; la sorpresa maggiore consiste nell’affrancamento da una rigida correlazione tra la geometria dell’ambiente e l’ascolto, ovvero tra la sensazione visiva e quella uditiva: resta il limite visivo imposto dalle pareti ma non il limite acustico, superato da una spazialità che si modella in funzione della registrazione. Il layout del lavoro dei REM ha una base che non differisce di molto da quella classica di altri validi missaggi multicanale, quelli di Steven Wilson ad esempio, con la voce ben al centro, ma la posizione degli strumenti non si quota necessariamente alla stessa altezza. Il fronte sonoro occupa tutto lo spazio non solo di fronte a noi, ma in tutte le direzioni.

Molto spesso tutto appare estremamente naturale, in alcuni casi invece ci si rende conto che l’effetto acustico non ha una corrispondenza nel mondo reale. Certo è che la sensazione di coinvolgimento, di “avvolgimento”, è davvero potente. Nel tradizionale ascolto stereofonico esistono alcune registrazioni particolarmente fortunate quanto a contenuto di ambienza, come anche può capitare di imbattersi in sistemi di altoparlanti capaci di elevata “spazialità”. Il nostro Marco Cicogna più e più volte ha decantato le potenzialità dell’audio multicanale, la cui capacità di coinvolgere l’ascoltatore, decisamente superiore a quella della stereofonia, rimaneva comunque confinata in uno spazio bidimensionale. Ed è in effetti questa la sensazione più evidente se si passa dalla release Dolby Atmos del lavoro dei REM alla “vecchia” versione in DVD-Audio. Con le codifiche ad oggetti è come aprire uno di quei libri per bambini che… “puff!!” magicamente creano una rappresentazione in 3D che esce dalle pagine. Questo mezzo ha di sicuro potenzialità espressive notevolissime, ma deve essere sfruttato correttamente. Se per quanto riguarda la musica ci troviamo ancora in una fase embrionale, con poco materiale disponibile e con ancora qualche ingenuità (ma nel lavoro dei REM anche con molti passaggi sorprendenti), passando all’audio del video il discorso cambia notevolmente.

Occorre purtroppo riconoscere che l’Italia è un po’ fanalino di coda, trascurata dalle case produttrici che ignorano il nostro idioma quando di tratta di audio ad oggetti, ma è pur vero che le colonne sonore disponibili con la terza dimensione ormai sono molte. La correlazione tra movimento del contenuto visivo e relativa provenienza dei suoni è molto forte e le codifiche audio ad oggetti permettono un realismo dell’audio al quale, una volta sperimentato, è difficile poi rinunciare. Sia che si tratta della poca musica disponibile, che di coinvolgenti colonne sonore, il Denon è in grado di accontentare le esigenze anche del più avido di decibel. Anche nei momenti di pieno, le ottime qualità dimostrate nell’ascolto in stereo si mantengono inalterate. È vero che in questo caso c’è il sub attivo a dare manforte, ma è innegabile che dai 9 diffusori connessi all’8500 esca solo succo buono, senza traccia di indurimento, di asprezza o perdita di coerenza. Per chi ha la fortuna di disporre di una saletta HT, l’apparecchio è sicuramente una soluzione perfetta sia qualitativamente che quantitativamente se non si vuole o non si può passare ai componenti separati.

M. Mollo

 

 

 


Denon AVC-X8500H

Amplificatore integrato audio-video di rete

Distributore per l’Italia: Audiogamma S.P.A., Via Pietro Calvi 16, 20129 Milano. Tel. 0255181610 – Fax 0255181961 www.audiogamma.it
Prezzo IVA compresa: euro 3.899,00

Caratteristiche dichiarate dal costruttore

  • Potenza di uscita (8 ohm, 20 Hz-20 kHz con 0,05% T.H.D.): Anteriore 150 W + 150 W, Centrale 150 W, Surround 150 W + 150 W, Surround Posteriore / Height1 / Height2 / Height3 / Height4 / Largo Anteriore 150 W + 150 W.
  • Potenza dinamica: 170 W x 2 canali (8 ohm), 280 W x 2 canali (4 ohm). Ingressi analogici alto livello: sensibilità 200 mV, risposta in frequenza 10 Hz-100 kHz +1 -3 dB (modo Direct), rapporto S/R 102 dB (pesato IHF-A, modo Direct), distorsione 0,005% (20 Hz-20 kHz, modo Direct).
  • Ingresso fono MM: sensibilità 2,5 mV, deviazione RIAA ±1 dB da 20 Hz a 20 kHz, rapporto S/R 74 dB (IHF-A), fattore di distorsione 0,03% (1 kHz).
  • Sezione Bluetooth: Bluetooth Specification versione 3.0 + EDR (Enhanced Data Rate), intervallo massimo di comunicazione circa 30 m in linea di vista, gamma di frequenza usata 2,4 GHz, schema di modulazione FHSS, profili supportati A2DP 1.2 / AVRCP 1.5, gamma di trasmissione (A2DP) 20-20.000 Hz.
  • Consumo: 900 watt, in standby tra 0,1 e 2,9 watt.
  • Dimensioni (LxPxA): 434x482x195 mm.
  • Peso: 23,3 kg

Author: redazione

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