Bowers & Wilkins DB2D

Prime ottave allo stato dell’arte. Un piccolo capolavoro di ingegneria. Un subwoofer definitivo. Si potrebbe andare avanti a lungo: qualsiasi lode si adatti ad un subwoofer allora si adatta perfettamente a questo gioiello di casa B&W.

Se nel mondo del calcio anche il più esperto degli arbitri non è sempre del tutto esente dal rischio di una certa sudditanza psicologica nei confronti dei top team, finendo per assegnare un rigore fantasma, figuriamoci se un redattore di una rivista audio non possa avere del timore reverenziale verso un marchio storico come B&W, credendo per suggestione di sentire qualcosa che non c’è. Excusatio non petita, accusatio manifesta? Mai come in questo caso posso essere certo della risposta negativa. Se la lode contenuta nel sommarietto (si chiama così in gergo giornalistico il “sottotitolo”, anche se in effetti io so’ Marietto) può sembrare eccessivamente sperticata, l’elogio non è per ossequio al marchio: è la pura verità.

Sì, B&W è un marchio che inevitabilmente incute rispetto, per la sua gloriosa storia passata di cui ogni nuovo prodotto rinverdisce i fasti. Nel suo catalogo sono presenti ben tre linee di subwoofer, tutti attivi. La serie DB, di cui il modello in prova fa parte, si colloca al top ed è davvero un concentrato di tecnologia, un perfetto esempio di ingegneria applicata all’audio, l’ennesima conferma del know-how del marchio. Dei quattro modelli che la compongono, tre sono equipaggiati con due woofer contrapposti: il DB1D con componenti da 12” e 2.000 watt di potenza, questo DB2D con driver da 10” e 1.000 watt di amplificazione ed il DB3D, da 8” e ancora 1 kW.

Il quarto componente della famiglia è equipaggiato con un solo woofer da 10” e amplificazione da 1.000 watt. L’idea di utilizzare due trasduttori contrapposti non è nuova in casa B&W, essendo stata impiegata per la prima volta nel PV1 (siamo nei primi anni del nuovo millennio, 2004 o giù di lì). Dal punto di vista meccanico è concettualmente simile al motore boxer: ogni parte in movimento, nel nostro caso i coni dei woofer, ha una controparte che si muove nella stessa direzione ma in verso opposto. In questo modo il baricentro del sistema non si sposta durante il funzionamento e le forze in gioco hanno risultante nulla.

Oltre ad avere un cabinet intrinsecamente robusto, il sub è dotato di una struttura interna di rinforzo e ancoraggio dei trasduttori, che si muovono in direzioni opposte, annullando le vibrazioni.

Se da un punto di vista teorico la sola disposizione dei trasduttori è sufficiente a garantire che la quantità di moto totale del sistema sia sempre pari a zero e non ci siano vibrazioni, dal punto di vista pratico i progettisti hanno preso tutti gli accorgimenti possibili e immaginabili per scongiurare l’eventualità che dal sub potesse provenire la benché minima traccia di suono indesiderato, la più insignificante variazione di pressione acustica che non facesse parte del messaggio sonoro. Il mobile è estremamente solido e pesantemente rinforzato. I due woofer sono resi tra loro meccanicamente solidali tramite una struttura metallica che li àncora al cabinet.

Ogni elemento che può vibrare è fissato e smorzato. In dotazione vengono forniti tre diversi tipi di supporti per ottenere un ottimale accoppiamento con la superficie di appoggio. Dei piedini molto morbidi, disaccoppianti, adatti all’appoggio su superfici non rigide come pavimenti flottanti in legno. Delle classiche punte, da utilizzarsi in presenza di tappeti, facendo attenzione che la distanza sia sufficiente a garantire lo smaltimento del calore (i dissipatori affacciano verso il basso). E infine dei piedini in gomma dura per tutti i tipi di pavimentazione rigida. I due woofer utilizzano la stessa tecnologia Aerofoil che la B&W impiega sui trasduttori della prestigiosa serie 800. La membrana è studiata per contenere al massimo grado i fenomeni di break-up: è realizzata in materiale composito con profilo a spessore variabile, maggiore nelle zone più sollecitate per garantire rigidità e più sottile ove non occorre la massima resistenza, per contenere il peso complessivo dell’equipaggio mobile.

I due trasduttori da 10” impiegano le stesse membrane Aerofoil a spessore variabile della sofisticata serie 800.

La potenza necessaria al funzionamento dei woofer è offerta da un’elettronica digitale, sia nella preamplificazione che nella sezione di potenza da 1.000 watt in classe D. Se qualcuno avesse dei dubbi sulla qualità della resa che questa tecnologia può garantire quando correttamente implementata, può andare a rivedere qualche prova recentemente pubblicata sulla rivista. Anche nella sezione di preamplificazione c’è moltissima tecnologia digitale. Diciamo subito che i sub della serie DB si possono controllare solo via Bluetooth attraverso una app, disponibile sia per la piattaforma Android (versione 7 e successive), sia per iOS (dalla versione 10 in poi). L’apparecchio mette a disposizione due ingressi, uno XLR bilanciato ed uno RCA sbilanciato, per ciascuno dei quali è possibile memorizzare individualmente i settaggi.

A questo scopo la regolazione del volume di uscita avviene a due livelli: c’è una regolazione principale che agisce su entrambi gli ingressi ed una fine, separata per le due entrate. Quindi, qualora il sub fosse integrato contemporaneamente in due impianti distinti, uno stereo ed uno multicanale, non è necessario effettuare nessuna regolazione o modificare alcunché per passare dall’uno all’altro. Gli ingressi possono essere configurati in modalità stereo o LFE. Nel primo caso tutte le regolazioni vanno effettuate attraverso la app. Nel secondo il pre non interviene sul segnale che deve essere filtrato a monte. In modalità stereo si possono impostare la frequenza, la pendenza e la fase del taglio (Fig. 1) oppure scegliere uno dei numerosi preset specifici per i diffusori della casa (Fig. 2).

Figura 1 – La frequenza di taglio personalizzata può essere selezionata tra 25 e 150 Hz a passi di 1 Hz, con pendenza selezionabile tra 12 o 24 dB per ottava. Per la fase invece si va a passi di 90°.

Figura 2 – La app contiene le impostazioni per l’abbinamento a 22 modelli della casa, che possono essere presi come punto di partenza qualora si disponesse di un sistema simile.

L’impostazione del taglio è l’unica in comune tra i due ingressi qualora fossero settati entrambi in modalità stereo. Il pre mette anche a disposizione un sistema di equalizzazione, con due modalità preimpostate (musica o cinema) ed una modalità utente liberamente configurabile (Fig. 3).

Figura 3 – L’equalizzatore, con 5 bande di intervento a bassa frequenza, dovrebbe essere in grado di risolvere ogni eventuale problema di “incompatibilità” ambientale.

Tra le altre connessioni presenti troviamo due trigger, per comandare l’accensione e la selezione dell’ingresso. C’è poi una porta RS232 per il controllo attraverso sistemi di home automation. La configurabilità è quindi davvero molto elevata; mancherebbe invero una uscita linea filtrata passa-alto, che sarebbe necessaria nel caso in cui il sub fosse collegato in affiancamento ad un sistema di altoparlanti stereo che va in saturazione in gamma bassa ai livelli di ascolto più elevati che si potrebbero raggiungere grazie alla presenza del sub. Credo che la casa abbia rinunciato all’uscita high-pass perché si presuppone che l’unità, in modalità “affiancamento”, vada comunque abbinata a sistemi di un certo livello qualitativo.

L’ascolto

Il lavoro di un subwoofer è forse il più ingrato tra tutti quelli svolti dai diversi anelli della catena audio. A questo componente è richiesto di fare il suo dovere senza che ci si debba accorgere di lui, la sua presenza non deve mai svelarsi. Deve restare nascosto in un angolo, nell’ombra, non può ambire ad essere il protagonista della scena. Deve essere al servizio degli altri senza farsi vedere. Deve però farsi sentire forte e nel modo “giusto”, facendo quello che gli altri non possono fare, dando quello che gli altri non sono in grado dare.

Il subwoofer è dotato di un originale dispositivo meccanico che permette di mantenere la corretta pressione all’interno del cabinet.

Mi fa pensare un po’ alla poesia “La mumma” di Guzzanti: “sto sempre zitto dentro la scatola, ma sono vivo!”. Il sub non deve stare zitto, ma come la “mumma” è un componente vivo, che deve avere una gran forza, che deve spostare grandi masse sonore lasciando però che siano gli altri diffusori a prendersi tutto il merito. Deve completarli, deve integrarli, deve sopperire ai loro limiti senza mai farsi riconoscere. Basta però una disattenzione anche minima che tutti si girano a guardarlo, puntandogli il dito contro: eccolo là, lo senti?

Che vergogna, che disonore. Una vibrazione, una risonanza, una indecisione della membrana, diventano indizi rivelatori di una presenza che invece non deve palesarsi. La capacità di questo imponente (non tanto nelle dimensioni quanto nella sua energia) subwoofer di restare nascosto va al di là di ogni possibile immaginazione, al punto che qui in redazione abbiamo fatto qualcosa che, per quanto io possa ricordare, non era mai stata fatta prima: ci siamo messi ad ascoltarlo da solo, utilizzando una selezione di brani ad hoc per esplorare il mondo dell’infrasuono e dintorni.

Il DB2D immette energia acustica nell’ambiente ad ogni frequenza a cui è chiamato a lavorare, a ogni livello immaginabile, apparentemente con una riserva di potenza illimitata. Ebbene, siamo riusciti a far “suonare” ogni suppellettile presente nella sala, ogni elemento dell’arredo, ad eccitare ogni possibile risonanza, la stragrande maggioranza delle quali non sapevamo nemmeno esistesse. Mi è venuto persino un dubbio riguardo una crepa sul muro che non avevo mai notato prima di questa prova e ho chiesto ai miei colleghi se per caso non fosse stato il sub averla generata. Il tutto senza che dalle membrane del sub provenisse il benché minimo suono rivelatore di sforzo, senza che il mobile producesse la più minuscola vibrazione. Non credo che ci sia sistema che non possa giovarsi del contributo di un componente come questo, eccetto quei diffusori che per rango non siano già delle divinità dell’Olimpo audiofilo.

Ascoltare il sub da solo è stato un gioco divertente. Ma ascoltarlo nell’esercizio della sua vera missione in incognito è stata una delizia, una occasione di raro godimento audiofilo, un piacere che si riesce ad assaporare in poche, fortunate occasioni. Per l’ascolto abbiamo utilizzato tre diverse configurazioni “tipo”. La prima è quella che prevede l’impiego di un amplificatore multicanale, dotato di uscita dedicata al sub e che permette di impostare anche un filtraggio per gli altri diffusori; che si tratti di sistema 2.1, 5.1 o 13.1 non ha particolare importanza. Allo scopo abbiamo messo in azione il Denon AVC-X8500H.

La sezione elettronica è alloggiata alla base dell’apparecchio. Il finale in classe D eroga 1.000 watt nominali, la sezione pre è ricca di funzionalità.

La seconda configurazione è una variante più “audiophile” della prima, in cui all’integrato multicanale è stato sostituito un pre-processore audio-video attraverso il quale abbiamo gestito le filtrature, in abbinamento ad un finale stereo per pilotare i diffusori. Nella fattispecie abbiamo utilizzato sia semplicemente la nostra sorgente Oppo configurata in 2.1 sia il DSPeaker Antimode X4. La terza configurazione è quella in cui il sub è stato semplicemente affiancato in parallelo ad un sistema a 2 canali, provando con diffusori di diversa taglia e caratteristiche, sfruttando tutte le regolazioni offerte dal sub per ottimizzare la resa.

In modalità multicanale c’è poco da dire: pochi subwoofer riescono a farti credere di essere al cinema e il DB2D è in grado di ricreare senza sforzo questa illusione. Anche l’effetto più esagerato sembra “ricomporsi”, guadagnando in credibilità senza nulla perdere in “fragorosità”. Un ampli multicanale permette poi di usare come frontali anche quei sistemi che, se pilotati a gamma intera, vanno in crisi a quei livelli più elevati che invece il sub raggiunge in scioltezza. Lo stesso dicasi quando, al posto dell’ampli integrato, si utilizza una sorgente o un processore in grado di gestire l’incrocio tra i due sistemi. Anche senza dover far ricorso ad un componente sofisticato come il processore DSPeaker, è sufficiente una sorgente multicanale per poter abbinare il sub ad un qualunque sistema.

Per una serie di motivi che ora non è il caso di spiegare, avevo a disposizione in redazione la mia coppia di elettrostatici, caratterizzati da una gamma bassa piacevole ma un po’ troppo rotonda e non sufficientemente frenata. L’abbinamento al DB2D li ha portati a suonare come mai avevano fatto prima: pur non potendo stare dietro al sub in termini di livello e dinamica, hanno perso la loro colorazione in gamma bassa, offrendo così tutta la trasparenza di cui sono capaci. Un altro abbinamento provato è stato con gli ELAC Adante AS 61, capaci di una risposta in gamma bassa molto potente. Il sub, affiancato tramite il processore DSPeaker, al quale è stato lasciato il compito di individuare il filtraggio, ha dato alle ELAC una marcia in più, senza però alterarne in alcun modo la natura, come invece era accaduto con gli elettrostatici. I diffusori hanno acquisito completezza. Il bello è che ascoltati da soli sembravano già avere tutto; alternando la modalità 2.0 (solo ELAC) a quella 2.1 (ELAC + sub), grazie alle memorie presenti sull’Antimode, ci si rendeva facilmente conto del contributo determinante del subwoofer, elargito comunque con grande rispetto del sistema a cui era abbinato.

L’elettronica vista dal fondo, notare, sul lato, le connessioni: due coppie di ingressi (una bilanciata XRL ed una sbilanciata RCA), due trigger (accensione e selezione ingresso) ed una RS232 per l’interfacciamento a sistemi domotici. Non ci sono controlli: tutte le regolazioni si effettuano tramite una app via Bluetooth.

Per la prova in “parallelo”, quella in cui il sub è stato semplicemente affiancato ad un impianto a due canali, abbiamo utilizzato una coppia di B&W CM5, anche queste facenti parte della mia “scuderia” e portate in redazione per questo test. Sebbene di dimensioni compatte, le piccole CM5 sono una coppia di diffusori che non va facilmente in crisi in gamma bassa. Il sub ne completa superbamente la resa, donando quel corpo e quello spessore di cui sono inevitabilmente prive nelle prime ottave, facendole sembrare davvero “grandi”. In qualunque configurazione di utilizzo, il DB2D ha svolto con discrezione un lavoro in realtà immenso: ogni parametro prestazionale, estensione, dinamica, potenza, assenza di distorsione, è portato ai massimi livelli. Una esperienza di ascolto che non capita molto di frequente.

Conclusioni

Sono pochi i casi in cui mi sentirei di sconsigliare l’acquisto di un prodotto come questo. Qualunque impianto multicanale troverà nel DB2D una sorgente inesauribile di basse frequenze per riprodurre a livelli da cinema la più sconquassante delle colonne sonore, dando alla traccia LFE quella dignità audiofila che non di rado viene messa in secondo piano cercando la quantità a scapito della qualità. Ma un sub come questo deve essere preso in considerazione anche come upgrade di un sistema a due canali: il DB2D può infatti trasformare in oro l’impianto che “tocca”. Non ha lo stesso potere di Re Mida, che poteva operare la trasformazione quale che fosse la natura del materiale di partenza.

Qui la “base” deve essere buona, perché l’aggiunta del sub non può cambiare la natura dell’impianto a cui lo si abbina. Fermo restando che un diffusore mediocre diverrebbe un diffusore mediocre con una gamma bassa eccezionale, l’aggiunta del sub B&W ad un buon sistema lo eleva ad un rango superiore. Il prezzo da pagare non è alto. Non sto dicendo che 3.450 euro siano pochi. Dico solo che 3.450 più il prezzo dei vostri altoparlanti è una cifra che nemmeno si avvicina a quella richiesta per un diffusore capace di tanto in gamma bassa (sempreché i vostri diffusori valgano almeno la metà di quello che costano).

Mario Mollo


Le misure


Bowers & Wilkins DB2D

Subwoofer attivo

Distributore per l’Italia: Audiogamma spa, Via Pietro Calvi 16, 20129 Milano. Tel. 02 55181610 – www.audiogamma.it
Prezzo IVA compresa: euro 3.450,00

Caratteristiche dichiarate dal costruttore

  • Tipo: cassa chiusa.
  • Altoparlanti: 2 woofer Aerofoil da 250 mm.
  • Gamma frequenze: 8,5-500 Hz (-6 dB).
  • Risposta in frequenza (centrata a 100 Hz): 10-350 Hz (-3 dB).
  • Potenza massima amplificatore: 1.000 W.
  • Ingressi: 2 XLR, 2 RCA.
  • Dimensioni (LxAxP): 377x430x360 mm.
  • Peso: 36 kg

Author: redazione

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