Samsung HW-K950

Quando la complessità diventa semplice

Un completo sistema di diffusori Dolby Atmos 5.4.1 pronto a funzionare, alla grande, in pochi minuti.

Credo che sia del tutto inutile ripetere per l’ennesima volta quanto possa essere gratificante accompagnare un buon video con un audio all’altezza: a tutti piacerebbe poter ripetere in casa l’esperienza “completa” della (buona) sala cinematografica. Paradossalmente siamo arrivati al punto in cui la qualità del video domestico travalica abbondantemente quella di una sala cinema standard, dove quand’anche ci fosse il 4k non avremmo l’HDR. Ben diverso il discorso per quanto riguarda la resa audio: la sala supera di gran lunga l’ambiente casalingo, a meno di non avere la possibilità di allestire un vero impianto surround, con tutti i “sacrifici” che questo comporta.

Occorrono infatti tanti diffusori, almeno 5, anche se 7 sarebbero meglio (ad un impianto con 9 diffusori non voglio nemmeno pensare). Occorre tanto spazio per posizionare adeguatamente i diffusori, sarebbe auspicabile un ambiente acusticamente trattato e soprattutto ci vuole tanta pazienza dei vicini… Per questo il mercato ha accolto così calorosamente i sistemi audio con surround “virtuale”, in cui le sorgenti fisiche dei canali dell’ambienza (i diffusori posteriori e/o laterali, collocati nelle opportune posizioni) vengono ricreate grazie a tecniche di psicoacustica utilizzando l’emissione generata dal sistema frontale.

Meno diffusori, niente cavi, ma anche, purtroppo, prestazioni non paragonabili a quelle di un sistema fisico. La situazione si è andata complicando negli ultimi anni, con l’avvento delle codifiche multicanale “tridimensionali”, come il Dolby Atmos, che prevedono l’impiego di sorgenti anche sul soffitto. D’altronde era logico che prima o poi ci si sarebbe dovuti arrivare. Se per poter passare dal semplice video 2D al decisamente più immersivo 3D la tecnologia non può fare a meno di obbligare lo spettatore ad indossare degli occhiali (e questo ha limitato una più ampia diffusione del sistema), la transizione verso la riproduzione audio tridimensionale, in cui il riconoscimento della provenienza dei suoni avviene anche sul piano verticale, è invece del tutto trasparente per lo spettatore. Ma adeguare l’hardware, se già può essere complicato per una sala cinema, diviene un ostacolo quasi insormontabile a casa.

La caratteristica di questo sistema Dolby Atmos è quello di impiegare degli altoparlanti upfiring, la cui emissione, riflessa dal soffitto, simula quella di diffusori ivi collocati, semplificando enormemente l’installazione.

L’Atmos in casa

Il Dolby Atmos, nato al cinema nel 2012 e “travasato” nell’home nel 2014, è in un certo senso una rivoluzione rispetto alle codifiche precedenti. I vari sistemi surround digitali che si sono susseguiti nel corso degli anni, culminati nel multicanale 9.1, si basano tutti sul concetto di “canali discreti”, ovvero una traccia audio per ogni zona di provenienza del suono: tre diffusori frontali, due posteriori e due coppie laterali, più il sub. A ciascuna sorgente corrisponde un flusso audio opportunamente memorizzato sul disco. Il Dolby Atmos, invece, nella sua implementazione cinematografica può arrivare a gestire potenzialmente fino a 64 diffusori distinti, ma è anche, come si dice in questi casi, completamente “scalabile” (si possono installare meno diffusori e il decoder genererà per ciascuno di essi il flusso audio ottimale). Nella versione HT sono previsti fino a 11 diffusori più due sub (11.2).

Anche in questo caso il sistema è scalabile e la configurazione hardware base minima è identificata con la dicitura 5.1.2. Questa configurazione è in pratica un classico sistema 5.1, con l’aggiunta di una sola coppia di sorgenti a soffitto, indispensabili, come detto, per ottenere la provenienza dei suoni dall’alto. Rispetto ai sistemi precedenti, però, il Dolby Atmos non prevede una traccia audio per ogni diffusore, ma si è passati al concetto di codifica “object oriented”. Resta la base costituita da 9.1 canali discreti, analoghi a quelli che già conosciamo; a questi però si aggiunge la possibilità di gestire fino a 118 “oggetti sonori” simultanei e tra loro indipendenti, che fanno parte del contenuto delle 9.1 tracce discrete, ma che sono descritti in intensità e posizione attraverso metadati aggiuntivi. Più il numero di diffusori installati si avvicina a quello teorico, più il decoder Dolby Atmos sarà in grado di ricreare fedelmente la posizione dell’oggetto sonoro descritto nei metadati.

Quella di Dolby non è l’unica codifica object oriented; merita di essere citato anche il DTS:X, in cui non c’è un limite massimo né nel numero di oggetti gestibili né sul numero e collocazione dei diffusori. Purtroppo però non è possibile una transcodifica tra i due sistemi. Fatta questa spero utile premessa generale, veniamo alla soluzione proposta da Samsung, da poco immessa sul mercato. L’HW-K950 è un 5.1.4, ovvero un 5.1 con l’aggiunta di 4 diffusori a soffitto, ma racchiuso, e qui sta il bello, in un hardware composto da tre soli elementi: una soundbar, due diffusori posteriori ed un subwoofer.

Incassate al di sotto della soundbar ci sono le connessioni: due ingressi HDMI (con pass thru 4k HDR), l’uscita HDMI verso il televisore, un ingresso digitale ottico ed uno mini-jack. Il sistema è utilizzabile anche in wi-fi tramite una apposita app e accetta anche una connessione Bluetooth.

Per ovviare alla complicazione di collocare i diffusori a soffitto, il sistema HW-K950 usa 4 altoparlanti “upfiring”, due alloggiati nella soundbar e due nelle unità posteriori. Questi altoparlanti sfruttano la riflessione del soffitto per ottenere l’effetto di provenienza dall’alto. I canali “.4” quindi non sono virtuali, almeno non in senso stretto: sono “fisici” per quanto attiene la generazione del suono e virtuali solo nella provenienza. Per quanto non sia una soluzione ideale, è comunque quella che semplifica maggiormente l’installazione dell’impianto.

Poiché sia il sub che i satelliti posteriori sono attivi e ricevono il segnale dalla soundbar attraverso un ponte wireless, all’utilizzatore è richiesto solo di posizionare correttamente i componenti e fornire loro l’alimentazione di rete. All’atto pratico il sistema è pronto all’utilizzo in pochi minuti; se qualcosa non dovesse andare a buon fine con l’avvio automatico, è possibile seguire una procedura manuale descritta nelle istruzioni. L’HW-K950 è un prodotto esteticamente molto curato, e non potrebbe essere altrimenti dovendo, almeno nel caso di chi utilizza i televisori della casa, competere in bellezza con oggetti che sono tra quelli esteticamente più accattivanti sul mercato. L’intersezione tra la griglia frontale e quella superiore è costituita da una sottile fascia che si raccorda senza soluzione di continuità con i due fianchetti, piacevolmente rifiniti in metallo satinato. Anche i diffusori posteriori hanno lo stesso look.

Al sub invece è stato riservato un trattamento estetico più “basico”. Sul lato destro della soundbar sono posizionati i tasti di regolazione del volume e selezione dell’ingresso. Il completo controllo delle funzionalità del sistema avviene tramite il piccolo telecomando, attraverso il quale è possibile gestire anche il livello del sub, attivare il surround virtuale e selezionarne la modalità tra le 6 disponibili (STANDARD, MUSIC, CLEAR VOICE, SPORTS, MOVIE, and NIGHT), oltre alle regolazioni di tono e livello dei singoli canali. Nell’uso si è rivelata molto utile la modalità night e la possibilità di attivare la compressione della dinamica con le tracce Dolby Digital (Dynamic Range Control). La soundbar si connette al televisore tramite l’uscita HDMI ARC.

Sul lato destro della soundbar sono posizionati alcuni tasti di controllo: accensione, volume e selezione dell’ingresso; il resto si fa dal telecomando. Questa inquadratura consente anche di apprezzare la qualità della finitura del sistema, davvero eccellente.

I due ingressi HDMI disponibili consentono il pass thru 4k HDR. In aggiunta il sistema offre un ingresso mini-jack e uno digitale ottico. Troviamo poi, oltre alla connessione Bluetooth, quella wi-fi, gestita attraverso una app per Android e iOS. Questa applicazione consente di connettere il sistema alla propria rete, fornendo un immediato accesso ai propri server di rete e ai contenuti forniti dai più noti servizi di streaming (Amazon, Spotify, ecc.).

Il tutto risulta davvero molto facile da utilizzare. Sul frontale, visibile attraverso la griglia, c’è un display minimale che consente però di gestire senza errore tutte le funzionalità dell’apparecchio. Le tre vie frontali impiegano ciascuna 3 driver: un tweeter a cupola rovesciata e due unità a cono da circa 5 cm. Gli altoparlanti utilizzati nei canali posteriori e nelle 4 vie upfiring sono invece dei larga banda da circa 6 cm. Il sub infine fa uso di un altoparlante da 20 cm, caricato in bass reflex. La potenza complessiva dell’amplificazione è dichiarata in 500 watt, più che abbondanti per pilotare i 16 driver.

Resa coinvolgente con poca fatica

Poiché la nostra sala di ascolto ha un soffitto piuttosto alto, circostanza che avrebbe potuto compromettere la resa del sistema, che sfrutta le riflessioni del soffitto ed è calibrato per i normali ambienti domestici, ho preferito effettuare i test di ascolto a casa. In altre parole mi sono dovuto sacrificare (!) ad utilizzare l’impianto durante tutto il periodo delle festività natalizie. La collocazione del sub non presenta particolari difficoltà, basta trovargli un angolino.

La soundbar richiede un minimo di attenzione in più; nel mio caso il TV è poggiato su un mobile attraverso il suo piedistallo. Essendo quest’ultimo piuttosto basso, non mi è stato possibile sistemare la soundbar direttamente davanti al televisore, perché avrebbe coperto la parte inferiore dello schermo; ho ovviato all’inconveniente sollevando temporaneamente il TV con un rialzo improvvisato.

Il piccolo telecomando in dotazione consente il completo controllo del sistema, dalla regolazione del volume alle impostazioni del surround, con l’assistenza del semplice display frontale.

Questo problema non sussiste se la base del televisore è sufficientemente alta o se il TV è collocato direttamente a muro. Occorre poi considerare anche la profondità del diffusore principale, maggiore rispetto alla media, dovendo ospitare superiormente i driver upfiring. Comunque nel complesso non dovrebbero esserci particolari difficoltà nella stragrande maggioranza delle situazioni. Qualche riflessione merita anche il posizionamento dei canali posteriori.

Capita molto spesso che il punto di visione, il nostro amato divano, sia addossato ad una parete e che a ridosso della stessa debbano essere posizionati i diffusori posteriori. La posizione teoricamente ideale però sarebbe leggermente arretrata rispetto al punto di ascolto; in questo caso l’utilizzo della soluzione più ovvia, ovvero l’impiego di un controllo di riallineamento temporale sulla sorgente, non potrebbe comunque correggere il punto di arrivo dei suoni riflessi dal soffitto, che dipende solo dalla collocazione fisica del diffusore.

Forse è per questa ragione che a casa non sono riuscito a riottenere esattamente gli stessi risultati percepiti nella nuova saletta demo della Samsung a Milano, che per altro è a disposizione del pubblico. L’effetto surround è molto coinvolgente, ma non riesce ad essere sempre credibile come quello di un impianto con diffusori a soffitto. Nel complesso la resa è ottima, l’impatto possibile eccede abbondantemente i limiti della civile convivenza in condominio e la timbrica è lucida e cristallina. Peccato solo che il supporto alle tracce DTS sia limitato al 2 canali.

Conclusioni

Il sistema HW-K950 è molto più sofisticato di quanto si potrebbe essere portati a supporre basandosi sulla sua semplicità ed immediatezza di utilizzo. Rendere tutto così semplice, pronto all’uso e gratificante nella resa, richiede un know-how non comune. Le prestazioni sono di livello elevato, il sistema suona forte e suona bene. Gli altoparlanti upfiring non possono garantire la stessa efficacia di quelli montati a soffitto, ma il coinvolgimento che l’impianto è in grado di garantire è comunque di buon livello. Il prezzo non è quello di un giocattolo proprio perché questo impianto tutto è tranne che un giocattolo.

Mario Mollo


Ci è piaciuto

  • L’installazione è semplicissima, basta collegare le prese di corrente ed il sistema è praticamente pronto per funzionare
  • Il suono è di buona qualità, definito, potente e soprattutto coinvolgente
  • Le possibilità di accesso a diversi contenuti (propri e in streaming) offerte dalla app

Non ci è piaciuto

  • Limitato supporto al DTS

Pagella Samsung HW-K950

  • Prestazioni. Il suono del sistema è limpido, dinamico e potente; il coinvolgimento è garantito. 8
  • Possibilità operative. Sebbene essenziale nei controlli, il sistema offre un largo spettro di possibilità di utilizzo. 8,5
  • Costruzione. L’estetica della soundbar e dei diffusori è di ottimo livello; il sub è nella media. 9
  • Rapporto qualità/prezzo. Il sistema è sofisticato e anche il prezzo si adegua.  7,5

Carta d’identità

  • Marca: Samsung
  • Modello: HW-K950
  • Tipo: sistema wireless 5.1.4 Dolby Atmos
  • Dimensioni (LxAxP): soundbar: 1.210,2×81,7×131,4 mm; canali posteriori: 1.20,2×210,9×141 mm; subwoofer: 203,9x399x414,3 mm
  • Peso: 6,7 kg (soundbar), 2 kg (canali posteriori), 9,6 kg (subwoofer)

Caratteristiche principali dichiarate

  • Tipo: sistema 5.1.4 canali.
  • Caricamento subwoofer: bass reflex.
  • Potenza: 500 W totali.
  • Altoparlanti: 11 + 4.
  • Ingressi: 2 HDMI (4k HDR), 1 digitale ottico, 1 mini-jack .
  • Uscite: 1 HDMI (ARC).
  • Connettività wireless: wi-fi (accesso alla propria rete e ai servizi di streaming), Bluetooth.
  • Formati audio: Dolby Atmos/TrueHD/Digital Plus, DTS 2 canali.
  • Altre caratteristiche: telecomando, 6 effetti surround, video 4k HDR pass thru.Distribuito da: Samsung Electronics Italia S.p.A., Via Donat Cattin 5, 20063 Cernusco sul Naviglio (MI). www.samsung.com/it

 

Author: redazione

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